Non è che ti serva un manuale di conquista per rimorchiare l’auto

Ho raccontato della mia disavventura con l’auto aziendale e di come si sia rotta la “frezione”. Non ho potuto riportare gli altri strafalcioni della fattura rilasciatami dal tizio perché contenenti dati personali, mi si creda se dico che erano spettacolari.

Oggi a ritirare l’auto per trainarla in officina si è presentato un altro genio. Magari è il fratello dell’altro tizio.

– Allora, cliente è…IMPREZA COMPACT, giusto?
– Ehm quella sarebbe l’auto…
– Ah.

Altra storia vera di strani veri tizi da aggiungere alla mia collezione.


Come ho già specificato, tutte le mie storie sono vere ma avvengono in momenti spazio-temporali diversi quindi questa è vera in questo universo.


Abbiamo portato l’auto dal meccanico, scoprendo, con mia somma sorpresa, che fosse una meccanicA.

– Sì lo so, tutti voi masculi masculisti fate questa faccia quando mi vedete
– No no, io ero solo curioso di saper come mai questa professione…
– Mah, sono sempre stata una guidatrice molto scarsa. Le mie macchine avanzavano con grande sforzo e sobbalzi. Ma come meccanica ho scoperto di avere un dono. Solo che, ancora oggi, quando mi metto alla guida, mi prendono in giro dicendo che ricordo quel film: Arranca Meccanica
– Non capisco…
– Senti fratellino, tagliamo corto che mi fa male il gulliver. Sistemiamo questa macchina e teliamo che ho da fare. Questa sera torna il mio ragazzo dopo 6 mesi di lavoro in Svezia e io debbo dare una sistemata al cespuglietto
– Scusi ma le pare il caso di dirmi queste cose intime?
– Ma che stai a ddi’? Sei impazzito? Non lo vedi il cespuglio di rose nel vialetto? È cresciuto troppo e la gente non riesce a passare senza ridursi la pelle come Freddy Krueger
– Ora capisco!
– E poi debbo anche farmi bella tra le cosce. Tutto ‘sto tempo senza trombare e capirai ora c’ho una certa fregola e voglio sia tutto a posto.

Al che ho colto la palla al balzo. Dall’alto della mia specializzazione in Cera una volta  Corso per estetisti cantastorie, mi sono offerto di aiutarla per un trattamento speciale.


Chi mi segue da più tempo ricorderà che un tempo io aprivo scuole e tenevo corsi.


E quindi ecco qui la mia ricetta per l’inguine al pesto.

L’inguine al pesto
Ingredienti:
1 inguine, 1 basilico ligure, 1 aglio, 1 Silkepil, 1 mortai sua, 1 sale molto grosso, 1 pecorina, 1 parmigiana, 1 olio Durex

1) Per questa ricetta è importante che il basilico sia ligure, varietà a foglia più stretta rispetto a quella meridionale. Quindi controllate che la via sia larga prima di utilizzarlo e poi dite la vostra. Prendete il basilico e mondatelo dei suoi peccati.

2)Pelate l’aglio col Silkepil.

3) Prendete un po’ di gente eccessivamente scrupolosa e assicuratevi siano pignoli freschi

4) Andate a Roma a prendere un mortai sua e metteteci dentro basilico, aglio e pignoli. Pestate con qualche pugno ben assestato. Aggiungete un po’ di sale grosso (una confezione da 1kg è abbastanza grossa) e continuate a pestare.

5) Durante il pestaggio il mortaio va girato di continuo – per avere un movimento uniforme – prendendolo per le orecchie se non ubbidisce

6) Mescolando di continuo, cominciate ad aggiungere pian piano un po’ di pecorina e di parmigiana. Per lubrificare il tutto aggiungete un po’ di olio Durex EVO

7) Quando avrete ottenuto un composto omogeneo e cremoso, prendete l’inguine che avevate in precedenza messo da parte e versateci su il vostro pesto. Assicuratevi che l’inguine sia ben cosparso con la crema

8) Servite! Da leccarsi i baffi!

Purtroppo nonostante il mio trattamento la serata per la meccanica è andata male.

Il suo ragazzo non si è presentato ma le ha inviato un messaggio in cui prendeva congedo definitivo dalla relazione. Durante i 6 mesi in Svezia, scriveva, ha scoperto la fika svedese.

Lo so che tutti fanno battute su questa cosa: è vecchia, la fika in Svezia è solo una particolare pausa caffè. Ma è stato grazie alla fika svedese che lui ha incontrato la fica svedese. E quindi ora convive felicemente con una vichinga che pesca merluzzi stordendoli con l’alito.

