Non è che serva Alan Turing per identificare un codice di condotta

Oggi la mia CR era assente dal lavoro, causa una brutta tonsillite.

Speravo di godermi la giornata, ma Aranka, detta da me Mekkanica, ha zampettato per un po’ avanti e indietro perché doveva impacchettare dei regali nella sala briefing. L’ufficio dove mi trovo è giusto in mezzo tra il suo e la suddetta sala, quindi era un tramestìo continuo.
Ha approfittato dell’assenza di CR per mostrare la sua natura malevola, disturbandomi alquanto.

No, non ha disturbato il mio lavoro: ha disturbato il mio piano di nullafacenza.

A proposito di disturbo, ieri sera (o forse l’altroieri: col fatto che pubblico i post dopo mezzanotte come un giornale non so più a quale tempo riferirmi) verso mezzanotte mentre mi preparavo la colazione per la mattina seguente* all’improvviso sguscia dall’uscio della propria camera la CC.


* Mi piace trovare tutto già bello e apparecchiato e il mattino dopo dover solo versare il latte – alla soia al cacao, info per diamanta – e spalmare la marmellata.


Era in sottoveste.


Tranquilli, non è l’inizio di un resoconto erotico. Quindi potete mettere a nanna gli adulti.


Una sottoveste bianco perla, serica, che terminava di poco sotto l’inguine, con due bretelline invisibili sulle spalle e dei ricamini floreali all’altezza del petto.

“Ah! L’hai guardata bene, eh?” ha detto il mio pubblico immaginario, tra risatine e gomitate d’intesa.


Il mio pubblico immaginario in questo frangente era costituito da Joey Tribbiani di Friends, Barney Stinson di HIMYM e Howard Wolowitz di TBBT, che si sono materializzati appena hanno sentito di una donna in déshabillé

Senza titolo-1


In realtà l’avrò osservata per un secondo e basta. Poi ho distolto lo sguardo cercando qualcosa da contemplare e non ho trovato di meglio che rimirare la caldaia. Una gran bella caldaia, a essere onesto. Però non ricordo come sia fatta pur avendola fissata 5 minuti. È colpa di Einstein: nel momento in cui inventò la relatività il tempo prese a non scorrere più allo stesso modo. Una volta Trenitalia ritardava puntuale.


Se pensate che un secondo sia poco per cogliere tanti dettagli, sbagliate. Tornando alla relatività, pensate a quante centinaia di migliaia di chilometri fa la luce in un secondo. I nostri occhi in un simile lasso di tempo vengono quindi bombardati da miriadi di informazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo.


Comunque, era uscita dalla stanza per chiedermi, se non fosse di disturbo, se non mi disturbassi a svegliarla l’indomani perché la sua sveglia era fuori uso. Sempre che non mi avesse disturbato interrompendomi in quel momento.

Certo che era un disturbo.
Donne che appaiono in sottoveste a mezzanotte è una cosa veramente fastidiosa. Il governo dovrebbe fare qualcosa!

A scanso di equivoci, non ho comunque pensieri impuri sulla CC in sottoveste.

Ho una regola che mi sono dato e che quando non ho seguito ne sono sempre stato punito: mai fare il provolone con donne facenti parte di una cerchia o un luogo che frequento abitualmente: scuola/università/lavoro/centri di recupero per indossatori di abbigliamento discutibile e così via. Figuriamoci con una persona con cui divido casa.

Credo molto nell’avere un codice di condotta.
Penso che ognuno dovrebbe avere una regola da scolpire sulla roccia: mai criticare a voce alta qualcosa perché arriverà sempre qualcuno che avrà da ridire sentendosi offeso, pure se tu stavi parlando dei suonatori di didgeridoo della Tasmania; mai aglio e cipolla prima di colloqui/appuntamenti; mai dire “Te l’avevo detto” a chi è innervosito perché qualcosa è andato male; mai cibo/acqua dopo mezzanotte (vale per i Gremlins).

Dovrebbero avercelo anche i disturbatori di professione un codice.
Perché esistono individui che realmente mettono a rischio l’integrità strutturale del sacco scrotale.

