Non è che scrivere un’enciclopedia sia un lavoro molto sentito perché ha tante voci

La collega con cui divido l’ufficio non ha una voce da ufficio.

Nel senso che la sua voce sembra invece quella di una professoressa. Non nel modo di porsi. Mi riferisco proprio al timbro vocale: molto alto e che a volte diviene stridulo. E questo senza urlare ma solo per dire “Prendo il caffè”.

A volte mi diverto a immaginare come dovrebbero collocarsi professionalmente le persone in base alla loro voce.

Nel precedente lavoro avevo un collega a Bruxelles che non ho mai incontrato di persona e col quale ho sempre interagito al telefono. La sua voce non era da collega né ritengo fosse adatta a quel lavoro. Era più da attore di Romanzo Criminale o Lo chiamavano Jeeg Robot o Non essere cattivo. Insomma credo renda l’idea.

Una volta invece mi chiamò un operatore della Wind per convincermi a passare di nuovo con loro. Sembrava uno speaker radiofonico anni ’90, quando andava di moda il tono basso e impostato.

Esiste poi una voce che può adattarsi a qualsiasi ambito o settore, a patto di averne l’effettiva titolarità e non essere solo uno squallido “wannabe”: la voce del padrone. E non è quella di Battiato anche se quando la senti qualche Gesuita ugualmente ti parte.

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Non è che uno specchio sia stupido se non riflette bene

Non parlo quasi mai di politica qui, anche perché, a prescindere di come la pensano gli altri, a prescindere non mi piace sapere come la pensano gli altri.

Ci sono però delle volte alcune cose che mi offrono spunti di riflessione.

Un politico italiano, ad esempio, ha scritto questo su facebook:

La cosa mi ha fatto parecchio riflettere. E ho riflettuto su tutte le cose che mi fanno parecchio riflettere e così le ho messe in una lista perché non si sa mai se qualcun altro potrebbe parecchio riflettere sulle mie riflessioni.

10. Bruxelles/Strasburgo: nelle stesse città il Parlamento Europeo e politici italiani che ricevono lo stipendio pur non presenziando mai. La cosa fa parecchio riflettere.

9. Norvegia: nello stesso Paese il primato nella produzione di salmone d’allevamento e il killer di Oslo. La cosa fa parecchio riflettere.

8. Groenlandia: nello stesso Paese gli inuit e un alto tasso di suicidi. La cosa fa parecchio riflettere.

7. Toscana: nella stessa Regione i natali di Dante Alighieri e del Mostro di Firenze. La cosa fa parecchio riflettere.

6. Perugia: nella stessa città l’Eurochocolate e Amanda Knox&Raffaele Sollecito. La cosa fa parecchio riflettere.

5. 1985: nello stesso anno sono nato io e una clamorosa ondata di gelo ha travolto l’Italia. La cosa fa parecchio riflettere.

4. USA: nello stesso Paese Scarlett Johansson e l’incontrollata diffusione di armi. La cosa fa parecchio riflettere.

3. Estremo Oriente: nella stessa area geografica il sushi e un tizio con un taglio di capelli orribile che gioca con razzi di cartapesta. La cosa fa parecchio riflettere.

2. Uretra maschile: nello stesso condotto il passaggio dell’urina e dei cromosomi trasmessi ai figli. La cosa fa parecchio riflettere.

1. Internet: nella stessa rete la presenza di vastissime fonti di informazione e la presenza di tanti minchioni. La cosa fa parecchio riflettere.

Potrebbe andare avanti a piacimento ripartendo da capo, ma mi fermo qui. La cosa fa parecchio riflettere.

Non è che il barista per lo stupore esclami “Apperol!”

A. mi ha detto che lascia il lavoro.
Lascia la società a Bruxelles per volare a Madrid dal novio (il fidanzato).

Un po’ mi dispiace non lavorare più con lei, seppur a distanza. Dall’altro lato, sono sempre felice di sentire di persone che intraprendono dei cambiamenti.

Credo che il cambiamento sia sempre positivo. Fa bene al cervello, perché ne riceve nuovi stimoli. E più riceviamo input, più siamo in grado di comprendere, di avere una visione del mondo che non sia ristretta alla parete della nostra pagina facebook.

Anche io ho affrontato dei cambiamenti nella mia vita.

Come quando intorno ai 3-4 anni ho smesso di far pipì nel bidet.
A dire il vero non fu un passo totalmente spontaneo e voluto. La spinta venne da qualche sonoro scappellotto genitoriale.

Un’altra svolta importante in giuovine età fu passare dalle mutande ai boxer. Non avere più qualcosa che quando l’elastico si slarga lascia sfuggire il meglio di uomo (cit.)  costringendo a vari contorsionismi per ritrovare l’assetto perduto, migliora in modo sensibile le proprie giornate.

A proposito di Gillette, cambiare rasoio da un comune trilama ai pentalama fusion power rangers dragon ball smise di trasformarmi in Freddy Krueger a ogni rasatura.

A far da contraltare ci fu poi la decisione successiva di far crescere la barba, avendo la forza di volontà di superare la fase iniziale in cui sembra che tu abbia fatto naufragio su un’isola deserta e stia or ora tornando alla civiltà.

