Diario di una Pest – Viaggio

Per dare un senso alla mia presenza in Ungheria e offrire un servizio pubblico (e non pubico, cioè un servizio del c.), vorrei inserire nel blog una rubrica con alcune informazioni utili per chi, per svago, lavoro o traffici illeciti volesse recarsi a Budapest. Comincerei, in modo banale, dalle informazioni sui trasporti.


Le seguenti informazioni sono aggiornate a febbraio 2017.

Voli
Le compagnie low cost che collegano l’Italia a Budapest sono due:

  • La Ryanair con voli da/per Bergamo (Orio al Serio), Pisa e Roma (Ciampino);
  • La W!zz Air, compagnia di bandiera ungherese, con voli da/per Catania, Lamezia Terme, Bari, Napoli, Roma (Fiumicino), Bologna e Milano (Malpensa).

Se poi vi sentite mossi da spirito nazionalista – visto che è lì lì per fallire  – potreste sborsare dai 120 ai 200 bigliettoni per un volo con Alitalia, per viaggiare come su una low cost ma con in omaggio un panino di plastica come snack gratuito. Potete mangiarlo o pastrugnarlo con le mani per rinforzare i muscoli.

W!zz Air
La W!zz fa pagare qualsiasi upgrade. Deve probabilmente ancora finire di rimborsare i geniali ideatori del logo col punto esclamativo ed Elton John per i diritti sulla livrea viola e fuxia.

Il bagaglio a mano piccolo – per intenderci, quello che riesce a entrare sotto il sedile – è gratis, quello più grande (56X45X25 CM) costa:

  • 18 euro se acquistato con la prenotazione
  • 20 euro se acquistato dopo la prenotazione
  • 35 euro in aeroporto
  • 1 anno di carcere se lo tirate addosso alla hostess per frustrazione.

Io seleziono sempre il bagaglio a mano piccolo (42X32X25 CM) e poi contestualmente acquisto l’imbarco prioritario (5 euro), che dà diritto a portare un ulteriore collo con sé, dalle dimensioni massime di 40X30X18 CM. Come collo aggiuntivo porto con me la borsa del portatile e la riempio di roba. In pratica complessivamente è come se portassi il bagaglio di un trolley, ma a un prezzo inferiore.


Non so se la mia strategia abbia una falla o meno – nel caso non l’ho ancora individuata -, però mi ci son trovato bene.


Non dimenticate di fare il check in online.

Mezzi alternativi
Esiste un comodo (!) autobus notturno della Baltour che fa Firenze (h 17:00)-Bologna (19:00)-Padova(20:45)-Venezia(21:20)-Trieste(00:15)-Città sconosciuta ungherese-Altra città sconosciuta ungherese-Budapest (8:00 del giorno seguente). Attenzione alla posizione in cui vi addormentate. Non è bello portarsi via un bracciolo dei sedili perché vi è rimasto incastrato nello sterno.

L’aeroporto
Volando con una low cost, a Budapest vi verrà riservata l’area poveracci. Infatti i gate dal 12 al 19 dell’aeroporto di Ferihegy sono disposti in un capannone di lamiera, cui si accede tramite una passeggiata in mezzo a un percorso di ferro che sembra quello di un mattatoio.

Una volta atterrati, se siete fortunati troverete la navetta sotto l’aereo, altrimenti, come è successo a me una volta, vi farete una passeggiata di qualche centinaio di metri al freddo e al gelo fino all’uscita.

Arrivare in centro
Usciti dall’aeroporto – è molto piccolo – a sinistra troverete la zona taxi. Si prenota al chioschetto, dove vi daranno il numero del vostro mezzo. Una corsa in centro costa in genere tra i 20 e i 25 euro. Il viaggio dura una ventina di minuti. I tassisti non sanno l’inglese o lo sanno molto poco. Il prezzo della corsa sanno scandirlo benissimo però.

