Non è che l’evasore non abbia finestre perché non ama le imposte

Avrete forse sentito parlare – e se non ne avete sentito parlare ve ne parlerò io – di alcune particolarità della legge di bilancio 2019 che hanno fatto discutere, come l’aver reperito risorse per il dimezzamento dell’iva sul tartufo mentre invece per proposte che sarebbero più civili come la riduzione dell’iva sugli assorbenti non se ne siano trovate.

Con questo post vorrei fare un po’ di chiarezza e spiegare perché, invece, nel futuro conviene investire sul tartufo e non sulle mestruazioni.

1) Il tartufo è una eccellenza italiana. Il ciclo mestruale ce l’hanno invece tutte le donne del Mondo. A meno di non riuscire un giorno a produrre mestruazioni di qualità nel nostro Paese, non è un prodotto con cui fare la differenza.

2) Con il tartufo ci condisci la pasta. Col sangue, no.

3) I tartufi sono un bene che fa girare l’economia. Le mestruazioni a detta di chi le ha a volte fanno girare le scatole.

4) “Tartufo” è un modo per indicare il naso dei cani. E i cani in genere sono simpaticoni e giocosi. Il ciclo mestruale invece non è giocherellone. In alcuni casi fa il birbante e si nasconde facendo venire ansia ma non è simpatico.

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5) I tartufi li trovi nei boschi e passeggiare nei boschi è un’attività salutare. Gli assorbenti si trovano nei supermercati e per arrivarci devi trovare parcheggio, fare la coda alla cassa, insomma uno stress inaudito e lo stress fa male.

6) A corollario di quanto detto sopra, “andare a tartufi” è un’attività che praticano molte persone, anche per farsi una scampagnata. Nessuno invece “va a mestruo” per svagarsi.

7) I tartufi possono essere bianchi o neri e sono colori che vanno bene un po’ su/per tutto. Il rosso invece mica è facile abbinarlo sempre.

8) Le pubblicità degli assorbenti interrompono i bei films in televisione. Le pubblicità dei tartufi invece no anche perché non ce ne sono.

9) Il tartufo low cost è il primo passo verso la completa abolizione della povertà.

Con queste motivazioni spero di aver dissipato dei dubbi e aver fatto capire perché invece di mestruazioni e assorbenti convenga di più darsi ai tartufi!


Le motivazioni dovevano essere 10 ma sono state tagliate perché mancavano le risorse.

 


Non è che il motto del notaio sia “Rogito, ergo sum”

Ogni individuo di questo Pianeta sente di appartenere a un qualcosa di più grande e significativo, per dare un senso alla propria esistenza. Nel caso appartenga invece a un qualcosa di non-significativo, il fatto stesso di caratterizzarlo come tale è una autoesaltazione del sé: guardatemi, sono il primo tra gli ultimi, quindi sono degno di nota.

La mia, ad esempio, è una non-generazione.
Noi nati negli Ottanta siamo compres(s)i tra la Generazione X che ha posato i bomber e i jeans a vita alta e probabilmente oggi vi sta negando un prestito in banca, e i cosiddetti nativi digitali, gente che non ha fatto neanche in tempo a nascere e già era degna di nota perché vomitava la pappa su un tablet. Probabilmente mentre adesso scrivo sul blog c’è una youtuber quindicenne in diretta video che fa centomila visualizzazioni parlando di assorbenti di Hello Kitty.

In teoria siamo ancora noi non-significativi quelli che dovrebbero avere in eredità il mondo da chi li ha preceduti. Un mondo fatto di linee di comunicazione, anticrittogamici, prodotti per la calvizie, cialde per il caffè e agenzie interinali.


Ho tralasciato l’olio di palma perché adesso stanno tutti facendo in modo di farlo scomparire e non lasciare niente alle generazioni future. Se questo non si chiama egoismo, non so.


Ma come si eredita il Mondo? Esiste un notaio che convoca l’interessato e gli comunica che una generazione gli ha lasciato il Mondo o una porzione di esso? E come fa tale notaio a rintracciarti? Usa la geolocalizzazione di Google?

Ho scoperto che Google adesso sa dove sono stato anche se ho cercato di evitare di farglielo sapere. In pratica è una versione 3.0 di una madre.
L’assistente di Google Foto (e non sapevo di avere un assistente) ha organizzato le mie foto senza che glielo avessi chiesto e ha identificato dove mi trovassi in base a ciò che avevo fotografato.

Ma va’? Non lo sapevi? Ma dove vivi?

Ecco, appunto, non lo so più dove vivo.
Ho tre vite separate al momento. Ho il lavoro all’estero, la famiglia al Sud e una Trallallà al Nord. Comincio a sentirmi sfasato. E sono anche preoccupato: se mi cercasse il notaio per consegnarmi il Mondo, riuscirebbe a trovarmi?


Mi sono accorto che avevo già utilizzato la battuta sul rogito, ma mi sento troppo stanco per cambiare titolo.


