Non è che il macellaio, per imprecare, urli “Mannaia la miseria”

Ho finalmente internet in CdB (casa di Budapest). Posso smettere quindi di andare da Starbucks o di approfittare a volte della connessione al lavoro. E posso quindi ritornare finalmente a leggere altri blog.

A proposito del lavoro, credo sia il momento di dire qualcosa in più. Ecco, in sostanza io faccio altro. Non qualcos’altro, attenzione: quello è il lavoro del sommo ysingrinus. Io faccio altro. Semplice, no?

Ho parlato del capo che sembra un Doctor Who. Altro dettaglio, calza Dr. Martens. Avete mai visto un boss con le Dr. Martens? Io no.

La mia collega-responsabile, ama condividere ciarle con me. Oggi mi ha mostrato le foto su fb della nuova fiamma del suo ex fidanzato, chiedendomi uno spassionato parere estetico. Io ho provato a essere diplomatico, ma non per evitare leccaculismi, ma perché non amo dare della “brutta” a una donna. La responsabile insisteva, chiedendomi più volte “È o non è un sanitario da bagno?”. Sembrava la famosa scena del film 32 dicembre: “È o non è un imbecille?”.


Se non avete presente, allego la scena

Se non l’avete mai visto, vi prego di correre a recuperare. È questa la vera comicità napoletana, non i saltimbanco odierni che scimmiottano pulcinellate per strappare risate con rutti e petardi.


Degli altri colleghi ancora non ho individuato caratteristiche peculiari. Colpa anche della mia riservatezza che mi spinge poco a fare conoscenza.

C’è comunque una collega che si chiama Aranka.

Da quando l’ho saputo non faccio altro che immaginarla in un film intitolato “Aranka Mekkanica”.

Il che è ironico perché contrasta con la sua immagine, pacata e sorridente, di ragazza che condivide su Instagram coniglietti pupazzo e fiori.

Ma la gente non sa che di notte va in giro a spaccare suppellettili nelle case altrui con dei pupazzi giganti.

A casa direi che le cose vanno bene. La CC sembra tranquilla, anche troppo.
Non mangia.
Mi lamentavo di una coinquilina cinese a Roma che impuzzolentiva la cucina alle 8 di mattina con curry e peperoni, questa qui invece pare nutrirsi di aria. Stasera mi ha detto “Ah bravo te che cucini, io in ‘sti giorni sto scojonata e nun me va”.


Come ho anticipato, per scelta stilistica la nuova coinquilina cinese parlerà romanesco.


La mia “cucina” consisteva in 5 bastoncini della Findus (che qui si chiama “Igloo”) riscaldati e delle bruschette non tostate al pomodoro.


Sembra meno diffidente nei miei confronti. Conversiamo amabilmente.
Anche se l’esordio ieri è stato un po’ inquietante: mentre sta tirando fuori da una busta alcuni attrezzi da cucina, si gira di scatto verso di me brandendo una mannaia da macellaio e, mostrandomela sotto il naso, mi dice “Aò questa mò dove aaa metto?”.
Dove vuoi, le ho detto.

E la piazza giusto sul marmo (finto) color falena esausta della cucina tra lavabo e forno, dicendo “Che teee pare qua, così sta a portata de mano. È utile”.

E se la mettessimo qui, dico mentre apro un’anta del mobiletto e indico un ripiano.
“Sì dai, quanno serve poi se vede”.

Secondo voi era un modo per dirmi “Occhio a quello che fai che sono armata?”.

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Non puoi scrivere come un Prévert se sei soltanto un pervert

Didascalie che non hanno trovato una collocazione in post passati perché non sono state approvate dalla riunione di redazione tra me, me stesso e io. Alcune erano troppo lunghe per essere note ma troppo brevi per generare un post.


Questa nota non fa parte dell’elenco e serve solo a precisare che per salvaguardare gli occhi del lettore ho pensato di non rimpicciolire il testo delle restanti note.


