Non è che chi monta le macchinette del caffè debba ricordarsi la proprietà distributiva

Al lavoro. Vado nella zona dei distributori e noto che qualcuno ha dimenticato la chiavetta ricaricabile inserita. Il display lampeggia 2.16 €.

Non passa nessuno. Ho pensato che un caffè “offerto” ci sarebbe stato bene. Poi in fondo sono in credito con quella macchinetta. Un paio di volte mi ha fregato il denaro non elargendomi niente: in una occasione mi ha dato solo il bicchiere, nell’altra è andata in tilt. Senza contare di quando mi ha rifilato dell’acqua sporca perché la stronza non avverte che la miscela è esaurita.

L’equilibrio cosmico distributivo andava un attimo chiarito e rimesso in pari.

Tutto questo l’ho pensato in una frazione di secondo, nel frattempo avevo già rimosso la chiavetta, che ho portato in reception affinché la restituissero a chi l’avesse reclamata. Ho preso il mio solito ginseng macchiato – ho scoperto la macchinetta ne fa uno buono – a spese ovviamente mie e non altrui.

Tornando verso il mio edificio l’accaduto mi ha innescato delle riflessioni. Mi sono chiesto: è davvero buona e onesta una persona che ha pensieri truffaldini/maligni seppur poi non li mette in pratica?

Ho concluso che, alla fine, la via giusta non quella di ignorare il male o vivere fingendo che non esista ma riconoscerlo, venirne anche a contatto ma scegliere ogni volta di farne a meno.

Mi sembra ci fu un tizio una volta che andò nel deserto 40 giorni a parlare con un povero diavolo che lo tentava ma lui non gli diede ascolto.

Io però al secondo giorno consecutivo di chiavetta abbandonata avverto che cedo, eh.

Non è che gli infermieri si lavino con l’Anitra WC perché sono dei sanitari

Esco dal bagno che affaccia proprio sulla zona dei distributori. Un collega sta parlando con una nuova arrivata. Io non mi ero ancora presentato con lei e allora, cordiale, esordisco con un “Ah tu sei…scusami non mi ero ancora presentato…Sono Gintoki”. E le porgo la mano.

Mentre gliela sto porgendo mi rendo conto che sono appena uscito dal bagno (avevo ovviamente lavato le mani) ma ormai è troppo tardi per tirarmi indietro e, inoltre, mi chiedevo cosa sarebbe stato meglio: presentarsi senza porgere la mano, sembrando freddo, oppure farlo lo stesso nonostante stessi appena uscendo dal bagno?

Io ho un’idiosincrasia verso chi porge le mani o tocca gli altri appena uscito dal bagno, seppur le suddette sono state lavate per bene.


Sul fatto che le persone le lavino per bene ho però i miei dubbi.


Il mio dubbio però è: dopo quanto tempo cade in prescrizione il fatto che quelle mani hanno toccato sanitari e parti intime? Quando una mano può dirsi effettivamente ripulita dall’idea di aver frequentato il bagno e può passare a toccare gli altri?

Non ne sono venuto a capo.

Forse prima di venire a contatto con gli altri bisognerebbe toccare qualcos’altro, un oggetto ad esempio, per “riverginare” la mano.

Ciò però comporta un altro dubbio: che in giro ci siano oggetti che, per trasferimento (bagno->mano->oggetto), sono quindi venuti a contatto con le parti intime delle persone. E se moltiplichiamo su larga tutto questo, dobbiamo dedurre che la realtà che ci circonda è stata tutta, indirettamente, a contatto con i bagni e i genitali altrui!