Provincia meccanica

Sono contiguo alla zona rossa. Il che vuol dire che non posso lavarmi nel fuoco. Tra l’altro, in verità, in verità vi dico che io neanche lo vedo il mezzo cono di Mr. V. Faccio parte dell’altra metà del territorio. In ogni caso chi si augura catastrofi geologiche dovrebbe rammentare che poi gli toccherà ospitare gli sfollati, come prevede il piano di evacuazione. E non sarà bello. Non sopporto io la gente di qui figuriamoci chi non ci ha mai avuto a che fare.
No. Sono scorretto e ingiusto. Anche nelle sue ordinarie ramificazioni le vite degli altri sono sempre interessanti. Oggi Antonella avrà fatto l’amore. Qualcuno le darebbe della poco di buono. Perché se sei uomo e fai 50 km per raggiungerla il coito è il minimo che tu debba pretendere. Anzi, magari per alcuni andrebbe scritto nella Costituzione come diritto dell’individuo. Tanto la nostra Carta viene sempre nominata ma nessuno la legge mai. Ma se sei donna, invece, e fai 50 km per stare tra le sue braccia, sei una proterva meretrix come avrebbe detto Cicerone, quello di cui devi cercare su internet la traduzione per il compito.
Eppure poi in treno parliamo senza pudori del davanzale di Arisa a Sanremo. Questo Sanremo che non piace a nessuno ma tutti lo guardano e ne sono informati. È un po’ come la politica. Quando c’era Bersani era meglio ci fosse stato Renzi, ora che c’è Renzi sarebbe stato meglio non ci fosse mai stato. E sembra non si possa dire per chi si voti, ma non perché il voto sia segreto ma perché è fallibile. La democrazia è il regime dell’errore. E sia sempre così, perché autocrazia e totalitarismo non contemplano lo sbaglio.
L’errore però deve essere una eventualità, non l’ordinario. Invece abbiamo reso straordinario ciò che dovrebbe far parte della quotidianità, salutiamo come un lieto evento il fatto che qualcuno abbia fatto il proprio dovere. Come quando il treno arriva puntuale. Ti fa pensare che la tua giornata cominci sotto una buona stella.

Se Vasco Brondi vivesse qui camperebbe di rendita. Me lo immagino cantare:
Questa cazzo di circumvesuviana
coi suoi binari scarsi
e tu che soccombevi
in mezzo agli operai
su cui svetterà
la gigantesca scritta FIAT
E mi fermo qua perché non vorrei dargli ispirazione.

E poi preferisco ascoltarmi i Pontiak

Sai, la gente è strana

Uno dei motivi per cui potrei ritenermi un disadattato è che fatico ad abituarmi ai comportamenti umani. Elencherò una seria di esempi per dare l’idea di ciò che intendo.

I miei vicini di casa, una coppia sposata che non ci saluta mai e quando ci incontrano o si girano dall’altra parte o cambiano percorso, al funerale di mia nonna si presentano e si avvicinano a darmi le condoglianze. Si potrebbe dire che fare le condoglianze sia un atto di umanità da non negare a nessuno, ma se dal giorno dopo riprendi a cambiare strada quando mi incroci, di quale umanità ti ammanti?

PTETS_-_Goku_uses_Instant_TransmissionHo apprezzato di più la coerenza di un’altra vicina, che praticamente quando mi vede fugge. Proprio così. Sta stendendo il bucato oppure potando delle rose, vede scendere in giardino me o mio padre e puff! scompare più veloce di Goku col suo teletrasporto. Al funerale si è presentata, ha salutato solo mia madre e poi puff! è svanita. Qualcuno potrebbe giustamente chiedersi cosa io le abbia fatto per traumatizzarla, se la spiassi col binocolo o le rubassi la biancheria*; la risposta è no, non le ho mai fatto nulla. Però sono tentato di cominciare a farlo, così, giusto perché sono un sadico.
* Che poi figuriamoci, è una zitella over 40: fosse stata una procace ventenne, allora sì! Ehm ehm

