Fumo di Londra

Era il tipico quartiere di case a due piani di mattoni rossi dalle fughe bianche. Un quadrato di praticello, la cassetta della posta, i bidoni della raccolta, l’auto sul viale, il mutuo, la lavatrice, il divorzio prima o poi. Un quartiere dove ebrei ortodossi e musulmani vivono spalla a spalla.

La prima cosa è rendersi conto delle distanze. Londra si sviluppa in lunghezza. La seconda, è imparare da che parte si guarda la strada. Perché tu lo sai, ma il tuo cervelletto, quello che si occupa di fare le operazioni in automatico, non lo sa. Ha memorizzato la sequenza sinistra-destra, una cosa un po’ pericolosa se il residence studentesco affaccia su uno stradone a quattro corsie da attraversare per prendere il bus.

Busso. Mi attende questa graziosa signorina bionda per consegnarmi le chiavi della stanza. Ci tiene a ricordarmi di guardare la finale Murray – Federer in tv. Io me ne son fregato e sono uscito. Conserverò una mentalità parvenu, ma il tennis proprio non mi appassiona.

Cosa ricordo di Londra:

  • Le polveri nere che rimangono sul fazzoletto una volta soffiato il naso. Considerando che io soffio il naso una ventina di volte al giorno (non per reale esigenza ma per un bisogno compulsivo), avrò lasciato sulla carta qualche chilo di polveri londinesi.
  • L’ombrello, una cosa da sfigati. Sì, abbiamo tutti l’immagine dell’inglese elegante, con bombetta e ombrello agganciato al braccio. Falso. A meno che non diluvi, quando cade giù pioggerella fine a nessuno importa. Se apri l’ombrello fai vedere a tutti di essere un turista.
  • I francesi che alle 3 di notte decidono di farsi un toast nella cucina comune, facendo bruciare il pane. L’allarme suona, io mi precipito fuori (non capendo una mazza di ciò che stesse succedendo) col cellulare in mano brandendolo come un’arma e finisco con lo scontrarmi con una tedesca impaurita che urla Oh my god! appena mi vede. Ehi, keep calm, che esagerata. Poi arriva il francese che stacca l’allarme e si scusa. Che caruccio. Gli avrei infilato un braccio nel tostapane.
  • Ragazze che sembravano uscite da Jersey Shore. E ho notato questa sorta di somiglianza con alcune fanciulle che popolano le mie zone. La cosa mi spinge a coltivare un sogno: uno studio culturale sul tamarro nel mondo. Partire come Darwin per un viaggio conoscitivo e scrivere poi una Origine della specie.
  • Svegliarsi il 19 luglio con 39 di febbre. Forse colpa del clima londinese. Forse colpa di un francese ammalato seduto vicino a me in classe. Sì, è sempre colpa dei francesi.
  • Negozi di dischi usati. Tanti.
  • Una libreria marxista a due passi dal British Museum.

Perché racconto cose di due anni fa? Perché credo all’epoca non ne scrissi nulla, ero in un periodo di scarsa produttività sul blog. Perché ho voglia di scrivere ma non ho idee, quindi attingo dagli archivi della mente. Perché mi giro e c’è qualcuno che dice Io me ne vado a Londra a cercare lavoro. E mi fa venire sempre in mente Lo Stato Sociale:
Mi sono rotto il cazzo di quelli che vogliono andare all’estero 
ma prima fanno una stagione da cameriere 
“così guadagno qualche soldo” 
svegliati stronzo che sono trent’anni che mamma ti mantiene 
e le dispiace pure che vai a fare il cameriere

Ah, ho provato a cercare The Doctah, ma non l’ho trovato.

Fenomenologia sessuale del traffico stradale

Il traffico è una gigantesca competizione sessuale. Siamo lì, tutti a lottare per primeggiare. Uomini, donne, invischiati in questo fiume di latta e scariche adrenaliniche.

Osservate lo svincolo della foto. Voi siete la macchinina nel cerchietto e dovete arrivare all’uscita indicata sulla freccia. Alla vostra destra, una rampa d’ingresso.

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Immaginate di non essere soli, intorno a voi ci sono molte altre macchinine che devono raggiungere quell’uscita: alcune provengono dalla vostra stessa direzione, altre dalla rampa alla vostra destra.
Come si procede? Due file incolonnate che avanzano, risposta giusta.

Poi, arriva quello che ha fretta. Quello che pensa di essere più furbo degli altri, sorpassa tutti e si pone alla sinistra della testa della colonna. Il problema è che lui non sa di essere il sassolino che rotola dalla cima della montagna innevata, trasformandosi in gigantesca palla di neve procedendo a valle. Non sa cosa stia scatenando.
Al suon di “e che sono fesso io?”, altre macchinine si accodano dietro di lui. Adesso abbiamo tre file.

Non finisce qui. Com’era quell’aforisma? Genialità è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono (l’avrò detto sicuramente male). Ecco, dal fondo della fila appare un genio, che pensa che dove ci sia spazio per tre, ci sia spazio anche per quattro. Vrooom, sorpassa e si affianca agli altri. Due secondi e ora abbiamo 4 colonne.

Siccome i cojòn van sempre in coppia, viene imitato da un altro genio. Cinque colonne.

Il risultato è che all’uscita si crea un gigantesco imbuto: si avanza al ritmo di un metro al minuto. Voi, macchinina del cerchietto, impiegate mezz’ora per raggiungere la freccia. Siccome avete rispettato l’ordine, ora dovete fare attenzione a non venire schiacciati nella morsa di due Suv.

Ah, come non citare quello che suona nervosamente il clacson. Come se quel suono fosse capace di far scomparire le auto davanti. Lo so perché lo fanno, è per reagire al senso di impotenza. Sei lì, bloccato, devi sfogarti in qualche modo. Io proporrei alle case automobilistiche di inserire una palla antistress nel volante.

Il più misterioso, per me, è quello che sorpassa giusto per sopravanzare solo la tua auto. 100 auto in coda, dalla posizione 100 arriva alla 99, tanto sforzo per rimanere come prima. Mi ricorda la Regina di Cuori ad Alice: qui devi correre più che puoi, per restare nello stesso posto.
Cosa gli cambia, vorrei chiedere.
Cambia che ti ha scavalcato, ha vinto la sua lotta con te.
Darwin diceva che esistono due tipi di competizione sessuale: quella basata sulla scelta effettuata dalla femmina, che seleziona il compagno in base al fenotipo (esempio classico: i pavoni), e quella intrasessuale, basata sulla lotta tra i maschi per primeggiare. Ecco, il traffico funziona esattamente in quest’ultimo modo: lotta di tutti contro tutti per arrivare all’agognato svincolo, metafora dell’apparato femminile.

E io?
Io mi son votato all’ascetismo. Lascio sfogare gli altri, li osservo e rido (di me).