Non è che il palestrato vada al doposcuola per fare le ripetizioni

Tra le cose che mi irritano ci sono le ripetizioni. Non quelle scolastiche, né quelle da palestra, anche se non ho mai amato ripetere sui libri e in palestra non ci sono mai stato perché è un posto brutto e cattivo.

Ho trascorso l’ultimo dell’anno segnato da acciacchi di stagione. Colpa delle mie tonsille incomprensibili: sono criptiche. A ciò va aggiunto che l’occhio destro mi si era riempito di sangue, forse per un colpo di freddo.

Ognuno dei presenti alla tavolata all’orgia alimentare e alcolica, a turno, mi ha chiesto cosa avessi all’occhio. Alla quinta identica domanda ho iniziato a dare risposte a caso. Mi pento però di non essermi giocato le migliori che ero fortemente tentato di dire:

– Ho fatto una rissa in un peggior bar di Caracas
– È una nuova moda, colorarsi la sclera con la salsa di pomodoro
– Succede quando mi trasformo in un Ghoul.

In un contesto amicale possono anche andar bene risposte del cavolo. Per quanto tu possa esser guardato in modo strano le persone che ti conoscono sono già consce da tempo della tua stranezza e sembrano non farci più caso.

I problemi sorgono in contesti professionali dove non si può dire tutto ciò che si pensa.

Da quando sono arrivato qui qualche mese fa – intendo qui dove lavoro e faccio altro – c’è una cosa ricorrente che sento ripetere da tutte le persone che lavorano con me. E che cioè ognuno procede per conto proprio, ogni singolo coltiva soltanto il proprio orto, non c’è coordinazione, non c’è dialogo, le sedi regionali procedono ognuna all’insaputa delle altre.

Lo ripetono tutti i soggetti coinvolti.

Tutti quei medesimi soggetti che all’atto pratico fanno esattamente ciò di cui si lamentano e che potremmo sintetizzare con pensare solo ai cazzi propri.

Ho formulato delle ipotesi in materia.

1) Sono vittime di una maledizione: non vorrebbero essere così strafottenti ma ne sono costretti e io sono l’Eletto che dovrebbe spezzare l’incantesimo (ipotesi presuntuosa)
2) È un test per me che sono l’ultimo arrivato: in realtà fanno finta di badare solo ai propri cazzi e lamentarsene per verificare se io mi adeguo all’andazzo oppure mostro spirito collaborativo e intraprendenza (ipotesi complottista)
3) Sono tutti molto timidi e nessuno fa il primo passo verso gli altri e questo clima di vergogna generale crea una situazione di stasi (ipotesi dell’adolescente imbarazzato)
4) Sono delle teste di cazzo (ipotesi dell’essere circondati da teste di cazzo).

Cosa dovrei fare io:

1) Fregamene
2) Fregarmene
oppure 3) Fregarmene?

(Mi sono ripetuto. Ora vado a odiarmi)

Annunci

Non è che tu ti vesta in modo scontato perché anche l’ovvio vuole la sua parte

L’anno scorso, durante le pulizie decennali, misi in vendita alcuni manga. Un tizio che prese contatto con me, dopo aver concordato la transazione, mi scrisse poi

– Spero che tu non sia un truffatore :/

Faccia triste compresa. Al che ero molto tentato di rispondergli

– Oh no! Pensavo di essere riuscito a gabbarti, invece sei troppo furbo per me!.

Mi ricorda quelle signore che dal salumiere o dal macellaio dicono

– Mi dia un etto di…Ma è buono?

E io vorrei che un commerciante, in nome di tutti gli operatori alimentari che se lo sentono chiedere, rispondesse, per una volta:

– Guardi signora, è proprio una merda, speravo di sbolognarglielo.

Ho un rapporto ostile con le ovvietà, le domande retoriche e/o banali. Il sarcasmo becero è la prima reazione istintiva che provo.

Mi ricordo poi quando mi avviavo verso la porta di casa, abbigliato non certo in modo casalingo, e Madre chiedeva

– Esci?
– No, Madre, questa è la mia tenuta da giardinaggio. Dicono che alle piante bisogna parlare, ma credo sia necessario anche un abbigliamento adeguato, non trovi?

