Non è che per descrivere il Cenacolo parti con “Cena una volta…”

Prima di scrivere questo post ho riflettuto a lungo, per capire se realmente me la sentissi fino in fondo di condividere l’esperienza traumatica che ho vissuto.

Sono giunto alla conclusione che, forse, aprirmi e raccontare potrebbe aiutare altre persone a farsi coraggio e portare all’attenzione dell’opinione pubblica un tema così delicato.

La cena di Natale aziendale.

Ieri sera ho avuto la mia seconda cena natalizia con la Società di qui a Budapest.

L’anno scorso mi tediava un po’ l’idea di parteciparvi. Più che altro era dovuto alla mia avversione per i contesti sociali nuovi. Un po’ come portare un gatto in vacanza: la vivrà come un trauma.


Il primo giorno.
Dal secondo comincerà a farsi le unghie su ogni superficie raggiungibile dalle sue zampe.


Alla fine fu però una cena squisita – ancora sogno quel carpaccio di pescespada – e molto elegante. Non elegante come quelle di Berlusconi, s’intende.

Quest’anno, con la nuova direzione Tacchino&Castora, l’organizzazione era tutta a sorpresa.

Ci hanno portato, ignari della destinazione, camminando al freddo e al gelo, verso un edificio malmesso e chiuso da un immenso portone di ferro arrugginito.

Una ragazza ha aperto e ci ha condotti verso un seminterrato gelido e umido. Lì è stato chiaro che prima della cena ci sarebbe stato un gioco come aperitivo: il luogo trattavasi infatti di una escape room.

Il gioco sarebbe stato anche divertente, se non fosse che mi ritrovavo con la Castora in squadra. In quanto persona assetata di potere e protagonismo, non lasciava esaminare un enigma o una suppellettile della stanza senza che intervenisse a togliertelo dalle mani per dare ordini o dire la propria.

A un certo punto, esasperato, ho pensato di trastullarmi col mio pene e dirle “Vuoi sottrarmi anche questo?”, ma ho desistito perché sono un gentiluomo.


E perché faceva troppo freddo e non mi andava di far brutte figure.


Finito in qualche modo il gioco, è arrivata la seconda sorpresa: la cena si sarebbe tenuta lì dentro. Al freddo e al gelo in un seminterrato a grotta, per onorare la memoria del Sacro Bambino, probabilmente.

La terza sorpresa – e a questo punto eran già troppe – è stata che la cena consisteva in: tranci di pizza di Mamma Sophia.


E non era una gentile signora, la pizzeria si chiama Mamma Sophia. Non capisco perché il fake italiano all’estero debba essere sempre brandizzato “mamma”, “nonna”, “nonno”: e il cugino? E il cognato? Perché non ho mai visto una “Trattoria del cognato”? Cos’è questa discriminazione?


Queste sono le pizze della famosa “Mamma Sophia”:

mammasophia

E qualcuno potrebbe dire “Mah! L’aspetto non sembra male!

No.

Questa non è pizza.

Questa è pizza:

La pizza di Gino Sorbillo

Una volta per tutte: cornicione alto e soffice, l’interno non deve essere croccante e la mozzarella non deve essere ridotta in particelle atomiche bruciacchiate.

Tra l’altro, provenendo dall’esterno dove c’erano -4°, la pizza è arrivata con un principio di assideramento.

Nessuno inoltre aveva pensato che S., la stagista presente nel mio ufficio, non può mangiare farinacei. La poverina è andata al supermercato a comprarsi insalata e tonno (non a sue spese, precisiamo).

La quarta sorpresa erano i regali. Bisognava scegliere un pacchetto a caso e io mi sono fiondato su uno dalla forma familiare: o erano due bottiglie di vino o le guglie di Notre Dame. Era vino.

La quinta sorpresa era che, una volta scartati tutti i regali, ce li saremmo giocati a dadi. 5 turni a disposizione e ognuno poteva scegliere chi sfidare per vincergli il regalo. Nel qual caso, gli avrebbe dato in cambio il proprio.

Per 4 volte di seguito sono stato sfidato dall’ex capo, che puntava al mio vino. Ingordo, in quanto dal suo pacchetto era uscita una bottiglia di crema di liquore irlandese con due bicchieri.

Dopo averlo battuto tre volte – e la terza con un sorprendente 11 contro il suo 10 -, alla quarta ho dovuto capitolare.

Stavo già beandomi comunque della crema di liquore, quando la Castora nell’ultimo turno ha deciso di sfidarmi. Ho perso e alla fine mi sono ritrovato con una candela profumata:

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Credo che a me sia andata peggio di tutti gli altri.
Perfino di B.B. (non Brigitte Bardot), che è tornata a casa con un asciugamanino con su ricamato “Mr”.

