Non è che il medico appassionato di musica esclami “Dica 33 giri”

In radio passano per la 62364237esima volta Heroes di David Bowie. Ci sono delle stazioni radio che trasmettono grandi classici del rock e della musica in generale ma programmano sempre le stesse canzoni.

Meglio questo, ovviamente, che qualche tormentone contemporaneo.

Ripensavo a quando da ragazzino ho scoperto per la prima volta questi grandi classici della musica. La sopracitata Heroes, The sound of Silence, (I cant’ get no) Satisfaction, The passenger, Like a Rolling Stone e altre ancora. A quell’epoca fu per me come conoscere una ragazza e innamorarmi di lei.

Alcune di queste canzoni facevano da colonna sonora a degli spot pubblicitari. Aspettavo quelle réclame per poter sentire quelle canzoni (no, non c’erano YouTube né Spotify). Avevo anche capito gli abbinamenti dei blocchi pubblicitari a seconda delle trasmissioni, quindi sapevo che durante un determinato film/programma, sarebbe arrivato quello spot che aspettavo per quella determinata canzone.

Altre ero riuscito a registrarle sulla cassettina. Le registrazioni erano tutte sporcate dagli interventi degli speaker, che devono sempre parlare sugli intro/outro delle canzoni per far vedere quanto sono bravi. Consumavo quelle cassettine a forza di riascolti, facendo spesso rew-play per riascoltare uno specifico verso.

Tra i vinili di mio padre di sicuro c’erano ma mi vergognavo un po’ a chiedergli “Mi metti per favore questa?”. Più che vergogna era una sorta di gelosia. Era stata una “mia” scoperta e non desideravo condividerla. Doveva restare un fatto intimo e privato.

A volte mi chiedo se mi ricapiterà di riprovare simili sensazioni.

Ascolto tantissima musica, oggigiorno, molta più di quanta ne ascoltavo in passato. E ascolto tante belle cose, di qualità (almeno secondo me!) e ne scopro di continuo di nuove. Ascolto cose che mi emozionano, mi prendono, dischi che consumo.

Però il piacere emotivo di quella scoperta che mi diedero quelle canzoni non l’ho più ritrovato. Beninteso, parliamo di grandi classici della musica, pezzi che di continuo vengono inseriti nella “lista delle 100 canzoni di tutti i tempi” che qualcuno si ostina ancora a stilare. È anche normale non aspettarsi che compaia di nuovo una Yesterday, adesso.

Però io non credo sia solo un discorso di qualità musicale e di ammirazione per dei mostri sacri del rock. Anche perché, all’epoca, mi erano del tutto ignoti gli artisti dietro questi pezzi. Era più un discorso legato al piacere adolescenziale della “prima volta”, della scoperta di qualcosa di nuovo in assoluto. Il mio riferimento musicale prima di allora potevano essere massimo le Spice Girls e gli Articolo 31.

Una prima volta che non si può rivivere. Poi nella vita ci sono tante altre occasioni per vivere qualcosa di emozionante, e non mi lamento di certo della mia vita attuale.

Però quel piacere lì, di quella emozione viscerale nel chiedersi per la prima volta “Ma cos’è questa canzone?” non ci sarà più.

Ma quanto è brutto crescere?

 

Non è che quando sei stufo vai dal barbiere per darci un taglio

Ho tagliato i capelli perché speravo di non riconoscermi.

Per un po’ ci sono cascato, finché non sono arrivato a casa e, guardandomi allo specchio, mi sono chiesto Chi sei? Vattene da casa mia prima che chiami la polizia. Allora ho gettato la maschera. Nel bidone della latta, perché era una faccia di tolla.

Si trattava di un bluff perché in realtà non saprei come chiamare la polizia ungherese. Conosco il numero ma non so se chiamandola in altre lingue sappia rispondermi. E, inoltre, “polizia ungherese” è troppo lungo da dire: il tempo di esclamarlo e il malintenzionato è già scappato (Troisi docet).