Ovviamente non tutte le strade nuove portano a risultati positivi. Ma è l’esperienza quella che conta, perché a suo modo è sempre formativa.

Come quando mi sono trovato in uno chalet in montagna lontano 20 km dalla civiltà e col prosecco per lo spritz che era terminato. Non c’era neanche il wifi. Roba da far imbufalire un Salveo Mattini.

Salveo Mattini con il caratteristico maglione verde infuriato perché gli italiani non hanno come farsi lo Spritz

Salveo Mattini con il caratteristico maglione verde infuriato perché gli italiani non hanno come farsi lo Spritz

A quel punto abbiamo tirato fuori dalla valigia il nostro Veneto – inteso come abitante del – da viaggio (occorre sempre averne uno dietro quando si tratta di alcool, a maggior ragione di spritz) che ha avuto l’idea di prepararne uno con quel che c’era in casa:

– Aperol (almeno la base)
– Birra rossa (…)
– Amaro del Capo (!)
– Acqua (serve come moderatore della miscela, come nei reattori nucleari per evitare che la reazione vada fuori controllo)

Il risultato non è esploso e non ci ha uccisi. Già questo  fu un buon risultato. Non credo però che lo ripeterò mai a casa ma resterò fedele alla ricetta classica.

Come dicevo sopra, è l’esperienza quella che conta.

Non è che una frase umoristica nasca perdente perché è una battuta

Da Bruxelles, A. attendeva dei documenti.
Piccola premessa, ci scambiamo quotidianamente mail con documenti allegati e non esiste altro metodo per farlo, visto che ci troviamo a 1300 km di distanza.

Le scrivo oggi:

Cara A.,

ti aggiorno sulla situazione: 

  • ho richiesto le Dichiarazioni di disponibilità al BDSM, firmate
  • ho 2 figurine dei calciatori su 3 al momento
  • 2 bufale CONDIVIDI! su 3
  • ho invece già tutte e 3 le metodologie su come si cucina la braciola

Appena ho tutto ti faccio una spedizione cumulativa, così risparmiamo sul corriere Amazon!

😛

Ciao

La sua risposta:

Ciao! Grazie! Ma perché un corriere?

Riconosco di avere un umorismo che lascia a desiderare, infatti desidererei tanto migliorare, però quando non mi comprendono mi spengo.

Come quella volta che una tizia mi disse

– Ah, poi abbiamo un matrimonio il 24 dicembre…
– Ah, un giorno comodo!
– Ma no, è scomodo, perché è il 24 dicembre
– Ah, giusto…

Che poi avrei voluto conoscere che tipo di persona si sposa il 24 dicembre. Secondo me vuol proprio del male agli altri esseri umani.

No, questa non era una battuta, lo penso sul serio.

Non è che all’estero sei un donnaiolo solo perché ci sai fare con la lingua

Ore 8:49 di questa mattina:

Sono in attesa del modulo e del documento di riconoscimento, ti ricordo che il termine di presentazione è l’8 ottobre.

Ormai dovrebbe essere chiaro di chi sia questa formale e autorevole mail – cui starebbe stato bene in oggetto un bel “SOLLECITO” – dopo la puntata precedente. Ma certo! È di Padre!

Ieri sera gli avevo chiesto se potevo inviare a lui il modulo per votare dall’estero.


Ora è possibile anche per i non iscritti in AIRE e il modulo può essere inviato via posta, via mail, via fax o consegnato a mano anche da terzi.


Dato che non mi fido della ricezione dei documenti da parte del mio Comune, ho chiesto a Padre se potesse pensarci lui, dato che lavora lì.

Ha preso il compito in maniera molto ufficiale.

Mi chiedo se il postino ungherese riuscirà poi a leggere bene il mio nome.

Quando al lavoro mi trovo a scrivere a consulenti del resto del mondo, ce ne fosse uno che riscrivesse il mio nome, cioè Gintoki, in maniera corretta. Alcuni poi pensano che io sia donna e mi rispondono “Dear Ms. Gintoki”.


E non mi chiamo né Andrea né Rosario, che altrove generano equivoci.


D’altro canto il lato interessante è proprio entrare in contatto con persone di tutto il mondo. Anche se il mio feticismo professionale risiede tutto nel parlare al telefono con gli Albionici sudditi di Sua Maestà, ascoltando il loro inglese compìto e formale.

Il che mi fa sentire tanto in imbarazzo per come parlo io. Non ho un cattivo accento, credo. In realtà non ne ho nessuno. Dico Doctah per dire Doctor come fossi nella BBC – troppe puntate del Doctor Who – e poi dico Torono in luogo di Toronto, come un Canadese. Mi chiedo se suoni buffo.

Dove ho invece difficoltà è nelle parole con troppi salti di consonante e di suoni che danno ai mie discorsi un che di sputacchioso. Aggiungiamo anche che ho la esse come Sir Bisss, quindi credo all’interlocutore sembri di ascoltare Donald Duck.

C’è chi poi la lingua la usa troppo.

Oggi in sede è arrivato il Capo de’ Capis, quello da Bruxelles. L’uomo con l’alito di sala d’attesa fumatori e borsa della palestra.

