Non è che una cantante metta maglioni di Lana del Rey

Sono uscito di casa questa mattina mentre il cielo sputacchiava pioggia congelata. Gocce che solidificavano e venivano giù fitte.
Una si è insinuata verso la mia schiena attraverso ombrello, giaccone e scaldacollo togliendomi 5 anni di vita e aggiungendone altri al periodo nell’Inferno che dovrò trascorrere nel Girone dei violenti contro la Divinità.

Mi ero alzato presto per andare all’ufficio postale, appena avrebbe aperto, a ritirare una raccomandata. La rassegnazione dominava su di me come una mistress.
Avevo lasciato detto in ufficio che avrei fatto tardi, non quantificando un orario. Ho dato istruzioni a CR per far avvisare i miei genitori nel caso non avessi fatto ritorno. Si sa che negli uffici postali si entra e non si sa quando se ne esce.

Ero pronto al peggio, mi aspettavo non sarebbe stata facile.
Magari l’avviso di giacenza non aveva il codice della raccomandata scritto in modo chiaro, magari l’avevano persa, magari non sarebbe bastata la carta d’identità e avrebbero chiesto il passaporto, l’estratto conto in banca oppure mi avrebbero fatto togliere la maglia e in quel momento avrei avuto la lanetta nell’ombelico.

Magari qualsiasi cosa.
Invece ne sono uscito cinque minuti dopo.
Io, la mia raccomandata, e la mia lanugine ombelicale che, seppur fossi lavato e vestito da mezz’ora o poco più, sicuramente nel frattempo si era già formata dalla maglietta.

Non me l’aspettavo.
Del resto, ho una tecnica inconscia di modifica del futuro basata sul pessimismo.
Qualche sprovveduto la definirebbe ansia. In realtà è una filosofia di vita. Consiste nel visualizzare gli scenari peggiori affinché non si verifichino e nel ricevere quindi un grado di soddisfazione elevato nel momento in cui gli eventi volgono invece in positivo.


Perché è noto che D= A-R, dove D sta per Delusione, A per aspettative e R per realtà. Se D è negativo ne consegue che la realtà è migliore di quanto ci aspettassimo.


Affinché la tecnica funzioni, è necessario che il pessimismo sia sincero.

Non funziona visualizzare di proposito che le cose vadano male. Il pessimismo spontaneo si sviluppa solo con lunga e costante dedizione, attività degna di un asceta.

L’importante è lavarsi, perché sennò poi puzza l’asceta.
E avrà tanta lana nell’ombelico.

Annunci

Non è che puoi filtrare gli atti impuri

Un pomeriggio al catechismo a noi discepoli stavano parlando di qualcosa come i desideri positivi che una persona esprime alla divinità: Vorrei la pace nel mondo, vorrei cibo per gli affamati e altre cose per vincere Miss Italia.


Non ricordo se stessero presentando l’argomento propri in questi termini parlando di desideri positivi, la mia è una ricostruzione sulla base di vaghi ricordi, il contesto comunque era quello.


Al che io dissi, sottovoce, rivolto a un mio vicino di posto: “Vorrei vincere la lotteria”.

Il vicino di posto, con la simpatia di uno che ti fa gol all’87esimo, rivelò il mio commento alla catechista, che mi redarguì al suon di “Eh no! Questo è consumismo! Di cosa stiamo parlando ora? Di pensieri altruistici”.

– Ma io poi darei il denaro in beneficenza – aggiunsi prontamente per riscattarmi.
Ma nessuno prestò attenzione al mio buon proposito, essendo stato additato come consumista.

A scuola sono sempre stato vittima di spioni, delatori e sicofanti vari. Il più delle volte poi chi mi denunciava non era uno stinco di santo, per rimanere in tema. Ovvio: è il godimento di trascinare gli altri nel fango.


Sicofante. Non è una bella parola? In origine in greco sembra indicasse “Colui che denuncia il contrabbando di fichi nell’Attica”, dato che all’epoca l’esportazione dei fichi era vietata. Ma divenne presto una parola negativa, perché sorse la figura del calunniatore professionista, quello che, dietro compenso, era pronto a giurare e spergiurare.