Di cattivi soggetti a parte il sottoscritto comunque non ne ho visti mai nella mia zona.

Il caso più interessante – per rendere l’idea – si è verificato la settimana scorsa, verso mezzanotte. Un semplice ubriaco che cantava giusto sotto la mia finestra. O forse era uno sobrio che cantava canzoni di un ubriacone (tipo Vászko Rószi, noto artista magiaro).

Volevo omaggiarlo della performance con qualche frase apotropaica dialettale ad ampio spettro geografico (cioè coprendo un ventaglio di improperi Nord-Sud), solo che ha smesso dopo poco. Mi sono sentito molto triste. Un essere umano dovrebbe pur aver diritto di sfogarsi col primo ubriaco di passaggio. Tanto lui beve per dimenticare, quindi non avrà memoria dell’accaduto.

Quando abitavo a Blaha, una zona un po’ più borderline, qualcuno è stato da me apostrofato male ma credo fosse troppo ciucco per rendersene conto. Erano comunque ubriaconi a modo, mettevano le lattine di birra nel cestino.

Il riciclaggio è importante. Vorrei darmi a quello del denaro.

Ho imparato da molto tempo a separare i rifiuti.

I due di picche, ad esempio, vanno nell’organico. Perché in fondo tutto si riduce a una questione di organi.

I feedback negativi al CV vanno nel vetro, perché sono speranze in frantumi.

Gli intenti positivi bloccati sul nascere, nella carta, perché sono castelli di tal materiale.

I Non lo so, nell’indifferenziato.

Potrei aggiungere altro ma temo di non riconoscermi più. Già ho avuto problemi a identificare collutorio e shampoo, causa flaconi simili.

Almeno, comunque, ora il mio taglio di capelli non perderà lo smalto di un tempo.

Non è che per aprire un discorso serva la parola chiave

Sembra che in una conferenza sul tema “Il rapporto tra i giovani e Internet” la Ministra Lorenzin abbia affermato che l’80% dei contenuti di internet sia pornografia e che su internet ci si compri la droga. E se si scrive marijuana su Google vengono fuori canzoni che inneggiano a drogarsi.

A parte il fatto che la Ministra è evidente che sia una fan di Scrubs, perché rielabora una teoria del Dr. Cox, non sono in grado di confermare il resto. Sono anni che cerco di reperire droga su internet ma finisco sempre sui sito porno.

Controllando i termini di ricerca che hanno condotto per caso a questo blog qualche ignaro visitatore, debbo constatare una propensione al porno, comunque.

inutili smancerie cerume
Bisogna andare subito al sodo col cerume, senza perdersi in salamelecchi.

l’imbianchino non viene
Forse ha dei problemi col proprio…pennello.

video porno se ti chiamasse per un altra pizza
È ovvio che nessuno ordinerebbe un’altra pizza dopo averne già mangiata una: è tutta una scusa per attirare l’ignaro fattorino e indurlo in situazioni porno.

paperina si veste senza mutande
E sapessi poi quella topa di Minni che combina!

come chiedere a una persona il proprio voto
Il voto non si chiede: si compra. Ma dove vivi?

benedetta parodi youporn
E io che pensavo si limitasse a video di cucina.

sasha grey con cetriolo
Ho capito, è uno scambio culturale: la Parodi va su YouPorn e la Grey in cucina!

video porno blogspot cristina parodi
La sorella invece per non essere da meno si lancia anche lei nel porno!

la televisione italiana è un puttanaio catodico
Colpa delle sorelle Parodi.

frasi su babbo nataleporno
Del tipo “A Natale ti poggerà il pacco sul retro”?

pegging al mattino
Per cominciare la giornata con la giusta…spinta alle spalle.

sto zitta perche se parlo dico solo stupidaggini
Sono d’accordo, ma dovresti evitare anche di scrivere.

quelli del risvolto
Sono brutte persone.

intercalare eh
Eh.

la signora non porta le mutande porno
La signora è una donna pudica e morigerata e non mette mutande porno: problemi?

