Non è che il filosofo si dà al bricolage e ragiona sul senso della vite

Erano due operai IKEA che stavano in modo alacre montando delle scaffalature FIJØDENÅMI o KITEMMUÖ (non ricordo) nel negozio.
Erano due volontarie che gestiscono il negozio che osservavano i due operai lavorare in modo alacre.
Ero io che osservavo osservanti e osservati perché ci vuole sempre qualcuno che finge di comandare.


Hasta siempre comandante Che Gattara.

 


Il trucco per essere un buon comandante è sottolineare l’ovvio. Ad esempio uno sposta il mobile e tu esclami “Sì, ecco, esattamente, proprio là avevo pensato”.

Passa l’ausiliare della sosta che nota il furgone degli operati senza il tagliando.

– Scusi, ce ne andiamo via subito
– Eh ho capito ma qua io passo il segnalatore mi dice che la sosta non è stata pagata io non posso far finta di niente
– Ma noi stiamo lavorando
– Anche io sto lavorando
(Accorrono le volontarie) Scusate ma noi qui lavoriamo
– Eh ho capito ma anche io faccio il mio lavoro
(per non sentirmi da meno, intervengo) Anche io sto lavorando. Che facciamo?

Quindi si è creato questo stallo alla messicana che sarebbe continuato a lungo se non fosse scattata l’ora della pausa pranzo dell’ausiliare, perché va bene i rimorsi di coscienza del non fare il proprio lavoro ma i morsi della fame sono un pungolo migliore.

Lo capisco.
Quando ho fame non voglio sentir ragioni. A vedermi, col mio fisico da scioperante della fame in favore dei cormorani esausti, non si direbbe, ma per me il cibo è importante. Quando comincio a entrare in riserva energetica spengo le funzioni accessorie, come il mantenere il contatto visivo con le altre persone e il comunicare con loro articolando frasi di senso compiuto in una lingua comprensibile agli esseri umani.

Mi sono sempre sentito un soggetto strano per questo. Poi ricordo quando ero in Giappone una volta uno dei miei compagni di viaggio – tutte persone che avevo conosciuto in quell’occasione – ci mollò perché aveva fame, bestemmiando in toscano e continuando a farlo guardandoci di traverso mentre si allontanava.

Al che realizzai che puoi sentirti strano quanto vuoi ma alla fine qualcuno di più strano sempre apparirà. Magari anche sotto forma di ausiliare della sosta.

Annunci

Non è che nei Paesi Bassi puoi menar il can per l’Aia

Mi assenterò per qualche giorno per il Festival di musica a Utrecht. Ovvero, la mia personale sagra della salsiccia. Avrò infatti 5 compagni di viaggio. Tutti in una sola stanza d’ostello.

La stanza ha il wc separato dal resto del bagno. Ottimizza e riduce le code. All’estero è una cosa comune anche nelle case private. Di certo è pratica. Che sia igienica, è un altro paio di maniche. Le stesse maniche con cui conviene toccare le maniglie.

Ci sono già stato 2 anni fa a Utrecht per questo festival. In quell’occasione ho appreso alcune cose sui Paesi Bassi.  Ad esempio è vero che sembra tutto un po’ Venezia. Difatti sono bei posti ma non ci vivrei. Però non ti chiedono 100 euro per sederti a bere un bicchiere d’acqua come a Venezia e questo quando lo scopri ti fa rimanere male.

È proprio vero come dicono che lì ci sono un sacco di biciclette. Talmente tante che sono i ciclisti a bullizzare gli automobilisti, che escono solo per farsi la scampagnata domenicale e vengono puntualmente insultati dalla gente a due ruote.

Molti ignorano che i Paesi Bassi si chiamano appunto Paesi Bassi e non Olanda, in quanto l’Olanda è una Provincia dei Paesi Bassi.

Molti di più ignorano che i Paesi Bassi sono a loro volta parte del Regno dei Paesi Bassi, che comprende Paesi Bassi per l’appunto, Aruba, Curaçao e Sint Maarten. Questa confusione di denominazioni causa agli stessi abitanti un gran disorientamento e mal di testa, che curano fumando l’asciscio, usanza comune tra uomini, donne, giovani, anziani. Ai turisti invece non gliene frega una mazza e si chiamassero un po’ come gli pare, basta che poi condividano l’asciscio. Questa richiesta di asciscio è tale che ha generato un modo di dire nel Regno, si dice infatti che lì la roba buona va Aruba.

Un signore dei Paesi Bassi con la tipica faccia sconvolta di un fumatore di asciscio

Il mio viaggio ha comunque finalità d’indagine: scoprire come si chiamano gli abitanti di Utrecht.

Spero di tornare con questi e altri ragguagli in merito.