Non è che l’Imperatore quando chiedeva una Dieta convocava un nutrizionista

Oggi per lavoro ho dovuto incontrare una nutrizionista. Specifico: l’ho dovuta incontrare a mia insaputa, un po’ come quando a qualcuno pagavano le tasse o compravano case a Roma a sua insaputa.

C’erano dei buchi da riempire in una giornata dedicata alla prevenzione e, per non far brutta figura dato che tale giornata era stata pagata da uno sponsor, hanno infilato dentro anche noi lavoratori.


Qualcuno potrebbe chiedersi che lavoro io faccia per essere coinvolto in tali attività. Semplice, io faccio qualcos’altro rispetto a chi non viene coinvolto in tali attività.


L’incontro è stato interessante ma a mio avviso poco utile.

Per qual motivo dovrei voler vedere qualcuno che mi dice quel che già so e che cioè ci sono cose che se troppo mangiate e troppo bevute portano ad antipatici episodi di morte?

È come andare dall’oculista per farsi dire di smettere con l’onanismo per non perdere diottrie. Lo sappiamo che si diventa ciechi, l’avevo letto da qualche parte quando riuscivo ancora a distinguere i caratteri di un testo scritto!


Adesso scrivo tramite un programma di conversione audio-testuale ma non sono certo che quel che io sto dettando corrisponda a quello che gli altri leggono.


Mentre attendevo il mio turno, mi sono intrattenuto a conversare con la ragazza del Servizio Civile che è impegnata presso la nostra sede. Anche lei era stata convocata in modo coatto dalla nutrizionista ma, a differenza mia che quando devo fare cose che non ho richiesto sbuffo come una locomotiva del West, lei era molto entusiasta.


Credo dipenda dal fatto che rispetto a stare seduti a guardare la crescita della muffa sulla parete o a mandare in stampa documenti qualsiasi altra cosa per un tirocinante possa risultare interessante.


Mi ha raccontato che, purtroppo, ha dei problemi con l’assimilazione del ferro che le causano una leggera anemia.

E poi mi ha fatto:

– Dovresti vedere il mio sangue, non è scuro, è rosso lucido. È un fatto troppo strano e curioso, dovresti proprio vederlo!

E l’ha detto – giuro – con una tale carica di enfasi che per un attimo mi è sembrato un reale invito ad ammirare la sua emoglobina. Stavo per dirle che mi sembrava un po’ affrettata come cosa. Posso sembrare un tipo spigliato e brillante ma su certi argomenti sono un po’ impacciato: se mi invitano ad ammirare il sangue così su due piedi rimango un attimo spiazzato, poi magari mi butto nella situazione ma il tentennamento mi fa a volte perdere il treno.

E chissà per colpa della mia goffaggine quante ragazze avrebbero voluto mostrarmi il loro sangue e le piastrine e il plasma o magari anche dei tamponi usati e io non ho colto l’occasione!


CONSIDERAZIONI SERIE

Non sto facendo ironia su una condizione patologica che può avere risvolti anche gravi, mi sembrava solo curioso – e dopo lo è sembrato anche a lei – l’entusiasmo della ragazza in quel particolare frangente. Lei comunque sta “bene”.


Per quanto riguarda l’incontrare un nutrizionista credo possa essere una cosa utile da fare prima o poi, perché, al di là di conversare sul fatto che abusi di carne rossa/alcool/fumo/triceratopi portano a quegli episodi spiacevoli di morte, si scoprono cose interessanti: ad esempio io dall’alto della mia ignoranza ho appreso che la cena migliore per il recupero dopo gli allenamenti è…il minestrone.

E dire che io mi sbranavo un pollo sauropode dopo il nuoto.


La piramide alimentare è una cosa superata, è il momento delle torri alimentari.

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Un buon regista dovrebbe saper girare l’angolo


Nel post sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali (o promozionali).


Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 nella mia città non c’erano molti posti dove i giovani potessero radunarsi ed esprimere la propria giovinosità.

Capitava che, quindi, si radunassero tutti “all’angolo”, che non era il nome di un locale ma un angolo di strada vero e proprio: un incrocio chiuso su tre angoli da palazzi di due-tre piani e su un quarto da una villa (tra l’altro di proprietà del sindaco) che coi suoi muretti offriva supporto ai deretani (fasciati dai jeans sensibili Wampum) dei giovani e costituiva “l’angolo” vero e proprio.

Col senno di Poe (Edgar Allan) credo che lì girasse l’eroina. O forse sono rimasto traumatizzato dagli spot “Chi ti droga di spegne” che comparivano anche su Topolino.

Poco più in là c’era una sala giochi, frequentata anche dagli amici di mio padre che tra i 30-40 anni erano ancora scapoli. Quando bimbetto e passavo lì davanti con i miei genitori scrutavo da fuori per capire a cosa stessero giocando. Non mi era concesso entrare. Purtroppo da fuori si capiva bene poco, inoltre la coltre di fumo di sigaretta era così densa che all’interno era consigliato indossare abiti sgargianti per risultare visibili. Ci voleva un fisico bestiale.

A turno, uno degli amici di mio padre mi offriva un gelato. La sala giochi era fornita solo di Sammontana, la mia preferita era la coppa all’amarena anche se ogni confezione puzzava di nicotina e questo influiva sul mio godimento dell’estate italiana con Sammontana.