A scanso di equivoci, io non ho mai contrabbandato fichi fuori dall’Attica o zone limitrofe o altrove.


In quella medesima lezione – o forse era un’altra – ricordo che il delatore chiese cosa si intendesse per “atti impuri”.

Al che la catechista rispose “Tutte quelle coppie che si sbaciucchiano per strada”, sottolineando la cosa con una smorfia di disgusto.  E io pensai che non avevo certo intenzione di commettere atti impuri nella mia vita. Eppure ritenevo inevitabile* che prima o poi io avrei finito con l’avere una compagna e che ci sarebbe potuto scappare uno sbaciucchiamento per strada.


* Eh, quando uno si ritiene destinato a essere un figo.


Ignoravo che per anni questo pericolo non ci sarebbe stato affatto.


Tornai a casa e per distrarmi dal timore di quei futuri atti impuri mi concentrai su dei pensieri sconci riguardanti Elisabetta Ferracini, co-conduttrice di Solletico. Non essendo conscio della esauriente connotazione di un atto impuro, perché la catechista non ci aveva raccontato tutto.


C’erano tante cose che al catechismo non hanno spiegato molto bene* e io mi trovavo in difficoltà essendo ancora nella fase infantile dei perché. Una fase che dura ancor oggi.


* Anche qui non sono però molto sicuro perché potrei essere stato io poco attento alle spiegazioni.


Ho riflettuto su quegli eventi oggi mentre passeggiavo.
C’erano molte coppie per strada. Una di queste mi ha colpito. A parte il loro evidente indugio nell’atto impuro – nella declinazione data dalla catechista – seppur coperti da un ombrello, ho colto un messaggio all’interno della scena.

fotor_145546423437054.jpg

Non è evidente? Da un lato la coppia e dall’altro i cannoni da guerra. Mi sembra chiaro cosa significhi.
È un messaggio politico: fate la guerra, non fate l’amore.

Sconvolto da queste dichiarazioni guerrafondaie, mi sono allontanato.

Avvicinandomi da dietro alla torre della Chiesa di S. Maria Maddalena, ho sentito dei rumori. Il suono mi era familiare perché l’avevo sentito altre volte.

Un tipo era impegnato in evoluzioni acrobatiche. Il rumore era quello dello skate che viene girato e rigirato su sé stesso. SCATAC! SCATAC!


Secondo me fa SCATAC, laddove il suono della T è dato dall’asse mentre le C sono le ruote.


Fotor_145546462302257
Monumentale il suo ergersi. Anzi, più che monumentale la sua sicumera mi faceva venire in mente Montale: Ah l’uomo che se ne va sicuro, agli altri e a sé stesso amico.


Non è vero che mi faceva venire in mente Montale, l’ho pensato dopo mentre riflettevo su quale minchiata aggiungere come didascalia e poi mi son detto Ehi, citiamo Montale per darci un tono. Solo che sarebbe parso troppo uno spararsi le pose, quindi ho aggiunto questa didascalia per recitare la parte di quello che non si prende sul serio. Quindi tu, lettore, sei stato fregato due volte e questo ti sia d’insegnamento a non fidarti mai di nessuno, anche perché poi ci sarà sempre uno spione pronto a denunciarti.


Mi sono allontanato e ho atteso che ruzzolasse a terra. Cosa che è avvenuta immediatamente poco dopo:
Fotor_145546683196261

E questo perché sono una brutta persona.

Non puoi dormire sugli allori: sono scomodi e ti feriresti con i rami

È da due settimane che mi sento stranamente positivo ed è proprio in questi momenti che si è più vulnerabili. Il pericolo può arrivare in qualsiasi momento e la positività fa abbassare la guardia perché ci si sente tranquilli.