Sono bello, sono sano, devo fare il vigile urbano. Ma il tempo si ambigua

Il mio curriculum si arricchisce. Dopo gli attestati di stima, ricevo certificati di sanità.

Tu sei una persona sana, uno dei pochi, mi dicono. Sano non inteso nel senso medico del termine, per quello ci vuole un certificato vero.

Credo l’ultima volta che ne ho ricevuto uno di quest’ultimo tipo, sarà stato 17 anni fa. Andai a richiederlo per poter partecipare a delle gare sportive interscolastiche, qualcosa come dei Giochi della Gioventù. A proposito: esistono ancora i Giochi della Gioventù?

L’atletica non va presa alla leggera
Mi iscrissi per l’atletica leggera. Competizioni che non partirono mai per mancanza di fondi. La mia vita scolastica è stata contrassegnata da perenni mancanze di fondi. Mancavano i fondi alle scuole elementari per avere una palestra attrezzata, mancavano i fondi alle scuole medie per le gare e per una sala computer, mancavano i fondi al liceo per una sede nuova (ironia della sorte, dopo aver fatto scioperi e manifestazioni, quando mi diplomai due anni dopo aprirono la nuova sede).

Un medico che da bambino non voleva guarire i ciliegi ma il proprio portafogli
Forse non partecipare fu meglio così. Il mio medico di famiglia mi firmò il certificato senza neanche visitarmi. Sì, ok, mi conosceva, ma non mi sembra un comportamento tanto coscienzioso. Ma il mio medico è più un salumiere: vai lì e ti spaccia un po’ di compresse dopo averti guardato le tonsille. Anche se ti fa male un ginocchio, lui prende la pila e ti guarda la gola. E poi ti rifila antibiotici.

La battuta tipica tra i suoi amici è ricordare un episodio di quando giocavano a calcetto insieme: infortunio di un elemento della squadra, accorre il nostro eroe e qualcuno grida “Chiamate un medico vero!”.

Per lui di certo fatico a dare un attestato di stima.

Io, invece, mi sono un po’ rotto di riceverli. In certi casi è anche controproducente.

Per esempio ho capito che al lavoro bisogna lavorare il giusto. Se mostri di lavorare molto, ti inquadreranno come uomo di fatica e rimarrai rinchiuso in quel recinto di considerazione.

Le situazioni di Lui&Lei
Credo sia questa la fine che ho fatto nei confronti di Giovane Responsabile dal Ciuffo e le Camicie a Quadri (infilate nei pantaloni, vergogna!). Questi nomi diventano sempre più difficili da affibbiare: volendo, dovrei aggiungere Che si fa le Sopracciglia e si Spruzza Liquido Abbronzante. Per carità, nulla contro gli uomini che si curano in modo maniacale, mi chiedo solo come poi funzionino le piccole cose del quotidiano rapportandosi con una donna. Nel bagno ci saranno due armadietti dei cosmetici, Lui&Lei? Serve un bagno spazioso, quindi. Oppure lui usa la roba di lei? Mi immagino poi le scene:
– Caraaaa, e che palle, ti ho detto che quando finisce la crema depilatoria devi comprarla!
– Carooo, alza quel culo liscio e vattela a comprare tu!
– E posso mai uscire per strada con una chiappa depilata e l’altra no?!
– Tanto non ti vede nessuno…a parte me, purtroppo!
– E se succede un incidente e mi devono portare all’ospedale…che diranno?! Metti che mi investano e gli infermieri debbano togliermi i pantaloni!
– Magari qualcuno ti butti sotto, prego succeda ogni giorno che esci di casa. Almeno la smetteresti di consumare le mie cose, anche quelle che non dovresti usare…
– Se ti riferisci a quella volta, ti ho già detto che mi ero tagliato col rasoio e stava uscendo un sacco di sangue e i tuoi assorbenti andavano benissimo per tamponare!
– …

Sì sì, più o meno è così che accade, lo vedo. Mi spiace per te, Giovane Responsabile eccetera. Stavolta sono stato io a inquadrare te.

In un recinto chiuso non ci sto (né con la destra ma nemmeno col PD)
Comunque è un po’ seccante riempire il cv di certificati e attestati.
La prossima persona che mi si avvicina per darmi una metaforica pacca sulla spalla, risponderò con un vecchio classico di Marco Masini.

Ma no, cos’avete capito? Stavate pensando tutti a Vaffanculo, scommetto. No no, io mi riferisco alla sua grandiosa cover di Nothing Else Matters.

E il tempo si ambiguaaaaa

E che dire de l’iguana dei passi tuoi? Picchi di scrittura ineguagliabili.

Masini poi dichiarò che “Ai Metallica piacque”. Credo il testo non l’abbiano letto affatto e non gliel’abbiano spiegato, anche perché è inspiegabile. E considerando che sono più di 20 anni che non fanno un disco che si avvicini alla decenza, i Metallica odierni non sono né autorevoli né affidabili.