ABILITÀ
Con l’arrivo della frutta autunnale posso riprendere i miei esercizi di chirurgia. Con il ritorno delle clementine ricomincia la mia lotta con la peluria bianca intorno agli spicchi. Li ripulisco con un lavoro certosino.

Sono ancor più pratico con forchetta e coltello nel mangiare l’uva.
Come si fa? È semplice: la forchetta tiene fermo il chicco, il coltello in mezzo ai rebbi lo divide a metà e, poi, ne asporta i semini uno a uno, avendo cura di lasciare intatta la polpa.

A volte penso che tutta questa manualità sia stata sprecata. Avrei dovuto fare il chirurgo.

Anzi, vista la mia abilità e precisione nel ripulire le ossa di pollo, sempre con forchetta e coltello, forse avrei dovuto fare autopsie.


ATTORI ITALIANI
Gli attori italiani hanno due modalità di recitazione: il sussurrato e l’urlato.


CONSERVAZIONE DEI CIBI
Quando il formaggio grattugiato assume in frigo il medesimo afrore di un calzino di spugna sudato, forse è il caso di gettarlo.


DONNE
Da conversazioni raccolte in giro, l’uomo ideale delle donne è dolce e sensibile ma duro e deciso, romantico e poetico ma carnalmente passionale, un po’ stronzo ma non stronzo, divertente ma serio, colto e sportivo, misterioso ma aperto, fisicato ma in realtà non conta, e tante altre cose che non è detto debbano escludersi a Vicenza: Tony Stark infatti le racchiude tutte.


EDUCAZIONE
Fino a una certa età, i genitori educano i figli.
Dopo, dovrebbe avvenire il contrario.


FILOSOFIA
Agli amori platonici c’è chi preferisce quelli socratici: che si concludono col veleno.


MOVIMENTI GASTRICI
Le farfalle nello stomaco stanno bene solo con panna e prosciutto.


OBLIO
Mi capita spesso di oscurare persone su fb perché non ne posso più di trovare i loro post nella home. Ci sono:
– donne sull’orlo del suicidio che condividono tutto il giorno link sulla vita che è un mazzolino di speranze nell’angoscia della notte (© Elio e le storie tese);
– donne che erano sull’orlo del suicidio ma che hanno appena accalappiato un fesso ragazzo e condividono link sull’amore che è un apostolo rosa in mezzo a un gruppo di mujaheddin dell’IS;
– CONDIVIDI!!!! DIFFONDI!!! INCREDIBILE!!!!;
– vegani/animalisti oltranzisti: ho un problema con quelli che sembrano perennemente incazzati con gli altri;
– madonnari/padreppiisti: idem come sopra, ma per il motivo contrario. Ho un problema con quelli che sembrano amare tutti e che ogni giorno postano una foto di Maria che gioca a #escile aprendosi le vesti e mostrando però un cuore enorme. Anche perché li conosco benissimo e so che non amano affatto tutti: come diceva Bukowski, i migliori a odiare sono quelli che predicano amore;
– quelli che al confronto Goebbels sembrerebbe un moderato. Anche se loro precisano che “non hanno nulla contro…”.

A volte mi chiedo invece in quante home restanti io compaia ancora.


SCRITTORI
Philip Roth ha più libri pubblicati che anni sul groppone.
Tanto il Nobel non lo vincerà comunque mai.


SCRITTORI/2
Per comporre un libro di Murakami occorrono:
– qualcuno che sparisce
– un ragazzino
– un adulto
– due donne
– sesso tra le due donne
– qualcosa di fantastico/sovrannaturale/illogico all’improvviso
– qualcuno che muore
fine.


TITOLI
Il titolo di questo post era una nota. Questa nota non era niente perché è stata creata adesso per spiegare il titolo, che era in realtà una nota.


Dal Medioevo a oggi, per sopravvivere bisogna prendere i voti

Attenzione: il post contiene un breve pippone di sociologia politica spicciola, evidenziato da apposita segnaletica.

Camminare per strada di giorno può essere pericoloso, perché si può più facilmente essere riconosciuti e avvicinati da persone non gradite.

No, non sono un v.i.p., non ancora, almeno.

