Non è che affidi un cane a un vigile perché è un incrocio

Pensieri sparsi.

Gli anziani che portano a spasso il cagnetto mi fanno molta tenerezza. Quando sono in bici e ne incrocio uno di fronte a me però mi viene l’ansia. Penso sempre “Oddio, se adesso il cane facesse un movimento inconsulto e/o io perdessi il controllo della bicicletta e lo investissi, farei morire di crepacuore questa persona”. Poi li supero e tiro un sospiro di sollievo e rifletto su quanto mi facciano tenerezza gli anziani col cagnetto.

Nella cascina sede del mio lavoro ci sono dei gatti che si aggirano nei paraggi. Sono schivi e fuggenti, semi-selvatici. Si nascondono nelle siepi. Spesso mi sento osservato e, guardando fuori dalla finestra, mi accorgo che uno di essi mi sta fissando. Sono giorni che provo a far loro una foto ma quando prendo il cellulare loro si girano e se ne vanno correndo verso le siepi.

In questa cascina terremo un aperitivo. Lo scrivo lungo, aaaa-peeee-riiii-tiiii-voooo, perché sentir dire ape mi fa venire l’orticaria. Ape cosa? Ape regina? Ape operaia? Ape tito?

Per questo aperitivo mi hanno chiesto di mettere su una playlist di musica di sottofondo. Penso di aver inserito cose buone, ho ricevuto apprezzamenti dalle mie colleghe che ho utilizzato come tester. Pensavo sarebbe stato complicato raggiungere almeno un’ora di musica invece ho superato le tre ore e mi sono accorto che tante cose che avrei voluto mettere non le avevo ancora inserite. Spero che piaceranno, qui sono molto attenti all’atmosfera dell’aaaaaa-peeeee-riiii-tiiiiii-vooooo.

Oggi io e due colleghe siamo andati in giro a fare spese per l’organizzazione di questo aaaaa-peeee-riiiii-tiiiii-voooo. Hanno detto che la mia guida è un po’ troppo “meridionale”. Io non ho capito cosa volessero insinuare. Rispetto il codice, metto sempre la freccia per ogni minima svolta, lascio passare i pedoni, accelero quando esce il giallo che vuol dire “corri fai presto!”, segnalo col clacson a tutti gli automobilisti in prossimità di incroci/uscite laterali di non osare inserirsi in carreggiata, cosa c’è da contestare? Al massimo avrò esagerato facendo 30 metri in senso vietato, ma è la stradina deserta dove c’è la nostra sede e poi ho evitato loro un lungo giro, lungo ben 3 minuti.

Stando qui ho compreso finalmente cosa si intenda quando si dice che a una ragazza si vede “lo zoccolo di cammello” o cameltoe come dicono gli esperti del settore (non so quale settore ma mi sembrano esperti). Non mi era chiaro fino a che non ho visto su un tram ciò:

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Un cameltoe eccellente, da sfoggiare con fierezza!

Non è che le zanzare abbondano nelle risaie perché il riso fa buon sangue

La sede dove lavoro è molto caratteristica. Praticamente, è una cascina. Milano un tempo era tutta una cascina, molto prima che i boschi cominciassero a crescere in altezza. In qualsiasi zona io mi sia trovato in queste 2 settimane scarse da quando sono qui, con qualsiasi persona io abbia parlato, mi sono sentito dire “…che poi questo quartiere non era Milano, è stato inglobato dopo…”. Ho capito che Milano un tempo era giusto lo spazio compreso tra il Duomo e Sant’Ambrogio, il resto era tutta campagna. Ecco da dove nasce il modo di dire!

Il mio ufficio si trova in un edificio che un tempo era la stalla di questa cascina. Sentendomi io spesso un asino, in genere, è la collocazione per me più adatta.

L’altra caratteristica è che in questa sede è tutto dislocato. Se vuoi scaldare le vivande per la pausa pranzo o tenerle in frigo bisogna attraversare la corte e andare in un’altra struttura della cascina. Si può pranzare all’interno di essa o nella corte, sotto gli alberi.

È tutto bello e bucolico fin quando prosegue questo fine di estate. A gennaio penso che non mi buscherò la polmonite per godere di 1 minuto di microonde.

La terza caratteristica, corollario della precedente, è che, per effetto delle dislocazioni logistiche degli edifici, la mia stalla, pardon, l’edificio del mio ufficio, non ha il bagno. Bisogna attraversare la famosa corte di cui sopra e poi scegliere tra due strutture, entrambe dotati dei servizi igienici.

Sarà un po’ scomodo in inverno mettere e togliere il cappotto giusto per andare al bagno. Credo che qui i dipendenti si siano abituati all’introversione. Al tenersi tutto dentro. Non vedo mai nessuno uscire dall’edificio durante le ore di lavoro, anche in questi giorni di bel tempo.

Sarà perché, in fin dei conti, sono nordici, son fatti così!

C’è una cosa infatti che ho notato qui. Quando si lavora, si lavora, punto. Tutti zitti, la testa fissa sullo schermo.

È una cosa ovvia.

Però mica tanto. Mi sono sempre trovato, giù, in ambienti lavorativi dove ogni tanto una battuta, uno scherzo, un po’ di caciara, veniva sempre fuori. Persino a Budapest era così: lasciando stare la mia collega (la famosa CR) che era delle mie parti, anche BB (non Brigitte Bardot) e Aranka Mekkanica, ungheresi D.O.C., si producevano in qualche momento di svago. Ancora mi sveglio di notte con gli infarti rimembrando la sonora risata di BB che frantumava il silenzio facendomi sobbalzare dalla sedia.

Un’amica monzese mi ha detto che qui a Milàn è così, si ride dopo il lavoro, all’aperitivo, mentre invece quando si lavora si lavora.

Che gente strana! Da quand’è che il lavoro è una cosa seria?!