Ha tenuto in riunione me e CR per un’ora per parlare di aria fritta. Quella che usciva dalla sua bocca.

– Che progetto avete in corso?
– Beh ci sarebbe il Laboratorio ACME in Malawi con lo studio sui silos del grano…
– Ah noi abbiamo fatto in Saudi Arabia il progetto per le warehouse bla bla bla…

Ho già problemi di mio con chi parte per la tangente a raccontare i fatti propri, ma ho ancor più problemi con chi intervalla i discorsi con parole in inglese assolutamente inutili: “Abbiamo fatto questo workshop sulla self employability per incentivare la pratica di threesome gangbang interracial…”


Dopo un po’ smetto di ascoltare e sostituisco le parole con terminologie porno.


Questa sera invece mi è capitato per la seconda volta in pochi giorni che una commessa mi dicesse qualcosa in ungherese e, dopo aver spiegato la mia barriera linguistica, questa sbuffasse. L’ho trovato abbastanza maleducato e, col sorriso sulle labbra, ho risposto A soreta.

Perché in fondo ognuno usa la lingua come vuole.

Non è che la pasticcera sia una ragazza complicata perché è con-torta

Oggi CR mi ha convocato in sala riunioni.
Definita così può sembrare chissà quale ambiente importante: è una semplice stanza con un tavolo ovale di truciolato e un gagliardetto dell’UE posto a decorazione che viene sempre spostato perché dovunque sta rompe i maglioni. Un po’ la metafora dei rapporti degli Stati con l’Unione oggigiorno.

Entro e trovo i colleghi schierati, un posto libero per me a capotavola e una torta che mi attende.

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Proprio una torta con i baffi, non c’è che dire!

Il disegno coi gatti rappresenta tutta i componenti della compagnia.
È stato poi ultimato con altri ritocchi e io son diventato azzurro in omaggio ai miei interessi partenopei. Ho le zampe sporche per la mia tendenza un po’ pasticciona.

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Sia il disegno che la torta son stati fatti da CR.

Essendo nota la mia golosità di torte al cioccolato, nella propria creazione CR ha aggiunto una massa tale di cacao che la torta aveva la densità di una nana bianca.


Che non è una ragazza caucasica di bassa statura, ma una stella di ridotte – in relazione astronomica, ovviamente – dimensioni e dalla scarsa luminosità ma caratterizzata da una massa molto compatta e una densità incredibile.


Si è raccomandata di non tagliarla giusto a metà altrimenti si sarebbe liberata l’energia di una fissione nucleare come quando si spacca un atomo di uranio-235.

Mi è venuta un po’ di commozione. Cerebrale, perché per sbaglio CR m’ha dato una gomitata in testa mentre si voltava.

Il motivo di questa celebrazione è l’avvicinarsi del mio addio alla compagnia.
La festa di addio – festa perché finalmente tra poco non ci saranno più danni a suppellettili o attrezzature a causa dei miei poteri distruttivi da Deathtouch – è stata anticipata a oggi in quanto CR il 18 va in vacanza e tornerà soltanto quando io sarò già andato via; il 16 è festa in quanto lunedì di Pentecoste e il 17 verrà da Bruxelles il Capo dei Capi. Che non è un boss della mafia anche se da come lo descrivono in me si è figurata questa immagine.


Che non vedrò più CR a breve un po’ non mi dispiace, in quanto dopo il mio sogno erotico ogni tanto mi torna sempre un po’ di imbarazzo. Ho una porzione di cannelloni nel congelatore che consumerò soltanto quando sarà già andata via: non vorrei mai sentirmi dire “Fammi provare il tuo cannellone”.


Tornando a casa riflettevo sul fatto che dovunque ho lavorato mi sono fatto benvolere e ho lasciato un buon ricordo di me.

E ogni volta non riesco a spiegarmelo. Io, così schivo – mi faccio schivo da solo, a volte – e anche così strambo quanto un articolo di Focus.


Focus è la mia rivista preferita. Spesso propone dossier lisergici del tipo “Il mestiere più puzzolente del mondo: annusatore di peti”, oppure “2030: produrremo energia elettrica strofinando scarpe di gomma sulla moquette e accarezzando gatti contropelo”¹.


¹ A scanso di equivoci, questi titoli li ho inventati io ma non sarei così sicuro che un giorno non possano far la loro comparsa sulla rivista.


Ma in fondo i gatti si fanno saper apprezzare.

Mi sembra strano, se ci penso, che siano già passati 6 mesi da quando sono a Budapest e che ora me ne dovrò andare.

Questo posto mi è diventato familiare.
La lingua un po’ meno. In compenso però mi sono dato l’obiettivo di imparare tutte le parole uguali all’italiano che terminano con -kus (leggasi cush):

– automatikus
– elektronikus
– rusztikus
– szimpatikus
– szintetikus
– tipikus


La z dopo la s è muta.


Gli ungheresi non sanno che le parole sono simili in italiano e quindi pronunciandole desterete la loro ammirazione per la vostra conoscenza della lingua. Un ottimo trucco per intrattenere piacevolmente gli astanti per cinque minuti.


Accertatevi prima che non ci siano persone intorno che conoscono l’italiano.


