Non è che devi stare attento ai pedoni se superi i trenta

Avere trent’anni è la cosa migliore che potesse capitarmi. Consiglio a tutti di provarlo, prima o poi.

A livello fisico mi sento meglio ora che a vent’anni. Non mi danno neanche l’età che ho adesso: pensare che a 17 anni pensavano fossi fratello di mia madre, oggi mi capita di sentirmi chiedere se io abbia finito la scuola/l’università.

Sindrome di Benjamin Button a parte, l’essere umano che supera i 30 deve rendersi conto che il tempo vada contro di lui. La cosa migliore dei trent’anni è iniziare ad avere la consapevolezza di saperlo accettare. Accettare che non puoi più immaginare di diventare un medico, un avvocato, un astronauta o un fantino di giraffe.

Certo, poi ti rammentano esempi di persone che prima dei trenta non avevano realizzato nulla nella vita e poi hanno avuto successo, tipo Joseph Conrad che il vero successo l’ha ottenuto dopo i 30 e a 20 anni non sapeva neanche parlare inglese (figuriamoci scrivere) o Jeff Bezos che ha avviato Amazon a 31, senza contare tanti altri che hanno anche superato i 40 e oltre prima di ottenere qualcosa. Il mio preferito resta il Sig. Momofuku Ando che inventò i noodles istantanei a 48 anni.

A prescindere di questi casi singoli, tu trentenne però devi fare i conti con la prospettiva che il lavoro che hai è forse la cosa migliore che potesse capitarti considerando che forse non sei affatto così speciale. E non puoi prendertela con qualcuno per avertelo fatto credere, perché magari speciale lo sei stato anche ma solo in un dato momento nel tempo e nello spazio poi conclusosi. Hai capito che non puoi dare la colpa alla maestra che ti portava in giro per le classi per farti leggere quel pensiero così creativo e intelligente che avevi scritto nel tema, cosa che ti gonfiava l’ego ma ti imbarazzava anche molto perché affrontavi gli sguardi beffardi e perfidi di altri bambini che non aspettavano altro che prenderti in giro solo perché avevi una stringa della scarpa slacciata. Per superare la tensione adottavi lo sguardo selettivo: trasformavi tutti gli altri in una macchia sfocata di colore bianco e blu e facevi finta di non vederli.

Adesso hai superato i trenta e hai compreso che non sei speciale perché avevi quel potere: ce l’hanno anche gli altri e sono in grado di farti sparire dal loro campo visivo quando vogliono per renderti invisibile.

Cacchio. Avere trent’anni è proprio brutto.

 

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Non è che avere conversazioni intime significhi parlare agli uccelli

Quando si trascorrono molte ore nello stesso ambiente con la stessa persona è normale si sviluppi un rapporto più intimo e personale. Con la mia collega, la ormai nota su queste pagine CR, sono molto amico. Credo anzi di far le veci di un’amica, visto che l’altro giorno tenne a informarmi che il suo ciclo, sempre stato di 24 giorni, attualmente si è stabilizzato sui 29. Stavo per risponderle che anche il mio fosse un po’ sballato, essendomi compenetrato nel ruolo.

Al di là di tali informazioni di servizio, i suoi argomenti di conversazione sono però alquanto “gigginocentrici”.
Giggino è il fidanzato.


A Napoli abbiamo l’abitudine di trasformare i Luigi in Giggini, indifferentemente da età, familiarità e quant’altro. Il sindaco Luigi de Magistris è, infatti, il Primo Giggino.


Per fare un esempio, ieri mi ha chiesto cosa avessi per pranzo:

– Pasta e lenticchie (mia nonna ne sarebbe contenta)
– Ah ieri Giggino incredibilmente una volta tanto ha cucinato lui e ha fatto pasta al pesto e pomodorini

Oppure, l’altro giorno, commentando una mia sicurezza nella pronuncia di una frase ungherese:

– Ti vedo pratico! Hai una buona pronuncia, sai?
– Io faccio come gli uccelli che imitano i suoni, nulla più
– Giggino si sta cimentando con l’ungherese, non ti dico che risate…

 Oppure, quando mi chiese come a casa accogliessero, di solito, una fanciulla:

– Beh sono in realtà molto riservato anche con i miei…
– Sai Giggino subito è stato preso a benvolere da mio padre, cosa strana perché con gli altri ragazzi era sempre stato gelosissimo


Riservato forse non rende l’idea. Sono essenziale, è diverso. Della serie “Vi basti sapere che non è minorenne, non ha problemi con la legge e non mi introdurrà ad alcool e droghe perché è più probabile il contrario”.


