Non è che a corto di idee chiami l’Enel per avere l’illuminazione

Will Smith ha compiuto 50 anni. Di per sé non dovrebbe essere una cosa che fa notizia: come dice il noto adagio giornalistico, non fa notizia un cane che morde un cinquantenne ma un vegano che morde un cane cinquantenne.

Per quelli della mia generazione è come se Will Smith ci fosse sempre stato e fosse sempre stato un eterno ragazzone.

Invece gli anni passano. Come li ho trascorsi io durante i 50 anni di Will Smith? Ho mai fatto qualcosa degno di nota? Non ho mai neanche dato un morso a un cane per finire sui giornali.

A volte non ci rendiamo nemmeno conto delle occasioni che ci sfuggono. Ad esempio qualche mese fa ho avuto un’epifania riguardo un episodio avvenuto 5 anni prima. Avete presente quelle ovvietà che non avevate mai colto e che vi si rivelano mentre passate il filo interdentale segandovi le gengive, del tipo “Ah ma ne Il tempo di morire Battisti dice Motocicletta, 10 hp e non Motocicletta, riesci a capi’?? Non me ne ero mai reso conto!”.

Il mio episodio mi vede in un locale di cui conoscevo di vista la barista – di buon carattere e molto bella – e che salutavo sempre anche se non ne ricordavo il nome per quella solita situazione che nel momento in cui ti presenti a qualcuno per la prima volta ne dimentichi il nome un attimo dopo e passi il resto della vita con la vergogna di chiedere Scusa ma tu come ti chiami?.

La ragazza era nota per la torta all’hashi…all’Hashirama (una antica ricetta giapponese) che preparava con le sue manine e che verso l’una-le due prima di chiudere faceva girare per il locale offrendola ai presenti rimasti. Per stordirli e mandarli via più facilmente, probabilmente.

Una sera vado al bancone, le chiedo un cicchetto. Lei me lo serve e poi mi fa, socchiudendo gli occhi e sorridendo

– Bevi da solo?
– No lo porto fuori al tavolo
– Ah…perché sennò me lo facevo con te.

E sorride di nuovo e mi guarda negli occhi. Io rispondo:

– Ah. Quant’è?

Pago e vado via.

Orbene, qualche mese fa in una sera d’inizio estate mentre mi sturavo un orecchio col mignolo dopo una nuotata ho avuto un’illuminazione: “Ma non è che quella volta del 2013 quella tizia ci stava a prova’?!?”. E mi sono dato uno schiaffo in faccia. Per finire di sturarmi l’orecchio.

Quella sera stessa l’ho cercata su facebook. Non ne ricordavo il nome ovviamente ma rammentavo quello della sorella con cui avevo frequentato uno pseudocorso di cinema (a cui mi ero iscritto per fare un favore a chi lo gestiva e con la speranza di poter vedere film gratis, speranza presto disillusa). Cercando tra i suoi amici avrei trovato anche lei, molto probabilmente.

Può sembrare una cosa da maniaci, ma era più che altro la curiosità come quando in preda all’insonnia alle 3 di notte cerchi su YouTube un tutorial che spiega cosa succede dando fuoco a un composto di zucchero e bicarbonato.

E inoltre speravo di scoprire che, oltre a perdere il fascino che aveva all’epoca, fosse diventata antipatica e facesse cose orribili come mettere Mi piace a pagine come lo Sgargabonzi.

Orbene, l’ho trovata e ho scoperto che è diventata un’artista. Cioè, si scatta foto in bianco e nero con una Reflex.


Io sono un giornalista perché scrivo su WordPress.

 


Si scatta foto in bianco e nero in lingerie e baby doll di pizzo con una Reflex.

E Will Smith ha 50 anni!

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Non è che chiami il tuo cane Top Gun perché è un cane da caccia

Lei si rasa le sopracciglia a zero per esprimere la propria artisticità. Non ho capito che tipo di artista sia, comunque si definisce tale e le sopracciglia rasate fanno parte della figura da artista che si è creata. Lui è un trentenne emo, l’ultimo esemplare di emo probabilmente esistente. Un vero fossile vivente, un celacanto, guardato a vista da volontari del WWF per tenerlo al sicuro da bracconieri che vorrebbero cacciarlo ed esporne la testa in salotto.

Non era neanche la coppia più stravagante della festa dove ero presente sabato scorso, ma io mi ero focalizzato su di loro perché oggi, mentre parlavo con chi parlavo, ho avuto modo di ripensare a loro.

Lo spunto è una riflessione sul mondo dei cosiddetti normie: ora dovrei perdere tempo a spiegare chi siano a chi non sa, ma siccome credo che il futuro sia lasciare nel dubbio e nell’ignoranza – tant’è che ho intenzione di fondare un partito politico fondato su questi valori – darò spiegazioni a chi invece sa e le troverà superflue.