io che di ignoranza ho fatto virtu
E spero che almeno una laurea honoris causa all’Università della Vita ti sia stata conferita!

mi perdo nella mia acqua del sentimento
“Oh! Ma sono tutta…madida di acqua del sentimento, laggiù!”.

qui non c’è scritto paganini
Puoi ripetere?

perchè si chiama divisa
Perché sono due pezzi. Se fosse uno solo la chiamerebbero intera, no?

se mi sgama qualcuno con i maschi, sono morto anche perché abito in qu
Cos’è successo? L’hanno sgamato mentre scriveva? Ha realizzato all’improvviso che fosse meglio non scriverlo per non essere sgamato? Che angoscia.

in che anno sono arrivati i citofoni
L’anno in cui sono nati i Testimoni di Geova.

Non è che alle casseforti piacciano gli incontri per combinazione

Tra i torti che si possono fare al prossimo c’è il “Ti presento qualcuno”, per robe di accoppiamenti come rimedio alla singoltanza.

Parlo di torto nella fattispecie di un incontro combinato senza una richiesta esplicita da parte del soggetto coinvolto.

Ricordo una uscita a quattro a mia insaputa del lontano 2005 o 2006.

Il mio amico mi propose di uscire un sabato sera, lui, la fidanzata con cui da poco stava insieme e “amici di lei”. Ricordo benissimo che parlò al plurale.

E invece eravamo in quattro. I novelli amanti, io e Renata (nome di fantasia che indica però un nome maschile poco comune declinato al femminile).

È evidente che la fidanzata del mio amico, sentendosi in colpa per aver rotto il ciclo di zitellanza nel gruppo – composto da tre ragazze -, si fosse caricata del compito di ripulirsi il karma sistemando anche le amiche. Cosa che non mi sarebbe dispiaciuta se avessero coinvolto non Renata ma l’altra del gruppo, cioè Giorgiona (nome di fantasia che cela nome di pittore affine declinato al femminile), che aveva un che di intrigante e robe di piercing e tatuaggio. Purtroppo Giorgiona provvedeva da sé ai propri bisogni fisici e non gradiva interferenze, senza contare una lunga storia di prendimenti e lasciamenti e robe di ungulati cornuti con un ex ragazzo storico.

Andammo in un locale con musica chill e jazz e luci spente. Un posto così oscuro che per leggere il menù usai l’accendino, accorgendomi di star sfogliando il catalogo delle canzoni del karaoke. Mi fermai prima di ordinare un Balla al gusto Umberto Balsamo.

Durante quella sera mi comportai da perfetto cafone. Quando mi accorsi che si trattava di un’uscita combinata decisi di boicottare l’intera serata. Non ordinai da bere, non rivolsi mai la parola alla povera Renata né alla fidanzata del mio amico. Con quest’ultimo mi intrattenni a parlare di calcio.

Usciti dal locale, dopo essersi consultata con Renata, la fidanzata propose di far due passi. Lei e il mio amico procedevano davanti, lasciando noialtri indietro, forse sperando di stimolare una qualche conversazione. Io persistetti nel mio silenzioso dissenso.

Fu un comportamento orribile. Non è per discolparmi, ma io un tempo non ero affatto civilizzato e adatto a stare in società. Col tempo giuro di essere migliorato. Oggi so anche stare a tavola senza grufolare nel piatto.

Non fui più invitato a uscite di questo tipo da parte loro. Renata non si vide più nel gruppo. Venni a sapere che aveva trovato un ragazzo e non frequentava più le amiche. Per egocentrismo mi sento responsabile, perché immagino che sarà rimasta così scottata dalla sgradevole esperienza da aver ripudiato la sorellanza.

Ogni volta che leggo di donne che lamentano uscite orribili con individui improponibili mi sento chiamato in causa, perché io stesso sono stato un improponibile.

Quindi chiedo scusa al mondo femminile e anche a quello maschile per la pessima figura. Ma qualcuno doveva pur sobbarcarsi il peso della croce del dissenso in risposta agli incontri combinati.