CR non è l’unica a essere così. Ci sono persone che, da un certo punto in poi della vita, cominciano a parlare soltanto dei propri figli, fidanzati, animali domestici.


Le categorie sono sovrapponibili. Un figlio piccolo ha i bisogni di un cucciolo. Un fidanzato può puzzare, lasciare sporco e seminare peli come un animale. Un acquario può avere lo stesso afrore di certe zone del corpo e così via.


Quindi alla fine la vita è solo un grande giardino zoologico.


Immagine rubata da internet

Immagine rubata da internet

Purtroppo non mi sono mai trovato ad avere a che fare a lungo con tali persone. Ecco perché la lunga esperienza attuale mi è molto utile per mettere a punto e tarare un sistema di misurazione del Divegocentrismo (divagare+egocentrismo) da parte degli altri. Lo chiamerò il Gigginometro, in onore dell’inconsapevole ispiratore.

Per chiarire, quanti Giggini può valere (inteso, quanti aneddoti sul soggetto dovrai poi sentire o quanto a lungo può durare il singolo aneddoto) una tua singola informazione trasmessa all’interlocutore?


Perché magari un singolo Giggino può anche essere sezionato: un aneddoto di 10 minuti non vale un solo Giggino come uno di 5.


Spero mi varrà un Nobel.


Che poi non andrò a ritirare perché sono riservato.


Non è che lo squalo fedifrago si trovi la manta

Si dice che la mela non cada lontano dall’albero.


A meno che il terreno non abbia un declivio e la mela non rotoli via, ovviamente. 


Non ho mai conosciuto mio nonno paterno. Anche se era ancora vivo quando io venni alla luce.

Di lui so poco e niente. Ciò che conosco l’ho messo insieme negli anni attraverso i resoconti spontanei resi da mio padre. Siamo molto simili io Padre: tendiamo a fornire tutt’al più dichiarazioni spontanee, mentre più sovente non parliamo affatto.

Io sono andato anche oltre e, dato che tutti vogliono il figlio dottore, per far contento il babbo mi iscrissi sin dalla giovane età alla facoltà di non rispondere.

Vorrei saperne di più sulla storia familiare.
Mi sembra di non avere una risposta personale a un interrogativo esistenziale dell’essere umano: da dove vengo?

Eppure non ho mai chiesto a mio padre da dove io provenissi, a parte l’ovvia storia delle cicogne che si accoppiano sotto i cavoli.

Ho il timore di invadere una sfera delicata: quella del rispetto del dolore.

Un dolore del quale ho messo insieme qualche frammento attraverso i già citati resoconti spontanei. Un dolore fatto di stenti, di soprusi, di abbandono subìti da mio padre e i suoi fratelli da parte di mio nonno.

Il nonno, dopo aver sperperato il denaro in una vita godereccia, se ne andò con un’altra, dalla quale ebbe due figli, un maschio e una femmina.

Seppi di avere uno zio in più soltanto 17 anni fa. Quando ne persi un altro per un infarto. E me lo presentarono in modo conciso e secco: Questo è un altro zio della famiglia Gintoki. Nessuna altra spiegazione.


L’altra zia acquisita invece l’ho incontrata soltanto l’anno scorso.


Con gli anni, lui si è molto avvicinato alla nostra famiglia. Siamo diventati suoi confidenti, ci ha presentato ogni volta le ragazze cui si accompagnava, rischiando sempre di farci fare brutte figure perché se ogni volta ne arriva una nuova tu rischi di sbagliare nome perché eri rimasto a quella precedente.

Fortunatamente – e furbescamente, direi – se le è sempre scelte con nomi molto diversi. Non come mio cugino, un Gintoki anche lui, che è passato da Michela a Marilena a Milena. Fortuna che ha sposato quest’ultima e la sequenza è finita.