Non è che un’arma spedita per posta sia un’e-pistola

I più assidui lettori tra voi ricorderanno la mia precedente coinquilina cinese. Io e lei siamo rimasti in contatto e, tempo fa, è stata così gentile da inviarmi una cartolina che mi è arrivata giusto in tempo quando sono tornato giù a casa per le vacanze di Pasqua.

Ho deciso di condividere con voi la mail che le ho inviato in risposta.
Chissà che non sia l’inizio di uno scambio epistolare.

Cara A.,

ho ricevuto la tua cartolina.
È stato un pensiero gentile, ma forse la scelta di una foto del Papa con dei candelotti di dinamite ACME sotto la sedia e la scritta “Salta con noi Francé, salta con noi” non è piaciuta alle Forze dell’Ordine. Mi hanno tenuto un’intera notte in Questura e non riuscivano a convincersi che non fossi parte di una cellula terroristica.

Per stemperare la tensione ho detto loro Ehi, ma per individuare le cellule perché non assumete un biologo? Ah Ah Ah ma non hanno riso. 

C’è un po’ di paranoia in giro. E io non ho neanche dei mafiosi in Paradiso a tutelarmi. Mi hanno interrogato, poi mi hanno fatto spogliare. Quando hanno visto il mio pene circonciso sono diventati ancor più sospettosi. Gli ho spiegato che mi avevi tagliuzzato tu nel sonno per avere un ingrediente di una delle tue ricette cinesi e mi hanno creduto perché nessuno può inventarsi una scusa così imbarazzante. E alla fine mi hanno lasciato andare dopo che gli ho detto che ero il nipote di una sguattera del Guatemala.


Non so se ti interessi alle vicende italiane – non credo – ma qui abbiamo un ministro che fa la sguattera in Guatemala per conto del compagno, detto Er Trivella dagli amici.


Comunque un po’ ho avuto paura. È vero che se hai la coscienza a posto non ti succede nulla, però a volte si sentono delle brutte storie…

Poi ho pensato che in fondo almeno eravamo in Italia. All’estero entri vivo in custodia delle FdO e ne esci morto e irriconoscibile. Da noi muori soltanto se sei drogato e anoressico. Sulla prima ci sto lavorando (per ora ho smesso di farmi le canne: le faccio preparare a un altro), ma per la seconda cosa il pericolo è stato sventato dai pranzi di mia nonna.

A proposito di spogliarsi, la tua abitudine di denudarmi nel sonno per giocarmi degli scherzi – a parte lo sfregio penale, sto ancora rimuovendo della paprika ungherese dal mio colon – ha lasciato degli strascichi anche ora che non ci sei. Adesso mi calo da solo i pantaloni nel sonno. L’altro giorno mi sono addormentato nel tram e mi sono svegliato con la polizia intorno e dei giapponesi che si scattavano i selfie con il bastoncino.
Il mio.

Parlando di vestiti, volevo dirti che durante il trasloco hai lasciato degli indumenti in uno degli armadi. Volevo darli a dei senzatetto (qui come ricorderai ce ne sono molti), ma non sono riuscito ad avvicinarmici perché puzzavano di alcool, piscio e vomito. I tuoi vestiti, intendo.

Un po’ mi dispiace che te ne sia andata. Con te la casa aveva tutto un altro calore. Con la nuova coinquilina è invece un po’ fredda.

Poi quando è arrivata la bolletta del gas ho capito il perché: tenevi il riscaldamento a 25° tutto il giorno. Spero che le bestemmie che allego alla presente ti arrivino intatte.

Mi mancano le nostre serate a guardare la televisione. Qualche volta avremmo dovuto accenderla.

Oppure quelle piccole attività domestiche che riempivano il quotidiano. Come quando a inizio gennaio nevicò e tu stesti tutto il giorno a liberare la bicicletta dalla neve. Ci vollero ore. Forse avresti dovuto aspettare che smettesse di nevicare, prima.

Al lavoro le cose non vanno benissimo. Mi hanno detto che non mi rinnoveranno il contratto. Ho rotto troppe cose e il capo dice che sto diventando troppo oneroso per le casse della società. Io ho tentato di giustificarmi dicendo che non era colpa mia, che le cose si rompono senza che neanche le tocchi. Lui ha detto È proprio vero. M’hai rotto i coglioni senza toccarmeli.

La mia collega dice che le mancherò. Ha già sofferto molto quando la collega che occupava prima il posto dove sono si è trasferita a Bruxelles. 8 ore chiusa in ufficio da sola, senza poter fare due chiacchiere, sono pesanti. Con me invece aveva di nuovo qualcuno con cui confidarsi, come con un’amica, un ruolo in cui mi sento portato. Soltanto che quando mi ha chiesto che assorbenti usassi per il flusso abbondante mi sono sentito un po’ a disagio.
Il mio flusso non è abbondante.

A te in Polonia va tutto bene?


Allora vuol dire che le bestemmie non sono arrivate.


Sinceramente (era meglio se non ti conoscevo),

Gintoki

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P.S. Qui è scoppiata la Primavera. Il cielo però in questi giorni è grigio, per non dire una merda. Quindi mi pareva giusto condividerlo. Spero ti incupisca abbastanza.