A maggio qui ci saranno le elezioni comunali. Iniziano, quindi, le operazioni di caccia all’elettore e qualcuno già si sta muovendo.

Per strada ho rischiato di incrociare un mio compagno di classe delle scuole medie, col quale capitava di uscire a volte la sera insieme fino ai 17-18 anni. Costui, di cui ricordo un’appartenenza politica fortemente polarizzata tanto da cambiare partito due-tre volte cercando sempre quello più estremo, mi ha scritto su Fb la settimana scorsa chiedendomi di partecipare a un’incontro con un candidato sindaco, tra l’altro mio ex compagno di liceo. La mia sorpresa è stata constatare che “il polarizzato” si sia anche lui riciclato nel nuovo che avanza (in frigo), impiegandosi anche come galoppino elettorale.

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C’è una cosa che fatico ogni volta a comprendere: perché durante le elezioni comunali ci sono persone che si impegnano tanto a pubblicizzare questo o quel candidato? Io parto dal presupposto che sia inutile, perché
– se ho deciso di votare ciò che hai in mente, è inutile quindi che tu mi faccia pubblicità;
– se ho deciso di non votare ciò che hai in mente, non cambierò idea per la bella faccia tua.

Attenzione: qui comincia il pippone.
Ovviamente questo discorso non tiene conto dei fattori legati al comportamento elettorale e delle varie tipologie di voto che esistono. Se il mio discorso può valere per un voto d’appartenenza, esistono invece il voto d’opinione e il voto di scambio che sono suscettibili di influenza.

Al giorno d’oggi si ritiene che le persone possano agire su base più pragmatica, orientandosi verso questo o quel partito in grado di poter offrir loro i maggiori benefici. L’elettore, alla stregua di un consumatore che esamina i prodotti, si informa sui programmi dei candidati e, sulla base di ciò, effettua una scelta razionale. Questo dovrebbe essere, in sintesi, il voto che dovrebbe caratterizzare il periodo politico odierno.

In realtà non mi sento di concordare. Continuo a ravvisare una forte componente radicale nel comportamento dell’elettore. Oggi, 2015, non ha senso più parlare di grandi ideologie – intese come insieme di credenze condivise che orientano le masse – di tipo tradizionale, ma esiste contemporaneamente la tendenza ad assumere atteggiamenti fortemente radicali e difficili da controllare, proprio perché connotati da una base ideologica. Il motivo a mio avviso è molto semplice: semplificando, l’uomo è ragione e sentimento, come direbbe la Austen. Dato che l’ideologia non risponde alla ragione, finché l’uomo avrà emozioni e sentimenti continuerà a esprimere comportamenti ideologici.
Fine del pippone.

In questo senso il mio amico polarizzato riciclato non costituisce più una sorpresa: anzi, rappresenta un’evoluzione darwiniano-politica lineare. Le sue pulsioni ideologiche, per sopravvivere, non han fatto altro che spingerlo a trovare un’altra via di espressione.

Sono contento di essere riuscito ad evitarlo, perché io ho un problema nel dire no alle persone. Mi spiace deludere gli altri. Mi rallegro della mia prontezza di riflessi che mi porta a cambiare strada o a celare il volto con un colpo di tosse, il tutto non visto, approfittando di una distrazione del nemico. I miei sensi di gatto funzionano alla perfezione.

E sarò contento di riuscire a fare lo stesso nei prossimi mesi, fortuna che 5 giorni la settimana vivrò lontano da qui e il compito mi sarà più agevole. Non ho alcuna voglia di incontrare, comunque, miei coetanei ed ex compagni di scuola (e ce ne sono vari) che si sono riversati in politica perché non sapevano che altro fare nella vita. Come nel Medioevo quando chi non sapeva far nulla si avviava alla carriera ecclesiastica.

Non è invidia, quanto un attestato di stima: apprezzo chi sa valorizzare le proprie capacità. A me, confesso, piacerebbe ricoprire ruoli politici – per arrivare un giorno a instaurare una Gattocrazia -, ma mi manca la necessaria credibilità. Avete presente? Quando si guarda qualcuno in faccia e si rimane convinti a pelle.

