Non è che il sarto possa soffrire di problemi di gestione dello strass

Al B&b sono arrivati un gruppo di statunitensi. Capivo poco di quel che dicevano perché parlavano storpiando le parole. Uno mi ha chiesto qualcosa riguardo “pampii”. Avevo capito pumpkin. Ho pensato davvero questo qui mi sta chiedendo della zucca?

– Pampii
ancora
– Sorry?
– Pompiii?

Allora ho capito che o mi stava chiedendo di Pompei o era una proposta indecente. Mi son buttato sulla prima, così gli ho dato spiegazioni per arrivarci. Non sembrava convinto della mia risposta.

Combinazione, a Pompei ci sono andato di sera, a teatro. Da solo. Credo bisognerebbe imparare a fare più cose da soli. Credo anche si debba disimparare a farlo perché poi ci si abitua troppo e non si sa più stare con gli altri.

Avevo delle persone di fianco che commentavano ogni scena. Non conosco bene le regole del teatro non essendone frequentatore assiduo, ma sono quasi certo che si debba tacere durante la rappresentazione.

Quelli che parlano durante gli spettacoli, di qualsiasi tipo siano, non li comprendo.

Ero a vedere Nick Cave a inizio settimana. Mentre eseguiva una canzone al piano un tizio davanti a me faceva la traduzione simultanea delle parole a un amico. A voce alta. Un mio amico gli ha chiesto di non disturbare, la sua risposta è stata Ti sposti da un’altra parte se ti dà fastidio.

Siamo una civiltà di egoisti. Se non ti sta bene vattene è la regola base della società.

Poiché non volevo dormire con finestre ermeticamente chiuse (perché entrano le zanzare) e condizionatore spento (perché fa rumore) mi è stato detto Se non ti sta bene vai a dormire in auto. Ho reagito con stile. Fino a quando non ho dato un pugno a una porta e un calcio a una sedia e dedicato un paio di pensieri lesivi della dignità della Chiesa Cattolica. Fino a quel momento lo giuro che avevo avuto un ottimo stile.

Ho un serio problema di gestione dello stress e dei nervi e non so come farvi fronte.

Ho anche un problema di gestione dei libri.

Ne ho perso uno. L’ho poggiato da una parte in mezzo alla campagna e l’ho lasciato lì. Spero venga considerato bookcrossing e che qualcuno ne abbia beneficiato. Non era neanche mio e l’ho riordinato su Amazon.

Ho chiesto informazioni riguardo un annuncio di lavoro che avevo trovato su internet. Nell’introduzione si parlava di “ricerca personale per la sede di xyz”. Ho dedotto che fossero ricercati più profili: personale indica un gruppo di dipendenti. Non ho mai sentito parlare di un personale singolo.

A meno che personale non fosse da intendersi come aggettivo: pssst questa è una ricerca molto privata.

La mia deduzione era corroborata dal fatto che le attività che questo personale era chiamato a svolgere erano molteplici e variegate. L’unico mio dubbio è che nel descriverle ci si riferiva però a “la risorsa” al singolare.

Ho chiesto quindi informazioni su quanti e quali profili stessero cercando. La risposta è stata: “Stiamo selezionando una persona che risponda al profilo indicato nell’annuncio”.

Quindi loro stanno cercando una persona che:

– Apra, chiuda la sede e si occupi del suo mantenimento ordinario
– Gestisca volontari
– Si occupi di amministrazione e contabilità e rendicontazione
– Gestisca la comunicazione
– Gestisca i rapporti con altri enti/istituzioni
– Gestisca i rapporti con le altre sedi
– Gestisca e aggiorni il database contatti
– Si occupi delle risorse finanziarie

Ho capito perché parlavano di personale: in effetti per seguire tutto ciò bisogna scindersi in più persone.

Non ho ritenuto opportuno rispondere.

Se ne è andato il mio Prof della tesi triennale e con cui ho fatto 2 esami e diversi seminari. Una persona eccezionale. Lo so che quando se ne va qualcuno sembra sempre un po’ retorico dire che fosse una persona eccezionale, ma se io lo scrivo è perché ne vale realmente la pena.

È stata una settimana particolare.

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Il buono, il brutto e il gattino*

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Mi interrogo, a volte, sul significato dell’essere una brava persona. Non è un qualcosa di facilmente definibile, in quanto per poter dare una definizione è necessario concordare dei parametri entro i quali la definizione sussista e sia verificata.

Quante volte sentiamo dire di qualcuno che è una brava persona? Quali sono le coordinate che lo definiscono come tale?

Potremmo prendere come riferimento i comandamenti biblici. Bisognerebbe prima mettersi d’accordo su quale versione adottare, se quella riformulata dalla Chiesa Cattolica o la versione più aderente al testo ebraico, che, tanto per fare un esempio, negli ammonimenti finali non si limita a un generico “non desiderare la roba d’altri” ma entra più nello specifico:
Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare sua moglie, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.
(nota: nella versione cattolica il versetto è stato utilizzato per comporre il nono e il decimo comandamento)

Partiamo dalla premessa che se il divieto di non uccidere è esteso anche ad animali quali insetti e lucertole io allora nel corso della mia vita ho violato tutti i comandamenti così come stabiliti nella versione cattolica. Compreso quello di non rubare, in quanto a 8-9 anni in un supermercato GS ho impunemente sottratto una sorpresina (un orrendo portachiavi-zainetto di nylon verde e blu) da una confezione di merendine del Mulino Bianco. Oramai il reato sarà caduto in prescrizione quindi confesso pubblicamente.