Oggi (che in realtà sarebbe ieri) vado a far visita a NM (Nonni Materni) e scambio con loro qualche parola. Al mio “bene” in risposta a un “come vanno le cose?” di NM, interviene la badante, quella dello “sgnakku sodiakalu”,


Si veda puntata L’oroscopo è una cosa che ti lascia il segno.


la quale mi dice
– Stai attento.
– Eh?
– Oroscopo non dice cose buone, stai attento. Io ho letto.
– Eh ah?…Sì, io non guardo queste cose.
– Sgnakku dice brutto momento ora viene. A gennaio forse migliora.
– Ah ok, grazie.

Più che inquietarmi cosa dica l’oroscopo mi lascia perplesso che lei si prenda la briga di informarsi sul mio segno e seguirne le vicissitudini.

Per il resto, non ho bisogno dell’oroscopo per sapere che Venere (che nella mia immaginazione non è un pianeta ma proprio la dea Afrodite, con le fattezze di quella comparsa nelle serie tv Hercules e Xena*) mi è contro: ho una ex rancorosa e i miei approcci vengono stoppati ancora prima che vengano approcciati.


Sull’ultima cosa si veda la puntata Non c’è bisogno di essere una gran-de-mente per essere Miss Italia.


* Non era chissà quale bellezza –  ho un problema ad apprezzare le donne yankee: troppo mascellone e con la dentatura di Furia il cavallo del West – ma per una sorta di imprinting l’idea della dea dell’amore si è sovrapposta alla sua immagine: I-dea dell’amore?


Non so quale divinità, inoltre, sovrintenda le abilità manuali, ma pure quella mi è contro. Da una vita. Io rompo le cose, forse è un superpotere che non ho mai compreso e sfruttato. Se ne capissi il funzionamento potrei diventare un supereroe, disarmare i nemici toccando le loro armi, disinnescare ordigni esplosivi semplicemente staccando un filo a caso e così via.

L’ultima vittima, in ordine temporale, è un piatto che ho rotto mentre lo stavo lavando. Non so come ho fatto, ma dalla mano destra che lo reggeva il piatto è scivolato, con la sinistra ho tentato di prenderlo prima che cadesse nel lavello ma l’ho colpito mandandolo contro la destra che l’ha fatto rimbalzare di nuovo contro la sinistra che l’ha colpito di taglio. E a quel punto si è spaccato in due.

La cosa di cui mi rammarico è che ho rotto in pratica un piatto con un colpo di karate ma non c’era nessuno ad assistere a una tale performance.

Infine, dopo amore, salute (delle cose che mi stanno intorno) veniamo al denaro: ho il portafogli bucato.

E non è una metafora: nella tasca interna portaspiccioli c’è un buco che si allarga giorno per giorno. Prima hanno iniziato a scappare i 2 cents, poi i 5. Oggi ho scoperto un decino che cercava di infilarsi anch’esso in cerca di libertà.


Questa cosa mi ha molto intristito: il portafogli è un regalo della ex – non la rancorosa, un’altra, che magari pure lei ha dei rancori in serbo o in qualche altra lingua – e ci tenevo molto. Al portafogli, intendo. Ma anche all’ex, però questo lei non lo sa e anche se lo sapesse giustamente oggi non gliene importerebbe, avrebbe dovuto saperlo all’epoca ma se non lo sapeva era colpa mia e quindi ora mi consolo con gli oggetti per una sorta di transfert emotivo.

O forse è tirchieria, perché essendo oggetti utili è giusto continuare a utilizzarli.


A Paperon de’ Paperoni piace quest’ultimo elemento.


Mi sa che comunque ha ragione la badante: sgnakku non buono adesso. E io che mi cullavo nel positivismo!

Se non c’è più religione assumeranno un supplente?

Una vignetta di Natangelo sul suo vecchio prof di religione mi ha ispirato dei ricordi sui miei trascorsi scolastici e i professori di “dottrina” (come ho sentito dire da persone di una certa età).

Ho avuto un solo professore di sesso maschile, che assunse la cattedra per gli ultimi due anni di liceo. Il percorso dalle elementari in su è stato invece accompagnato da maestre e professoresse. Mi sono sempre chiesto se in generale l’insegnante di religione fosse un ruolo più maschile o più femminile, non trovando mai una risposta esauriente.