A qualcuno potrebbe saltar l’uzzolo di domandare come si presentasse esteticamente Renata. Non lo ricordo. Nella mia immagine aveva questa massa di capelli che le pioveva davanti il viso lasciando scoperti solo naso e bocca. È probabile fosse meno capellona di così ma nel corso degli anni i ricordi si riscrivono e ora è affetta da iperespansione tricotica.


Non è che il film sulle difficoltà di una ragazza che ripara auto si chiami “Arranca Meccanica”

La settimana scorsa, quando l’ho messa in moto, l’auto ha iniziato a fare titic titic titic.

Ho pensato ci fosse un pezzo di plastica incastrato sotto.
Quando ho controllato, ho visto che lì c’era un cavetto che pendeva col morsetto che toccava l’asfalto.

Tutti i meccanici di fiducia (mia e di conoscenti) sono in ferie e di andare dal primo che capita non è che abbia tutta questa propensione. È possibile che vada lì per sistemare il cavo estinto e mi senta dire di dover sostituire il motore. So di poveri tapini entrati in officina per un cambio d’olio e usciti con un preventivo per un’auto di Formula 1.

Constatato che freni, acceleratore e volante funzionassero, ho girato un po’ – per esigenze – con l’auto tichititteggiante.
È un rumore molto irritante e l’impotenza di non potervi porre rimedio lo è ancor di più.
Dopo un po’ viene voglia di forarsi i timpani come un Cavaliere dello Zodiaco.


Il Cavaliere d’Oro Aldebaran del Toro, nel combattimento contro Syria che usava melodie ipnotiche, decide di rompersi i timpani. Comprensibile, anche a me la cantante Syria mi è sempre stata sulle balle.


So che molti lo conoscono come “Toro” e basta, ma, così come tutti gli altri Cavalieri, nella versione originale hanno dei nomi e non ci si rivolge a loro soltanto col nome delle sacre vesti. Qual sgomento, ad esempio, quando all’epoca scoprii che Pegasus non si chiamasse affatto Pegasus: e io che avevo sempre pensato che fosse una fortunata combinazione che uno che si chiamava Pegasus ottenesse l’armatura di Pegasus.


Inoltre ho il timore che la gente in strada oda tale rumore e mi osservi.
Questa sensazione mi incute disagio e soggezione.

È come andare in giro con le scarpe nuove che scricchiolano e cigolano.

wikiHow fa presente che nascondere la cocaina nelle scarpe che cigolano è rischioso, in quanto il rumore attira l’attenzione

Mi è successo una sola volta, per fortuna. In prima media.

È una di quelle cose per le quali da bambino potresti rischiare di essere pestato.
E io ero ancor più preoccupato in quanto piccolo.
Da piccolo ero piccolo. Sembra tautologico, ma il fatto è che mi trovavo un anno avanti gli altri. O un anno indietro, non l’ho mai capito. Insomma, per la mia età ero avanti nel sistema scolastico avendo fatto la primina, ma ero indietro come età rispetto ai miei compagni.

Una volta, con quelle scarpe indosso, stavo attraversando il lunghissimo e vuoto corridoio tra i bagni e l’aula.
L’eco delle mie scarpe sul pavimento cigolava tra le pareti scrostate che custodivano il prezioso amianto di cui sono farcite le nostre strutture.
Sgnek sgnek sgnek sgnek.
Sgnesgnesgnesgnesgnek.
SgneeeekSgneeekSgneeek.
Che accelerassi il passo o rallentassi non cambiava molto: se andavo più veloce per arrivare il prima possibile in classe facevo tanto rumore, se andavo piano per esser leggero prolungavo lo stillicidio.

All’improvviso, da un’altro corridoio, dalla direzione opposta svolta l’angolo uno studente di terza. Alto il doppio di me.
Vado avanti facendo finta di niente.
Quando ci incrociamo, lui passa oltre. Poi si ferma e si volta fissandomi le scarpe. Mi volto anche io. Per un attimo lo guardo sperando che passi questo messaggio telepatico: “Rumore? Io non sento niente. Il rumore è nella tua mente”.

