Non è che ti serva un frigo per servire fredda la vendetta

Il condominio in cui vivo è tutto sommato tranquillo. Fatta esclusione per delle cose poco piacevoli.

Per dire, qualcuno ogni giorno fuma nell’androne del palazzo o sulle scale, gettando la cicca o la cenere a terra.

La differenziata è un’altra nota dolente. Capitano buste conferite non nei giorni appropriati. Oppure di buste con dentro di tutto. Che bisogna farlo allora di proposito, perché se uno non è in grado di comprendere che il vetro va solo col vetro allora deve essere dichiarato incapace di intendere e di volere.

Avevo raccontato in un altro post poi di quando ho trovato un pacchetto del corriere aperto.

Il furbone del corriere, non trovandomi, aveva pensato bene di lasciare la busta incustodita sopra la cassetta delle lettere. Un furbone nel palazzo, poi, passando di lì ha pensato bene di aprirla e di prenderne il contenuto, lasciando però la busta sopra la cassetta. Immagino per gentilezza, perché se se la fosse portata via io non avrei mai saputo che il pacchetto era arrivato e magari me la sarei presa con chi l’ha spedita gridandogli di avermi ingannato.

Invece quando ho visto che era aperta mi sono tranquillizzato: mi era solo stato rubato il contenuto, il servizio clienti Fastweb è onesto allora.

Oggi ho pensato si fosse verificato lo stesso episodio.

Dal tracciamento sul sito del corriere vedo che mi è stato consegnato un pacchetto. Alle 13:19. Sono le 14, sono rientrato a casa alle 13:30. Sulla cassetta delle lettere non c’è nulla. Io in casa non c’ero, ne sono sicuro. Ho testimoni che provano fossi altrove.

Ho pensato a un nuovo furto, senza neanche, stavolta, l’involucro lasciato a disposizione.

Dopo le peggiori invocazioni ad Anubi, ho iniziato a pensare a come vendicarmi.

Ipotesi 1: fabbricare un finto pacchetto con dentro dell’antrace e lasciarlo incustodito sulla cassetta delle lettere.
Problema: dove la trovo l’antrace?

Ipotesi 2: fabbricare un pacchetto che all’apertura avrebbe inondato di inchiostro indelebile il ladro.
Problema: come fabbricarlo? Senza rischiare, soprattutto, di rimanere io stesso vittima dello scherzone?

Poi ho avuto l’idea.

Esistono negozi online che vendono animali per i terrari. Invertebrati, soprattutto.

Non sarebbe stata una scena divertente – se fosse possibile vederla – ammirare la faccia del ladro mentre apre il pacchetto e si ritrova degli scarafaggi giganti che prendono possesso della sua casa?

Delle belle blatte dalle antenne telescopiche?

Un simpatico ragnetto peloso di 15 centimetri?

Una scolopendra, di quelle dal carattere parecchio irrequieto e nervoso che sono capaci di saltarti addosso e morderti solo perché non gli piace il colore delle tue scarpe?

Mentre soppesavo tutte queste opzioni si sono fatte le 15 e 10. Il citofono suona. È il corriere che mi consegna il pacchetto che ritenevo trafugato.

In pratica lui aveva segnato la consegna prima di scendere dal furgone, non mi aveva trovato, era partito per un altro giro e poi, di ritorno, era tornato da me.

Che dire. Tutto è bene ciò che finisce bene.

Qualcuno per caso vuole una simpatica e amorevole scolopendra da salotto?

Non è che devi differenziare i “No” perché sono dei rifiuti

Di cose non richieste.

Ho sempre avuto delle difficoltà con l’esternare il mio sentimento di gentile rifiuto. Capita di dire di no anche quando si tratta di una cosa che viene offerta. Non si tratta di fare il sostenuto o non dare una soddisfazione all’altro ma semplicemente di appellarsi al presupposto di partenza che, se si tratta di un’offerta e non un obbligo, io non devo sentirmi vincolato ad accettare perché sennò l’altro la prende a male.

In questo mia zia era era abilissima a crearti sensi di colpa.

Tu le andavi a far visita, giusto per il piacere di farlo, e lei cominciava a volerti offrire qualunque cosa, anche un cinghiale al ragù all’ora del tè perché dovevi per forza prendere qualcosa, anche se avevi lo stomaco chiuso o se i dolci alla crema lontano dai pasti ti facevano imboccare dritto la via della grande tazza bianca. Tu rifiutavi una volta, rifiutavi due, al terzo rifiuto ti rispondeva con “Allora vaffanculo non ti do proprio niente”.