Qualcuno dice che è faccia da culo.

Ecco, io ho tante facce, da schiaffi, da pirla, da annoiato, da incazzato, da tediato (che è una forma più nobile di noia), ma quella da culo non mi riesce.

gattocrazia

Frau Merkel causa l’orticaria

Onde evitare equivoci, questo non è un post a tema politico. È solo che qualcuno è arrivato su questo blog scrivendo su un motore di ricerca una cosa simile:

shock anafilattico germania
Ora, io capisco che qualcuno in questo periodo storico possa avere invidie, rancori e idiosincrasie verso ciò che viene dalla Germania, ma addirittura farsi venire uno shock anafilattico mi sembra esagerato.

Ma andiamo a vedere altre ricerche astruse che hanno condotto a questo blog:

frasi per gente invidiosa
“La tua invidia è la mia forza!” Se poi il vostro interlocutore è un tecnico informatico, ditegli “La tua NVIDIA è la mia GEFORCE!”

film con capelli lunghi donne
Uh, semplicissimo. Quanti film con donne dai capelli lunghi ci saranno?! Oppure esiste un film dedicato alle lunghe chiome? Tipo “Una donna chiamata coda di cavallo”?

siamo figli del consumismo
Mi sembra normale! Siam qui perché i nostri genitori hanno “consumato”, no?!

milano statua culo
Chiedo a qualche lettore meneghino: c’è una statua rappresentante un culo a Milano? Scommetto che è di Cattelan.

scultura schiena
Vai a Milano, pare siano specializzati in parti del corpo.

desidero il lato b
Basta girare la cassetta e infilare una bic nel buco per riavvolgere il nastro

miei piedi scattate sulla spiggia
Tralasciando l’ortografia, questo qui ha perso i piedi in spiaggia e li cerca su Google?

palingenetica obliterazione dizionario di filosofia
Ehm, cosa?

fica di donna
Meglio specificare, c’è gente che si confonde con la fica di uomo.

il giuramento degli orazi su fb
Veramente sarebbe un quadro e no, David non aveva un profilo Facebook quando lo dipinse.

video porno di cinesi che vomitano
Mi raccomando, che siano cinesi. Volete degli ungheresi che vomitano? Bleeee! Only made in China!

ragazzi avete mai visto una ragazza in costume che escono peli dalla figa
Sì li ho visti uscire però poi per mezzanotte dovevano rientrare a casa sennò i genitori si preoccupavano.

sesso visto dall’interno della vaggina
È come quelli che “Sì, il calcio in tv…però dentro lo stadio è tutta un’altra cosa”

cose strane nella figa
Eh capita, non si sa mai cosa ci si può trovare lì dentro. Una volta degli archeologi vi hanno rinvenuto le legioni di Quintilio Varo che si credevano disperse nella selva di Teutoburgo. Io invece vi ho trovato degli spettatori che volevano seguire l’incontro dall’interno. Me ne sono accorto perché a un certo punto sentivo dei fischi.

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Questa è cattiva. Siete pessime persone e non dico altro.

Le mirabolanti avventure di Monsieur Baron Le Chat

Di gatti, réclame e cioccolata calda.

Oggi ho portato Palletta di Pelo dal veterinario. Non l’ho presentato, è questo tipetto qui (qualcuno l’avrà visto quando l’ho pubblicato su fb)

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Si è presentato a casa da qualche settimana. Le gatte che gironzolano nella strada ogni tanto figliano, i gatti in genere arrivano sotto casa mia che sono già adulti, questo invece si è emancipato già quando era solo un soldo di cacio. Ho deciso di prendermene cura, in casa non posso tenerlo avendo già 2 belve, però vorrei assicurargli un tenore di vita dignitoso.

Ho notato che aveva i vermi, così lunedì l’ho portato all’ambulatorio veterinario. Mi hanno chiesto un campione. E non parlo di Cristiano Ronaldo (ricordarsi del promemoria: lavorare sulla simpatia da settembre).