In tema di atteggiamenti irritanti, chi mi legge avrà notato la mia idiosincrasia per le domande inutili. Fin quando le pongono a un colloquio si fa buon viso a cattivo gioco, ma se arriva un conoscente noto per il suo essere impiccione a fartele, è dura mantenere un atteggiamento zen.
Nel caso specifico, una persona che conosco perché vi ho lavorato insieme in passato mi contattò su Facebook mentre ero in Giappone. Mi fa:
O japponé
Ma ogni tanto te ne vai
Così
Avrei dovuto già evitare di rispondere perché sapevo a cosa andavo incontro, ma per educazione replico in maniera generica e distaccata:
Ogni tanto ci vuole
Mi piace vedere, conoscere
Lui
Te la fai con la gente coi soldi (eh?)
Bravo
Comunque per il lavoro non è buono il Giappone (doppio “eh?”)
Brasile, India, Cina, queste
Il prossimo anno ti consiglio il Brasile
Nella mia testa ringrazio per il consiglio non richiesto, chiedendomi cosa mai gli faccia pensare che stia lì per lavoro. Non pago, insiste:
Ma così all’improvviso, te ne vai in Giappone
Io qua avrei dovuto chiudere la conversazione con un bel silenzio, invece provo a troncare con un commento lapidario:

Si vive una volta sola, bisogna cogliere le occasioni
Lui:
Perché colte, sai di morire
Ho smesso di rispondere.
Non contento, appena sono tornato mi contatta scrivendomi
Allora quando riparti x una nuova avventura?
Nn ce nessuno che va da qualche parte…cosi ti aggreghi?
La vita e breve
Mi son fatto una grattata, ho pregato per la grammatica estinta e ho chiuso la pagina senza rispondere.

Parlando di socialità digitale, un pensiero lo voglio dedicare agli haters. Non parlo di quelli che passano il tempo a insultare le ragazzine sotto i video di Justin Bieber: per quanto li comprenda benissimo, mi chiedo perché non si trovino altro da fare. Io odio con tutto il cuore la musica di Lady Gaga (per quanto debbo ammettere che non so per quale motivo lei mi fa sesso, ma proprio da unghiate sulla schiena) e semplicemente salto a piè pari i suggerimenti su Spotify e Youtube, non mi metto certo a commentare per dire quanto mi faccia schifo.
Vorrei concentrarmi, invece, su un’altra categoria, che comprende i commentatori delle notizie dei quotidiani online. Quelli che replicano a un articolo su una donna stuprata con un “Ben le sta”, “La prossima volta impara”, “Se le è andata a cercare”; quelli che, di fronte a dei finanziamenti per una categoria di disoccupati, rispondono con un “Perché dovrei pagare questi fannulloni”, “Si cercassero un lavoro da soli”; quelli che augurano la morte a Bersani. Che, vorrei dire, neanche a me sta politicamente simpatico, ma che la sua vita abbia meno valore di quella di uno stupratore nella testa di tali individui, me lo devono spiegare.

Quando li leggo mi viene da chiedermi se la gente sia così stupida anche nel mondo reale oppure se sia internet a innalzare il livello di stupidità globale. Oppure, ancora, se è un modo per farsi notare con un atteggiamento di dubbia originalità e provocatorietà. E in quest’ultimo caso, a che pro, mi chiedo.

Per concludere l’excursus sul virtuale, una menzione va ai nostalgici. Quelli che sentono il bisogno di condividere quanto fosse bello dire a una ragazza carina “mi dai il tuo numero?” invece di “ti posso aggiungere su Facebook?”, sentirsi per telefono invece che su WhatsApp, uscire per una passeggiata invece che stare davanti al computer, a tavola parlare con i presenti invece di smanettare con lo smartphone e così via. Mio giovane e ingenuo amico, posso farti notare che potresti fare benissimo anche oggi queste cose? Alza il telefono e racconta a qualcuno quanto sei nostalgico invece di scriverlo su Facebook, genialoide.

A proposito di nostalgia, credo che la mia generazione stia invecchiando più velocemente del previsto. Passi per i nostri genitori, che ci raccontano che loro facevano merenda con il pane olio e zucchero, che mangiavano la frutta cogliendola dall’albero e senza lavarla, che si tuffavano nei ruscelletti senza problemi e così via. Ma non posso tollerare invece un mio coetaneo che ricorda con gli occhioni lucidi che 10-15 anni fa si ballava con gli Eiffel 65 e Gigi d’Agostino e oggi le nuove generazioni invece ballano con Pitbull. No, vi prego. Non fatelo.

Ciao, sono Pitbull e sono famoso per la mia sobrietà ed eleganza