Insomma, una tovaglietta da culo pur se maschile può sempre tornare utile, io cosa faccio con una candela profumata?

La accendo mentre faccio un bagno di schiuma come una diva del cinema? Non posso, non ho la vasca da bagno.

La accendo durante una cena seduttiva?
Neanche.
Qui a Budapest mi troverei solo io e il mio notebook con un video di Sasha Grey che, poverina, non potrebbe annusare la fragranza e quindi sarebbe tutto sprecato.

La cena delle beffe non è finita qui.

Al termine abbiamo anche dovuto ripulire tutto.

Sono ancora sconvolto dall’accaduto, ma scrivere mi ha fatto sentire meglio.

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Buona la prima…?

La prima volta che ho fatto qualche tiro di canna non ho aspirato perché non sapevo come si facesse.

La prima volta che ho sentito parlare di droga fu quando Maradona fu trovato positivo all’antidoping. E non capii bene il senso delle parole di mia madre: “Gli hanno trovato la cocaina addosso” e io pensavo che proprio fisicamente c’avesse della roba sparsa sul corpo.

La prima volta che mi sono eccitato consapevole di ciò fu sfogliando un catalogo Postalmarket. E, vorrei dire, quanto erano lascive le pagine dell’intimo? Pizzi e trasparenze ovunque, altro che le mini robe elasticizzate di oggi che son buone per tirar di fionda.

La prima volta che ho avuto una fionda è stata anche l’ultima, perché non ne ho fatto un uso accorto.

La prima volta che sono andato in farmacia a comprare dei preservativi sono entrato con l’atteggiamento di un tossicodipendente che va a cercare il metadone. Avvicinandomi al bancone chiesi alla giovane farmacista, indicando l’espositore, quali fossero i più sottili (perché il primo pensiero era che “qualcuno” si tediasse e si ritirasse sdegnato sulle proprie posizioni). Lei rispose:
“Non ne ho idea, non ne ho mai indossato uno”
“Sì, ma…ehm…pensavo che come farmacista conoscesse i prodotti…va be’ prendo questi” dissi io, a disagio come una giornalista quando non parte il servizio e finge di usare un telefono giocattolo.
Sono uscito augurandomi che il suo partner li trovasse tutti bucati. A pensarci su dopo capii che era proprio una domanda del cazzo (o “sul” suddetto…), ma, mi chiesi: se fossi andato a chiedere un consiglio su una marca di supposte, mi avrebbe risposto “Ah non lo so, mica mi infilo cose su per il…”?

La prima volta che ho giocato a calcio sono tornato a casa con le gambe che sembravano di marmo. E neanche di Carrara.

La prima volta che ho fatto scuola guida sono riuscito a mettere la retro al posto della prima tutte le volte che fermavo l’auto. Era una Mini Cooper e la R è appunto in alto a sinistra.

La prima volta che ho ricevuto del denaro per un lavoro da me fatto, fu da mia zia per averle venduto dei miei disegni. La cosa mi convinse di avere delle spiccate capacità artistiche. Cosa che non ho mai avuto.

La prima volta che ho sentito parlare del Big Bang ho pensato: “Se c’è stata un esplosione che ha scagliato roba nell’Universo per 14 miliardi di anni, poi dovrà esserci qualcos’altro: la roba tornerà indietro come un sasso lanciato in aria? Si fermerà?”. Nessuno ci crede, ma io da bambino ho teorizzato quindi il Big Crunch e la Morte Fredda dell’Universo (fa niente che non ci voleva tanto ad arrivarci e che l’avesse pensato già qualcuno prima di me, dettagli).

La prima volta che dubitai dell’esistenza di un dio fu quando pregai perché la mia console Atari 2600 che si era rotta tornasse a funzionare e così non accadde.

La prima volta che sono andato al cinema fu per vedere il film di Mr Bean.

La prima volta che vidi Berlusconi in tv pensai: “Toh, che viso sorridente e tranquillo. Dev’essere proprio una brava persona”

La prima volta che sono potuto andare su internet in totale libertà non sono andato a cercare pornografia ma musica gratis.

La prima volta che ho cercato pornografia su internet ho riempito il pc di virus.

La prima volta che ho scritto su questo blog ho pensato avrei smesso dopo poco, pentito. E in realtà me ne pentii e me ne pento ogni volta che pubblico qualcosa, fortunatamente ho più egocentrismo che rimorso.

La prima volta che ho comprato un cd è stata per quello delle Spice Girls. Credo a convincere un bambino 11enne fu il video (mostrato dal Tg2) con l’attaccapanni della Sporty Spice in primo piano. E mò ve lo ribeccate perché al trash non c’è mai fine.

