Non è che il medico sia geloso delle proprie ricette

Mentre ero fermo in strada impegnato a lavarmi le fosse nasali, ho visto passarmi davanti una milanese.


Storia vera*, quando in farmacia sono andato a chiedere un prodotto specifico per questa operazione igienica la farmacista mi ha chiesto È per te? e io ho risposto È per il naso. Ehm cioè sì, per me.


* Tutte le mie storie sono vere ma questa essendo avvenuta in un momento passato rispetto al momento di questa storia appartiene a una verità diversa all’interno del continuum spazio-tempo.


L’ho subito identificata come milanese perché questa donna aveva degli evidenti tic e, soprattutto, dei taaac.

Indossava un basco francese, una camicia coreana, una gonna con fantasia scozzese, un cappotto british e delle calze parigine. Aveva uno stile geographic casual, l’ultimo grido – prima che poi morisse – della moda. Si sa infatti che Milano è Capitale della moda. Io invece col mio stile straccione sono stato accusato di secessionismo.

Inoltre aveva un naso aquilano: mi ha confessato infatti che gliel’ha rifatto un chirurgo abruzzese.

Era una persona molto interessante. Pronunciava Bowie “Bavui” ma non per ignoranza. Mi ha detto di essere una Femminista Quinto Livello (FQL), stadio in cui si squarcia l’ultimo velo di sopraffazione fallica e si pronunciano le cose un po’ come pare in reazione al conformismo catto-fascio-fessoscopic-borghese grammaticale.

– Povére le donné àncora lègate allà dittàtura maschilistà dell’àccento

ha esclamato mentre mi picchiava con un enorme fallo di gomma per aiutarmi a espiare i miei peccati.

Inoltre ha detto che in quanto FQL mangia solo cose di forma fallica, risolvendo l’insoluto complesso dell’invidia del pene interiorizzandolo prima tramite la digestione e poi ripudiandolo con la trasformazione in materia fecale.

Dopo questi piacevoli scambi di conversazione, mi ha proposto di andare a casa mia dove avrebbe cucinato per me. Io son rimasto perplesso: non dovrei essere io a cucinare per l’ospite?

– Questò sàrebbe chiaràmente sèssista in quantò espressìone del pènsiero maschìlista che vùole che una donnà senzà un uomò non sià in gradò nèmmeno di cucìnare per se stessà. Quindì per dimòstrar il còntrario io cucinèro per te.

ha detto con asprezza mentre provava a collegarmi i testicoli a una batteria per auto.

Dato che però questa è la mia rubrica di cucina, io qui propongo la mia ricetta della mia cotoletta che avrei servito alla milanese.


Che non è di forma fallica ma io le avrei dato l’osso della costoletta.


Ricetta cotoletta alla milanese
Ingredienti: 1 milanese 1 carne di vitello 1 uova 1 pane grattato 1 burro

1) Ricordatevi che per questa ricetta la carne non va assolutamente battuta. Quindi, lasciatela vincere. Se siete troppo orgogliosi andate al ristorante e lasciate perdere. Nella cucina gourmet non c’è posto per le primedonne (ma non ditelo alle Femministe V Livello).

1-bis) Una eccezione al non battere la carne deriva dal fatto che il diametro della fettina che avete potrebbe essere troppo spesso. E volentieri.

2) Sbattete le uova in una fondina. Prima però togliete la pistola! La polvere da sparo invece darà quel po’ di pepato all’uovo.

3) Intingete un pennellino nell’uovo e poi spennellate la carne. Non avendo un pennellino pulito ho usato quello con cui ho dato l’antiruggine al cancello. Dato che la carne contiene ferro, mi è sembrata una giusta precauzione.

4) Passate poi le fettine nel pangrattato. Non preoccupatevi se fate degli errori: sbagliando, si impana.

5) Mettete il burro in padella e chiedetegli spiegazioni. Una volta che si sarà chiarificato, buttate dentro le fettine e fatele friggere.