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Non è che nel Signore degli Anelli l’essenziale sia invisibile agli orchi

Oggi il Capo ci ha comunicato che a breve la società cambierà nome. Decisione della nostra consorella di Bruxelles.

Anche se più che sorella maggiore, per potere e dimensioni sembra una suocera.

Dovremmo assumere quindi il nome del gruppo di cui facciamo parte (Pinco Pallino) + Central Europe. A meno di non avere altre proposte di denominazione.

Al che mi sono alzato (metaforicamente perché sono rimasto seduto) e ho detto che, sì, suonerebbe più internazionale ma finirebbe per far smarrire identità alla società. Sarebbe forse meglio un qualcosa come Pinco Pallino Hungary oppure Pinco Pallino Budapest.

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È sempre positivo con gli ungheresi far leva su questioni come l’identità e l’orgoglio, ovviamente esaltandoli. Ad esempio, per guadagnare la loro stima puoi parlare di calcio citando la squadra storica (non è che poi il panorama calcistico nazionale offra altri esempi), l’Aranycsapat (“la Squadra d’Oro), cioè l’Ungheria degli anni ’50 che arrivò a giocarsi un Mondiale con la Germania. Acquisterai punti ai loro occhi.

Da questo punto di vista ci sarà molta attesa per i prossimi Europei di calcio, dove la squadra nazionale si è qualificata dopo anni. Vorrò essere altrove in quei giorni perché ho sempre remore a dire agli altri che non me ne importa nulla del loro entusiasmo e non me ne sento partecipe.


So fingere tante cose (tra cui anche orgasmi ma questa storia la riservo per momenti peggiori) ma l’entusiasmo non rientra tra le cose su cui riesco a recitare.


Come quella volta che arrivai a Londra il giorno della finale di Wimbledon tra Murray (idolo di casa seppur scozzese: gli inglesi storicamente si son sempre presi ciò che gli serviva) e Federer nel 2012.

La tizia che mi mostrò la stanza ci tenne a farmi presente che il televisore era funzionante e riceveva tutti i canali, in particolare quello che avrebbe trasmesso l’incontro.
– Perché, sai, oggi c’è la finale di Wimbledon, alle 16 (orario inventato perché non lo ricordo).
– Ah, sì, certo, la finale. Dissi io.

Il pomeriggio ovviamente me ne sono andato in giro perché non ero affatto interessato alla finale di Wimbledon.


NOTA 1
Non riesco a farmi piacere il tennis.
Ho un problema con uno sport dove è previsto il silenzio. Per me lo sport deve essere rumoroso, perché se non puoi fare rumore non so come ci si possa divertire.


NOTA 2
È lo stesso principio che seguivo per le feste alle scuole elementari. Non vedevo il perché andarci se non per fare casino.


NOTA 3
Poi arrivò la dannata festa delle medie (cit.) e cambiò tutto, ma su questo argomento c’è già una esauriente letteratura.


Insomma, col mio discorso sull’orgoglio identitario del nome li ho colpiti. O almeno ne sono convinto ma non ne sono certo perché non li guardavo in volto mentre parlavo.

Ho l’abitudine, quando dico qualcosa di serio, di fissare un punto a medio-bassa altezza davanti a me e tenerlo lì inquadrato, muovendo anche le mani come Alberto Angela intorno a qualcosa che vedo soltanto io.

È il discorso. È lì, prende forma mentre esce dalla mia bocca. Lo plasmo con le mani. Lo vedete?, penso mentre parlo. Poi alzo gli occhi e mi accorgo che gli altri non hanno visto un bel niente e credo non mi abbiano dato molto retta. Faccio discorsi invisibili seppur – credo – interessanti. È proprio vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, come disse Galileo Galilei prima di inventare la fotocamera digitale.

Non parlo comunque sempre in questo modo. Fissando punti inesistenti davanti a me, intendo.

Ad esempio, Ti amo l’ho sempre detto guardando negli occhi.
Non è per quella convinzione che si è sinceri solo se ci si guarda negli occhi e se distogli lo sguardo allora significa che eccetera. Trappole da mentalisti.

Semplicemente, anche in quel caso sto seguendo un discorso. Negli occhi dell’altra persona. Come se ci fosse un “gobbo” che regge il cartello con scritto “Ti amo” celato nell’iride altrui.

Perché secondo me l’amore non è un qualcosa che nasce dal di dentro. Non del tutto, almeno. L’amore è lì fuori, prende corpo nelle altre persone. Lo andiamo semplicemente a cercare per riacquisirne il contatto. Come si spiegherebbe che si possa pensare a persone lontane centinaia e centinaia di chilometri se non con il fatto che hanno un qualcosa di nostro dentro di loro e che noi rivogliamo.

A volte c’è chi poi esagera e trova amori troppo facilmente e di continuo. Secondo me costui/costei o si è spezzettato/a troppo o vede amori altrui come se fossero i propri e allora lì è un problema perché non c’è mai amore per tutti.


È un discorso molto da libro di Moccia, ne convengo. “Amore è abbassare la tavoletta del water”, da venerdì in tutti gli Autogrill in promozione con “50 sfumature di Topo Gigio”.