Lasciate che i felini vengano a me

Ho scoperto che, a mia insaputa, in giro esiste un mio culto religioso. Non ci credete? Eppure c’è chi arriva sul mio blog cercando su internet una cosa simile

Immagine

Non ne ero a conoscenza, eppure c’è già una mia chiesa! E non è affatto esosa, con una piccola donazione volontaria annuale di cibo per gatti potrete farne parte. Convertitevi al potere del maneki neko!

2014-07-16 22.41

(la qualità della fotocamera del cellulare non gli rende giustizia)

Poi ci sono altri che inseriscono termini di ricerca meno mistici su Google e similari, andiamo a dare uno sguardo:

In attesa del proprio principe azzurro
Ci si riduce così:

la fica che voglio io
Dev’essere il nuovo slogan elettorale di Berlusconi, dopo “L’Italia che ho in mente” ha deciso di essere più esplicito.

napoletani alzano il cesso
No, qui ci si siede sopra come in qualsiasi altra parte del mondo.

fumo una canna
E passala, dai!

asia argento bicipiti
Sinceramente quando penso ad Asia Argento mi vengono in mente due cose: che era un mio sogno erotico adolescenziale e che recita e fa film di merda. Ai bicipiti non c’avevo mai pensato.

donne nude con le patate
Un filo d’olio, un po’ di rosmarino e le lasci a riposare nel forno caldo, sono proprio una bontà.

come si fa una vergine
Intendi come fabbricarne una? Domanda a Mucciaccia. Non dimenticare un rotolo di carta igienica e la colla vinilica. Fatto? Bene, ragazzi.

come costruire una vagina
Incontrati con quello di prima e andate insieme da Mucciaccia.

figa calabrese
È piccante.

femmine senza niente
Donne nullatenenti?

sono una ragazza trentenne carina ma gli uomini non mi si avvicinano
Forse se smettessi di mangiare focacce aglio e cipolla qualcosa cambierebbe.

red foto xxx serpenti
Eh?

disegnidei tutti personaggi dei simpson manjula
A parte gli evidenti problemi con la sintassi, deciditi: vuoi tutti i personaggi o vuoi solo manjula?

la rabbia è un veleno che assumi tu
Stai calmo, io sono salutista e non prendo veleni. E poi chi te l’ha detto? Ci conosciamo?

cerco idea per tatuaggio alla figa vediamo foto
Guarda, una bella veduta dell’inceneritore di Abbiategrasso. Il tocco di classe sarebbe rasarsi il pelo pubico in modo da formare una nuvoletta che esce dalle ciminiere. For very chic people.

polizia municipale fica
Osservala mentre ti fanno un verbale, non ti sembrerà così fica.

esempio bolletta doganale tedesca
Chiedi a Frau Merkel.

io in spiaggia
Eccoti:

Come parla?! Le parole sono importanti!

Oggi non ho nulla di particolare da scrivere e, quindi, vorrei concentrarmi su un piccolo sfogo che covo da tanto: le parole o le locuzioni odiose. Quelle che proprio fanno ribrezzo, per il suono, il significato, l’uso improprio…roba che vorreste avere a portata di mano un nodoso bastone da far incontrare alle ginocchia di chi vi sta parlando.

Ecco la mia lista.

Attimino“, “secondino” (non quello del carcere), “messaggino“…tutti i diminutivi idioti e inutili, da bimbominchia, pronunciati, purtroppo, da persone ormai da tempo nell’età adulta. Ricordo con orrore un oculista che mi disse (avevo 17 anni), per un’infezione, di mettere “la pomatina“. Non sono più andato da lui.

“-poli” attaccato a qualsiasi sostantivo per indicare uno scandalo. Ok, tutto è nato con Tangentopoli, per indicare il noto scandalo scoppiato a Milano. Tangento-poli, appunto, vuol dire città delle tangenti, e questo luogo era la città meneghina. In questo caso era ammissibile. Oggi è in uso, da parte dei giornalisti, usare -poli come sinonimo di scandalo: calciopoli, vallettopoli, scommessopoli…Per me è un abominio linguistico. πόλις vuol dire città!
Ho capito che lo fanno anche in America, utilizzando, nella stessa maniera, il suffisso -gate. Ma non è che se una cosa la fanno negli USA vuol dire per forza che è buona.

Una new entry recente: “agibilità politica. Ma che diavolo vuol dire? Ma chi li inventa questi termini? L’agibilità è per le strutture, gli edifici…capisco che Berlusconi ormai abbia più stucco in faccia di un muro di mattoni, ma insomma.

Ti vedo come un amico“. Non c’è bisogno di altre spiegazioni. Per approfondimenti c’è un mio post.