A destra, invece, più avanti c’è la fermata del 200E, l’autobus che fa il tragitto Aeroporto – Kobanya Kispest (kobània kishpèst), capolinea della metro 3 (la linea blu) che arriva fino in centro. In genere i turisti che alloggiano in centro scendono a Deak Ferenc Ter (dèak fèrenz ter), dove si incrociano metro 3, 2 (la rossa) e 1 (gialla), senza contare poi tutti gli autobus che passano di lì. Per arrivare occorrono in media una 40ina di minuti e un centinaio di bestemmie contro quelli che sull’autobus sono d’intralcio perché non scorrono in fondo.

Se la metro è chiusa bisogna scendere prima, ad Határ e prendere un bus notturno.

Il biglietto si acquista alla macchina automatica presente alla fermata.  Accetta anche carte. Conviene comprare direttamente un abbonamento, che è valido per tutti i mezzi. Il listino prezzi è consultabile qui.


La BKK, la società che gestisce i trasporti, ha anche una app per cellulari (in inglese) con cui è possibile controllare orari dei mezzi e programmare spostamenti: ad esempio è utile per andare da un punto all’altro conoscere i mezzi da prendere e la durata del viaggio.


Esiste poi il minibus della W!zz Air, che con 5 euro fa il tragitto Aeroporto – Deak e con 10 euro Aeroporto – Luogo dove alloggiate. Si prenota online. È comodo quando si arriva di sera tardi (l’ultima corsa della metro parte alle 23:30 dal capolinea) o quando al ritorno c’è da prendere l’aereo molto presto al mattino (la prima corsa parte alle 4:30).

È inutile fare le corse per raggiungere il minibus – si prende nell’area parcheggi andando a sinistra dell’uscita dell’aeroporto. Il bus si piazza di fronte la macchinetta per il pagamento della sosta -, tanto parte a orari fissi. Se tutti i passeggeri prenotati sono già a bordo, parte anche prima. Altrimenti bestemmierete perché voi siete lì da mezz’ora e state attendendo due imbecilli che si presentano con molto comodo.

Post in aggiornamento

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Una volta presi un aereo, poi ho dovuto restituirlo


Il post che segue può contenere riferimenti a prodotti commerciali


Qualche giorno fa il faraonico ysingrinus nei commenti di un post mi ha illuminato sull’argomento aeroporti, da utilizzare nelle conversazioni ignoranti col barbiere.


Dicesi conversazione ignorante quello scambio di chiacchiere riguardante una materia di cui non si sa nulla ma della quale si finge competenza per far trascorrere il tempo. È uno strumento utilizzato in tutte quelle situazioni in cui ci si trova costretti a stare con altre persone e si avverte l’urgenza di rompere il silenzio.


Dato che non ho molta dimestichezza, vorrei far pratica sul mio blog.

L’argomento mi è quanto mai attuale, perché dovrò prendere un aereo per partire per le vacanze ma ancora non ho capito se mi sarà possibile o meno. Parto da Fiumicello (o Fiumiciattolo), dove qualche tempo fa un intero terminal (quello da cui parto) ha preso fuoco. Fino a poco tempo fa un giorno sì e l’altro pure era minacciata la chiusura dell’intera struttura, causa contaminazioni tossiche dovute all’incendio. Poi, forse, il fatto che nei mesi estivi centinaia di migliaia di persone transitino per quello scalo avrà fatto passare in secondo piano le condizioni ambientali.


Questo accenno potrebbe essere solo un espediente per annunciare che parto per le vacanze, in ossequio a una consuetudine in uso nei blog, in cui il gestore appende un virtuale cartello di chiusura per ferie: però io non ho detto quando parto, potrebbe essere domattina o tra un mese o anche mai, quindi magari potrei essermi inventato tutto solo per avere una scusa per parlare di aeroporti.


La prima volta che ho preso un aereo, non sapendo se mi avrebbe fatto venire la nausea o meno, presi le pillole contro la nausea da viaggio.

Le pillole mi fecero venire la nausea.

Poi ho pensato che era colpa mia perché forse avrei dovuto prendere anche le pillole contro la nausea causata dalle pillole.