Sorvoliamo sull’operazione di recupero dei reperti. Immaginatela tipo pubblicità dell’Amaro Montenegro:
I preziosi campioni andavano recuperati
(scorrono immagini con tonalità arancio-caldo-sole negli occhi-uomini sconosciuti che si abbracciano e si danno il 5)
La dottoressa non poteva aspettarmi a lungo.
Sembrava impossibile.
Ma lui l’ha fatta.

Tra parentesi, mi dovrebbero spiegare perché il mondo del Montenegro è a cromosoma XY, cameratismo, barba e sudore. Ci avete fatto caso? Niente donne. Qualcuno dirà che non è il target del prodotto, le donne non bevono amaro!
Bubbole. Ho amiche ubriacone che bevono pure il gasolio. Fatelo fare a loro lo spot.

Comunque ho deciso che Palletta di Pelo si chiamerà Baron. Per 3 motivi:
1) Ho rivisto di recente La ricompensa del gatto, dello Studio Ghibli. E il gatto protagonista si chiama Baron.
2) Lui mi sembra abbigliato come un nobile. È tutto rosso ma ha questa macchia bianca in petto come un foulard settecentesco e tutte e 4 le zampe bianche come se indossasse stivaletti e guanti.
3) Ho scritto un racconto con dentro un gatto che si chiama Baron. Tra parentesi, a settembre forse vi chiederò di votarlo online per darmi una mano. Se sarà di vostro gradimento, s’intende.

Tornando al vermoso affare, la diagnosi è tenia. Mi sono informato anche su vaccinazioni e quando poterlo sterilizzare. La specializzanda che l’ha visitato mi ha detto dopo l’estate per la seconda cosa. E poi ci ha tenuto a precisare:
Tanto è una cosa che si fa in giornata, non è che bisogna aprire la pancia o altro. I maschi hanno lo scroto esterno.

Ah. Ma non mi dire.

E comunque mi sono innamorato della dottoressa dell’ambulatorio (non Capitan Ovvio, un’altra). È una gigantA. Sarà almeno 1.85, ma dal basso del mio 1.75 è una trampoliera, per me. Ma non è per questo che mi piace, è un nonsocché. È stato un colpo di fulmine, penso sia il settorcidesimo dall’inizio dell’anno. Sì perché io c’ho l’infatuazione istantanea, tipo agita e gusta, mescola e bevi e così via.

Che poi, a proposito di mescolare e di spot tv: quante volte avete provato a far venire il Ciobar denso come nella pubblicità? (lasciando stare che nello spot è finto, come la schiuma della birra che è fatta di sapone e così via). Io ci ho messo anni prima di arrivare a ottenere qualcosa di simile.

Ecco, ora vorrei una cioccolata calda. Dovevo approfittarne la settimana scorsa, quando sembrava novembre!

Il vostro amichevole Gintoki di quartieretimthumb

Esemplari social che ti rendono asocial

La bellezza (o la bruttezza) di Fb è che ti fa scoprire cose sulle persone che conosci di cui non avevi alcun sentore o sospetto. Il che ti lascia con la domanda: ma davvero ho questi personaggi tra le mie cerchie?
Mi sono addentrato nel loro habitat naturale a rischio della mia incolumità per cercare di carpirne i segreti.

Il Dagospia – Il contestatore, il “Vergogna!”, quello che “Chissà cosa c’è dietro”, l’uomo del “Quanto hanno speso?”. Solitamente si interessa all’attualità, spaziando tra politica ed economia. A volte commenta la cronaca nera per dire la sua versione che non coinciderà ovviamente con quella degli inquirenti. Non definitelo giornalista mancato, perché odia i giornalisti. Quando è stanco utilizza la tecnica del “Show, don’t tell” e diventa contestatore silenzioso: non scrive alcun commento per le cose che pubblica ma si limita a condividere articoli, immagini, video scomodi o provocatori per dimostrare qualcosa. Romanziere.