Piuttosto che” usato col senso di “oppure”. Perché la gente sta condannando l’oppure all’estinzione?

Non ho nulla contro…basta che…“. Una frase che vorrebbe suonare come una dichiarazione di tolleranza, riflette invece una profonda intolleranza malcelata da ipocrisia. Spesso usata con gli omosessuali: non ho nulla contro i gay, basta che stiano al posto loro. Che minchia vuol dire? Fai il gaio quanto ti pare, basta che te ne stai nascosto? Pss, te lo dico sottovoce, amico…questa non è tolleranza.
Io proporrei di arrivare a un’abrogazione formale di tale locuzione inflazionandola, facendone venire la nausea dell’uso:

  • Non ho nulla contro chi gioca a calcetto con le magliette di 10 euro facsimile di quelle originali. Basta che non giochi nei campetti dove vado io.
  • Non ho nulla contro chi mette troppo zucchero nel caffè. Basta che si faccia venire il diabete a casa sua.
  • Non ho nulla contro i capelli ricci. Basta che li taglino.
  • Non ho nulla contro chi corre nel parco col fiatone, ansimando. Basta che trattenga il fiato e non respiri.

E via così.

Apericena“. Sarò all’antica, ma son cresciuto con ruoli ben definiti. L’aperitivo è l’aperitivo, la cena è la cena. Gli stadi intermedi mi sembrano l’allegoria perfetta della nostra società indecisa. Ho capito che è comodo al prezzo di una birra o un cocktail riempirsi anche lo stomaco (quando sei in viaggio e coi soldi contati fa comodo!), ma fa tanto snobisti e modaioli, di quelli che ormai mangiare è un accessorio ingombrante, di quelli perennemente a dieta (che poi ingurgitano l’equivalente in peso di un bue muschiato tagliato a fettine e servito con pancarré e oliva), di quelli che fanno una cosa perché la fanno gli altri. Altrimenti, viste la moda e la vita moderna che ci impongono di andare sempre di fretta, proporrei altre fusioni. Lo spuntinanzo: fare merenda con la peperonata. La pausa cafféna: per gli impiegati stressati e oberati di lavoro, una pausa davanti il distributore comprensiva di cena, così a casa possono direttamente andare a morire sul divano senza preoccuparsi di dover anche riempire lo stomaco (se single) e senza rotture sul cosa preparare (per la moglie). E, infine: perché seguire tutta la trafila cena, ritorno a casa, finire a letto insieme…che si copuli direttamente sul tavolo del ristorante, tra una zuppiera di vongole e un astice semi-vivo (uomini, occhio alle chele). Come potremmo chiamarla? Trombatena? Uhm, non sono convinto.

Vado a fare plin plin“. Sì. È tutto vero. Io ne ho sentite donne che voi umani non avreste mai voluto sentire, dire una cosa del genere. È la prova che la tv rincoglionisce. Mi raccomando, poi, fammi drin drin quando mi telefoni, sotto casa fammi dlin dlon e quando vorrai smettere di fare l’oca avvisami con un quack quack.

Ok, non volevo arrivare anche a questo, ma giunto a questo punto devo confessare tutto. Odio tutte le formule alternative per indicare le mestruazioni. Sì, per me si deve dire mestruazioni, basta. “Sono indisposta“. A parte che mi dà l’idea di un disturbo intestinale, a me ricorda la consueta giustificazione sul libretto scolastico: indisposizione, un modo per dire che quella mattina della scuola non c’avevi voglia. “Ho le mie cose“. Dove? In borsa? A casa? In banca? “In quei giorni“, che mi fa tanto di racconto biblico: In quei giorni…i fiumi si riempirono di sangue…e Dio vide che ciò non era tanto buono. E l’ultima, che odio più di tutte, è ciclo. Non so perché, non c’è un motivo. Forse il suono, quel “clo”, che mi disturba.
Spero comunque che le donne smettano di usare formule da spot Lines (dove, tra l’altro, le donne vengono odiosamente rappresentate come delle mentecatte, ci dedicai pure un post).

ps lo so che le virgolette stanno tutte storte e aperte/chiuse alla dog’s dick, ma non capisco perché WP faccia ciò

Buona fine e buon principio

Francamente, non riesco a capacitarmi della fine dell’era berlusconiana; eppure il trionfalismo di questi giorni sembra dare per scontato che Silvio Berlusconi abbia chiuso col governo di questo Paese.