Che dire di quelli che, quando su un treno a lunga percorrenza in prossimità della tua fermata tu ti alzi e ti avvicini alla porta, ti arrivano da dietro chiedendo

– Scende?
– No, guardi, mi piace contemplare la porta che si apre e si chiude. Mi ricorda la caducità dell’esistenza.

Ma l’esperienza in realtà insegna che non bisogna mai, mai porre limiti con le persone.

L’esempio che porterò sempre con me è quello fornito da un aneddoto che, a distanza di anni, ancora raccontano i miei e i loro amici, riguardante un loro amico noto per esser astuto come un cervo.

Una sera, incontrandosi in piazza come sempre, costui chiese ai miei:

– E il piccolo Gintoki (allora avevo 3 anni) dove lo avete lasciato?

Padre, per far lo spiritoso, disse

– L’abbiamo mandato al cinema
– Ah, c’era qualche film della Disney?

E allora mi ricorderò sempre di non dar mai per scontato fin dove possano spingersi le domande altrui.

Liebster Kitten Award

Innanzitutto ringrazio On Rainy Days e Maximwalker per avermi nominato (e non invano) come miglior gatto da compagnia emergente (al di sopra dell’Equatore) di questo mese.

E tu m’hai svegliato per dirmi ‘sta cats-ata?

Salterei preamboli, cappelli introduttivi e capitomboli e andrei subito a rispondere alle domande.

Perché hai aperto un blog?
Perché chiudere un blog altrui pareva brutto. Quindi ho aperto un blog mio nel 2006 per avere possibilità di chiuderlo, solo che poi l’attività ha iniziato a ingranare e ora mi pare brutto chiuderlo, quindi sto pensando di aprire un altro blog da chiudere poi successivamente.

Ci parli un po’ delle tue passioni?
No.
Scherzo, sì.
Mi piace leggere (le etichette al supermercato), andare a passeggio senza meta (sarei un pessimo rugbista), visitare i musei (anche se quando mi vedono auscultarne le pareti con uno stetofonendoscopio chiamano la sicurezza), viaggiare sia fisicamente che con la fantasia (quest’ultimo caso quando non ci sono soldi), guardare film.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?
Commentare, interagire sono modi per creare una comunanza d’interessi, per dire “Ehi, anch’io!”. Almeno per la tipologia di blog che ho impostato io e per i blog di altri che leggo. Siamo persone diverse, con attività diverse e vite diverse: ma ci riscopriamo in quel “Ehi, anch’io!”.
Quindi in base al numero di “Ehi, anch’io” si può decidere di creare una propria setta, nel mio caso ambisco, come ho accennato in passato, a creare un movimento per l’instaurazione di una Gattocrazia.

Di cosa parli nel blog?
Faccio prima a dire ciò di cui non ho parlato: perché poi credo nel blog di aver attraversato (senza neanche guardare se sopraggiungessero auto) vari argomenti, uscendone sempre indenne o al massimo con qualche ciuffo di peli in meno. Ecco, mi rammarico di non aver parlato mai di giroscopi o di sincrotroni e nemmeno di ricette di cucina a base di insetti, il che è frustrante perché rende questo blog ancora abbastanza incompleto.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?
Loro mi lasciano una ciotola con l’acqua e i croccantini fuori la porta e quando si allontanano io arrivo. Però a volte mi fermo anche a giochicchiare coi gomitoli oppure mi metto a pancia all’aria fingendo di far la lotta.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?
Tra due anni questo blog sarà quotato in borsa e anche in borsetta (nel portafogli no perché non entra), quindi diventerà una S.p.a. con tanto di bagni termali, cioè toilettes con gabinetti e bidet funzionanti ad acqua sulfurea a 80°.

La cosa che sai fare meglio?
Domande di riserva? Ah, ecco: mi riesce bene svicolare dalle domande. Il tempo di girarti e -puff- sparisco.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Se fosse un lavoro direi una prestazione autonoma occasionale e continuativa.

Come nascono i tuoi post?
Ah, sapevo che sarebbe arrivata questa domanda, prima o poi. Eh, la curiosità. Ok, nascono così: li porta la cicogna e me li fa trovare sotto un cavolo.