L’aeroporto per me è sempre un posto che mi affascina ma fatico a comprendere appieno.

Perché, ad esempio, mi viene controllata la valigia al microgrammo e poi al duty free posso comprare un paio di chili di prodotti?

Qualche anno fa, di ritorno da Barcelona, mi successe una cosa curiosa. Prima di ritirare la carta d’imbarco, inserisco la valigia nell’apposito scomparto: tutto ok. Avevo preventivamente indossato una felpa che causava un certo gonfiore addominale al bagaglio. Una cosa che fanno tutti, l’importante è non fare la fine di quello che ha indossato tutti i vestiti in valigia e poi è svenuto per un colpo di calore.

Passati tutti i controlli, mi tolgo la felpa e la rimetto in valigia. Al Duty Free compro un po’ di carabattole perché a me piace comprare carabattole e mi imbarco con bagaglio e un bustone pieno di roba. Prima di salire sull’aereo, le hostess impongono un altro controllo del bagaglio: il mio non entra e vogliono rispedirmi indietro. Allora apro la valigia, tolgo la felpa e la infilo nel bustone, chiudo, mostro alla mujer che il bagaglio entra nel gabbiotto e vado avanti.

Fatico ancora a comprendere il significato di tutto ciò.

L’altra cosa che non capisco è come siano tarati i metal detector. All’aeroporto di partenza in genere le scarpe fanno suonare il detector: gomma e tela che suonano?…Ah, giusto: gli occhielli in metallo delle Converse e di tutte le scarpe simil-Converse, come ben evidenziato in fig. 1.

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Fig. 1 – Le mie attuali fantastiche scarpe. Fonte: la mia scarpiera.

All’aeroporto d’arrivo, quando era il momento di ripartire, mi è spesso successo che non suonassero.

Misteri.

Come è un mistero, per il precedente discorso sulla suddivisione del bagaglio, che alcune compagnie low cost ti permettano di portare, oltre al bagaglio a mano, un notebook con la relativa custodia, la quale può benissimo diventare un bagaglio aggiuntivo: basta saper ottimizzare gli spazi e averne una morbida e, quindi, propensa a espandersi.

Gli aeroporti mi divertono perché ognuno è fatto in un modo. C’è chi si sviluppa in lunghezza, chi in altezza, chi in profondità…la caratteristica comune è che tutti prevedono di dover percorrere chilometri per uscirne. Mentre il tragitto di entrata ho notato che è in genere molto più breve, anche se il terminal è lo stesso. Ho iniziato quindi a favoleggiare sull’esistenza di distorsioni spazio-temporali all’interno delle strutture aeroportuali, che dilatano o restringono tempo e spazio a seconda dell’orientamento del moto dell’osservatore.

Negli aeroporti si mangia da schifo, ma non ho compiuto un’indagine approfondita al riguardo – da buon terrone sono della scuola “presentarsi già pranzati anche se parti alle 10 del mattino” oppure “mi porto la merenda da casa” – e non saprei supportare la mia affermazione con solide argomentazioni. E questo schifo costa anche quanto un pranzo in un ristorante stellato.


DIDASCALIA GASTRONOMICA
Se invece avete mangiato bene in un aeroporto, vi prego di segnalarlo nei commenti.


L’individuo che mi incuriosisce di più è l’omino che smista la fila ai controlli: è un addetto tuttofare o un omino specializzato?

All’aeroporto di Osaka c’erano ben tre omini smistatori: un omino che ti indicava una grossa scrivania dove prendere e compilare i moduli di arrivo, un omino all’inizio della fila che controllava se il modulo fosse compilato prima di farti passare, un omino che ti diceva quando stare fermo e quando avanzare verso il controllo dell’identità e la raccolta delle impronte.

Se la nostra società contemplasse l’uso degli omini in ogni ambito, la disoccupazione si azzererebbe.

Gli omini della sicurezza dell’aeroporto di Francoforte sul Meno sono gentili ma severi ed è bene non farli incazzare. Da qui il mio ribattezzare in “Francoforte ti Meno”.