Io sono tra gli scettici; anzi, m’immaginavo che nel suo videomessaggio sarebbe comparso così


Io dico che non finisce qua: ha i mezzi per potersi ripresentare alle elezioni, per l’ennesima volta, come il salvatore della Patria, l’unto del Signore che ci aprirà le porte del regno di Silvio. Gli italiani hanno la memoria corta, sono propensi ai “giri di valzer” e soffrono di nostalgia immaginaria (questo a causa della memoria corta): ai loro ricordi se ne sovrappongono altri totalmente fittizi ma che richiamano alla mente un’età dell’oro perduta, per la serie “quando c’era Silvio…”. Tra qualche mese son sicuro che cominceranno ad apparire i primi nostalgici, tenete d’occhio i luoghi affollati (bar, mezzi pubblici ecc…) è l’habitat dove vive e si riproduce il nostalgico immaginario.

Informati o riformati

Sono secoli che non guardo un telegiornale, almeno per intero. Il Tg1 uno è sparito, il telecomando si rifiuta anche di far funzionare il tasto 1 quando è l’orario. Il Tg2 va bene per ridere di un cinese che mangia gli spaghetti col naso (la invento ora ma non scommetterei che non ci sia stata una notizia simile). Il Tg3 di tanto in tanto all’ora di pranzo. Lasciamo perdere Mediaset, esistono telegiornali lì?

Poi c’è quello de la7, mi garba però le pose da maestrino di Mentana mi innervosiscono, così come la sua paternale al termine di ogni servizio.

Alla luce di questo non si può dire che io sia comunque una persona disinformata; internet non è solo facebook o altre cazzate, ci si può informare da lì. É chiaro che le fonti vanno selezionate e non ci si può affidare al primo sito che capita.

Mi chiedo quante persone oltre a me abbiano voglia di informarsi; c’è quello che se ne frega altamente, c’è quello che accende la tv e crede di essere informato e poi magari va a manifestare per Berlusconi e dice “i suoi processi sono cominciati appena è sceso in politica” – falso. Ma che gli vuoi dire ad uno così?

Mi chiedo quanta gente sappia che a giugno (il 12 ed il 13) ci sono dei referendum e soprattutto, quanta gente sappia di cosa parlano questi referendum.

Lasciamo stare se uno poi è per il “sì” o per il “no”, ma almeno sapere di cosa tratta e cosa c’è.

Invece niente, faccio zapping ed in tv sento solo confusione ma non viene spiegato nulla di utile.

É questione di Fede

Osservando le persone che mostrano il loro sostegno a Berlusconi sono sempre sorpreso dall’aggressività verbale che dimostrano, tra l’altro che fuoriesce da persone insospettabili come anziani e casalinghe.  Sembrano pulsioni represse che trovano sfogo nella difesa dell’unico punto di appiglio che dia senso alla propria vita (religione? Ci tornerò più avanti). Ieri sera a Ballarò, nel servizio sulla manifestazione pro Silvio fuori la Procura, una signora che manifestava diceva che avrebbe volentieri cavato gli occhi alla Boccassini. Fortuna che parliamo del partito dell’amore.

Come diceva Bukowski, i migliori ad odiare sono quelli che predicano amore

 

Lo stesso atteggiamento aggressivo è riscontrabile nelle persone che seguono la religione. Nelle riflessioni che seguono mi concentrerò sui cristiani perché son quelli più facilmente osservabili. In genere, le reazioni che può avere un credente dinanzi ad una persona che afferma di non credere sono queste:

– diffidenza, prendere le distanze, sensazione di aver udito qualcosa di strano: è la reazione che avrebbe  una persona nel sentire un’altra confessare di  amare leccare i pavimenti, tanto per dire.

– scandalo, sensazione di fastidio e/o disgusto: come se gli si fosse appena detto di amare in modo viscerale le ragazzine in età prepuberale.

– rabbia, odio: in questo caso si verrà investiti da feroci invettive, si va da un generico “Hai il male dentro” ad un “É per colpa di quelli come te che c’è il male nel mondo” (il tedesco che accusa l’ebreo della disastrosa situazione della Germania; non voglio fare degli atei delle vittime come gli ebrei, ma il meccanismo alla base è il medesimo: trovare un nemico esterno su cui concentrare le pulsioni violente, perché frustrati dalle cose negative che si hanno intorno. Ovviamente non si cercheranno cause interne ma si focalizzerà l’attenzione verso un estraneo, un diverso). Poi ci sono quelli che la buttano sul senso di colpa: “Gesù è morto per salvare anche quelli come te”, sperando in una redenzione improvvisa, colti dal rimorso. Ancora, ci sono quelli che domandano “Allora che ci stai a fare sulla Terra”, probabilmente desiderando implicitamente una tua immediata sparizione dalla faccia del pianeta.