Il prof del liceo era un insegnante non convenzionale, di quelli che religione la divulgano a modo loro. Preferiva far lezione con gli studenti tutti raccolti attorno la cattedra, chi seduto sul banco, chi in braccio a qualcun altro, chi in piedi. Si dialogava a ruota libera su qualsiasi tema ed era un modo produttivo per impiegare un’ora che altrimenti sarebbe stata sprecata.

Fu un cambiamento di impostazione rispetto alla precedente insegnante, che lasciava dialogare ma non offriva molto spazio a interpretazioni personali. Se la Genesi afferma che l’uomo è stato fatto con la polvere e la donna con una costola – diceva – allora è accaduto tutto letteralmente così e non va considerata come una metafora o un’allegoria.
Ciò che all’epoca mi pento di non averle chiesto è cosa pensasse delle edizioni della Bibbia e dei cambiamenti nel testo che sono stati effettuati di volta in volta dai traduttori: se il libro è la parola letterale di Dio, quale sia il bisogno di modificarla non si comprende. Certo, se la scrittura è opera di Dio forse lo saranno anche le richieste di modifica? È alquanto strano: non è che Umberto Eco dopo aver pubblicato un romanzo telefona di tanto in tanto alla Bompiani per chiedere di cambiare il testo. Ma Eco non è Dio, quindi forse il vantaggio di essere una divinità è quello di poter contattare il proprio editore quando più aggrada.

La professoressa delle medie è stata l’unica tra tutti gli insegnanti di religione che ho avuto a interrogare e distribuire anche voti negativi. Amava le storie dell’Antico Testamento, difatti un giorno mi salvai durante una raffica di interrogazioni a sorpresa raccontando la storia di Esaù e Giacobbe, che ricordavo perché mi aveva colpito per il puzzolente inganno perpetrato da Giacobbe ai danni del padre e del fratello.
Si racconta infatti che Giacobbe, per avere la benedizione del padre morente al posto del fratello, si presentò da lui sotto mentite spoglie. Il vecchio Isacco, cieco, riconosceva i figli al tatto. Esaù era molto peloso, così Giacobbe si ricoprì di pelli di capra – che non credo avessero un buon odore, ma forse non lo aveva neanche il buon Esaù – per ingannare il padre. Mi lasciava sempre perplesso come un uomo potesse essere villoso quanto una capra e mi chiedo cosa ne avrebbe pensato Vittorio Sgarbi a proposito di un tal individuo caprino.

Della maestra delle elementari ricordo la tinta di capelli rosso mogano, sempre la stessa per tutti i 5 anni. Una decina di anni dopo la incontrai per strada e sfoggiava la medesima tinta: non ho mai visto una simile coerenza di stile, encomiabile.
La maestra Pina (così la chiamavano) oltre per il capello, era nota per fare da coordinatrice per le recite scolastiche, soprattutto per ciò che concerneva i cori. In quelle recite ho sempre avuto un ruolo marginale o insignificante. come quella recita di Natale dove a me e altri due tapini fu affidato il compito di fare da intermezzo pubblicitario tra primo e secondo tempo, parodiando uno spot della Melegatti. Avevo imparato a memoria la mia battuta, se non che due giorni prima della recita le maestre la cambiarono. Provammo e riprovammo il nuovo sketch ma sul palco la mia sicumera mi tradì e feci confusione tra le battute, tra l’ilarità del pubblico formato dalle altre classi.
Non era colpa mia se non avevo esperienza di recitazione perché qualcuno aveva voluto così. Non era neanche colpa della maestra Pina che con me fu sempre buona. Una volta mi difese quando, durante le prove del coro che sarebbe stato inserito in una recita, fui sbattuto fuori dall’aula dalla maestra di matematica (che chiamavo “la maestra a quadretti”, mentre la “maestra a righe” era quella di italiano) con l’accusa di aver fatto lo spiritoso e aver cantato urlando.
Resto ancora convinto di essere stato vittima di un errore giudiziario.

