Non è che l’informatico sia salutista solo perché usa la fibra

Cerco sempre di essere gentile con gli operatori dei call center.

Li ritengo vittime di un sistema perverso, incattiviti dalla necessità di mantenere il posto da parte di altre persone incattivite dalla necessità di mantenere il posto da parte di altre persone che forse non sono incattivite ma solo un po’ stronze.

Un esercito di lavoratori che per fortuna non legge Marx né ha una coscienza di classe: non vorrei ritrovarmi nella dittatura del customeriato (cioè di chi non possiede null’altro che i propri clienti).

Nell’interagire con costoro cerco, quando possibile, di mettermi nei loro panni. È facile che si trovino spesso a parlare con persone difficili, scontrose, maleducate. Essendo la negatività un virus – inventato dalla lobby delle case farmaceutiche, ovviamente –  arrivano a fine giornata dello stesso umore delle persone con cui hanno interagito.

Dato che non voglio essere io responsabile di tal cattivo umore, ho sempre qualche parole di cortesia pronta. Buongiorno, grazie mille, buona giornata e buon lavoro.

In generale mi sento portato a comportarmi bene con gli estranei. Questo non in virtù di un qualche precetto etico metafisico.

Ho poche convinzioni nella vita, come quella che nell’amatriciana ci voglia il guanciale. Tra queste certezze, c’è che non mi sento in obbligo di rispettare il prossimo e il remoto solo perché mi osservano.

D’altro canto, paradossalmente, penso che nel fare un torto al prossimo poi mi torni indietro un conto da parte del karma.

Il karma è come un boomerang: ovunque, torna indietro.

Peggio ancora, inoltre, ho il timore che io possa creare un qualche effetto farfalla o effetto domino o effetto farfalle che giocano a domino: magari se sono scortese con l’operatrice questa tornerà a casa nervosa, troverà il figlio che rompe i coglioni e lei, spazientita, quella sera gli mollerà un ceffone e lui, qualche anno più tardi, diventerà rancoroso e ostile verso la società.


Non sono contrario a uno scappellotto ben circostanziato, come forma educativa di trasmissione dei valori incisiva ed efficace, seppur dolorosa.

Gli scappellotti fuori luogo o fuori tempo possono però esser dannosi e generare individui perniciosi per la società. Credo ad esempio che personaggi come Vittorio Sgarbi o Selvaggia Lucarelli o Maurizio Belpietro o Beppe Grillo o tutti gli adepti di Sesso Droga e Pastorizia e pagine affini o quelli che minacciano di morte il prossimo dalla trincea di un monitor o tutta tutta tutta e dico tutta quella parte di umanità che sa dare il peggio di sé siano frutto di ceffoni non dati quando era necessario e dati quando non era necessario.


Questa settimana ho parlato con due operatrici che esprimevano una strisciante acidità senza causale.

Avevo segnalato l’assenza di connessione in casa.

Mi chiamano da un call center TIM. L’operatrice prima mi chiede conferma della segnalazione del guasto, poi vuol farmi passare alla fibra.

– Senta ma se al posto del modem TIM ne utilizzassi uno mio
(stizzita) Eh no non può usare il modem adsl con la fibra, non funziona
– Intendo, un modem mio per fibra
(sempre stizzita) Se vuole può farlo ma poi non ha l’assistenza per la configurazione perché bla bla bla

Avevo smesso di ascoltare.

Le ho detto Sì va bene, attivate e fate le vostre cose. 5 minuti dopo tramite l’assistenza clienti su facebook ho disdetto l’attivazione: nella mia immaginazione lei avrà trovato una vendita in meno e forse riflettuto sul suo modo di fare.

Beata ingenuità.

Ho parlato poi con un’altra operatrice per quanto riguardava il precedente problema di connessione:

 – Da noi qui non risulta nulla all’esterno, il problema è interno la sua abitazione, forse è il modem
– Ho capito
– Deve controllare lei, noi da qui non possiamo vedere
– Ma potrebbe anche essere un problema di filtri?
(stizzita) Potrebbe, io non ho mica detto che per forza il modem è guasto

Mi sono trattenuto dal mandarla a fanculo. Nella telefonata di controllo successiva, le ho dato un feedback negativo.

Adesso sono responsabile di altri due casi di persone ostili nella società.

Annunci

Non è che spedisci il computer in manicomio solo perché non connette più

Ci si accorge del valore delle cose quando le perdiamo. E ci si rende conto di quanto, nel quotidiano, diamo tutto per scontato salvo poi pentircene quando si realizza che nulla ci è dovuto e ci è garantito.

Sono due giorni che mi trovo senza connessione internet.

Il PdC (padrone di casa) è stato così gentile da impegnarsi domani a verificare con la compagnia telefonica e a promettermi uno sconto sull’affitto il prossimo mese.

In questi giorni non sono in formissima. Mi capitano piccoli inconvenienti, come questo della connessione internet.

Ieri, in ufficio, quando sono andato in bagno mi sono accorto che mi stavo pisciando sulla cintura. In pratica, mentre facevo ciò che facevo guardando in alto e fischiettando Firulì Firulero, la cintura slacciata penzolava sul davanti giusto in traiettoria del getto.