Probabilmente non avrebbero le stesse reazioni se l’interlocutore si professasse un credente, seppur seguace di un culto astruso o di un dio bisclacco;

-Lo sai? Sono un devoto della grande salamandra cosmica.

– Ah, ok.

Ma invece il non credente è un estraneo, un alieno, uno che si pone al di fuori di una cerchia di eletti.

Per dirla come Allen, sono clubs, sono elitari, tutti quanti. Alimentano il concetto di diverso, così si sa chiaramente chi bisogna odiare

Ecco, tralasciando un attimo il discorso religioso, l’atteggiamento di alcune persone verso Silvio Berlusconi è lo stesso. Berlusconi è amore, se non ami Berlusconi sei il male; Berlusconi potrebbe godersi i suoi soldi invece sta al governo per il bene dell’Italia e deve sopportare sacrifici e persecuzioni (il paragone col Cristo sulla croce per il bene degli esseri umani ci sta tutto).

Di fronte a certi atteggiamenti fideistici non ha senso alcun tentativo di dialogo o di far aprire gli occhi: l’assioma di partenza di coloro che ripongono la loro fede in Berlusconi è “Noi non cambieremo le nostre convinzioni, qualunque cosa Berlusconi faccia”; ed è assolutamente così: ora che probabilmente è più difficile far passare il Presidente del Consiglio come un santo immacolato, scatta l’atteggiamento comprensivo e assolutorio nei suoi confronti.

 

Il peccatore va compreso ed aiutato. Ovviamente questo vale se il peccatore è Berlusconi; se ad esempio parliamo di Vendola (è omosessuale, vive nel peccato, non ce lo scordiamo!) non vale il discorso della comprensione, lì scatta invece la condanna. Ecco, l’altra caratteristica della persona di fede è  quella di ignorare di tanto in tanto le regole della coerenza e della logica.

Probabilmente comunque Berlusconi ed i suoi seguaci vivono nell’epoca sbagliata: perchè un Silvio Berlusconi in passato sarebbe potuto essere Papa e riunire in sé tutto, il potere politico e il potere spirituale, controllo sulla persona fisica e controllo sulle coscienze. Oggi diventare Papa è molto più difficile, ci sono più regole da rispettare, bisogna avere una certa condotta morale eccetera, ma nel Quattrocento, tanto per dire, era tutto più facile con le conoscenze giuste e Berlusconi sarebbe stato un Papa perfetto, un Rodrigo Borgia fatto e finito.

E la propensione alla sudditanza, all’amore verso il plutocrate che dimostrano certe fasce della popolazione è perfettamente compatibile con il popolino timorato di dio che viveva nel Medioevo, tormentato dalle frustrazioni della vita ma beato per l’adorazione verso il potente di turno.

Parallelismi

Le fabbriche del disfattismo devono smetterla di produrre un’atmosfera di odio e pessimismoBerlusconi: disfattisti smettano di produrre odio e pessimismo – 24 dicembre 2009

Chi di fronte alla crisi economica e sociale cede alla sfiducia è un irresponsabile perché questa fa morire dentro, non risolve nulla, paralizza le forze, genera prostrazione, a volte porta a gesti disperati Bagnasco contro il clima di odio e disfattismo – 31 dicembre 2010

Stavolta Berlusconi è arrivato prima della voce di dio, ritentare, prego.

 

Capodanno: Eaton; veglione in fabbrica per operai licenziati

Non vogliono abbandonare presidio neppure per San Silvestro

(ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 30 DIC – Festa di fine anno in fabbrica per i 304 operai della Eaton, dal 15 dicembre in mobilita’ e al momento senza la speranza di un altro anno di ammortizzatori sociali. Gli operai, che stanno occupando la fabbrica dal 6 ottobre scorso, hanno organizzato una cena con le loro famiglie per non abbandonare il presidio neanche nel giorno di S. Silvestro. In cucina ci saranno gli operai e il piatto forte sara’ la grigliata di carne: ”Una cena semplice – dice Alessio Castelli segretario provinciale Fiom Cgil – per stare insieme alle nostre famiglie e non abbandonare la protesta”. (ANSA).

Però mi raccomando, non abbandonatevi alla sfiducia, sennò Bagnasco se la prende a male.

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più

WIKILEAKS, FRATTINI: SU ITALIA DOCUMENTI DI SCENARIO

“Il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio”, si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa al termine del Cdm.

Frattini ha poi spiegato di avere appreso dal Dipartimento di Stato Usa che tra le prossime pubblicazioni del sito Wikileaks ci saranno documenti “di scenario” sull’Italia, che rischiano di danneggiarla sul piano internazionale.

Secondo il ministro nei documenti in questione “ci potranno essere valutazioni e fatti che possono colpire l’Italia in quanto attore internazionale”.