Comunque a parte la maestra Pina e il buon samaritano del liceo, spero che le altre due siano andate in pensione e non esercitino più, perché non mi piacevano affatto.

E a pensarci non ho mai amato neanche l’ora di religione, ma questa è un’altra storia.

Invenzioni impossibili che sarebbe bello se ma anche no #2

Per chi si fosse perso la prima parte, nella fucina di idee che ho messo in piedi sono al lavoro le migliori de-menti disponibili sulla piazza e anche sulla statale per studiare possibili innovazioni che potrebbero migliorare le nostre vite oppure no ma tanto peggio di così non potremmo stare.

Quelle che vado a presentare sono altre cazzate idee che sono uscite fuori non si sa come e non sappiamo come far rientrare.

I libri da reggere
Stanchi di essere considerati atleti tutto muscoli e niente cervello? Stufi di essere additati come secchioni col fisico da lanciatori di coriandoli? Questi libri sono la soluzione per entrambi! Grazie alle pratiche (?) copertine in ghisa dal peso variabile dai 10 kg in su, finalmente potrete acculturarvi mentre fate esercizio fisico, oppure leggere l’ultimo volume di George R. R. Martin mettendo su un po’ di bicipiti! E per i body builder, la collana Grandi Classici: i Fratelli Karamazov, il Signore degli Anelli, Arcipelago Gulag, Alla ricerca del tempo perduto e altri grandi tomi della letteratura dall’enorme numero di pagine, tutti da reggere!

La gonna da masticare
Se esiste la biancheria intima commestibile, perché non pensare ad altri capi d’abbigliamento? Disponibile nelle colorazioni verde menta, rosa fragola, nero liquirizia, la gonna da masticare è la soluzione ideale quando si vuol avere freschezza e alito fresco sempre e dovunque! Immaginate l’emozione quando il vostro lui vi dirà “Tesoro…ti masticherei tutta!”!

L’autobusso
Servizio di trasporto urbano che vi aiuta nel caso viaggiate carichi di borse e valige e, quindi, con le mani impegnate: giunti sotto casa, l’autista si offrirà di bussare alla porta al posto vostro!…Ovviamente funziona quando c’è qualcuno in casa.

Il bar beer
Un bar specializzato in birre dove tra un boccale e l’altro è possibile anche farsi spuntare i capelli.

Loki antinfiammatorio
Dolori reumatici, articolari, cefalee? Chi meglio di una divinità norrena potrebbe risolvere i vostri problemi? E perché mai dovrebbe risolverli, direte voi? Ah non lo so, ma se non vi sta bene tenetevi il mal di testa, per Giove.

Il detersivo per i patti
Siete venuti meno alla parola data? Avete disatteso degli accordi? No problem. Con questo detersivo formula speciale, i patti da voi stipulati potranno tornare limpidi e immacolati e potrete rifarvi una reputazione. Disponibile anche profumato al limone.

Il pollo allo spiego
Se siete stanchi di spiegare ogni volta alla vostra fidanzata la regola del fuorigioco, se vi tedia il vostro amico che si addormenta durante il film e poi vi chiede delucidazioni sulla trama, questo snack al pollo arrosto fa al caso vostro: ingozzate il/la seccatore/trice fino a che non potrà più proferir verbo, perché il polletto si incaricherà per voi di trasmettergli tutti gli spiegoni possibili!

La metropuritana
Nei vagoni della metropuritana non c’è spazio per disturbatori, cafoni e maleducati e per un abbigliamento volgare: immersi nell’atmosfera da Inghilterra del ‘600 viaggerete con tutte le buone maniere, la rigidità di costumi e l’afrore di letame e ascella tipica di quei tempi andati. Si raccomanda un vestiario consono. È gradito il cilicio purché eventuali rivoli di sangue da ferite aperte siano celati alla vista altrui.

