Non è che devi far riposare gli oli esausti

Ho un problema, sì, uno dei tanti, ma uno di questi non è che proprio mi appartiene. Oppure sì, forse me lo pongo solo io. Il fatto è che noto parecchio esaurimento nelle persone che mi circondano, vedo le loro nevrosi, le loro schermate blu di Windows in cui Razionalità.exe ha smesso di funzionare.

Anche io sono un esaurito. E ho un altro problema, molto probabilmente connesso al primo. Mi destabilizza l’insofferenza altrui. L’insofferenza verso il cameriere che tarda ad arrivare, l’insofferenza verso il semaforo rosso, l’insofferenza verso la pioggia, l’insofferenza verso gli insofferenti.

E seppur io non sia responsabile né parte in causa del fastidio altrui, ciò che gli altri provano ed esternano mi causa malessere. La negatività si spande per l’aria come una fuga di gas ed è contagiosa. Mi consuma le energie e mi rende esausto.

C’è un romanzo di John Kennedy Toole intitolato Una banda di idioti; in questo romanzo il protagonista è Ignatius, un uomo di trent’anni con l’irriverenza di John Belushi – che infatti avrebbe dovuto interpretarlo nel film tratto dal libro – la stupidità di Homer Simpson e l’impeto battagliero di Don Chisciotte. Una sua caratteristica, o frase che ripete spesso, è che in contesti di conflitto lamenta che gli si sta «chiudendo la valvola dello stomaco».

Ecco, nei contesti di malessere e negatività diffusa come una profumazione d’ambiente io sento che mi si sta chiudendo la valvola e vorrei dire basta, smettetela, finitela di svalvolare, ma chi sono per bloccare le valvole altrui?

Sono esausto.

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