 

É così, c’è poco da fare. É in atto un complotto contro il nostro Paese.

Sto pensando che è tipico di chi si trova in difficoltà, chi ha bisogno di raccogliere consenso intorno a sé o semplicemente di chi ha bisogno di dirigere altrove l’attenzione delle persone, puntare il dito contro qualcuno “estraneo” al proprio gruppo, sistema sociale, ecc. Una volta lessi proprio una spiegazione al riguardo su un testo di sociologia, il nemico esterno serve a cementare l’unità di un gruppo ed indirizzare le pulsioni dei componenti verso l’esterno e non verso l’interno del gruppo stesso. Hitler verso gli ebrei, i bolscevichi verso “i nemici della rivoluzione”, possono essere gli esempi maggiori, abbinati a sistemi totalitari. Ma anche nelle democrazie (o pseudo tali) ne abbiamo esempi. Ad esempio c’è un Paese in cui è impossibile far bene il proprio lavoro, perché stampa, televisione, magistratura, arbitri e grattacheccari lavorano sempre contro, per nuocere agli interessi del Paese.

Adesso è saltato fuori anche questo complotto internazionale, che mette insieme un po’ tutto nel calderone, i rifiuti a Napoli, il crollo di Pompei, l’inchiesta di Finmeccanica. Mettiamoci anche il caso Sarah Scazzi, a questo punto. Tutto fa parte di un disegno contro l’Italia. Un po’ come parlare di mafia. Fa male al nostro Paese la mafia, pardon, volevo dire parlare della mafia. In fondo la mafia sta lì, se non ci pensi non te ne accorgi nemmeno dell’esistenza, no?

Come la questione dei rifiuti a Napoli. Perché mostrare sempre queste immagini? La monnezza c’è, lo sappiamo, perché ce la fate vedere anche in tv? Se ci chiudiamo in casa i cumuli per le strade non li vediamo più, ce ne scordiamo pure che esistono. Perciò, non fate gli anti-italiani, smettetela di mostrare le cose che vanno male, accendete la tv e guardate cose buone, divertenti, curiose. Come le notizie del tg1.

Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti, per piacere, no?

 

Ps, sempre a proposito dei rifiuti, vorrei ricordare a Frattini che quando al governo c’era il centrosinistra, le immagini dei rifiuti a Napoli erano cosa comune nei telegiornali. Immagino però che in quel caso il tutto non fosse parte del complotto.

Quel candidato è un pagliaccio

Nel caso del quale vi parlo, non dovrebbe essere considerata un’offesa.

Nelle elezioni politiche in Brasile (nelle quali, contestualmente alla scelta del nuovo presidente, si rinnova anche il Parlamento) il candidato deputato più votato è stato uno che di mestiere fa il clown.

Eccolo qui di fianco in tutto il suo smagliante splendore, il suo nome d’arte è Titirica ma si chiama Francisco Everaldo Oliveira Silva. Ha anche esclamato

Votate il deputato vestito da pagliaccio: molto meglio di questi pagliacci vestiti da deputato

In effetti potrebbe anche non avere tutti i torti.

Inizialmente questa storia mi ha fatto venire in mente l’episodio dei Simpson in cui Krusty il clown si candida deputato al Congresso, per aiutare i Simpson.

Poi dopo, più seriamente, ho pensato che noi un clown l’abbiamo fatto Presidente del Consiglio. Sì, saranno anche facili battute, ma vedendo queste cose come si fa a non pensarlo.

Poi considerando pure tutto il trucco ed il parrucco che si mette in faccia.

Sì, ce lo vedo proprio.