Le strisce perdonali
Soluzione pensata per gli uomini che non sanno come chiedere scusa alle proprie compagne: questi attraversamenti stradali speciali in tutto e per tutto uguali a delle normali strisce dipinte sull’asfalto, sono la più efficace invocazione di perdono esistente. Basterà aspettare che la propria amata giunga in prossimità delle strisce per attraversare la strada in un verso e nell’altro di continuo, impedendo il transito all’auto della fanciulla che, per quieto vivere, concederà il perdono purché l’idiota il ragazzo si decida a togliersi dalle palle dal pericolo. Eventuali investimenti non sono di responsabilità dell’inventore. Per un effetto più drammatico è possibile percorrerle a piedi nudi. Si possono anche organizzare attraversamenti in comitiva, ma ricordatevi che il terzo della fila è uno che è morto ed è stato sostituito da un sosia.

Alla  prossima (forse) puntata per nuove e strabilianti idee cui nessuno aveva pensato (per decenza e dignità)!

Spiegai le vele al vento, ma il vento non le capì. E il pollo disse: “Anche io non so se mi spiedo”

Ho visto al cinema il film dei Cavalieri dello Zodiaco. Tralascio ogni tentativo di recensione, limitandomi a commentare che il connubio tra operazione nostalgia e innovazione mi ha soddisfatto a metà. È stato comunque un piacere ascoltare i vecchi doppiatori, anche se:
a) hanno insistito con l’usare ancor oggi, nel XXI secolo, i nomi delle costellazioni per i personaggi (e dire che da piccolo non sapendolo mi dicevo “Toh, guarda quello lì: si chiama Pegasus e ha ottenuto l’armatura di Pegasus! Coincidenza? Io non credo”)
b) i dialoghi non erano di stampo epico-cavalleresco (una soluzione voluta dal doppiaggio italiano all’epoca) come quelli di un tempo.

Qual magniloquenza a quel tempo nel sublime eloquio di Milo di Scorpio!

Detto questo, ciò che mi ha colpito negativamente è stato l’immancabile spiegone a inizio film che, immagino per esigenze di durata, è stato barbaramente affidato a una breve conversazione in auto tra Lady Isabel e il suo maggiordomo-tutore-tuttofare.

Insomma, immaginate la scena: voi siete una ragazzina 16enne che, con lo sguardo perso verso l’esterno del finestrino, ve ne state a pensare ai saldi da Desigual e Tezenis, quando interrompono il vostro flusso di pensieri dicendovi: “Signorina, lei lo sa che è una divinità e che fin dai tempi antichi dei baldi giovani si ammazzano di botte perché a lei non piace combattere in prima persona?”.

Semplicemente assurdo.

E poi ho riflettuto sul fatto che gli spiegoni sono un grande tallone di Achille della cinematografia in generale. Sono necessari, ma non si sa mai quando e dove infilarli. Io li odio a prescindere e vorrei avere un telecomando col tasto skip per saltarli. Sono un nazista seguace del Show, don’t tell. Anche perché trovo del tutto irreale che qualcuno, di punto in bianco, si fermi a dare spiegazioni dalla A alla Z.

Riflettendo, sono invece giunto alla conclusione che alcune volte anche le persone nel mondo reale agiscono in tal guisa. Si prodigano a dare spiegoni del tutto fuori luogo, cosa che ti fa desiderare il famoso telecomando col tasto skip da puntare contro il proprio interlocutore.

In molti casi lo spiegone non è affatto richiesto e assume toni vagamente autogiustificatori (excusatio non petita, accusatio manifesta?).

In altri, lo spiegone è un insieme di panzane tese a mascherare una realtà più negativa, perché spiegando le cose a modo mio posso cercare di trovare un senso a ciò che è accaduto quando in realtà senso logico se ne fa fatica a trovarne. Stordita dallo spiegone, una persona si illude che invece una logica ci sia.

Alla luce di ciò è meglio affidarsi a ciò che si vede, piuttosto che a ciò che si ascolta.

Eppure ancor oggi lo spiegone sembra necessario al prosieguo delle trame delle nostre vite.