Purtroppo non gli arriva la comunicazione o non si convince.

Si avvicina.
Adesso mi mena.
Mi scaraventa giù dal finestrone del primo piano verso il canestro da basket in cortile.
Mi leva le scarpe e le usa per malmenarmi per vedere se cigolano anche contro la mia faccia.
Mi costringe ad ascoltare canzoni di Ivana Spagna.

Invece lui si presenta porgendomi la mano. Era anche pulita, cosa rara per un ragazzino delle medie.
Per un attimo esito, temendo che fosse un trucco per una mossa di aikido. Ma decido di fidarmi. Facciamo conoscenza e chiacchieriamo.

Da quella volta è divenuto il mio amico del corridoio.

Non l’ho mai visto fuori la scuola né in altri luoghi. Lo incrociavo soltanto di passaggio tra i bagni e l’aula e ci salutavamo o facevamo due chiacchiere.

Ero anche convinto che se mi avessero aggredito mentre mi trovavo lì lui sarebbe intervenuto. Difatti non sono mai stato aggredito e non si può escludere che siano stati i benefici della sua amicizia.

A stento ricordo che faccia avesse.

Poi le scuole quell’anno finirono e non lo rividi più.
Forse non è mai esistito.
Forse era lo spettro di uno studente morto tragicamente in quell’istituto.
Forse era un’allucinazione prodotta dal suono ipnotico delle scarpe.

Ho pensato che tutti hanno avuto o hanno una conoscenza “da corridoio”. Un contatto estemporaneo e casuale ma ripetuto che entra a far parte della familiarità pur rimanendo confinato a spazi e tempi limitati.

Sono uscito di nuovo con l’auto tichititteggiante.

Però non si è fermato nessuno a parlare con me, attirato dal rumore.

Non è che all’ortolano puoi dar dell’hipster perché ha la barbabietola

Per la rubrica “acquisti incauti”, ho comprato l’altro giorno su Amazon una spazzola da barba. Io neanche sapevo esistesse una spazzola da barba, ma se in fondo ci sono spazzole per capelli, scarpe, cani e gatti non vedo perché non debba esisterne una anche per quello. Anche se non ne noto la differenza estetica. Darò un resoconto dopo la prova pilifera.

Il fatto è che il pettine mi stava dando problemi, ultimamente. Arriccia o strappa il pelo.

In preda a questi raptus di hipsteria, oggi ho girovagato in cerca dei famosi pantaloni a quadri che mancano al mio guardaroba, dopo la dipartita del precedente paio. Mentre ero in perlustrazione di negozi di moda giuovine, che per sembrare ancor più giovani diffondono musica ad alto volume o spruzzano profumi nell’ambiente (alcuni negozi puzzano di Alcott, infatti), mi ha telefonato la tizia per la quale ho fatto da “consulente” per la tesi (Puntata precedente qui).

Quando ho visto il nome sul display mi è venuto in mente un verso di una canzone che Valentino Rossi deve aver scritto per Marquez: sembra non sia possibile dimenticarsi di te.


Sì, la canzone diceva “sè” e non “te” ma io le canzoni le storpio come più mi aggrada e si adatta alla circostanza.


Dopo, alla fermata dell’autobus, mentre ero da solo mi sono ritrovato a canticchiare questo verso, però intonandolo come se fosse una canzone di De Andrè.


ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori di Faber.


PRECISAZIONE ALL’ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori e non al cantautore perché lui da persona intelligente non se la sarebbe presa, mentre gli estimatori, in generale di cantanti, attori, scrittori, politici ecc., si offendono come se stessero subendo un torto personale.


Comunque la cosa grave è che per strada quando son da solo ultimamente canticchio. Sintomi di incipiente follia evidenti?


La tizia, con la quale pensavo di aver concluso i rapporti dopo aver completato il lavoro, mi ha telefonato per dirmi che era alle prese col discorso per la seduta ed era in difficoltà.

