Non è che il 1 Aprile se qualcosa ti puzza è perché è un pesce

Quelli delle Risorse Umane alla Spurghi&Clisteri S.p.A. dove lavoro sono persone fantastiche. Lo dimostrerò facendo una breve cronistoria di quanto accadutomi nell’ultimo mese.

23 febbraio: scrivo a Risorse Umane chiedendo cosa dovrò inserire sul cartellino online per i giorni in cui sarò ricoverato. Falsa (nome di fantasia per tutelare l’identità della persona in questione) mi risponde di non dover fare nulla, basta o comunicare il numero di protocollo, oppure, nel caso la clinica non fosse abilitata al rilascio del protocollo telematico, fare segnalazione all’INPS e inoltrare un certificato di ricovero.
14 marzo: invio a Risorse Umane il certificato di ricovero relativo all’11 e 12 marzo e copia della mail inviata all’INPS. Mi risponde sempre Falsa, che mi ringrazia.
25 marzo: segnalo che i giorni di ricovero dell’11 e 12 marzo non sono ancora stati caricati a sistema sul cartellino. Falsa, sempre lei, mi risponde che la cosa sarà risolta nei giorni a venire.
01 aprile: Falsa, ormai la conoscete, mi scrive dicendo che i giorni 11-12 marzo sono in errore sul cartellino online perché risulto assente. “Gintoki, potresti verificare?”.

Devo ammettere che per un attimo ci ero veramente cascato! Poi ho controllato la data, doveva essere sicuramente uno scherzone di quella burlona di Falsa!

Pensate, un Pesce d’Aprile così articolato che non solo è partito settimane prima ma l’ha anche fatto durare sino a oggi, 6 Aprile, quando poi l’anomalia è stata risolta dopo un paio di miei solleciti (che immagino fossero parte dello scherzone: Falsa avrà detto “Perché risolvere subito, teniamolo un po’ sulla griglia come un pesce da arrostire”).

Non c’è che dire, con delle persone frizzanti così non c’è da annoiarsi!

Non è che il chirurgo abbia bisogno della matematica per fare le operazioni

Per la rubrica “Una cosa divertente che non farò mai più” alla lista aggiungo un ricovero in clinica.

Il momento di svolta di questa esperienza è stata quando l’amicone del Ciao caro – vedasi puntata precedente – è stato rispedito a casa perché non c’erano abbastanza letti liberi.

A quanto ho saputo lui e la sua famiglia l’hanno presa con filosofia. La filosofia del martello, cioè quello che avrebbero voluto utilizzare su guardia, personale medico e chiunque altro gli capitasse a tiro.

Lì ho pensato che non mi sarebbe andata tanto male. Ritrovarsi in reparto con lui sarebbe stata un’esperienza dadaista.

Il reparto è piccolo e la gente non mormora
In tempi di emergenza sanitaria le visite sono escluse e l’unico contatto con il mondo resta il telefono. Dato che più sono lontane le persone più è necessario urlare (lo sapevate?), capita che tutti sentano tutto delle conversazioni altrui.  Ho apprezzato in particolare il racconto di una ragazza sui dettagli della sua occlusione intestinale, narrazione che ha goduto di diverse repliche perché parenti, amici e anche la professoressa dovevano avere ragguagli sulla quantità di feci ritrovata nel suo intestino.

Il mio compagno di stanza era un tipo simpatico e tranquillo. Pensavo avesse la mia età, poi ho scoperto era più giovane. Anche lui pensava avessi la sua età, poi ha scoperto che ero più vecchio. Entrambi quindi non mostriamo l’età che abbiamo.

Compagnodistanza fa il cuoco. Ho iniziato a dubitare delle sue competenze culinarie quando è arrivato il cibo della mensa – che come qualsiasi cibo ospedaliero non può essere considerato vero e saporito cibo – e lui ha detto che aveva un buon profumo. Voglio credere fosse il digiuno a farglielo trovare gradevole.

Ha detto che considera la mia città “la piccola Berlino”. Ho dubitato anche delle sue competenze geografiche.

Le pene del pene
Nella stanza di fianco c’era un ragazzo che ha avuto il mio stesso intervento. Un tipo un po’ ansioso. Lo dico io che sono un ansioso, quindi so di cosa parlo.

Quando è svanito l’effetto dell’anestesia spinale mi sono rimesso in piedi e sono passato nella sua stanza. Lui è stato operato dopo di me, quindi era ancora sotto anestesia. Era in angoscia perché tra le gambe non sentiva ancora niente.

Ha iniziato a chiedermi quando io avessi ripreso sensibilità lì. Poi cosa sentissi lì. Poi quando mi erano arrivati i primi segnali di ripresa lì. A un certo punto gli ho chiesto cortesemente di smetterla di farmi domande sul mio pene.

Se incontri il Buddha per la strada uccidilo
Quando giovedì sera era diventato chiaro non sarebbero riusciti ad operare noi in lista, mi sono rivolto sconsolato al primario chirurgo lamentando – non seriamente ma con ironia – il dover ripetere il digiuno il giorno dopo. Sai cosa dice il Dalai Lama, mi ha fatto, il miglior modo per purificarsi è astenersi dall’ingerire sostanze che possano avere effetti negativi sul tuo corpo. Quindi io ti sto purificando corpo e anima.

Non è certo se il Dalai Lama abbia mai detto ciò.

Priorità
L’infermiere arriva da me dicendomi che dobbiamo tagliare la barba.

Io lo guardo perplesso.

Lui mi guarda perplesso al mio essere perplesso.

Poi oso chiedere – con un certo ingenuo candore, riconosco – se davvero intendesse radermi l’onor del mento.

Lui si riferiva a una depilazione al basso ventre. Uno ci mette tanto a curarsi una barba, è normale che si preoccupi, mi giustifico io.

Musica maestro
In sala operatoria il capo anestesista mette in diffusione una cover di Umbrella di Rihanna cantata come fosse Despacito.
Gli chiedo cortesemente di mettere gli AC/DC se vuole mantenermi rilassato.

Ah, è medico!
Sempre della serie che tutti devono sentire tutto e al telefono si urla, una signora ricoverata mentre parlava col figlio all’altro capo vede passare il chirurgo e lo blocca al grido di Aspetta ora te lo faccio dire dal dottore. Si sente in modo distinto qualcuno all’altro capo chiedere Scusi lei è infermiere o è laureato dottore?. Il chirurgo risponde Sì, sono laureato in Dottore.