Amareggiata, bellicosa, crucciata, delusa, esagitata, furiosa (e altri aggettivi in ordine alfabetico), la meccanica mi ha detto Vieni con me. Per vendicarmi, stasera fika per te.

E io ho pensato che un caffettino con un dolcetto ci sarebbe stato proprio bene.

Purtroppo invece lei intendeva altro e mi ha dato la fica.

Lui questa sera sarà contento per aver avuto fika. Io un po’ meno, avendo avuto fica.

Non è che per spiegare una tovaglia serva un professore

Conversazione su Skype:

– Figlio, perché non ti vedo dalla videocamera?
– Madre, per l’ennesima volta, lo sai che sul mio portatile a volte si accende e altre dieci no
– Ma se io clicco sulla telecamera dovrebbe partire
– No, Madre, anche se clicchi non si accende da quest’altro lato
– Ma io mi vedo
– Perché è la tua “telecamera”, la mia non si accende. Dobbiamo stare qua a provare tutta la sera?
– Ma io non capisco perché se premo sulla telecamera non si veda
– Madre, ti ricordi quando tu aprivi l’acqua calda in cucina mentre stavo facendo la doccia e mi sentivi imprecare in sumero perché a me restava l’acqua fredda?
– Sì ma che c’entra?
– Ecco, qui non funziona così. Adesso puoi aprire tutte le volte che vuoi il rubinetto, da quest’altra parte non succederà un bel niente
– Ah, mò sì.

Disse una volta il filosofo del ‘600 Carlo Bucolico, conosciuto anche come Enrico Cinasco:
Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.

Io spesso non mi so spiegare, se non con irriverente saccenza. E, per di più, mi spazientisco quando non capiscono ciò che intendo dire. Fortunatamente spesso mi giungono in soccorso gli esempi.

L’esempio è una cosa vitale. Anche la similitudine più banale e astrusa può essere fonte di insegnamento e può aiutare a chiudere una conversazione che si sta trascinando per le lunghe.

Purtroppo, non sempre funziona.

Una volta all’università per un esame lessi anche un libro che il professore aveva inserito come facoltativo per i corsisti.


Ho sempre avuto un deficit di concentrazione sul particolare tale da rendermi dispersivo l’apprendimento. Ho la necessità di saperne il più possibile su un determinato argomento per poter avere il quadro completo. Come diceva un proverbio cinese: Non insegnare a un uomo a pescare, prima insegnagli tutti i tipi di pesce che ci sono nell’oceano.


Qualche giorno dopo mi telefonò un collega che si stava preparando per lo stesso esame:

– Ma tu ti sei fatto anche il libro che non si doveva fare?
– Me lo son giusto letto
– Ma secondo te va studiato?
– No, io me lo son letto per approfondire, ma se ne può fare tranquillamente a meno
– Come l’hai letto, te lo sei studiato?
– No, l’ho semplicemente letto una volta, velocemente
– Ma le cose che ci stanno scritte te le ricordi?
– Beh sì, una volta letto, qualcosa ti rimane impresso
– Quindi te lo sei studiato?
– No no, l’ho letto e basta
– Ma come l’hai letto?
– Una parola dietro l’altra, come dovrei leggerlo?
– Ma le cose poi te le ricordi?
–  Sì, come ti dicevo, se leggi ti rimane impresso qualcosa
– Ma l’hai sottolineato?
– No, ho letto, l-e-t-t-o, hai presente quando leggi sulla Gazzetta i voti del Fantacalcio e poi ti ricordi che Vigiani della Reggina ha preso 6,5 + assist? L’hai imparato a memoria? L’hai sottolineato? Ti sei fatto lo schemino? No.
– Ah ho capito
– Assafamarònn*
– Ma dici che dovrei farmelo ‘sto libro allora o no
– …
– Va be’ ià non me lo faccio
– Bravo
– Ma io non ho capito come te lo sei letto
Clic.


* Trad.: E quindi uscimmo a riveder le stelle!


The Gintoki Show: intervista coll’ysingrino

gintoki show


Sottotitolo: non è che il Faraone fedele abbia una dieta poco varia perché vuol solo la Faraona.


Ho deciso di inaugurare un talk show virtuale a periodicità casuale e che forse avrà solo questa puntata, dedicato alle interviste.