La cosa buffa è che chi non disturba si preoccupa sempre di non farlo e chiede conferma (l’ultimo esempio che mi ha dato spunto per riflettere è appunto la richiesta di CC), chi realmente disturba, non se ne cura per niente.

La cosa meno buffa è che mi sento spesso chiedere se qualcosa mi sia di disturbo o meno, sempre da parte delle persone innocue: a volte mi sento un po’ abbattuto perché ho come il timore di dare l’impressione di essere perennemente scazzato o pronto a mordere.

Ed è ironico che, ammesso e non concesso che io sia così, io non lo sia evidentemente abbastanza per tenere a bada i veri disturbatori.
Cioè quelli che ti impediscono di indugiare nell’ozio!

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La grande bellezza (non il film)

(meglio sempre specificare nel titolo)

Buuh! Vogliamo il film!
– Silenzio!

Le avevo promesso che appena avrei avuto 5 minuti l’avrei chiamata. Sono passati due giorni e non l’ho fatto ancora. In realtà non ho alcuna voglia di telefonarle e non so neanche bene cosa dovrei dire. Per codardia vorrei evitare di recitare la parte del cattivo, di quello che scocca la freccia con legata alla punta l’ingiunzione di sfratto perpetuo dalla propria vita. Il fatto è che credo di non avere più nulla da condividere con una persona che reputo molto egoista. Confesso che non ho mai amato quelli – uomini e donne che siano – che appaiono, spariscono, ricompaiono quando hanno bisogno.

A S. credo sia toccata una situazione analoga con un’altra. Quell’altra, infatti, si è rifatta viva dopo mesi per invitarlo a una serata musicale. Però magari non gli è andata male. E provo anche un po’ d’invidia.

Perché “quell’altra” è la donna più bella che io abbia mai conosciuto. È un giudizio soggettivo. Dipende se piace il tipo. Altri sicuro direbbero che è bella ma non rimarrebbero così colpiti. Ad alcuni secondo me non piacerebbe nemmeno.
Io invece non ho avuto dubbi sin dal primo momento.

È una bellezza SCIAFF!. È chiaro, no? Come se arrivasse uno schiaffo all’improvviso, accompagnato da un “Ehi, sono la bellezza. La grande bellezza. Mi stai guardando o eri distratto?”. Sì, fu così. SCIAFF!. Arrivò come uno schiaffo a mano aperta.
Non è stato un FRAN!, quello va come va per i quadri, non confondiamo.

Saranno stati quegli sguardi che lancia. Con gli occhi verdi. Che io non sono uno che si fa attrarre dalla pigmentazione dell’iride. Gli occhi azzurri ad esempio non esercitano su di me alcun fascino. Ma per quel suo verde incorniciato dall’eyeliner faccio eccezione.

È un peccato che un amico ne sia attratto. Com’era la storia del Bro-code di Barney Stinson? Peccato che io mi senta sempre il Ted Moscio del caso.

“Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così…”

– Buuuh! Ma smettila! Come se tu ci combineresti qualcosa se non ci fosse un altro di mezzo!
– Ma non eravate andati via perché volevate il film?

Cominciamo per step. Domani devo fare una telefonata per chiarire con una persona. Per prendere schiaffi ci saranno altri tempi, luoghi, occasioni.

(e devo anche risolvere questa cosa del sentire le voci in testa che mi insultano)

Confessioni di settembre

Questo settembre è stato un mese produttivo. Ho esternato a più persone i miei pensieri. Da qui il motivo per cui in un altro post dicevo queste cose: “Mi sento gratificato delle attenzioni di cui mi stanno onorando le persone, rendendomi partecipe delle loro opinioni su di me. Procedimenti che sono stato io a innescare”.

…e leggero il mio pensiero vola e va ho quasi paura che si perda

Come credevo di apparire

Sabato sera scorso, di ritorno dal matrimonio del Marsigliese, ho incontrato la Niña. Le ho detto ciò che pensavo di lei (puntata precedente qui). In realtà, saranno stati tutti i bicchieri di Greco di Tufo bevuti durante il giorno (credo di aver esaurito la vendemmia 2010) o il fatto che in completo elegante mi sentivo figo (Barney Stinson regna) o ancora la musica in sottofondo diffusa al Festival, fatto sta che…beh…ecco, ci ho provato.

