Non è che serva il soccorso alpino per una valanga di chiacchiere

Salve, sono Gintoki. Forse vi ricorderete di me per esperienze come Non è che l’albergatore abbia un fucile di precisione per fare il checkin, in cui raccontavo di come mi cimentavo nel gestire un B&b per un’amica in vacanza.

Questo fine settimana le sto dando di nuovo una mano in sua assenza. Oggi mi sono presentato al B&b e dentro vi ho trovato la madre del proprietario – che era lì per aspettare il tecnico della lavatrice – che parlava con un ospite già presente.

“Parlava” non rende l’idea. Diciamo che subiva una valanga di chiacchiere da questo ragazzo. Appena sono arrivato io lei ne ha approfittato per andare al bar dicendo “Sto via solo 2 minuti”.

È tornata dopo mezz’ora.

Mezz’ora in cui il tizio mi ha fatto fumare le orecchie fino a che non sono arrivati gli ospiti che attendevo. Se durante il suo flusso logorroico io lo interrompevo per rispondere al telefono, lui poi riprendeva dallo stesso punto esatto in cui l’avevo lasciato. Forse da piccolo ha ingoiato un registratore e quindi ora riesce a stoppare a comando e riprendere da quel punto.

Invidio un po’ le persone così. Esauriscono gli altri ma loro non se ne curano affatto. Probabilmente è perché non concepiscono l’idea di fare una normale conversazione: loro recitano dei monologhi. L’interlocutore serve solo come spalla.

Il logorroico non so come nasca. Se è stato un trauma infantile a renderli così o meno: forse hanno taciuto o sono stati costretti a farlo per tutta l’infanzia e l’adolescenza e oggi hanno un surplus di parole da spendere.

Oppure sono stati morsi da un politico radioattivo e ora vivono in un comizio costante. Non ho idea.

In tanti anni di vita non ho ancora trovato il modo di spegnerli. Il modo civile, intendo.

Credo che una botta in testa sia passibile di reato.

Non è che ci sia la medaglia di bronzo per la Terza Repubblica

“Contro la capitolcrazia turborghese è necessario un nuovo umanesimo transistoriale dematerializzato nel composto dell’organico” scriveva Fusio Diegaro, storico avanguardista scomparso prematuramente durante un coito a tergo con una mietitrebbia.

Egli aveva teorizzato l’avvento dell’uomo del XXI secolo, cogliendo le potenzialità del rapporto uomo-macchina e delineando il profilo dell’essere umano del Terzo Millennio, della Terza Repubblica, del Terzo Segreto di Fahttinlà.

E io un essere umano del genere l’ho incontrato e non è una millanteria.

È l’unico esempio di mullet che io abbia mai visto in vita, essendo stato tale taglio dichiarato fuorilegge nel 1989. Ma lui era un contestatore. Indossava uno spolverino di pelle anche con 30 gradi all’ombra, perché l’uomo transistoriale trasuda umanità.

Vero impegnato politico, se non altro nella speranza che da rappresentante di facoltà potesse elemosinare più facilmente qualche esame per portare a termine una triennale entro 10 anni, agitava il pugno ma forse era solo per praticare del fisting a qualche compagna consenziente.

Leninista con le donne, stalinista con gli uomini, sansepolcrista il lunedì mattina, anarchico il venerdì sera quando scordava il portafogli a casa. Rivolgergli la parola voleva dire finire in un comizio. E pensare che gli avevi chiesto solo che ore fossero.

L’ho reincontrato dopo anni, impegnato a fare dei dj set alle feste di compleanno. Pareva cambiato.

Pensavo fosse a causa dei patemi con una sua fiamma, una praticante di yoga aerostatico. Sembrava più taciturno e nervoso verso il mondo.

In realtà lui si era evoluto verso una nuova dimensione dell’edilismo liberistico, come direbbe il Diegaro.

Ha cambiato look. Occhiale quadrato a specchio viola anche di notte, che crea effetti ottici come quelli del film Tron, codino da Steven Seagal, è diventato un onest’uomo che restituirebbe anche gli scontrini di un commerciante che fattura in nero: glieli fabbricherebbe lui solo per dimostrare che noi borghetalisti spessocratici siamo in profonda malafede. Sempre impegnato a livello teorico, taglia corto con qualunque discorso e argomentazione tua con un “Tutta invidia”.

Lo seguo ancora su fb. È per una democrazia 3.0 nostalgico dell’Armata Rossa e Salvini non è peggio di altri.

Quello che all’individuo poco attento potrebbe sembrare un emerito coglione, è in realtà l’esempio di uomo transistoriale che ha raggiunto la deiezione sintetica uomo-macchina, come avrebbe descritto il Fusio Diegaro. Lunga vita a Fusio (anche se non c’è più)!