O ha sposato Marilena? Non mi ricordo più.


È sempre stato un po’ sventato. Lo zio acquisito, intendo. Spendeva e spandeva il denaro guadagnato con le missioni all’estero con l’esercito. Cambiava un’automobile all’anno. Fatti suoi, come è ovvio.

Poi anni fa ha conosciuto una ragazza e, come si suol dire da queste parti, ha messo la testa a posto.


E io mi chiedo sempre perché tenere la testa a posto sia uguale all’incontrare una ragazza e sposarsi. Forse per caso io vado in giro come il cavaliere de La leggenda della valle addormentata (Sleepy Hollow), senza portare nulla sul collo, perché a trent’anni non sono, come sempre si suole dire, accasato? Misteri (e non di Sleepy Hollow).


Gli anni son passati nella normalità.

Almeno così sembrava.

Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, veniamo a sapere dalla moglie che lui, dopo un furioso litigio in cui le ha mollato un paio di schiaffi, se ne è andato di casa.

Non le ha lasciato soldi, ma solo dei saldi da fare: conti, conti e ancora conti.

A detta della madre di lui, lei lo teneva a stecchetto, impedendogli di godersi la vita. Non lo faceva più respirare.

Qualche settimana dopo l’hanno visto a braccetto con una molto più giovane. Lui respirava ancora a fatica, infatti lei gli praticava la respirazione bocca a bocca.

Adesso sarà questione di avvocati.


Di questa storia conosciamo soltanto la versione di lei, che qualcuno potrebbe considerare suscettibile di tutti i dubbi o le esagerazioni del caso: io invece pongo l’accento sul fatto che lui, anche quando ha compiuto altre cazzate, è sempre venuto a confidarsi dal nostro lato della famiglia mentre questa volta è completamente sparito dalla circolazione: questo la dice lunga su quanto sia stato breve il moto di caduta dall’albero di una tale mela.


E qui ho pensato che per il momento potrei trattenere la mia curiosità e non chiedere ancora nulla a mio padre. Perché credo che questa storia, seppur più soft, ricordi una già accaduta.

Non è che Santa Claus sia fesso solo perché è un babbo


Non so se al di là della Linea Gotica “babbo” sia usato come sinonimo di “scemo”: considerando che in Toscana vuol dire “padre”, ne dubito. In realtà credo sia molto molto meridionale, forse l’origine è siciliana ma non ne son certo.


Penso sia giunto il momento di cominciare a condividere alcune osservazioni sugli autoctoni magiari.

Innanzitutto, credo che qui sia florida e ancora in vigore una rigida educazione di stampo est-europeo.

Scena: bimbetto che saltella sul marciapiede, forse per testare le proprie scarpe con la suola che si illumina. Si divertiva a guardarsi i piedi luccicare a ogni salto. Una cosa che non vedevo più dagli inizi degli anni ’90. Non ricordo più all’epoca di che marca fossero le scarpe luminose, forse erano le Bull-Boys, scarpe di qualità invereconda ma che a volte regalavano un videogioco tascabile, altre volte un pallone, altre volte ancora erano dotate di qualche altra minchiata per fare fessi i ragazzini.


È inutile dire che io sono uno di quelli che si faceva far fesso. “Con le scarpe di Bull-Boys, hai in regalo il videogame, corri presto corri dai che puoi scegliere tra seiiii”, recitava il jingle. Vorrei conoscere il geniale paroliere che l’ha scritto: le scarpe DI Bull-Boys? Perché voi acquistate le scarpe DI Nike, DI Lumberjack, immagino. Ma poi che finale è: “che puoi scegliere tra sei”? È una rima orribile.


Tornando al bimbetto salterino, a un certo punto inciampa e finisce steso faccia a terra al suolo. La madre, lì accanto, intenta a sistemare la sciarpa al fratellino, non si lancia a rialzarlo: lo guarda di sbieco e gli dice qualcosa con un tono sordo e gutturale che sembrava vagamente sprezzante.
Nella mia testa lo avrà umiliato verbalmente con una frase tipo: “Alla tua età tuo nonno combatteva i russi a Stalingrado, tu invece non sei neanche capace di stare in piedi!”.
Com’è come non è, il bimbetto si rialza subito senza un lamento.