Precisiamo: suo padre era alle prese con la scrittura del discorso.

Questa qui praticamente non vuole fare proprio nulla, perché ha capito come possono funzionare le cose nel mondo: basta trovare qualcuno che le faccia per te. Anche la mia consulenza non è stata pagata da lei, ma dal ragazzo.

A questo punto non voglio sembrare sessista, ma immagino che in cambio lui ne riceva prestazioni sessuali non indifferenti, almeno!

La cosa ironica è che comunque la tizia sia preoccupata per il discorso, per fare buona impressione sulla commissione: la capisco, parte soltanto da un misero 109. In pratica le basta sedersi ed è già 110. Se si siede e dice “buongiorno”, arriva anche la lode. Nella sua università abbondano le lodi, ma non credo perché siano tutti dei gran geni (anche perché la mia tizia non mi sembra una cima). Credo basti la retta…via.

Comunque ha detto che vuole fare le cose per bene. Proietterà anche un breve video prima del discorso. Un video fatto da qualcun altro, ovviamente, che ha già reclutato.

E io che mi ci pago spazzole da barba con le consulenze.

Mood Music-ma-è-una-carica-di-elefanti-o-viene-dal-tuo-stereo Tag

La poliedrica ladykhorakhane mi ha nominato in questo gioco, il Mood Music Tag. In che consiste? Non l’ho ben capito quindi faccio copia-incolla e spero poi di indovinare bene le regole:

– Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
– Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
– Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
– Cita il mio blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories https://ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l’idea è partita da qui.
– Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

Quindi senza indugio, senza tema e senza senso provvedo subito all’elenco delle canzoni, che sono più di 5 perché non sapevo quali scegliere.

1) Bon Jovi – Bad Name

Avevo 9-10 anni e un walkman con la radio incorporata, col quale mi ammazzavo di musica dalle varie emittenti radiofoniche. Questa canzone, pur essendo degli anni ’80, è un classicone e mi capitava spesso di ascoltarla. Mi metteva sempre una bella carica addosso. Non capivo nulla di ciò che diceva, infatti io canticchiavo “iuli-o-ohh, benny benny” (you give love a bad name).

2) Nirvana – Lounge act


C’è un momento nella vita di un adolescente in cui tocca passare ai Nirvana. Ecco, io per ricordare quei momenti dovrei mettere tutto Nevermind perché è l’intero album un simbolo dei ricordi, ma se devo pensare a momenti positivi penso a Lounge Act e al basso di Krist Novoselic: ricordo mettevo in loop l’intro per sentirlo fino allo sfinimento. Poi andavo in giro facendo con la voce tun-tututun tutututu tutu tutu-tun imitando il basso e a volte anche i miei amici facevano tun-tututun tutututu tutu tutu-tun quando uscivamo insieme il sabato sera, a volte eravamo in 3, a volte in 5, a volte in numero variabile ma sempre maschi senza donne e forse era perché facevamo troppi tun-tututun tutututu tutu tutu-tun difatti quando poi ho smesso le donne sono arrivate. Quindi la conclusione è che forse alla donna non piace l’uomo-basso.

3) The Rembrandts – I’ll be there for you

Mi chiedo sempre quanti ricordino gruppo e titolo della canzone e non la conoscano semplicemente come “la sigla di Friends”. Ebbene, in termini di positività, non posso fare altro che citare questa come la mia allegria assoluta, per ciò che identificava: sognavo un divano e un bar e un gruppo di amici eterni adolescenti, per me rappresentava l’ideale della felicità raccolta direttamente dalla pianta, confezionata e venduta in bustine da 10 grammi da fumare. Ah no, forse quella è un’altra cosa. Piccola chicca, dato che io sono un canticchiatore professionista tanto da aver suonato al conservatorio (ma non mi hanno mai aperto), la canzone era da me storpiata in “Il bidet for youuuu”.