La versione ebraica dei comandamenti mi offre invece degli scampoli di salvezza, in quanto non ho mai desiderato né il bue né l’asinello di qualcuno – neanche quelli del presepe – e ancor meno di avere qualcuno in schiavitù!

Una sola volta ho chiesto un bove e mi hanno opposto un rifiuto: mi han dato il cosiddetto bue di picche.**

Esistono temi che sono condivisi da più civiltà: l’omicidio e l’adulterio, per esempio, ricorrono in più testi.

Nel Dhammapada è scritto

Tutti temono il bastone, a tutti è cara la vita:
considerando sé stesso uguale agli altri,
non si uccida né si faccia uccidere

oppure

Acquisizione di demerito, un destino malvagio,
il breve godimento di un uomo spaventato
nelle braccia di una donna spaventata
e il re commini una grave punizione:
perciò l’uomo non si accompagni con la donna altrui

Ma i precetti non credo bastino a stabilire un canone di parametri consoni a definire una brava persona: se così fosse, tutti coloro che si astengono ad esempio dal furto e dall’omicidio entrerebbero automaticamente nel novero dei buoni. È chiaro che, oltre allo star lontani dai comportamenti socialmente e giuridicamente scorretti, occorra anche un’atteggiamento attivo da parte della persona. Io ad esempio, pur avendo un passato da Arsenio Lupin e un presente ancora attivo di atti impuri (ma non di adulteri, tengo a precisare!), tendo a considerarmi sostanzialmente una persona buona. Se non altro perché se non quotidianamente ma almeno con una certa regolarità una buona azione la porto a termine. E lascio il posto agli anziani sui mezzi pubblici (tranne in Giappone, dove mi è capitato che fossero gli anziani a cederlo a me!) e, se il marciapiede è stretto, scendo per lasciar passare anziani e donne. Osservo in generale le normali norme di cortesia civile.

Eppure, così come esercito un certo doverismo nei confronti della società, così mi perdo nella gestione delle relazioni più strette. Posso dire che sono una frana nei rapporti interpersonali e negli obblighi che esse comportano, sia nel relazionarsi con semplici conoscenti che con persone più vicine.

Volendo essere più concreti, io sono il tipo di persona cui basta poco per sentir scaldarsi il cuore. Andare a comprare il latte insieme, prendere un tè coi biscotti fianco a fianco, addormentarsi tenendosi la mano: potrei scrivere un trattatello apologetico del quotidiano di un rapporto, delle piccole cose che insaporiscono la vita come il coriandolo e il cumino nelle cucine di Masterchef, che io vorrei capire perché cazzo in ogni ricetta devono per forza entrarci coriandolo e cumino, perché il coriandolo non possono chiamarlo semplicemente prezzemolo, e, soprattutto, perché il giudizio dello chef deve sempre comprendere la parola “croccante”.
Scusate.
È il risultato di genitori che guardano Masterchef a tavola.

Eppure questi condimenti non sono sufficienti.
Perché poi, per carattere, sono anche freddo, aspro, duro. Come un limone dimenticato in frigo. Che tutti prima o poi hanno provato a spremerlo, senza risultati soddisfacenti.

Sono una persona diversamente affettiva.
O meglio, affettivo a corrente alternata.

Mi schermisco dicendo che sono un gatto e se ho scelto tale animale non è solo per simpatia verso il felino ma perché mi comporto in modo uguale. Difendo sempre la categoria dei gatti da accuse superficiali, come quella di essere animali opportunisti e anaffettivi. Però è anche vero che il gatto ha una psicologia tutta sua e se vuol starsene per cazzi suoi siatene pur certi che lo farà a prescindere da tutto. A prescindere da voi. E a me questo sembra naturale e comprensibile, anche troppo. Per molti no e non mi sento di dir che siano in errore.

Seppur conscio della sensazione di esser in difetto, reitero determinati atteggiamenti. È tipico di chi ha l’abitudine a star solo, per scelta e non per condizione. Nel solitario persiste una ritrosia all’abbandono delle barriere con le altre persone, che siano conoscenti, parenti, amici, partner.

In virtù di ciò, nei parametri che definiscono una brava persona inserirei la propensione all’altro, che contempli un margine di “cazzi propri” (per usare termini scientifici) che sia compatibile con le esigenze proprie e di quelle del prossimo. E a volte anche del remoto.

 * Il titolo pensavo fosse una mia idea. Poi per scrupolo l’ho cercato su internet e ho scoperto che esiste un libro intitolato in modo uguale.
** sono una persona orribile perché faccio battute simili.