L’angolo si è spopolato a metà degli anni novanta, quando i giovani dell’epoca sono diventati meno giovani e altri giovani hanno iniziato a esprimere la loro giovanilità (e qualcuno ha espresso anche del giovanilismo) altrove.

Mi incuriosiscono sempre le dinamiche di spostamento del branco.

Ci ripensavo questa sera quando sono uscito per andare in un posto diverso della solita birreria che uso come punto di ritrovo, perché chiusa di mercoledì. Tale posto diverso si trova in una piazza che fino a pochi anni fa era deserta. Un bel giorno (ma brutto per gli abitanti del quartiere) aprì un pub, seguito poco tempo dopo da un altro locale. Poi sono arrivati il kebab, le patatinerie e altri rivenditori di colesterolo. In poco tempo qualsiasi buco libero che facesse da contorno alla piazza era stato riempito da una attività: uno stanzino minuscolo fronte strada, così piccolo che potrebbe abitarci soltanto una famiglia di cinesi, da un giorno all’altro diventava adibito a cicchetteria.


Ovviamente sono arrivati anche i parcheggiatori abusivi e gli spacciatori: sono loro a certificare la rilevanza di un posto.


Finché la gente arriva, è giusto approfittarne. La piazza è gremita ogni fine settimana, al confronto l’angolo sembrava una riunione della bocciofila.

Ma la mia domanda è: come e quando arriva la gente?
Vorrei conoscere il primo esemplare di giovane che mette piede in un posto e che dà inizio alla transumanza e chiedergli se è conscio del suo essere un novello Mosè, che contrasta gli egiziani (e anche i siriani, i libici, gli eritrei e tutti quelli che attraversano il Mediterraneo), dà fuoco ai cespugli (e anche ai bidoni dell’immondizia) e poi parla con dio ma solo dopo aver comprato l’MDMA.

Sforzi che vanno in fumo

Faccio una premessa: non intendo parlare degli svantaggi, dei pericoli del fumo, della lobby del tabacco, dell’importanza di smettere di fumare e quant’altro, perché non me ne cale né tanto né poco. Ciò che mi appresto ad esaminare è il comportamento del fumatore incallito e degli aspetti che suscitano in me ilarità.

Seconda premessa: anche io ho fumato. A 17 anni ho provato due tiri, tra i 18-19 ho cominciato a farmi qualche sigaretta, più che altro perché mi ritrovavo in una compagnia di 5-6 persone, tutti fumatori, che mi svampavano in faccia contemporaneamente, creando intorno la mia testa una nebbia da brughiera: più volte, sentendo un cane abbaiare, pensavo fosse il mastino dei Baskerville. Giunto a questi livelli,  una sera dissi ok, datene una anche a me. Non ho mai preso il vizio, però, pur andando avanti per 2-3 anni a fumare, tant’é che un giorno ho detto stop al tabacco sì a valsoia, di punto in bianco.

Detto questo, quello che non riesco proprio a comprendere è l’ansia di doversi mettere in bocca la bionda, come se non esistesse nient’altro. Un giorno ero in pausa pranzo con due colleghi, quel turno era un sabato straordinario e, dovendo lavorare meno ore del solito, in luogo della canonica ora di relax c’era solo mezz’ora. Ho visto lui e lei ingoiare il pranzo senza masticare, bruciare l’esofago coi bocconi appena scaldati dal microonde, perché dovevano correre fuori a svampare nel poco tempo restante.

E che dire del Polacco e Patti Smith al cinema? Nei 5 minuti di intervallo ogni volta li vedo correre fuori ad aspirare. Maremma tabaccaia, due ore di fila non resistete?

I pendolari sulla banchina, in attesa del treno: meravigliosi. Un viaggio di soli 20 minuti, nell’attesa devono fumare comunque. E poi, regolarmente, buttare la sigaretta neanche a metà perché arriva, incombente, il treno (poi si lamentano che hanno già consumato il pacchetto, con quello che costa!). In quei frangenti non capisco se è più l’esigenza di fumare o l’ansia di dover attendere senza far nulla. In quest’ultimo caso un po’ lo capisco, anche io, a volte, non riesco a stare con le mani in mano e mi ritrovo a giocare con lo smartphone o col lettore mp3. È la società moderna, comprendo. Ha ritmi tanto serrati che ci ricopre di un vestito di disagio quando ci ritroviamo in nullafacenza solitaria. Però per l’appunto, gioca con lo smartphone, o pendolare, mio pendolare!

Per non parlare delle conversazioni in treno con la Giovane Maga Nera, che mi raccontava della sua sigaretta elettronica, delle sostanze contenute nella soluzione da vaporizzare che si era fatta calibrare a livello molecolare, del numero di tirate ogni tot minuti che doveva fare e così via. Non ascoltavo discorsi così deliranti da quella volta che la radio mi si bloccò su Radio Radicale durante un discorso dell’On. Razzi.

Insomma, fumare dovrebbe essere un piacere (giusto o sbagliato o deprecabile che sia); io ad esempio ogni tanto vorrei provare i sigari, sedermi in poltrona con fare contemplativo e godere i piaceri del “fumare lento”. Ma se deve essere una fissazione, che piacere è? Il fumo dà dipendenza, ok, ma se ne fumi un pacchetto al giorno ci credo! Forse se non ho mai avuto la dipendenza sarà questo il motivo