La questione dei nomi è comunque intrigante.

Ho scoperto che nel nostro stabile al piano interrato prolifica una società hipster.
Prima scoperta è che quindi gli hipster sono qui più diffusi di quanto pensassi e si radunano insieme, seppur nei seminterrati.

La seconda scoperta è che questi hipster sono quelli di BP Shop, linea di abbigliamento marchiato Budapest: loro cavallo di battaglia è lo slogan Buda Fucking Pest.

Geniale, non c’è che dire. Avere successo è trovare il nome giusto e diffonderlo in giro.

La prima impressione che avevo di loro si ricollegava a una battuta di Bart Simpson: Guardatemi, sono un laureato, ho guadagnato 600 dollari l’anno scorso!

Poi ho scoperto che in realtà i loro affari vanno abbastanza alla grande e allora forse Bart Simpson si addice più a me. 

E quindi il tutto sta nel farsi un nome ed essere visibili.

Se il proprietario di casa è triste vuol dire che paghi l’afflitto?

Le vacanze son finite ed è tempo di resoconti. In particolare, avendo trascorso il soggiorno per la terza volta di fila con Airbnb, credo sia tempo di fare un piccolo bilancio della mia esperienza con questo sito.


COS’È AIRBNB?
È un sito tramite il quale potete trovare un alloggio per le vacanze, dalla singola stanza a un intero appartamento, il tutto messo a disposizione dagli iscritti. Per non incappare in fregature è bene controllare foto e recensioni, poi dal momento in cui prenotate vi viene bloccato dal sito l’importo del soggiorno sulla carta di credito, ma verrà effettivamente versato a chi vi ospita solo 24h dopo il check-in.


Non so che tipologia di persona possa essere uno che affitta la casa in cui vive a un estraneo lasciandogli le chiavi. Per quelle che sono le mie esperienze – tre, come dicevo – bisogna essere secondo me persone un po’ stravaganti.

La mia prima esperienza fu nel 2013, a Berlino, a casa del buon Sebastian, che affittava la propria stanza mentre lui dormiva invece sotto un ponte nel camper di famiglia.

Non sto scherzando: abitava sotto un ponte della S-Bahn. Una volta gli chiesi il perché, lui disse che era andato a Bonn a vivere con la ragazza e a lavorare e nel frattempo la casa – che appartiene alla famiglia – la affittava, poi la love story finì e quindi è tornato a Berlino ma ha continuato ad affittare la casa (“sossoldi“). Aveva una bandiera gigante del Partito Pirata tedesco all’ingresso e durante il giorno capitava di trovarlo in cucina perché utilizzava il wifi di casa che gli serviva per lavorare (all’estero pare vada alla grande il telelavoro).

Il secondo fu Ivan di Bruxelles l’anno dopo: un tipo abbastanza anonimo e con l’aria afflitta come uno che ha ricevuto una inopportuna cartella di Equitalia. Sicuramente divorziato – c’era una stanza per bambini tenuta in ordine e completa di tutto, tranne che di bambini, presenti solo nel week end -, aveva una bella casa, con tanti libri sull’arte e un pianoforte d’epoca. Ma la cosa più interessante è che aveva piazzato nel proprio studio un’amaca giusto in mezzo la stanza. Non ho capito di cosa si occupasse, una volta scambiando due parole gli chiesi cosa stesse facendo, lui disse sto scrivendo la tesi per il mio master. Gli chiesi di cosa si occupasse come lavoro e lui fece vari versi che potremmo traslitterare in buuh beeeh pffff prima di dire no è troppo avvilente per parlarne. E non ho più affrontato l’argomento.

All’epoca poi sul mio profilo Airbnb avevo questa foto di Kurt Cobain:

Lui pensò fossi io, perché quando prenotai per me e un amico mi chiese: il tuo amico è il gatto? e io pensavo fosse una battuta. Se non che, quando ci incontrammo disse: Ah, non ti riconoscevo, hai tagliato i capelli.

Non sono stupito del fatto che fosse divorziato, ma che avesse trovato una moglie.


Per la cronaca: non c’è alcuna somiglianza tra me e KC e penso sarebbe più facile scambiarmi per uno dell’ISIS.


Infine quest’anno è stato il turno di Elizabeth la viennese, 32 anni, che affitta casa mentre lei va a farsi ospitare dal ragazzo. Aveva il frigo pieno di cose bio-vegan e l’appartamento era caratterizzato dal fatto di non avere mobilia. Nel salotto c’erano un divano e un tavolo e nient’altro: incassata sotto le finestre c’era un minilibreria contenente di tutto, dalle spezie ai soprammobili alle piante. Tutto tranne i libri, che occupavano invece la parete opposta, impilati da terra l’uno sull’altro contro il muro. Si alternavano volumi sulla storia della musica, libri di economia, guide (tipo “impara lo yoga in 10 minuti” o qualcosa di simile) e biografie come quella di Kurt Cobain.