Vien da chiedermi perché noi uomini siam così svagati duranti la minzione. Anche nell’iconografia cinematografica, l’uomo al bagno è rappresentato compiaciuto e fischiettante, laddove la donna sulla tazza sembra invece sempre assumere l’espressione afflitta di chi è alle prese con gravi problematiche politico-sociali e anche un principio di ricrescita pilifera inattesa.


Può essere che la minzione da bipede eretto tipica dell’uomo conferisca questa sicumera o trattasi soltanto di un cliché?


Poco più tardi, ho rovesciato un bicchiere colmo d’acqua, a pochi centimetri da ben due ciabatte di prese elettriche, una sulla scrivania e una al di sotto di essa.

Uscito dall’ufficio, distratto dalle chiacchiere di Aranka Mekkanica (la mia collega che sembra timida e remissiva ma in realtà nasconde un’indole malvagia) che era con me, ho preso la metro nella direzione sbagliata.

A casa ho poi constatato l’assenza di connessione internet. Desideroso di vedere la Champions League in streaming, sono uscito alla ricerca di un bar o di un locale che trasmettesse la partita.

Purtroppo, dei posti che ho visitato nessuno trasmetteva la partita che mi interessava.

Però per strada, quando ero affranto e sconsolato, ho avuto questa apparizione:

fotor_147699277881395

Convinto fosse un segno, sono tornato a casa sperando di ritrovare la connessione. Non c’era. Ho sfruttato un hotspot Telekom che forniva un quarto d’ora di internet free per vedere il finale dell’incontro.

Purtroppo le cose nella partita non sono andate bene e ho invocato invano il nome sulla targa dell’auto. E ho pensato che avrei potuto sfruttare quel quarto d’ora in modo migliore. Ad esempio per vedere un porno: solo che poi cosa me ne facevo dei 14 minuti restanti?

Non è che il macellaio, per imprecare, urli “Mannaia la miseria”

Ho finalmente internet in CdB (casa di Budapest). Posso smettere quindi di andare da Starbucks o di approfittare a volte della connessione al lavoro. E posso quindi ritornare finalmente a leggere altri blog.

A proposito del lavoro, credo sia il momento di dire qualcosa in più. Ecco, in sostanza io faccio altro. Non qualcos’altro, attenzione: quello è il lavoro del sommo ysingrinus. Io faccio altro. Semplice, no?

Ho parlato del capo che sembra un Doctor Who. Altro dettaglio, calza Dr. Martens. Avete mai visto un boss con le Dr. Martens? Io no.

La mia collega-responsabile, ama condividere ciarle con me. Oggi mi ha mostrato le foto su fb della nuova fiamma del suo ex fidanzato, chiedendomi uno spassionato parere estetico. Io ho provato a essere diplomatico, ma non per evitare leccaculismi, ma perché non amo dare della “brutta” a una donna. La responsabile insisteva, chiedendomi più volte “È o non è un sanitario da bagno?”. Sembrava la famosa scena del film 32 dicembre: “È o non è un imbecille?”.


Se non avete presente, allego la scena

Se non l’avete mai visto, vi prego di correre a recuperare. È questa la vera comicità napoletana, non i saltimbanco odierni che scimmiottano pulcinellate per strappare risate con rutti e petardi.


Degli altri colleghi ancora non ho individuato caratteristiche peculiari. Colpa anche della mia riservatezza che mi spinge poco a fare conoscenza.

C’è comunque una collega che si chiama Aranka.

Da quando l’ho saputo non faccio altro che immaginarla in un film intitolato “Aranka Mekkanica”.

Il che è ironico perché contrasta con la sua immagine, pacata e sorridente, di ragazza che condivide su Instagram coniglietti pupazzo e fiori.

Ma la gente non sa che di notte va in giro a spaccare suppellettili nelle case altrui con dei pupazzi giganti.

A casa direi che le cose vanno bene. La CC sembra tranquilla, anche troppo.
Non mangia.
Mi lamentavo di una coinquilina cinese a Roma che impuzzolentiva la cucina alle 8 di mattina con curry e peperoni, questa qui invece pare nutrirsi di aria. Stasera mi ha detto “Ah bravo te che cucini, io in ‘sti giorni sto scojonata e nun me va”.


Come ho anticipato, per scelta stilistica la nuova coinquilina cinese parlerà romanesco.


La mia “cucina” consisteva in 5 bastoncini della Findus (che qui si chiama “Igloo”) riscaldati e delle bruschette non tostate al pomodoro.


Sembra meno diffidente nei miei confronti. Conversiamo amabilmente.
Anche se l’esordio ieri è stato un po’ inquietante: mentre sta tirando fuori da una busta alcuni attrezzi da cucina, si gira di scatto verso di me brandendo una mannaia da macellaio e, mostrandomela sotto il naso, mi dice “Aò questa mò dove aaa metto?”.
Dove vuoi, le ho detto.

E la piazza giusto sul marmo (finto) color falena esausta della cucina tra lavabo e forno, dicendo “Che teee pare qua, così sta a portata de mano. È utile”.

E se la mettessimo qui, dico mentre apro un’anta del mobiletto e indico un ripiano.
“Sì dai, quanno serve poi se vede”.

Secondo voi era un modo per dirmi “Occhio a quello che fai che sono armata?”.