Immaginate Gintoki che si appropinqua con la bocca a sedere d’anatra al viso della fanciulla, mentre il braccio piegato come la curva Vecchia Stazione di Monte Carlo cerca d’intrappolarla.

Se in sala nessuno deve vomitare, continuo.

Lei: Dai…fa’ il bravo!
Io: Perché?
Lei: Perché sì!
Io: …
Lei: Non va bene!
Io: … (raccolgo le idee)
Lei: …
Io: Perché? (il risultato delle mie riflessioni: un avverbio…)

A quel punto lei ha tirato fuori il manuale delle frasi fatte che le donne ricevono in dotazione alla nascita, esponendomi in sequenza il campionario dei pezzi forti:

1) Mi piace così come stiamo!
2) Abbiamo un equilibrio! Non rompiamolo!
3) Non sei tu, sono io…
4) Sono instabile e problematica!
5) Poi finirai per soffrire…
6) Se proprio dovessi trovare un motivo…Ecco, il fatto è che tu mi piaci. Però mi piaci normale, non è che mi piaci proprio da impazzire…

A quel punto ho concluso il discorso e me ne son tornato a casa, anche perché mi era venuta una botta di sonno ed ero con l’auto.
E dire che ero partito per dirle semplicemente  la verità, cioè, “non ti considero un’amica normale”, poi sapevo benissimo che non ci sarebbe stato altro, non c’era prima di sabato sera e non ci sarebbe stato dopo. Son riuscito a dirle queste cose, comunque, e da allora credo di sentirmi molto meglio, come se avessi chiuso un capitolo.

…No, cosa sono adesso non lo so, sono come, un uomo in cerca di se stesso

La settimana precedente, invece, ne ho combinata un’altra. Avendo fatto una cosa che l’ha fatta indispettire, la mia ex ragazza si era alquanto infastidita. Io le ho confessato i motivi per cui l’avevo fatto, cioè che provavo ancora dei sentimenti per lei. È vero, purtroppo. Non posso farci niente. Ha fatto finta di sorvolare, investendomi, invece, di accuse al veleno. Premesso che ne aveva anche tutto il diritto, perché non sono stato proprio un modello ideale di comportamento, va detto che abbiamo chiarito e, due giorni dopo, si è anche scusata per i toni.

…sono solo, solo il suono del mio passo…

In mezzo ai due avvenimenti, ho detto al Polacco, Patti Smith e Soldato Joker, cosa pensavo di una loro amica che frequenta la compagnia e che io fatico a sopportare.

A inizio mese, infine, ho avuto una discussione con i miei genitori. Era arrivato il punto di affrontare alcuni discorsi e chiarire punti di vista diversi. Viviamo pur sempre sotto lo stesso tetto (e chissà per quanto altro ancora, non avendo io entrate fisse e regolari che mi garantirebbero indipendenza) e, quindi, è necessario mantenere le basi di una convivenza tranquilla. Mio padre ha ascoltato in silenzio, mentre mia madre ribatteva alle mie affermazioni. Poi, quando ho affrontato un ultimo punto, cioè il fatto che trovo eccessive le loro preoccupazioni sulla mia vita e le mie scelte, mio padre è intervenuto, esclamando:

– Sii sempre grato di avere chi si preoccupa per te, fosse a 10, a 20, a 28 anni o anche oltre.

È stato un colpo basso. No, davvero.

Mio nonno, credo di averlo già scritto in qualche post fa, non è stato propriamente una brava persona. Tutt’altro. In quella frase di mio padre, in quel momento, si è materializzato davanti ai miei occhi tutto il peso di 60 anni di vita vissuta e sofferta.

Sono rimasto senza più niente da dire.
Che colpo basso.
Ho sentito di volergli ancor più bene e sono andato via perché mi stavano venendo le lacrime.

Teoricamente settembre non è ancora finito, quindi avrei ancora tempo per fare altri danni, ma, dato che ho deciso di seguire il calendario rivoluzionario francese, per me da inizio settimana (più o meno) è cambiato il mese, siamo entrati in Vendemmiaio. Quindi ora basta, nuovo periodo.

Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già: il giorno come sempre sarà…

Lafitte_Vendemiaire