La camera da letto era in linea con il non-arredamento del salotto: al posto di armadio o cassettiere, aveva una libreria Ikea fatta a scomparti quadrati in cui riponeva alla rinfusa tutti i propri abiti. Sulla parete opposta, appesi a dei ganci appendiabiti non c’erano ovviamente dei soprabiti – che senso avrebbe, in una casa dove era tutto al contrario! – ma c’era invece in bella vista tutta la sua collezione di reggiseni: ai quali confesso di aver gettato un’occhiata di sfuggita, constatando che la ragazza avesse buon gusto ma che fosse anche un’ingannatrice perché alcuni sembravano palesemente imbottiti.

Non vedo l’ora di partire per una nuova vacanza e scoprire chi mi ospiterà! Sarà un allevatore di cicale che per hobby suona il fagotto? Una stilista per giganti che in soggiorno ha un baobab? Lo scopriremo solo viaggiando.

Di bruxismo e parigine

Le vacanze son già finite. Eh già.

Ho passato 4 giorni in solitaria in quel di Chiusi (di cui magari parlerò in un post a parte), prima di partire per il Belgio, con breve tappa a Parigi.

Il simpatico Ivàn, il padrone di casa che ci ha ospitato a Bruxelles, mi ha scambiato per Kurt Cobain. O meglio, mi spiego. Su Airbnb ho come immagine del profilo questa qui:


Quando ho contattato Ivàn, dicendogli ciao, io e il mio amico Tizio vorremmo visitare Bruxelles e bla bla, lui mi ha risposto

Hello Gintoki,
The place is available for you at this date. You are welcome.
Is Tizio a person or your cat?

Sulle prime non l’ho capita, poi ho pensato ok avrà visto la foto e avrà fatto la battuta.

Se non che, quando a Bruxelles ci ha aperto la porta, dopo avermi visto mi ha fatto: Non t’avevo riconosciuto, hai tagliato i capelli.

Ok. Certo. Magari sì, sarebbe meglio avere la propria faccia su Airbnb visto che qualcuno dovrà tenerti sotto lo stesso tetto, ma chi mi ospiterebbe vedendo la mia vera faccia?!

Passiamo ad altre cose particolari.

In Belgio non stampano i menu. Il motivo è comprensibile, avendo più birre che abitanti e cambiandole ogni sera, stampare i menu costerebbe un patrimonio. Quando la prima sera ci siamo seduti in una brasserie e abbiamo chiesto un menu, il cameriere perplesso ha staccato una lavagnetta dal muro sulla quale c’era scritto col gesso cosa offriva la casa.

Italiani.

Certo, siamo stati sempre migliori di quel gruppo di quattro italiani che è arrivato con delle vaschette di alluminio in mano, si è seduto al tavolino fuori la brasserie, le ha aperte e ha cominciato a mangiare. La cameriera gli ha fatto notare che quella non era un’area pic-nic e loro se ne sono andati scontenti. Li ho ritrovati a mangiare su delle panchine poco più avanti.

Da quel momento abbiamo deciso di fingerci spagnoli, greci o qualunque altra popolazione mediterranea.

Nelle campagne belghe è impressionante il numero di mucche allo stato brado a poca distanza dei binari ferroviari. Penso sia nata lì l’espressione sul famoso sguardo della mucca che osserva passare il treno.

Ho visto un tizio che pretendeva di portare a spasso il gatto come se fosse un cane. Lo teneva in braccio, poi lo metteva a terra e riprendeva a camminare incitandolo a seguirlo. Il gatto, un po’ smarrito, si guardava intorno, cosicché il padrone lo riprendeva in braccio, percorreva qualche metro e poi tentava di nuovo di metterlo a terra.

Io i turisti comincio a non sopportarli più. Si piantano davanti a te imbambolati e non si muovono. Sì, certo, anche tu sei un turista, direte. Ma io se devo fare una foto la faccio e mi tolgo, tempo due secondi. E non intralcio la strada. A volte sono lì lì per lasciarmi scappare un “via dai coglioni”, poi mi trattengo perché o potrebbero essere italiani o comunque si potrebbe capire. Il che, comunque, non sarebbe forse un male.

Due che si passavano una cicca di sigaretta stile Coppi & Bartali:

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I waffle col cioccolato fuso. Ho detto tutto.

Ho viaggiato da Bruxelles a Brugge senza che nessuno mi controllasse il biglietto del treno. Questo mi ha fomentato piani criminali nella testa. Al ritorno mi è stato controllato ma non con il palmare, il controllore l’ha solo pinzato con l’obliteratrice portatile. Essendo un biglietto preso online e stampato, ho pensato non ci vorrebbe nulla allora farsene uno a casa da soli copiandone il modello! Altri piani criminali.

I parigini son più gentili di come li ricordavo. Il tornello della metro mi aveva lasciato passare il biglietto ma le porte erano rimaste chiuse: io stavo per tornare indietro quando, con un colpo di bacino che sarebbe valso cartellino rosso diretto per fallo da dietro, un tizio mi ha spinto in avanti bofonchiandomi contro qualcosa del tipo “vai vai”. Gentilissimo. Ma cos’hanno sempre da correre?

È bello notare che dal 2011 quando ci andai la prima volta, non è cambiata la moda di un certo standard femminile di parigina: filiformi, un po’ androgine, cappello, giacca. Bevono un bicchiere di vino fuori una brasserie, si portano il mac-coso per scrivere fuori un bar, probabilmente parlano di vernissage.

