Sarebbe bello se le lavanderie mondassero coscienze, ma sai che spreco di detersivo?

Questo non è un aneddoto che riguarda direttamente Madre, ma una sua collega di lavoro. La tal signora, che chiameremo s. (più avanti spiegherò per cosa sta s.), ama indossare la pelliccia, anche quando non si gela ma c’è quel clima che non è inverno ma neppure primavera. Purtroppo, capita in quest’occasione di ritrovarsi sudaticci e di dover procedere a far lavare il pregiato capo d’abbigliamento, come raccontava s. a Madre: il tutto tenendoci a sottolineare l’inconveniente dell’afrore di sudaticcio che impregna la pelliccia.

Fino a qualche tempo fa, la signora s. si rivolgeva a una determinata lavanderia, prima di scoprire che nel suddetto esercizio vi si recavano anche “i neri” a far lavare i propri capi sporchi (che stranezza! Io in lavanderia invece porterei capi puliti!) e che i gestori poi lavassero tutti insieme i vestiti dei clienti.

Non è per discriminare, eh – precisa s. – ma non voglio che mischino i miei panni con quelli sporchi che portano i neri”.

A proposito de “i neri” della mia città. Da qualche anno si sono trasferiti qui dei ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana, dei rifugiati politici arrivati anche loro come tanti con dei relitti galleggianti sulle nostre coste. Ne conosco uno, fa il cameriere nel pub dove vado sempre, un altro faceva il turno di notte come benzinaio poi il distributore ha chiuso, un altro fa il tuttofare – nel senso che sistema i carrelli, sposta casse e scatoloni, porta la spesa ai vecchietti – in un supermercato. Qualcun altro non so, altri ancora, non trovando lavoro, sono andati via e non so dove siano.

Io di lavanderie son poco pratico, ma non credo che le pellicce vengano lavate insieme alle canottiere e ai pantaloni, di questo son quasi certo.

Sul fatto di lavare tutti insieme i capi dei clienti, non lo so perché come ho detto non frequento lavanderie, ma lo trovo un fatto normale per ottimizzare tempo e risorse e per giustificare quelle enormi lavatrici che vidi una volta da bambino e che mi spaventarono alquanto(a meno che non siano lavatrici per taglie XXXXXXL)! Se io portassi un calzino dovrei aspettarmi che lo lavino singolarmente?

A questo punto posso quindi anche rivelare che s. sta per “stronza”, perché la signora secondo me è di etnia stronza.

Non è per offendere, eh. Non cominciamo. Oggigiorno non si può dir nulla che si viene accusati di essere offensivi. Ma se uno dice un dato di fatto, è per caso un’offesa? Se io dicessi “quello è moro, quello è alto, quello è biondo e quello è basso” starei offendendo? Come ci sono delle persone alte e basse così ci sono delle persone stronze, ma non ho nulla contro di loro, anzi, io ne conosco un sacco di stronzi.

Riflettendo, comunque, credo di aver capito il ragionamento della signora. Deve aver frainteso il concetto di separare i bianchi dai neri quando si fa il bucato.

Ma il taciturno è quando tocca a te il momento di stare in silenzio?

Questa mattina siamo andati a trovare mia zia che affronta la riabilitazione in una clinica dopo un intervento per 3 bypass coronarici. Per la cronaca, tutto bene. Mentre stavamo andando via, arrivano due amici suoi: una ex collega di lavoro che purtroppo conosciamo anche noi e suo marito.

Lui appena arriva esordisce dicendo: mi sto prendendo una seconda laurea.

Non contento ci tiene a raccontare di ciò. Poi lui chiede a mia cugina che cosa stia studiando e comincia a parlare delle sue conoscenze universitarie e offrire il proprio aiuto mettendo in campo queste sue importanti relazioni. Lei, con garbo, rifiuta ma lui insiste nel volersi proporre.

Insoddisfatto dalle conversazioni con la mia consanguinea, attacca bottone con il mio babbo. Si parla di un po’ di cose, poi la moglie cita una conoscenza comune e il marito chiede a mio padre come lo conosca.
Pà: Lavoro al Comune, per questo lo conosco.
Il Signor Seconda Laurea: Ah lavori al Comune? Io sono funzionario al Comune di Napoli.

Nel frattempo la moglie del Signor Seconda Laurea fa a mia madre, indicandomi: però lui è più taciturno rispetto alla cugina, eh?

Ebbene sì, sono silenzioso. Ci sono possono essere 3 motivi per cui io lo sia:

Motivo 1: sono in forte imbarazzo.
Motivo 2: sono interessato ad ascoltare l’altra persona, perché sono un povero idealista che pensa che al mondo ci sia troppa gente che parli e poca gente che ascolti, quindi quando qualcuno ha bisogno di parlare io lo ascolto volentieri, perché mi interessa, perché penso che anche solo essere presenti a volte possa bastare.
Motivo 3: non me ne frega un cazzo di ciò che stia dicendo l’altra persona, anzi, non me ne frega proprio niente dell’altra persona e con la testa sto altrove, forse penso a cosa mangerò più tardi, forse penso al gatto che debbo portare dal veterinario, forse penso agli occhi di quella ragazza a cui vorrei chiedere di uscire (alla ragazza, non ai suoi occhi! Vi immaginate andare a prendere un caffè con un paio di bulbi oculari?! Fa molto Hannibal Lecter), forse penso a come sarebbe bello saltellare sulla Luna trascinando un bastone per disegnare sulla polvere lunare il profilo di un gatto, chiedendomi quanto debba essere grande il disegno perché si veda dai telescopi. Insomma, penso a tutto fuorché alla persona che mi è di fronte e sì, cara moglie di Seconda Laurea, se pensavi che fossi taciturno perché non me ne fregava niente di voi, avevi indovinato.

Poi mi sono ricreduto sulla perspicacia di Moglie, quando, prima di congedarci, stava raccontando di un’amica che si sposa il 24 dicembre.
Io: Ah, ha scelto proprio un giorno comodo! dico per fare una battuta di circostanza.
Lei: No no non hai capito, è proprio scomodo.

Ah.
Balle di fieno che rotolano via.

E quindi poi mi è venuto il terribile sospetto che Moglie sia così stupida da non aver capito che fossi taciturno perché non mi fregava niente di loro.

Devo lavorare di più sul risultare sgradevole alla gente.