Direi che ho materiale sufficiente da sottoporre al barbiere.

Anzi, se arricchiste il post con i vostri commenti sugli aeroporti, ve ne sarei grato perché potrei essere in grado di sostenere più conversazioni ignoranti per più sedute di taglio capelli!

A 14 anni poche pretese, poche mone o Pokémon? (contiene una nuova lista!)

Non ho mai scritto alle 7 del mattino, ma violenti attacchi di tosse nel mezzo del sonno mi hanno fatto prima alzare e poi precipitare nell’amletico dubbio “torno a letto e dormo oppure no”?.

Poi ho pensato di aver già dormito abbastanza nella mia vita e quindi forse è meglio stare svegli. E ho pensato anche che avrei potuto intitolare il post precedente così: Il sonno della Regione genera gli ecomostri. Ma forse ci ha già pensato qualcuno.

So che in questo momento c’è invece un’Italia che lavora e che produce già in piedi da un pezzo e che mi starà mandando giustamente a quel Paese, ma la mia vita lavorativa invece è tutta spostata in avanti. Stamattina grazie al risveglio forzato ho scoperto di avere ancora dei genitori, non ci incontriamo mai durante la settimana.

Mi son chiesto chissà che fanno tutti gli altri che conosco mentre io dormo, mangio, lavoro. Ritmi de-sincronizzati.

Yo, Squirtle

Lei a quest’ora invece si starà lisciando con un po’ di moine qualcun altro.
È come per i Pokémon, collezionali tutti!.

Che poi da ragazzino era divertente storpiarne i nomi: Ficachu (Pikachu), Vulvasaur (Bulbasaur), Squirting (Squirtle). No, l’ultimo l’ho inventato ora. A 14 anni già era tanto avere una vaga e confusa idea dell’anatomia femminile, figuriamoci conoscere cose più specifiche.

Dato che questo è un post inutile (più inutile degli altri), ho deciso di buttar giù una lista di cose che trovo sostanzialmente inutili.

  • Il mese di Novembre
  • Il martedì
  • Il Molise
  • Il bollino SIAE piazzato in modo incauto sulla facciata del disco
  • I sequel di Matrix
  • La recitazione di Monica Bellucci
  • Gli estremizzati attacchi isterici femminili nei film italiani
  • I comici che fanno finta di interagire col pubblico, per la serie “aspetta aspetta, mò viene il bello!”
  • Suonare il clacson nel traffico
  • Lo spremiagrumi elettrico, il tagliapeli del naso elettrico, il grattaschiena elettrico, tutti quegli oggetti elettrici che ti regalano o che ti compri (e se li compri tu è ancor più grave!) che userai una volta sola se va bene e poi mai più. Però un grattaschiena elettrico secondo me sarebbe utile.
  • Il set per la fonduta. Adesso salterà fuori qualcuno che dirà Ma come! Io tutte le sere a casa con gli amici lo uso! Non lo metto in dubbio. Invece conosco gente che si è scordata pure di avercelo. Sarà perché siam terroni.
  • I controlli sul peso dei bagagli all’aeroporto. A cosa serve che mi contestino mezzo kg in più al banco check-in (o anche solo un etto sul bagaglio a mano) se poi al Duty Free posso comprare il mio equivalente in peso di cose varie?
  • I dischi dei Metallica dopo il 1991
  • La colonna destra di la Repubblica
  • La domanda dell’immancabile signora al banco salumeria che chiede se il prosciutto che sta per comprare sia buono. Io sogno uno che le risponda: Guardi signora, è proprio una merda, sto cercando di sbolognarlo a qualcuna come lei. Ce ne è sempre una che fa una domanda simile.
"Hanno detto che faranno altri 2 film" "Sì e ci sarai tu, Smith" "No, cazzo"

Hanno detto che faranno altri 2 film” “Sì e ci sarai tu, Smith” “No, cazzo”

Se avete delle cose inutili, tiratele fuori!