C’è un ristorante basco a Parigi dove la specialità è una grossa escalope ricoperta di patate, ricoperta di funghi, ricoperta di besciamella, ricoperta di salsa non so cosa. Penso sia illegale in diversi Paesi e anche nei peggiori bar di Caracas.
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Lo so, dall’aspetto sembra vomito. Ma è una goduria del palato. Se la finite tutta, vi vengono a stringere la mano. Usciti dal ristorante è consigliabile incidersi un braccio e ciucciar via il colesterolo prima che entri in circolo.

I mercati rionali di frutta, verdura e pesce sono uguali in tutto il mondo. Almeno il mondo che ho visto. E la voce dei fruttivendoli che urlano i prezzi della frutta è sempre uguale. È un mestiere che richiede una predisposizione, quindi?

Ferie per Chiusi

Sembra che sia d’uopo annunciare quando il blogger si assenta per vacanze dal proprio blog, quindi farò anche io altrettanto.

Il 15 agosto parto col Polacco per Bruxelles, tre giorni a tutta birra (!!) per poi prendere il treno, destinazione Parigi, dove un nostro amico ci ospiterà un paio di giorni. Una cosa molto barbona e magari anche un po’ couchsurfing.

L’11, però, io parto per conto mio in treno verso l’ubertosa provincia senese per un viaggetto molto low cost. Starò a Chiusi sino al 14. Lì ho intenzione di noleggiare una mtb per andarmene un po’ a zonzo nei dintorni. Ho già raccontato in qualche post che sono fatto così, amo ogni tanto prendermi pause solitarie in cui andare in giro per conto mio. Mi aiuta a riflettere e a ricaricare le batterie.

Ho parlato di questa cosa a un campione di riferimento abbastanza vario: cioè, R. (amica), A. (amico), CdL (colleghi di lavoro). Ho avuto feedback diversi.
Partiamo da R.. Un giorno dovrò dedicarle un post intero perché è un personaggio veramente particolare. Come descriverla in due parole? Allora, fa parte della schiera delle amiche ubriacone, è una di quelle donne che quando ha i picchi di esaurimento comincia a fare cose su cose su cose, poi avendo amicizie sparse un po’ ovunque ogni tanto prende uno zaino e se ne va un w/e di qua e uno di là, ha un bagaglio di storie incasinate finite a bicchieri in faccia…Questo per sommi capi. E io le voglio un sacco bene.
Il suo feedback:
– “Bello! Fai bene! Io una volta me ne sono andata su un’isola sperduta in mezzo a un lago, se vuoi ti dico dove!”

Passiamo ad A., grande amico. È un tipo un po’ casereccio e pure casa e chiesa. Lui è stato subito pragmatico:
– “Fai bene, ci sono belle cose da vedere. E poi lì si mangia molto bene“.

Infine, i CdL, che, con facce tra lo stupito e lo scioccato, hanno esclamato:
– “Ma veramente? Ma come mai? Ma perché?”
Manco se stessi partendo per il Nepal. Ecco, se un giorno andrò mai in Nepal, spero di avere ancora i loro contatti per comunicarglielo e scoprirne le reazioni.

Detto tutto ciò, vi lascio con alcune interessanti perle che ho trovato nelle statistiche di accesso al mio blog. Questi sono i termini di ricerca tramite i quali qualche internauta è arrivato su questo lido. Non chiedetemi cosa c’entrino con me perché giuro che lo ignoro.

sedili water con aerei incorporati
E pensare che da bambino mi limitavo a sognare il lettino a forma di shuttle. Io me lo immagino questo qui invece con un Boeing 747 incastrato nel bagno. Il Guttalax ti mette le aaaaali!

cremina per scalpellare il pene
Perché usare una cremina, prendi direttamente martello e scalpello. Me lo vedo il novello Michelangelo che, terminato il lavoro, guarda ed esclama “Perché non parli?”.

materia religione e condotta fanno media punteggio per graduatorie d’istituto e di circolo docenti 2014/17
Ok, questa è una domanda seria. Ma come diavolo ci è finita qui?!

nuvola nera figa
Augh! Grande Capo Nuvola Nera dire sì: è figa.

il piu bel di dietro statua
Quel che si dice avere un sedere di marmo.

cerca visione di donne nude in grembiule
Questo vuole una visione. Non so, prova con la mescalina, ma non garantisco sulla bontà delle visioni. Se appare Giuliano Ferrara che balla in costume da bagno, fatti tuoi.

La sezione ginecologica

che fica
Dove?!

una figa che viene
per una che viene, c’è una figa che va

figa di donna
È sempre meglio precisare, non sia mai Google proponesse immagini di una figa di uomo.

tubetto lubrificante nella figa
Lo stai usando nel modo sbagliato. Devi prenderne il contenuto, non l’intero contenitore!

palo nella fica
Il tubetto si è rivelato insoddisfacente. Ma vie di mezzo, niente?

I conflitti:
figa rasata
fica rasata
donne con la figa rasata
solo fica con peli
Decidetevi.

Saluti!

Gintoki
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