La seconda considerazione di questa serata, riguarda l’argomento che tutti hanno in testa quando si parla di Ungheria: le donne.

Per introdurlo, racconto un episodio narratomi da collega-responsabile (d’ora in avanti CR), che ho già eletto a mia fonte privilegiata di amenità.

Sabato sera: compleanno (40 anni) di un’amica di CR. Per l’occasione, l’amica sceglie di puntare sulla massima sobrietà: noleggio di una limousine che porta le ragazze (dai 20 ai 45 anni) direttamente in discoteca. Un gruppo di queste ragazze, sempre per l’occasione, sempre all’insegna della sobrietà, si veste da Babbe Natale.

Babbe Natale Porno (d’ora in avanti BNP, come la banca. Infatti credo che a fine serata abbiano accettato molte…donazioni): top in microfiga, minigonna, autoreggenti e tacchi a squillo. Tutto rigorosamente rosso e bianco, con abbinato il tradizionale berretto del buon vecchio Santa Claus made in Coca-Cola.

Com’è come non è, la mia CR (vestita in modo normale) a un certo punto mentre si trovava all’interno della limousine con le BNP sente accarezzarsi una gamba. Una delle ragazze voleva evidentemente esplorare il territorio.

A questo punto, io che ascoltavo, speravo in un epilogo con i fuochi d’artificio. Ma CR ha tenuto a precisare che ha fatto capire che quel territorio non era sondabile, eccetto che dal proprio fidanzato.
In discoteca poi vi è rimasta poco: un po’ stanca, un po’ perché le altre dopo mezz’ora erano già pregne di alcool come botti di rovere, alle 23:30 ha chiamato un taxi e se ne è tornata a casa.

Deluso dall’avere una CR così pusillanime, confido però in ulteriori racconti da parte sua. Magari da vivere anche in prima persona, ho già chiesto infatti se magari lei possa introdurmi in questo ambiente di conoscenze. Per raccogliere materiale sui miei studi culturali su usi e costumi (discinti) dei popoli, ovviamente.

Cose che su Facebook non hanno lo spazio che realmente meritano, ingiustamente

Sui social network noto una certa omologazione verso alcuni argomenti condivisi dalle persone; tale tendenza oscura altre cose che meriterebbero invece maggior risalto. Gattini, cagnolini, omeopatia, hamburger fatti con scarti di copertone…basta! C’è anche altro che, purtroppo, non viene affatto preso in considerazione o tutt’al più è ritenuto fonte di aneddoti divertenti. Il mio compito di quest’oggi, o meglio, di questo tempo che ho da perdere, è riparare un’ingiustizia. All’occorrenza riparo anche cucine a gasse.

Attenzione: alcuni contenuti potrebbero non essere adatti a un pubblico di età maggiore agli anni 18

Per la categoria Io&il mio amico animale che è più intelligente di certe persone infatti quando lo chiamo lui non mi caga proprio perché mica è scemo
La commovente storia di questo essere selvaggio e del suo padrone: come si vede dalla foto che ha fatto il giro del mondo, questo placido bisonte ha adottato accanto a sé un essere umano perfettamente addomesticato.

Per la categoria INCREDIBILE! – Abitudini cui ci obbligano per venderci cose inutili altrimenti a quest’ora avrei potuto già rendermi ridicolo in santa pace
Non si lava da 60 anni
Incredibile! Non usa il sapone da 60 anni eppure è vivo e vegeto a 80 anni! Ecco le immagini che la Neutro Roberts e le altre lobby della pulizia ci tengono nascoste! Senza contare che ha fregato per sempre la dittatura della bolletta dell’acqua!

Leggete e condividete quest’altra!

Quest’uomo ha la barba più lunga del mondo! Non la taglia da boh chi se ne frega non è importante!!! Eppure sapete cosa gli è successo???…Nulla!1!1! Allora perché la televisione ogni giorno ci bombarda con centinaia di spot su rasoi e schiume da barba??? Diffondete se avete un cuore e pure un paio di polmoni funzionanti!

