Non è che se lanci un sasso verso uno specchio d’acqua sono 7 anni di guai

Sono entrato nel bagno di un bar e mi ha colpito che al posto dello specchio sul lavandino ci fosse un poster che reclamizzava una grappa.

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La collocazione di una pubblicità nei servizi igienici è quanto mai fraintendibile. Il messaggio che ne traggo è che il posto idoneo per questa grappa – che, tra l’altro, in passato ho bevuto senza aver nulla da recriminarle – possa essere solo il bagno.

Mi capita di guardarmi spesso allo specchio. O nelle vetrine. O in qualunque altra superficie riflettente. Non è vanità, è più che altro l’ansia di aver qualcosa in faccia. Forse è la mia stessa faccia a darmi questa impressione.

Non bisogna dare la propria faccia per scontata.

Mi piace osservare le facce della gente. Lo faccio da così tanto tempo e così spesso che ora mi sembra di riconoscere delle facce e scambiarle per altre facce a me familiari. Mi chiedo se io faccia (e lo dico non a caso) lo stesso effetto a qualcuno. Mi hanno scambiato per qualcun altro, delle volte. Altre volte mi sono fatto scambiare per qualcun altro, invece. Altre ancora, vorrei essere proprio qualcun altro.

A volte però potrebbe essere un problema.

Una persona mi si è aperta davanti. Come una finestra spalancata da uno ventata. Mi ha detto che delle volte non si riconosce. Come se fosse qualcun altro. A me è venuta in mente questa canzone, che parla di un disturbo dissociativo, la depersonalizzazione:

 

Inizia proprio parlando del guardarsi allo specchio: I woke up this morning/Didn’t recognize the man in the mirror.

Quando ero al liceo una mia compagna di classe tentò di buttarsi dal balcone del bagno. Il fatto che una scuola avesse i balconi può sembrar strano, ma la nostra sede non era altro che un palazzo condominiale riadattato a uso scolastico.

Non sapemmo mai la verità, se lei tentò veramente di scavalcarlo oppure la compagna di classe che era con lei e diede l’allarme andò in paranoia notandola affacciata e con lo sguardo perso nel vuoto. Questa seconda versione iniziò a circolare qualche giorno dopo l’accaduto. La compagna salvatrice era nota per essere un po’ ansiosa e paranoica. Non è proprio una bella cosa essere considerati così.

Non mi ricordo molto di quel che avvenne nei giorni successivi. Non se ne parlò molto con i professori. Ricordo solo una discussione sullo specchio e dell’impatto che può avere su un/un’ adolescente la scoperta della propria immagine. E con quello iniziò e finì il nostro primo e ultimo angolo di confronto scolastico socio-psico-pedagogico di quei 5 anni.

In tempi più recenti, invece, sono stato in un B&b che aveva degli specchi sui comodini. No, non in verticale sulla parete cui era appoggiato il comodino: no, lo specchio era orizzontale incollato sul ripiano del comodino. Quando li ho visti ho pensato immediatamente due cose:

  1. Li avranno messi lì per far pippare?
  2. Quanta gente ci avrà pippato, fino a quel momento?

Così non ho preso sonno pensando a quegli specchi e a gente china sopra di essi a sniffare. Il che è un pensiero assurdo, in una camera di albergo potrebbe avvenire di tutto e uno su questo non ci pensa mai, ma quegli specchi sul comodino mi facevano venire una sola cosa in mente.

A pensarci bene, gli specchi sono proprio un gran fastidio.

Forse è davvero meglio toglierli e bere.

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Non è che per esser più sincero ti radi in bocca per non avere peli sulla lingua

Molta gente mi ferma per strada e mi chiede consigli per avere una bella barba. Io sono sempre di fretta, saluto, ringrazio, svicolo, con la promessa reiterata però di dedicarmi a questo importante tema che appassiona tanti giovani e meno giovani.

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Una barba convincente non esita a profilarsi all’orizzonte

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Il cantante allegrone dei Baustelle volle farsi una foto con la barba. Io in cambio gli chiesi che marca di olio usasse per avere i capelli così splendidamente unti

Così adesso che ho un attimo di tempo libero dal fabbricare complotti per la Poteri&Forti Srl ho deciso di scrivere una guida per essere dei perfetti barbuti.

