Non è che all’ortolano puoi dar dell’hipster perché ha la barbabietola

Per la rubrica “acquisti incauti”, ho comprato l’altro giorno su Amazon una spazzola da barba. Io neanche sapevo esistesse una spazzola da barba, ma se in fondo ci sono spazzole per capelli, scarpe, cani e gatti non vedo perché non debba esisterne una anche per quello. Anche se non ne noto la differenza estetica. Darò un resoconto dopo la prova pilifera.

Il fatto è che il pettine mi stava dando problemi, ultimamente. Arriccia o strappa il pelo.

In preda a questi raptus di hipsteria, oggi ho girovagato in cerca dei famosi pantaloni a quadri che mancano al mio guardaroba, dopo la dipartita del precedente paio. Mentre ero in perlustrazione di negozi di moda giuovine, che per sembrare ancor più giovani diffondono musica ad alto volume o spruzzano profumi nell’ambiente (alcuni negozi puzzano di Alcott, infatti), mi ha telefonato la tizia per la quale ho fatto da “consulente” per la tesi (Puntata precedente qui).

Quando ho visto il nome sul display mi è venuto in mente un verso di una canzone che Valentino Rossi deve aver scritto per Marquez: sembra non sia possibile dimenticarsi di te.


Sì, la canzone diceva “sè” e non “te” ma io le canzoni le storpio come più mi aggrada e si adatta alla circostanza.


Dopo, alla fermata dell’autobus, mentre ero da solo mi sono ritrovato a canticchiare questo verso, però intonandolo come se fosse una canzone di De Andrè.


ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori di Faber.


PRECISAZIONE ALL’ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori e non al cantautore perché lui da persona intelligente non se la sarebbe presa, mentre gli estimatori, in generale di cantanti, attori, scrittori, politici ecc., si offendono come se stessero subendo un torto personale.


Comunque la cosa grave è che per strada quando son da solo ultimamente canticchio. Sintomi di incipiente follia evidenti?


La tizia, con la quale pensavo di aver concluso i rapporti dopo aver completato il lavoro, mi ha telefonato per dirmi che era alle prese col discorso per la seduta ed era in difficoltà.

Precisiamo: suo padre era alle prese con la scrittura del discorso.

Questa qui praticamente non vuole fare proprio nulla, perché ha capito come possono funzionare le cose nel mondo: basta trovare qualcuno che le faccia per te. Anche la mia consulenza non è stata pagata da lei, ma dal ragazzo.

A questo punto non voglio sembrare sessista, ma immagino che in cambio lui ne riceva prestazioni sessuali non indifferenti, almeno!

La cosa ironica è che comunque la tizia sia preoccupata per il discorso, per fare buona impressione sulla commissione: la capisco, parte soltanto da un misero 109. In pratica le basta sedersi ed è già 110. Se si siede e dice “buongiorno”, arriva anche la lode. Nella sua università abbondano le lodi, ma non credo perché siano tutti dei gran geni (anche perché la mia tizia non mi sembra una cima). Credo basti la retta…via.

Comunque ha detto che vuole fare le cose per bene. Proietterà anche un breve video prima del discorso. Un video fatto da qualcun altro, ovviamente, che ha già reclutato.

E io che mi ci pago spazzole da barba con le consulenze.

Volti e colori

Sono trascorse le 9 di mattina ma il vagone è pieno. Nella decenza, come dovrebbe essere un normale treno delle linee locali a scarsa velocità, senza gente costretta a esibirsi in contorsionismi estremi per restare in piedi, evitando compressioni toraciche cause borse e zaini inopportuni e molestie sessuali del maniaco di turno che prova a verificare che lì sotto le valvole pneumatiche funzionino ancora poggiandosi agli altri.

Sono passate le 9, dicevamo, eppure De André avrebbe detto che tante facce non hanno un bel colore. Corsi, esami, lavoro, le probabili necessità che spingono le persone a salire su questo pezzo di latta: mi sento colpevole di essere in viaggio per motivi che potrebbero apparire futili, quali chiedere un’informazione in un Centro e vedere un amico. Certo, vedere un amico non è futile, ma in mezzo a persone che si spostano per dovere sembra stonare.

Nessuno parla.
A parte una donna nervosa, al telefono, che considera importante condividere a voce alta con gli altri passeggeri i propri affari.

Un uomo di mezza età di fronte a me combatte col sonno. La testa cade giù, come colpita da un pugno invisibile. Si rialza, lui non cede.

Una ragazza mostra tutto il suo desiderio inesaudito di rimanere sotto le coperte. È visibilmente raffreddata. Guarda fuori, pensa.
Un’altra, più avanti, sembra non aver dormito. Due mezzelune scure sotto occhi tristi rendono trasparente il suo animo. China la testa, si tocca più volte il piercing al trago.
La ragazza di fianco sembra impaziente, tediata dal viaggio. Starà pensando al perché non avrà preso la macchina.

L’uomo di mezza età ha perso. Il sonno ha vinto. Lo osservo: le mani sono tozze e gonfie, la pelle è più scura rispetto al corpo. Forse è un meccanico, chissà. Non lavora nell’edilizia, sicuramente, perché chi opera in questo campo esce di casa con i pantaloni da lavoro, sporchi di calce e cemento.

Nessuno parla.
Il Governo, il calcio, un calcio al Governo: in genere le conversazioni tipiche da viaggio. Oggi nulla.

E tu, ricordi quando prendesti il treno per raggiungermi? Com’era il colore dei volti altrui?

Ciao Faber

 
Vorrei solo dedicare un pensiero postando una canzone.
 
Ad essere sincero mi sembra presuntuoso voler scegliere una canzone, anche perchè con una sola canzone sembra di fare uno sgarbo alle altre.
 
Però voglio metterne una che quando la sentii tanti anni fa mi fece commuovere. Ognuno poi vive le canzoni a modo suo, e questa non sarà la più commovente sicuro, ma penso che il bello di un ricordo sincero è che è personale, è un qualcosa che appartiene a noi e non ad altri.
 
 
 
 
Ciao.