6) Quando la carne sembrerà d’orata, vorrà dire che avete usato la padella del pesce e ora anche la vostra cotoletta puzzerà come tale. Quindi potete toglierla e asciugarla con della carta assorbente. In alternativa prendete della carta tampax.

Molto semplice, come si può vedere.

Le cose nella realtà sono andate diversamente, purtroppo: la Femminista Quinto Livello nel tentativo di cucinare ha mandato a fuoco la cucina. Ha confessato di non esser pratica perché non ha mai cucinato in vita propria. Di solito è suo marito che cucina per lei.

– Sei sposata? Pensavo una FQL non si sposasse!
– Lo pènsavo anché io ma luì mi ha conquìstata. É un matèmatìco sessuomàne genìale. Ha scrittò un librò che si chìama Sposati e sii circonflessa, un trattàto sul kamàsutra algebrìco e l’usò deì vèttori. Sàpessi il suò vettorè qùando sto a pi grecò mezzì.
– Ah.

Poi prima di andarsene mi ha detto che per scusarsi per la cucina poteva farmela rifare da capo. Oppure offrirmi del sesso compensativo.


Il sesso compensativo è un’altissima forma di liberazione per la Femminista Quinto Livello: disobbligandosi nei confronti del maschio offrendo molto poco, lo umilia per la sua dipendenza fallica – il maschio dipende dal fallo per il suo piacere orgasmico – criticità che la FQL ha risolto da tempo utilizzando il fallo come strumento di diletto orgasmico non esclusivo e rimpiazzabile.


E niente, debbo dire che non è male il cibo crudista. È un po’ un fastidio sgranocchiare la pasta ma basta far finta che siano snacks.

Prima di andarsene mi ha anche lasciato delle caramelle falliche

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Il calcio fa bene alle ossa. Se non le rompe

Che sia in un parcheggio con i pali delle porte rappresentati da zaini e giubbotti, su un campo di calcetto per la settimanale partita con i colleghi o in un campo regolamentare per il campionato di Infima Categoria over 30 Scapoli-Ammogliati, ogni uomo (e anche qualche donna) avrà tirato due calci a un pallone nella propria vita. In certi casi saranno stati giusto due calci e poi basta, per poi appendere le scarpe al chiodo in via definitiva. In ogni caso, sicuramente si sarà fatto conoscenza con i soggetti dall’atteggiamento delinquenziale e la fedina penale poco pulita descritti qui sotto.

L’allegro chirurgo – Se non porta a casa una tibia dell’avversario, un alluce fratturato o un naso rotto, non è lui. Doctor House dell’agonismo, entra in campo e con un’occhiata riesce a individuare la vittima il paziente prescelto e, prima dello scadere dell’incontro, l’avrà lasciato rantolante sul campo con qualche pezzo in meno. Potrebbe sembrare un calciatore dalle scarse doti tecniche, così brocco da non riuscire a centrare la palla. Sbagliato: lui si disinteressa volontariamente del pallone e va convinto sulle articolazioni altrui con precisione chirurgica. Frase tipica: “È lui che ha messo la gamba”

Il campo dopo un incontro

Lo zappatore – È un uccello? È un aereo? È Superman? No! È una zolla di terra volante! Abile dissodatore di campi da giuoco, lo zappatore a ogni calcio dato al pallone scava solchi nel terreno utili per piantarci bulbi e tuberi, difatti è il calciatore più amato dai contadini. E più odiato dai proprietari di campi da calcio. Il suo colpo segreto è l’offuscamento della vista: mancando totalmente la sfera (il che potrebbe sembrare un errore da parte sua, in realtà è un gesto totalmente voluto), getta col piede una manciata di terra negli occhi dell’avversario, che, una volta accecato, potrà essere abilmente superato. Gli zappatori più scarsi esperti riescono a rovinare anche i campetti sintetici. Frase tipica: “Il campo non è buono”

Saranno fallosi – Da non confondere con l’allegro chirurgo, i saranno fallosi sono quelli che sai per certo che durante la partita causeranno l’interruzione del gioco centordicimila volte: gomitate, trattenute, calcetti sullo stinco, alitosi mefitica sono le armi loro preferite per disturbare le azioni avversarie. Frase tipica: “Ho preso la palla”.