4) Moi Dix Mois – Monophobia

Per la maggior parte delle persone credo che questa musica sia una trashata e basta, inascoltabile. Io invece presi una fissa per il visual kei, ancora oggi mi interesso un po’ (ci sono gruppi come i Dir En Grey che sono cazzutissimi e musicisti molto versatili e abili). Questa canzone mi ricorda la Micia. Lei per un periodo scriveva su un forum firmandosi Monophobia. Ah, i forum! Un tempo ero frequentatore assiduo.
Alla Micia piacevano il visual kei e il goth loli e il cosplay. Andammo anche a un Lucca Comics dove Lei partecipò alla sfilata Lolita. Ci ho messo un bel po’ a poter arrivare a considerare certi ricordi con un sorriso e non con dolore per la mancanza. Ecco, quindi visto che sorrido, oggi nella lista pubblico del visual kei, ripensando a un amore. O forse all’Amore.

5) Ska-p – Intifada

Ancora indietro con gli anni, tra i 18 e i 20, in cui il mio impegno politico (o più correttamente il mio presunto impegno politico) consisteva nell’ascoltare canzoni di protesta e urlare slogan alle manifestazioni. Un vero rivoluzionario, non c’è che dire, un Che Gattara de’ noantri. Peccato non ci fosse facebook, già mi vedevo altrimenti a pubblicare link: condividi! sveglia! resisti! ribellati! È così che si cambia il mondo. Come dite? Da quando avevo 20 anni non è poi cambiato? E mica posso far tutto io, scusate!

6) White Stripes – Seven Nation Army

Sì lo so cosa pensate. Mondiali del 2006, poo popopo po poo. Sbagliato. Io ascoltavo i White Stripes prima che diventassero famosi e conoscevo questa canzone da quando uscì, cioè nel 2003. Mi rendo conto di aver detto la classica frase dello stereotipo indie, ma è così. La ricordo perché fu la prima canzone che imparai a fare sulla chitarra (non è che ci voglia molto) e anche una delle poche che imparai prima di appendere le corde al chiodo. E sì, poi mettiamoci anche il 2006 perché fu un’estate divertente, anche se per me un po’ meno perché passai il periodo dei Mondiali chiuso in casa a causa della mononucleosi.

7) NIN – Copy of

Questa mi ricorda la primavera scorsa, per la precisione il Primavera Sound e un pogo spettacolare sui NIN, fatto partire da noi 4 scalmanati, mentre intorno c’era gente tutta composta e ingessata: ma si può? Li abbiamo fatti sgombrare a forza di pogo, attirando altre bestie da concerto. Quel festival è stato fantastico, Barcelona con la giusta compagnia una bella esperienza, tra serate alcoliche, figure di merda e tanta musica. E i panini del Cafe Viena poi sono un orgasmo culinario.

Ecco, ora dovrei nominare altri blogger: ma dato che questa cosa sta facendo il giro già da qualche giorno e tra quelli che conosco vedo già nomine e contronomine, facciamo che cedo a tutti coloro che vogliono un numero illimitato di biglietti con scritto “valevole per una nomina per il Mood Music-ma-è-una-carica-di-elefanti-o-viene-dal-tuo-stereo Tag” utilizzabile da oggi sino al 31 maggio 2015 (le promozioni mica son per sempre!).

Bidet for you!

Le domeniche di agosto quanta neve che cadrà

Dopo aver assistito al concerto dei Verdena domenica sera mi sono soffermato a pensare su quanti no sense, significati criptici o altre cose oscure ci siano nei testi delle canzoni. I Verdena in questo dominano, anche se va detto (e il buon Alberto Ferrari l’ha precisato più volte) che i loro testi non hanno un vero significato oppure ce l’hanno ma ognuno ci può vedere quello che gli pare. Inoltre, lui scrive le canzoni pensando alla melodia, poi ci canticchia sopra qualcosa in inglese che si adatti bene e infine crea un testo italiano.

Ciò non toglie che in questa breve carrellata di assurdità io voglia metterceli. Ho escluso di citare Vasco Brondi perché lì sennò non si finisce più.