1) La barba: un po’ di storia. Fin dagli alberi della civiltà (quelli da cui siam scesi) la barba è stata oggetto di culto e ammirazione anche perché gli uomini primitivi erano così brutti che una peluria facciale che ne nascondesse le fattezze era più che mai auspicabile.
I Faraoni Egizi indossavano barbe finte perché soffrivano di calvizie facciale. I Babilonesi, o forse erano gli Assiri o forse nessuno, usavano portare lunghe barbe molto curate e decorate da accessori e anelli. Ancora oggi si tende a rievocare queste usanze in modo molto creativo e anche un po’ da coglioni:

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2) Come la faccio crescere? Test clinici e uno studio dell’Università della Pennsylvania dimostrano che posare forbici e rasoio stimoli la crescita della barba. Anche guardare Marzullo e altri programmi barbosi aiuta.

3) La barba va spazzolata. Le migliori spazzole sono quelle in setola di cinghiale, ma oggigiorno i valori animalisti e le proteste degli attivisti hanno reso tali prodotti stigmatizzati dall’opinione pubblica. Così sono nati prodotti sostitutivi in setola di operaio della Cinghiale. Compratene finché gli attivisti per i diritti dei pennelli non li faranno mettere al bando.

4) La barba va lavata. La barba raccoglie qualsiasi impurità venga a contatto con la nostra faccia: cibo, polveri e materiale trasportato dall’aria, residui di pelle che si staccano dal viso (un problema soprattutto se siete degli zombie), militanti di Casapovnd. Un vero concentrato di sporcizia e batteri, quasi quanto un autobus dell’Atac! Utilizzare un paio di volte la settimana uno shampoo specifico per barba: perché specifico? Guardate quanta gente usa lo shampoo per capelli e poi diventa calva! Non vorrete mica far fare la stessa fine alla vostra barba?

5) Prodotti particolari. Una volta a settimana massaggiate la barba con un olio aromatizzato. Con un rametto di rosmarino e una foglia di salvia inoltre sarete ottimi al cartoccio.

6) Alcuni vantaggi di avere la barba.

  • Alle donne piace l’uomo con la barba, finché siete single. Quando vi ci fidanzerete dal giorno dopo vi diranno di tagliarla per rendervi più presentabili.
  • Protegge la pelle dal sole d’estate e tiene caldo d’inverno. Se la fate crescere all’infinito potreste quindi risparmiare sui vestiti.

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Non è che non ti fidi di un dado solo perché ha diverse facce

Padre si è comprato una tazza con l’effigie di Jimi Hendrix.
O almeno questo è il nome scritto sopra. Io quando lo guardo mi sembra a tratti Prince. Altre volte Lionel Richie. Dipende dalle ore del giorno e dalla luce. Forse in realtà cambia volto. Purtroppo l’ha portata al lavoro e non posso proseguire l’osservazione delle mutevoli facce della tazza.

Cambiare faccia a seconda dell’illuminazione è interessante.

Io cambio espressione ma non ho coscienza di ciò.
Mi chiedono “Che hai?” notando un’ombra sul mio volto e io non so cosa rispondere perché in quel momento non ho nulla.


Beninteso, è impossibile avere “nulla”, a meno di non essere degli Epicurei e aver raggiunto ἀταραξία e ἀπονία (atarassia e aponia, assenza di affanno e turbamento), il nostro corpo sarà sempre preda di qualcosa, quindi la risposta “nulla” è falsa e tutte le persone che dicono “nulla” e non sono epicuree stanno mentendo. Sarebbe più corretto rispondere “Non ho quel che pensi io abbia anche se non ne sono sicuro perché non so cosa pensi io abbia finché non me lo dici”. E quindi è tutta una grande confusione.


Eppur mi han fatto notare che il mio volto assume invece espressioni seccate, a tratti. Io questo non posso saperlo, non so quale sia la mia espressione seccata perché quando ho l’espressione seccata non ho uno specchio dinanzi a me. E quando mi guardo allo specchio non sono seccato. Tutto questo è seccante.

So di non essere seccato, ma il mio volto sembra dire il contrario.

Al che ho iniziato a preoccuparmi di tutte le espressioni involontarie del mio viso, che potrebbero nuocermi in qualche modo.

Come quando in un colloquio, passati alla fase della conversazione più informale e delle domande, alla mia curiosità su come fosse l’ambiente di lavoro le tre intervistatrici si sono guardate e hanno riso e poi una ha detto “Siamo tutte donne”. Io ho annuito sereno pensando Beh chi se ne frega, dei colleghi mi importa che non rompano i maglioni ma ora il dubbio atroce: e se la mia faccia in quel momento avesse assunto un’espressione diversa, del tipo “Oddio che tragedia” e se ne siano accorte? Io non stavo affatto pensando “Oddio che tragedia”, stavo appunto pensando “A me importa che la gente non rompa i maglioni, a prescindere dal sesso” ma non posso sapere se la mia faccia avesse o no realmente l’espressione “A me basta solo che non mi rompano i maglioni”.

Che a pensarci su neanche è una bella faccia.