Per la categoria la casta pensavo fosse solo quella tizia che mi disse che con me non ci sarebbe stata perché voleva aspettare il matrimonio prima di scoprire che era andata con un mio amico e allora ho capito non fosse proprio casta casta
Impediscono a Darth Vader di votare!
La potente ka$ta dei Jedi ha colpito ancora una volta! Darth Vader, che si era regolarmente presentato come candidato per concorrere alle elezioni presidenziali in Ucraina, si è visto respingere ai seggi con la pretestuosa giustificazione di non essersi tolto la maschera. Una evidente provocazione perché TUTTI SANNO che il povero Lord Vader, al secolo Anakin Skywalker, non può respirare senza a causa delle gravissime ferite riportate nello scontro con Obi-wan Kenobi (un Jedi, guarda caso).

Oltre a essere nemici della famiglia (perché, ricordiamolo, il discutibile codice che si sono dati prevede il divieto di rapporti sentimentali), angariatori di bambini innocenti (strappati alle loro madri per essere addestrati a combattere sin dalla tenera età) i Jedi sono antidemocratici! E poi parlano di pace!1!1! Ipocriti! Diffondete prima che venga censurato!

I Jedi non possono avere figli e poi vogliono rubare quegli degli altri! E se tutti fossero Jedi cosa accadrebbe? Ci estingueremmo! Volete una società così? Io no di certo!E voi?!111111!

Con questa per oggi ho concluso, ma conto di ritornare con nuovi argomenti da far condividere affinché tutti possano sapere e non dire di non aver saputo perché gli era stato detto e se non c’erano o dormivano, fatti loro.

Il biografo parentale

Capita a uomini e donne, superata una certa età (che identificherei dopo i 45-50), di trovarsi propensi a parlare con conoscenti, semiconoscenti e anche perfetti sconosciuti delle imprese del proprio parentado.

I più lo fanno con i figli, per elencare le qualità e le doti della propria progenie, col petto gonfio di orgoglio genitoriale e un po’ di catarro stantio nei bronchi.

In genere la trappola scatta in questo modo: il biografo parte con la domanda, all’apparenza pacifica ed educata, E tu che stai facendo adesso?

La vittima risponde, ma il biografo non è interessato né sta seguendo il discorso: è già pronto a partire con Mio figlio invece sta facendo questo questo e quest’altro ancora…

Se ciò può esser ancora comprensibile da parte di chi ci tiene a mettere in mostra i successi dei figli, resta oscuro il motivo perché l’elenco di traguardi raggiunti debba essere esteso anche al parentado. Esistono individui che ci tengono a farti sapere che Il nipote del cugino di mia cognata si è aperto una ditta di spurghi e clisteri, mentre poi tengo* un altro nipote figlio di un fratello acquisito in prestito che mò se ne è andato a Como perché la moglie aveva fatto il concorso per vigile urbano a Roma poi lui si è messo in aspettativa e lei ha chiesto bla bla bla
* dialettalismo. Qui si usa il verbo tenere in sostituzione di avere, probabilmente un lascito linguistico della dominazione spagnola nei secoli passati.

Il malcapitato tenterà di sottrarsi alla valanga di chiacchiere approfittando del momento in cui l’interlocutore respira, per congedarsi con una frase di circostanza o un Va bene… stiracchiato, inclinando il corpo leggermente di lato per lasciar intendere di essere pronto a mettersi in cammino. L’intera sequenza deve essere attuata in modo veloce, prima che il biografo riattacchi col racconto.

L’altra domanda trappola è la classica E tu sei fidanzato?, che anche in questo caso serve a introdurre il racconto dei matrimoni, passati, presenti e progettati, nella famiglia di chi ha posto la domanda.

Vorrei attuare un esperimento sociologico: al prossimo che domanderà Che stai facendo? Sei fidanzato? rispondere con qualcosa di stravagante e inusitato, del tipo
– Mi sono arruolato nei peshmerga curdi per combattere l’ISIS e il mese prossimo mi sposo con una tatuatrice di ani dedita alla stregoneria per corrispondenza

In questo modo si potrebbe capire se l’interlocutore ascolta o meno ciò che uno dice; in caso affermativo, quantomeno lo si sarebbe disorientato/sconvolto e quindi messo a tacere e si potrebbe proseguire per la propria strada, fischiettando.