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Quello delle verità nascoste – L’unico scopo della sua presenza su Facebook è quello di rivelare a voi comuni mortali la presenza di basi militari segrete sotto le vostre cantine, esperimenti per creare ibridi uomo-Borghezio, tunnel sotterranei creati da un popolo mitico per evitare i caselli autostradali. La sua distribuzione di bufale supera quella di un caseificio di Agropoli, trovando anche consenso tra qualche suo contatto che condivide perché “non si sa mai, magari è vero”. Coincidenza? Io non credo.

Il buon pastore – Non passa giorno che non ricordi ai suoi contatti la grandezza di Dio, citando qualche passo del Vangelo o pubblicando immagini di Angeli e Gesù. Sostanzialmente innocuo, può diventare rancoroso e feroce in presenza di temi scottanti e molto sentiti. Può occasionalmente entrare in contrasto con Quello delle verità nascoste quando si ritrovano in territori di interesse comune: il Vaticano, la Bibbia, i miracoli e così via.

Il ninja – Non aggiorna il proprio profilo da quando si è iscritto, non pubblica nulla dal 2008. Qualcuno pensa che sia estinto, qualcun altro ha dimenticato anche di averlo tra gli amici. In realtà la sua caratteristica principale è quella di essere invisibile ma presente. Quando lo incontri per strada ti dirà cose del tipo “Ehi, ti ho visto in foto con quella tizia, quella che frequenta il corso di accordatura di violino ed è stata a Orgiate di Sopra, è la tua ragazza?” e tu cerchi di ricordare a cosa diavolo si stia riferendo e perché sappia più cose lui di te. Inquietante.

La Volina – Quella che passa le proprie giornate a condividere immagini artistiche di un uomo e una donna abbracciati/che si tengono per mano/che si baciano, magari nudi in penombra, con accanto scritte del tipo “L’amore vero è quello che bussa alla porta e ti prende e ti porta via e la vita è un mazzolino di speranze nell’angoscia della notte”. Il suo guru è Fabio Volo, del quale oltre a condividerne estratti dei libri comincia a imitare lo stile, scrivendo perle di saggezza del tipo “Se non hai emozioni non ti emozioni”, “Se non ami non stai amando”, “Se non hai chiuso il gas occhio che ti scoppia la casa”. Si consiglia di assumere Brunello Robertetti.

La bocciofila – Quella che cambia immagine del profilo due-tre volte al giorno, rigorosamente mettendo in primo piano le sue generose ghiandole mammarie. Il commento tipico alle sue foto (proveniente dal pubblico maschile) è “Come sei bella!”. I più originali tentano di sviare dall’oggetto delle loro attenzioni scrivendo “Che bel sorriso!” o “Che begli occhi!”. I più arditi si lanciano in un “Bellissima, sei un amore”. In realtà stanno pensando tutti a una cosa sola e non è la squadra del Fantacalcio da schierare domenica. Il nemico tipico di questa donna è Il Dagospia, che nella sua veste di moralizzatore e contestatore pubblico le farà notare con tono pungente l’uso e abuso delle bocce. Al che la nostra eroina reagirà rivendicando la libertà di una donna di esibire quanto le pare le proprie mammelle e aggiungendo che se uno si focalizza solo su quelle è evidente che sia un cosiddetto morto di f. e così via, perpetuando uno scontro che va avanti dai tempi di Adamo ed Eva (che mostrò le sue grazie al serpente tramite Whatsapp).

Il collezionista Per lui Facebook dovrebbe chiamarsi Fuckbook, da bambino collezionava le figu, ora da adulto colleziona le fighe; l’elenco degli amici è in realtà un catalogo IKEA dove andare a pescare i pezzi più convenienti tra un vasto assortimento. Cacciatore instancabile, la sua tecnica si basa sulla quantità: più contatti uguale più possibilità. La sua preda preferita è La Volina, da lui ritenuta ingenua e desiderosa di attenzioni e perciò cedevole. Il suo nemico naturale è La donna cornuta, per questo motivo la specie del collezionista non gode di un’elevata longevità. Non è inusuale, infatti, che un esemplare finisca spesso pubblicamente sputtanato da un’amante tradita o raggirata. Ho visto account craccati dove donne furiose rivelavano tutte le trame di questo individuo. Ma come l’araba fenice, Il collezionista è in grado di risorgere dopo un periodo di oscurità sotto le spoglie di un altro account. Per ricominciare imperterrito.