Il primo ospite è un personaggio che non saprei come introdurre: artista? Creativo? Faraone? Me lo son fatto dire direttamente da lui:

G: Chi è ysingrinus?
Y: «Ysingrinus è un semplice Faraone di periferia come chiunque altro, se solo esistessero altri Faraoni. Un genio misconosciuto che sostiene di essere un genio misconosciuto».

G: Non trovi che nella società odierna ci sia un abuso nell’utilizzo dell’etichetta di genio? Non temi il rischio di venir sottostimato a causa dell’aggettivo ormai così inflazionato?
Y: «C’è ovviamente un’insopportabile inflazione. Il desiderio di ridurre ed etichettare è una piaga della cultura di massa. Credo anche ci sia un desiderio di riconoscimento: ci vuole un genio per riconoscerne un altro. Per questo non accetto tale etichetta, se mi fai un complimento lo fai a me, non lo fai anche a te, un po’ di rispetto ed ordine!
Specifico, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che definirsi in qualche modo genio non equivale ad etichettarsi, ovviamente»

G: La critica ragionata alla cultura di massa è un tema che ricorre nei tuoi post, non ultimo ad esempio quello su un noto cantante che si fa chiamare Fedez. Credi che l’esser Faraone di periferia abbia influito sullo sviluppo del tuo spirito osservatore e critico?
Y: «Credo di sí, perché vivendo in periferia ho avuto modo di frequentare ed osservare molte situazioni particolari, da un punto di vista privilegiato, essendo io Faraone. Ho avuto modo di mescolarmi tra la folla e di essere stato punto di riferimento per determinati contesti riconoscibili dalla massa.
Non apprezzo questi fenomeni commerciali perché ingannano e impediscono lo sviluppo della massa, per questo ne parlo molto».

G: Quindi non sei contro la massa a prescindere, ma contro un suo sviluppo amorfo e distorto.
Y: «Nella maniera piú assoluta. Io vivo nella massa, faccio parte della massa. Odio lo sviluppo amorfo e distorto, come lo chiami tu. La massa supporta gli artisti e le menti brillanti, ma se viene educata male, i brillanti e gli artisti faranno piú fatica ad essere riconosciuti e supportati e conseguentemente sarà per loro piú difficile migliorare il mondo»

G: La tua arte veicola quindi messaggi educativi per il pubblico?
Y: «È una domanda semplice che richiede una risposta complessa. Per ora posso dirti che non mi arrogo la volontà di educare, penso però di poter dare un’idea alternativa, sicuramente non visibile ai piú, ma solo a chi può essere interessato a vedere. C’è altro, questo è quello che dico. Non è necessariamente bello o piacevole, ma esiste».

G: Ed Euro Top come la vede, invece?…Qualcuno dice che siate la stessa persona, un alter ego per rappresentare istinti più primordiali!
Y: «Euro Top chiaramente non sono io, non è un mio alter ego. È però il desiderio di rappresentare gli istinti piú bassi, o migliori della vita, quello che spinge Euro Top a fare quello che fa».

G: Quale è il tuo rapporto invece con gli istinti più bassi o migliori della vita?
Y: «Molto sano. Vivo bene con me stesso»

G: Rimanendo in tema: la tua notorietà come artista e blogger credi abbia accresciuto, se mai fosse stato necessario, il tuo sex appeal?
Y: «Questo, mio malgrado, è stato inevitabile»

G: Se serve un aiuto per gestire la situazione….non conosco nessuno. I tuoi fan ti pressano di richieste (non sessuali, intendo. O forse sì)?
Y: «Questo mio corpaccione da Faraone ancora riesce a reggere i ritmi del successo. Vengo subissato sí, ma che vuoi farci? Questa è la fama!»

G: Come una popstar…a tal proposito: come accennavo, hai avuto di recente un dissidio – direi una querelle se io sapessi lo svedese – con Fedez. Ma quale è la musica che ascolta ysingrinus?
Y: «Con Fedez e con gli altri scrausi affabulatori, uso questo termine, anche impropriamente, perché Fedez non possa capire.
Ascolto una vasta gamma musicale che spazia piú o meno ovunque evitando fenomeni hip-hop e la cosiddetta musica “commerciale”. Ma è un argomento molto vasto che andrebbe approfondito in un altro momento»

G: Avremo altri momenti e anche qualche attimo e un secondo. Ultime due domande, le solite che, purtroppo, ti toccano (avverti se toccano troppo perché hanno già un’ordinanza restrittiva): hai progetti per il passato? C’è qualcosa che non vorresti dire al tuo pubblico?
Y: «Solo altre due domande?
Ho ovviamente dei progetti per il passato ed ovviamente, ancor di piú, ho diverse cose che non vorrei dire al mio pubblico!»