Ecco, se ho questo rapporto complicato con quelli che sono doni, figuriamoci con che sentimenti io possa reagire quando si tratta di cose che proprio non vorrei vedere o sentire.

Ad esempio la Signora Non Disturbo 2 che sulle scale ci tiene a mostrarmi i testicoli del suo cane, perché ce ne è uno che si trova all’interno dell’addome. Non so se ero più a disagio io o il cane che non sembrava contento di vedersi alzare in aria e sballottare il pipino davanti uno sconosciuto.

Non lo avevo chiesto.

Oppure la guardia all’ingresso al lavoro, che è il tipo di persona – ne avevo già parlato, è sempre il tipo che ci tiene a farti sapere gli effetti che ha il ventilatore sul suo intestino – che quando ti attacca a parlare va avanti anche se tu stai uscendo, seguendoti fuori e sulle scale per continuare il discorso. L’altro ieri ci ha tenuto a dirmi che, zona arancione o no, lui e la sua amica particolare – cito testualmente – continueranno a vedersi. Perché lui ha un’amica particolare, mi ha precisato ancora un altro paio di volte.

Non lo avevo chiesto.

Ci sono poi onori non richiesti.

Ero andato dai Carabinieri per presentare una denuncia, visto che qualcuno mi ha, con molta simpatia, aperto un pacco lasciatomi dal corriere portandosi via la sim che conteneva – anche il corriere, molto simpatico, giacché non trovandomi in casa l’ha lasciato sulla cassetta delle lettere.

A raccogliere la denuncia c’è un giovane agente appena uscito dall’Accademia. A un certo punto chiede un consulto telefonico al Maresciallo, il quale mi fa l’onore di ricevermi di persona.

A me bastava solo fare una denuncia, non chiedevo un colloquio con Sua Eminenza.

Dopo avermi posto tre volte la stessa domanda, cioè “Ma quindi tu il pacco dove l’hai trovato?” alla fine sono uscito da lì senza denuncia, tanto, a detta sua, era inutile.

Ma io non avevo chiesto se fosse utile o meno.

Non è che la mafia dei fiori sia Rosa Nostra

Le andai incontro con una rosa dietro la schiena, celandola come le migliori intenzioni che spesso non vengono mostrate.
In realtà la rosa non era nascosta molto bene. Credo il gambo fosse troppo lungo e lei facesse capolino impertinente dalla mia testa, come le idee malsane nella mente che spesso sono identificabili dall’esterno.

Era un omaggio per il suo onomastico.
La rosa, intendo, non la mia testa. Anche se qualcuna oggi forse preferirebbe quest’ultima, servita con una mela nella bocca.

Non regalo rose, di solito.
Credo però nel fatto che ogni tanto una rosa andrebbe regalata.
Tutti pensano a chi riceve le rose, come se l’azione risiedesse sono nell’atto di ricevere. Dovremmo soffermarci di più invece anche sull’atto di chi la regala la rosa invece che sulla sensazione del destinatario.
Forse il mondo sarebbe migliore se pensassimo di più all’energia potenziale del donare un qualcosa di simbolico.

Mentre mi avvicinavo a lei, un giovane passante che mi vide porgere questa rosa a una ragazza disse qualcosa di canzonatorio.

Da quand’è che le rose non fan più parte delle canzoni ma sono canzonabili? Avrei voluto fermarlo e chiedergli: “Scusa, che problema c’è? Ho le mie rose, oggi, ti disturba?”.

Mi è tornato in mente quest’episodio l’altro giorno, quando le ho inviato un sms di auguri per l’onomastico. Ho questi flashback di tanto in tanto, come se fossero onde di ritorno di un brutto trip causato da una torta all’hashish. Non ho idea di come sia una simile torta, me lo ha raccontato mio cugino che prova cose e non più rose.

Mio cugino si pungeva da piccolo con le rose, quando doveva recuperare il pallone finito nei cespugli. Mio cugino si ciucciava il sangue dalla ferita e aspettava che il taglio si cicatrizzasse all’aria.

Mio cugino poi forse è cresciuto, io invece mi ciuccio ancora le dita quando mi ferisco e a volte non so se ciucciare il dito sia più un atto infantile per provare conforto o semplicemente mi piaccia il mio sangue, nel qual caso spero di non diventare un vampiro perché mi cannibalizzerei.

Non regalo più rose, oggi.
Eppur mi punge vaghezza di esse e me ne sento ferito.