La passione per la geologia di Alberto Ferrari mi è ormai nota:
– In 40 secondi di niente (Il suicidio dei samurai, 2004), dice che settembre ci porterà via con se e come una roccia che pende avremo le stesse pretese, addosso a me e te/ poi ritorna l’alba che vibra è solo che sei in me come una roccia

Io non so una roccia che pende quali pretese abbia, forse quella di vincere la forza di gravità, magari, e di non cadere più. Poi essere dentro qualcuno come una roccia non mi sembra una frase carina, è un modo per dire “sei un peso sullo stomaco”?

– In Trovami un modo semplice per uscirne (Requiem, 2007) invece canta Il paradiso è lei e non ho più rocce leggere ormai. Immagino parli della pietra pomice, è l’unica roccia leggera che mi viene in mente possa esistere. E il non averla è un problema se vuoi farti gli strappi nei jeans.

– Infine, nella recente Un po’ esageri (Endkadenz vol. 1, 2015) dà un utile avvertimento: Stai sulle rocce/Ti ferirai. Probabilmente qui siamo in riva al mare, sugli scogli. Si sa che son scivolosi e quindi può essere molto pericoloso camminarci su.

Sorvolerei poi sulla passione per il colore blu che ricorre in più canzoni, vorrei citarne solo una: Ultranoia (Verdena, 1999), in cui canta Tu seno blu, credo qui siamo in presenza di un caso di ipossia o di ipotermia, insomma la ragazza è cianotica. Altrimenti, avevo ipotizzato un’altra spiegazione e per questo ricorro ai Marlene Kuntz.

In Overflash (da Il vile, 1996), il buon Godano a un certo punto grida Voglio una figa blu.

Mi sono interrogato per anni su cosa volesse dire, finché poi non ho visto al cinema quella immane cagata del film Avatar. Lì ho capito tutto. E se i blu abitanti del pianeta Pandora esistessero davvero e qualcuno ne fosse a conoscenza prima ancora della versione cinematografica? Insomma, può essere un caso che due cantanti parlino di tette e patonze blu?

Tornando a parlar di blu, ancora mi chiedo cosa fossero i lampi di blu citati nella sigla di Jeeg robot d’acciaio. Sirene della polizia forse? Il nostro eroe doveva correre perché inseguito dalla madama?

Infine, di blu era anche il fiocco di Lady Oscar, come cantato dalla sigla del cartone animato. Ciò che non mi è chiaro è un passaggio nel testo: tre briganti con spada e con lancia: agguato a sua Maestà/Lady Oscar si è proprio nascosta nella grande stanza del re/ con scatto felino ed abile mossa colpirà tutti e tre!
Ora, io non voglio malignare, anzi faccio i complimenti alla spadaccina per aver fatto fuori i tre briganti. Ma che ci faceva nascosta nella stanza del re? Anzi, “proprio nascosta” (e perché mai proprio?)?

Tornando alle band, ripensavo a Ballata per la mia piccola iena (Ballate per piccole iene, 2005) degli Afterhours. Bellissima canzone, con un testo che mi colpisce molto. Ma ogni volta che la riascolto e arriva al punto in cui Manuel Agnelli grida Aiutami a trovare qualcosa di pulito a me viene da ridere, perché immagino la scena di uno che ha fretta di vestirsi  e apre i cassetti in cerca di vestiti, perché son tutti o a lavare o nel cesto dei panni sporchi. Aiutami! C’è un paio di calzini puliti in questa casa?!

Un cantautore che un tempo seguivo molto (e del quale ho assistito a un concerto) era Moltheni (oggi Umberto Maria Giardini): ricordo che In porpora cantava a un certo punto  Grazia e lealtà marcite che produrrò. Qualsiasi tentativo da parte mia di trovarne un senso mi sfuggiva. La marcita è un tipo di campo coltivato, va bene. Ma quale è il collegamento semantico e sintattico con grazia e lealtà?!

Sono ben accetti contributi ulteriori: però non sparate sulle croci rosse, tipo Gigi d’Alessio (che ho comunque citato nel titolo) perché è troppo facile.