Il PR – Appena dopo che l’hai aggiunto dovrai immediatamente bloccarlo, perché comincerà a inondarti di notifiche. Il PR si nutre di eventi, da lui organizzati o pubblicizzati da altri. La sua tecnica è la raffica di inviti. L’habitat naturale è costituito da un divano e un tavolino basso. Presente in migliaia di foto sempre con un sorriso a 64 denti come un politico in campagna elettorale, ha il suo alleato principale nella Fashion Victim che partecipa alle sopracitate serate, quella che non va in discoteca ma va “nel locale”, perché discoteca è un termine antico. La F. V. pubblica regolarmente reportage fotografici dei suoi fine settimana, passati sotto una decina di filtri Instagram che, aggiunti agli strati di trucco – pardon, di make up – del soggetto, le donano l’aspetto del clown del McDonald’s.

L’aquila – È responsabile dei maggiori traumi da craniate sul muro, perché quando vedi una persona che non è in grado di afferrare concetti elementari o di cogliere l’ironia, l’unica reazione possibile è una testata contro il cemento per dimenticare. Vive in simbiosi con Quello delle verità nascoste, come il pesce pilota per lo squalo o l’uccello-guardiano per il rinoceronte: per la sua boccalonaggine è infatti il primo a cibarsi delle baggianate del sopracitato individuo.

ScroogeWebEbenezer Scrooge – Quello che passa il tempo a contestare tutte le mode e le tendenze della rete, a denunciare futilità e consumismo delle feste comandate, a etichettare tutto come una fandonia, una bubbola. Ovviamente odia tutte le categorie presentate qui sopra.

E adesso provate a indovinare che tipologia sia io 😀

Studio culturale sul popolo delle 30enni

Ti rendi conto che dentro di te sia scattato il passaggio a un’età successiva quando guardi le under 23 e ti sembrano delle ragazzine. Così cominci a guardare quelle intorno ai 30. Nella mia testa una 30enne doveva essere una donna con equilibrio e stabilità mentale. Me povero ingenuo. Nulla di più falso. L’esempio lampante è dato da queste 5 tipologie che ho selezionato.

Premessa paracula: i miei potrebbero sembrare giudizi cattivi ma è tutto all’insegna della massima simpatia, cortesia e ampio parcheggio!

La 30enne sportiva – La 30enne sportiva si nutre di cereali, seitan e aria (ma non troppa perché gonfia), calcola a livello atomico le quantità di cibo da ingerire e se sgarra per una fetta di torta si infligge sedute aggiuntive di corsa/nuoto che bruciano l’equivalente di cibo ingerito in una settimana. Condivide sui social i suoi progressi atletici riuscendo nell’impresa di essere meno interessante persino del tipo che scrive anche quando va al bagno (e ce l’hanno tutti uno così su fb).
Consiglio: non tentate di stuzzicarla con azioni provocatorie, tipo mangiare davanti a lei una fiorentina da 1 kg al suon di “non sai che ti perdi”. Non funziona e vi attaccherà un pippone sull’alimentazione, le carni rosse, le malattie, che vi farà passare l’appetito.

La 30enne disadattata – La 30enne disadattata frequenta corsi di yoga trascendentale, legge Pasolini, non frequenta bar ma caffè letterari, non dice “noia” ma “tedio”. Altera e sofisticata durante il giorno, alla sera termina inevitabilmente le sue giornate devastandosi di alcool, per poi raccontare ubriaca agli altri di quanto la sua vita faccia schifo, di quanto certi uomini abbiano il cervello più piccolo del pene, di quanto siano copiose le sue mestruazioni.
Consiglio: datele un uomo. Possibilmente molto brutto, abbastanza affinché non sia lui a lasciare lei.