G: Fai il misterioso. Comunque ho mentito, c’è un’altra richiesta. Scegli un’immagine che ritieni rappresenti al meglio l’ysingrinus. E argomenta la scelta inserendo queste tre parole – non necessariamente in quest’ordine – nella risposta: carambola, simposio, tetraggine.
Y: «Una bella richiesta. Non esistono immagini fisse, posso dire quelle che mi piacciono di piú e conseguentemente quelle che ritengo a me piú affini. La tetraggine dei paesaggi notturni, come la “richiesta di notturno” che ho pubblicato qualche settimana fa, o il boschetto in bianco e nero piú recente. Mi farebbe piacere poter tenere un simposio sul mondo marino, alieno e no, cui sono strettamente legato, tanto che numerosi miei quadri e foto lo hanno come soggetto. Piú in generale direi che la mia persona si potrebbe descrivere in una carambola di paesaggi notturni o desolatamente diurni, marini e no»

Spettacolare.

Signori, l’unico, vero, originale ysingrinus!

Fenomenologia sessuale del traffico stradale

Il traffico è una gigantesca competizione sessuale. Siamo lì, tutti a lottare per primeggiare. Uomini, donne, invischiati in questo fiume di latta e scariche adrenaliniche.

Osservate lo svincolo della foto. Voi siete la macchinina nel cerchietto e dovete arrivare all’uscita indicata sulla freccia. Alla vostra destra, una rampa d’ingresso.

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Immaginate di non essere soli, intorno a voi ci sono molte altre macchinine che devono raggiungere quell’uscita: alcune provengono dalla vostra stessa direzione, altre dalla rampa alla vostra destra.
Come si procede? Due file incolonnate che avanzano, risposta giusta.

Poi, arriva quello che ha fretta. Quello che pensa di essere più furbo degli altri, sorpassa tutti e si pone alla sinistra della testa della colonna. Il problema è che lui non sa di essere il sassolino che rotola dalla cima della montagna innevata, trasformandosi in gigantesca palla di neve procedendo a valle. Non sa cosa stia scatenando.
Al suon di “e che sono fesso io?”, altre macchinine si accodano dietro di lui. Adesso abbiamo tre file.

Non finisce qui. Com’era quell’aforisma? Genialità è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono (l’avrò detto sicuramente male). Ecco, dal fondo della fila appare un genio, che pensa che dove ci sia spazio per tre, ci sia spazio anche per quattro. Vrooom, sorpassa e si affianca agli altri. Due secondi e ora abbiamo 4 colonne.

Siccome i cojòn van sempre in coppia, viene imitato da un altro genio. Cinque colonne.

Il risultato è che all’uscita si crea un gigantesco imbuto: si avanza al ritmo di un metro al minuto. Voi, macchinina del cerchietto, impiegate mezz’ora per raggiungere la freccia. Siccome avete rispettato l’ordine, ora dovete fare attenzione a non venire schiacciati nella morsa di due Suv.

Ah, come non citare quello che suona nervosamente il clacson. Come se quel suono fosse capace di far scomparire le auto davanti. Lo so perché lo fanno, è per reagire al senso di impotenza. Sei lì, bloccato, devi sfogarti in qualche modo. Io proporrei alle case automobilistiche di inserire una palla antistress nel volante.

Il più misterioso, per me, è quello che sorpassa giusto per sopravanzare solo la tua auto. 100 auto in coda, dalla posizione 100 arriva alla 99, tanto sforzo per rimanere come prima. Mi ricorda la Regina di Cuori ad Alice: qui devi correre più che puoi, per restare nello stesso posto.
Cosa gli cambia, vorrei chiedere.
Cambia che ti ha scavalcato, ha vinto la sua lotta con te.
Darwin diceva che esistono due tipi di competizione sessuale: quella basata sulla scelta effettuata dalla femmina, che seleziona il compagno in base al fenotipo (esempio classico: i pavoni), e quella intrasessuale, basata sulla lotta tra i maschi per primeggiare. Ecco, il traffico funziona esattamente in quest’ultimo modo: lotta di tutti contro tutti per arrivare all’agognato svincolo, metafora dell’apparato femminile.

E io?
Io mi son votato all’ascetismo. Lascio sfogare gli altri, li osservo e rido (di me).