Il convinto – Prendete una dose di urlo di Tardelli, una corsa di Mazzone sotto la curva, un Al Pacino in Ogni maledetta domenica e una vita di frustrazioni, fate cuocere a fuoco spento e otterrete un essere irritante dalla smisurato spirito competitivo. Gioca ogni incontro come se fosse la finale della Coppa del Mondo, prima della partita ci tiene a fare un discorso di incoraggiamento ai compagni (intenti a grattarsi gli zebedei o a scaccolarsi), a ogni gol esulta come se fosse appunto il Tardelli nell”82 e quando gli altri decidono che “basta così per oggi” ci rimane male come se la moglie avesse detto di non voler andare a letto con lui. Cosa che, tra l’altro, avviene regolarmente tutte le sere quando torna a casa. Frase tipica: “Forza ragazzi oggi vinciamo”

Il numero 1,0 periodico – Prende la palla direttamente dalla propria area, salta tutti gli avversari, poi torna indietro, li salta di nuovo, fa una giravolta, la fa un’altra volta, si ferma, fa un doppio passo di samba e poi sbaglia tutto, dando la colpa alla scarpa, al pallone, a un filo d’erba e a tutto ciò che può avergli impedito di realizzare il gol della vita. Nel frattempo, i compagni di squadra con ampi gesti e qualche bestemmia lo invitavano a dare il pallone a qualcuno di loro. Frase tipica “Ma come ve la passo se non vi fate vedere?!”

Quello che si porta la ragazza – C’è sempre uno che si porta dietro l’ultima fiamma, costringendola a seguirlo nelle proprie esibizioni sportive. In genere son due i motivi per cui portarsi dietro la ragazza: mostrare a lei le sue doti atletico-ginniche e mostrare agli altri che c’ha la donna. Sia nel primo che nel secondo caso, ai diretti interessati non frega proprio nulla. La ragazza, inoltre, passerà tutta la durata dell’incontro china sullo smartphone o a parlare con un’altra sventurata ragazza di un altro calciatore. Frase tipica: “Hai visto quel gol che ho fatto?” (ovviamente lei non avrà visto un bel niente)

Non mi toccate che son di vetro – Con un alito di vento va giù lungo per terra, un contrasto lo farà rotolare sul campo agonizzante, una manata gli causerà la perdita di un bulbo oculare. O almeno questo è ciò che sembra a giudicare dalle sue spropositate reazioni per ogni minimo contatto. Dotato del potere della lettura del pensiero, si butta per terra appena intuisce che l’avversario ha solo pensato di allungare il piede nella sua direzione. Frase tipica “Ma questo è fallo!”

Il padre – Vittima di un mai superato trauma calcistico per non essere riuscito a diventare una stella del calcio a causa di quell’infortunio a 40 anni che gli ha stroncato una promettente carriera, il padre che segue gli incontri dei figli è l’essere dalla simpatia di un Borghezio che si fa endovena dosi di Vittorio Sgarbi. È convinto che il proprio pargolo sia vittima di un complotto da parte di avversari, compagni di squadra, allenatore e terna arbitrale, che gli impediscono di far bella figura; ogni azione dovrebbe sempre passare tra i piedi del prediletto, ogni tiro in porta non effettuato dal divin bambino ma da un altro giocatore è un tiro sprecato e, nel caso la giovane promessa si divori un gol colossale, è solo per una combinazione sfortunata. Suoi nemici giurati sono altri padri, altre vittime di traumi calcistici iperconvinte delle sopraffine abilità pedatorie dei figli. Frase tipica: “L’allenatore non capisce niente”