La 30enne disagiata – Da non confondere con la disadattata, la disagiata è una laureata in Studi blablaologici antichistici che fa un lavoro sottopagato per 6 giorni su 7 la settimana e che ovviamente non corrisponde ai suoi studi. Aspetta sempre l’occasione di svolta, almeno fino a che non suona la sveglia. A chi la incontra parla di lavoro, bollette, amiche che si sposano e fanno figli, sospirando. Precisando che poi in realtà non ha alcuna intenzione né di sposarsi né di fare figli, anzi lei odia i bambini. Costretta dalle necessità economiche o dalla stanchezza lavorativa a ridurre le sue uscite serali, comincerà a vivere in una perenne rievocazione di Friends o di qualche altra sit-com americana, trascorrendo le serate tra pizze e divani.
Consiglio: toglietele la tv.

La 30enne fancazzista – La 30enne fancazzista fa cose e vede gente. È iscritta probabilmente a Scienze Politiche, possibilmente a Belle Arti, verosimilmente a Lettere. Magari a tutte e 3 perché deve trovare la sua strada. Ha vissuto a Londra, ha convissuto a Parigi, ha condiviso a Barcellona. Balla reggae, fuma joint, va ai concerti di quel che resta dei Diaframma che ascoltava quand’era piccola. È impegnata politicamente ma solo a targhe alterne, ha l’hobby della fotografia ma solo perché le permette di spacciarsi per artista.
Consiglio: nascondete sigarette, portafogli, automobile, perché tenterà sicuramente di scroccarvi qualcosa.

La 30enne complicata – Sottocategoria trasversale in cui si ritrovano vari generi di donna, la 30enne complicata (definizione che si dà lei da sola) si ciba di Coelho e astrologia, di riviste di psicologia e manuali per la dieta, usando poi le conoscenze acquisite per dispensare consigli e pillole di saggezza ad altre trentenni disperate in occasioni di uscite che si trasformano in sedute di auto-aiuto. Ha un pessimo rapporto col padre, ha spesso litigato con la madre, avrà fatto a botte col fratello: in virtù di ciò ritiene che non potrà mai essere capita da qualunque altro essere umano.
Consiglio: quando la incrociate, cambiate strada.

Ultimo consiglio. Non seguite i miei consigli. Le 30enni tutto sommato sono fighe (seconda paraculata di oggi).

Chi cerca non trova

È da un po’ che non aggiorno il blog, il fatto è che non ho niente da aggiornare. Le cose sono rimaste tali e quali ad un mese fa: non ho lavoro, non mi chiamano per colloqui, niente.

Non che io rimanga inoperoso con le mani in mano: ad esempio, venerdì avevo letto su internet che un’agenzia (di cui non farò il nome) per il lavoro offriva un corso gratuito (in gestione paghe e contributi) finanziato dalla Regione, per disoccupati, inoccupati ecc. Ho pensato di approfittarne, quindi, e di iscrivermi. L’annuncio era del 7 maggio ma io l’ho letto solo venerdì e i termini scadono martedì 15, quindi stamattina mi sono recato all’agenzia, al Centro Direzionale di Napoli.

Sia sul sito dell’agenzia, che sulla loro pagina Fb, c’era scritto che per iscriversi bisognava presentarsi in sede e compilare il modulo d’adesione, null’altro. Peccato che dopo essermi presentato lì (non prima di aver girovagato a vuoto tra i palazzi del Centro per trovare l’ingresso giusto) mi sento dire che:

– per iscriversi al corso bisogna essere iscritti all’agenzia;

– per iscriversi all’agenzia bisogna portare cv + foto;

– in ogni caso, prima di fare questo corso bisogna fare un corso base (di cosa?) tenuto dall’agenzia.

– in tutto quest’iter burocratico il corso che avevo in mente va a farsi benedire, ma “la contatteremo quando ce ne saranno altri”. Vabé, campa cavallo.

Tutte robe che potevano almeno prendersi la briga di specificare sul loro sito. Ho ringraziato e sono andato via, ma ho deciso di mandarli cordialmente a cagare e lasciar perdere.