La fine di Cesare

Sono anni che si continua a parlare della fine di Berlusconi e del suo circo di nani e ballerine; sembrano ora tutti in attesa, dopo le recenti tensioni interne al PDL, dell’agguato delle idi di Marzo, con Fini, Bocchino e soci a colpire a morte il ducetto e spegnere i suoi sogni da imperatore. Ma sarà vero? Non è la prima volta che viene dato per finito, ma è sempre tornato più forte che mai e con più capelli di prima. Come dimenticare il funambolico Capezzone nel 2006, che un minuto dopo l’uscita degli exit poll sulle elezioni si presentava in tv trionfante, per il suo quarto d’ora di celebrità, ad annunciare la morte politica del nostro. Qualcuno mi ricordi dove è ora Capezzone.
Lo si dava per finito l’anno scorso, una volta messi a nudo i suoi vizi privati, le sue performance notturne, le sue D’Addario di turno. Poi la bolla dello scandalo si è sgonfiata, la gente ha cominciato a dimenticare e anche dalle pagine de La Repubblica è scomparso ogni accenno alla vicenda che, è evidente, non fa più notizia.
Ora il clima sembra diverso, il re si sente accerchiato, gli scandali nella Protezione Civile, la scoperta della P3, il ghe pensi mi ed i modi autoritari (la nomina di ministri senza sentire il parere altrui) fanno crescere una insofferenza interna al partito, la sua creatura. Si fa largo una fronda interna che mal sembra sopportare il dispregio delle regole, l’accentramento del potere, il culto dell’illegalità (e torniamo all’eroe Mangano) di questo governo. Da più parti si attende “la spallata”, “il ribaltone”, si invocano “le larghe intese”; si contano i cosiddetti finiani, si parla di compravendita di deputati per lasciare il Presidente della Camera con quattro gatti, dall’altra parte si strizza l’occhio a Casini per indurlo a tornare, figliol prodigo, nella casa del Signore.
La fine del mito – Al di là degli inciuci e degli intrighi di Palazzo, sarà veramente giunta al capolinea l’epoca d’oro del berlusconismo? Sedici anni fa Berlusconi rappresentava l’uomo dei miracoli, l’uomo che veniva dai successi sportivi ed aziendali, che prometteva di rendere anche l’Italia come una sua azienda e trasferirci tutti in un gigantesco teatro dei sogni. Un re Mida moderno, che trasformava in figa ogni racchia che toccava. Può un imprenditore essere il Presidente del Consiglio? Per gli elettori sì; in fondo uno Stato non è diverso da una azienda; in fondo, se è ricco, non avrà bisogno di rubare allo Stato o di farsi corrompere; in fondo, anche se non sarà tanto pulito, se sta lì è perché è più furbo e più in gamba degli altri e l’Italia ha bisogno di qualcuno furbo ed in gamba. Questo, in sintesi, il sostegno dell’italiano medio, escludendo cento ed altre ragioni di interesse più particolaristico. Oggi questo mito vacilla, appare sempre più chiaro (a chi non se ne era ancora reso conto) che non esiste il bene pubblico per Cesare, ma l’interesse privato e che le porte del regno di Silvio per i comuni mortali non si apriranno mai.
L’alternativa? – La fine del mito, attenzione, non significa la fine politica del ducetto. Oggi se la rottura interna del Popolo del Libertinaggio fosse insanabile si potrebbe pensare anche alle elezioni anticipate (non prima però di aver sistemato intercettazioni e processi), contando, come si diceva sopra, la perdita derivante da una eventuale emorragia di finiani. Perdita a parte, chi è comunque in grado di fronteggiarlo alle elezioni? Ci è riuscito solo Prodi, riesumato da D’Alema e poi scaricato un paio di volte, l’unico capace di mettere d’accordo una coalizione eterogenea, ovviamente solo in vista dellìappuntamento con le poltrone: si sa che poi i deretani non hanno memoria e vengono meno al loro dovere una volta sottoposti alla pressione corpo-sedia; così la coalizione tanto difficilmente messa insieme si sfascia per ben due volte, permettendo il ritorno trionfale dell’uomo dei miracoli. Oggi la coalizione eterogenea non esiste più e difficilmente esisterà (il supergruppo Pd-Centro-Fini è una pura invenzione giornalistica per riempire qualche articolo), esiste un partito, il Partito Democratico, che dovrebbe essere il faro della sinistra. Se arriva a fare la luce di una candela è già tanto: il buio nelle menti della nomenklatura del partito è veramente impenetrabile.
E la Lega, intanto, sonnecchia e sorride.

Libertà di piazza, libertà di piazzismo

Il Pdl in piazza: «Siamo un milione»

Foto della piazza, ieri

Foto della piazza il 1° maggio 2009, notare la differenza

Se quelli di ieri erano un milione, allora al 1° maggio in proporzione dovrebbero essere tre milioni e più almeno (cosa impossibile).

Anche la Questura non è d’accordo coi numeri (come sempre, bisogna anche dire) e parla di 150mila persone. Gasparri risolve la questione facilmente:  «Siamo grati alle forze dell’ordine per il loro impegno oggi a Roma. Siamo meno grati al questore di Roma che evidentemente in preda a stress o in crisi etilica ha diffuso cifre false, in difetto, sui partecipanti alla nostra grande manifestazione»

É ovvio, il questore avrà festeggiato troppo col vino dei Castelli e ora non distingue più i numeri.

Gasparri ne saprà qualcosa, visto che (mi si perdonerà l’argumentatio ad hominem, ma quando ce vò ce vò) è lo stesso che confessò candidamente di votare spesso leggi che non capiva:

Comunque ricordatevi che l’amore vince sempre. E se non vince, sarà colpa di qualche arbitro comunista.