Il normie è in sostanza l’individuo social conformista, che non ha una opinione autonoma né uno stile che sente proprio, ma che si adegua agli standard correnti. Dovrebbe quindi essere l’antitesi di un non-conformista, in realtà oggigiorno i non-conformisti sono quelli che più si adeguano alla moda del momento. Prendiamo la sub-cultura ora dominante, quella Hipster: è composta da individui che, in modo fluido, si adeguano a degli standard ritenuti colti e non di massa. Molto probabilmente non capiscono neanche un cazzo di ciò che vedono, ascoltano, leggono, bevono, basta che però sia stato sdoganato dall’ambiente in cui nuotano.


In un mondo che si va popolando sempre più di normie, l’esemplare che ho visto alla festa è una perla rara. Un individuo che sceglie di fermare il cammino dell’evoluzione e riesce anche a sopravvivere, dribblando chi vorrebbe dargli la caccia!

Questa persona ha tutta la mia ammirazione e, anzi, in un mondo di conformisti non-conformisti che si conformano, io invito tutti a un moto di ribellione ripescando dall’armadio le cose più orrende che avete, retaggio di un passato vergognoso, e a esibirle con soddisfazione.


Dico a te, uomo col marsupio Invicta fluo che negli anni ’90 usavi per chiavi, sigarette, preservativi e quant’altro. Palesati!


Non è che sei un poeta solo perché ti piace fare versi

Che ce frega de Elena Ferrante noi c’avemo Lira Trap!

Con questo coro sono stato accolto da un gruppo di esagitati che mi hanno fermato per strada; il fenomeno Lira Trap sta diventando virale e prendendo piede, a testimonianza del fatto che la Trap con la sua transizionalità seminale sta facendo breccia nei cuori della gente. E sappiate che non è facile, perché la gente attualmente si indigna o si commuove sull’internetto ma difficilmente si lascia brecciare.

Alcuni muscoli cardiaci son stati trafitti dalle opere che hanno letto su queste pagine e i loro proprietari mi hanno lasciato bigliettini d’amore che non so a chi recapitare, visto che la scrittrice è più schiva di Thomas Pynchon. E se non sapete chi è Thomas Pynchon è perché si è sempre nascosto molto bene.

Ma Lira Trap si nasconde ancor meglio!

E a tal proposito vorrei invitare tutti a non scrivermi, a non chiedermi informazioni, a non accusarmi di volerla tenere solo per me, perché io DI LIRA TRAP NON SO UN BEL NIENTE.

A parte poche informazioni sparse, di lei ho solo questa Polaroid rivenuta in un rotolo di carta igienica in un bagno pubblico di Oderzo (provincia di TeleVisione).

Quest’oggi ho per voi un altro scritto da proporre. Il come l’ho rinvenuto è davvero incredibile.

L’altro giorno sono andato al supermercato a comprare un pacco di carta igienica e il cassiere mentre passava il prodotto sul lettore ha detto che quello lì non andava bene, il codice era errato. Così mi ha dato un altro pacco.

Quale è stata la mia sorpresa, nello spacchettarlo, nel notare che uno dei rotoli all’interno era vergato a mano. E a mano c’era anche disegnata una verga. Una doppia vergatura.

Era un altro componimento di Lira Trap! Non so come abbia convinto il cassiere a questo scambio e come faccia a sapere quali supermercati frequento, ma comunque è arrivata a me.

Il frammento che propongo stavolta non è un racconto ma una poesia, prova della versatilità della nostra scrittrice che non teme di mettersi alla prova anche con i versi e che vuole realmente porsi come nuova colonna fecale della letteratura italiana.

Ancora una volta faccio presente che riporto in modo fedele il testo così come è scritto sulla carta.

Tu ti muovi dentro di me

Mi ai presa

sorpresa

ora giacio qui

tesa

spasmi ke provochi

mi piegano in avanti

gemo sul letto

fuggo e mi riagguanti

ti sento lungo il retto

il mio culo ha tanta fretta

grido

fin chè non finirà

a grandi spruzzate

oh maledetta

colite.

Lira Trap

Un componimento commovente. Non c’è altro da dire.

Non è che gli acari sarebbero pessimi pugili solo perché vanno sempre al tappeto

Visto il buon successo che la scorsa settimana ha avuto la pubblicazione del racconto della scrittrice transizionale Lira Trap, mi sono messo alla ricerca di altre sue opere.

Ricordo che l’artista scrive solo su rotoli di carta igienica che abbandona nei bagni pubblici. Ho girato quindi i peggiori bagni di Terracina, che vi assicuro sono proprio i peggiori, ho visto cose che neanche Mark Renton in crisi d’astinenza avrebbe voluto vedere, senza costrutto.

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Pensavo che Lira Trap avesse abbandonato l’attività letteraria.

Poi invece nella mia buca delle lettere ho trovato un fagottino di carta igienica. Non so come lei abbia recuperato il mio indirizzo, in ogni caso sulla carta c’era un ringraziamento per me e dei complimenti per il blog. Ha detto che andrebbe benissimo per pulirsi il sedere. In allegato c’era il racconto che vado ora a condividere con voi e una presentazione scritta in terza persona (o forse da una terza persona, visto lo stile stranamente senza errori):

Lira Trap venera la penetrazione rettale elevata al rango definitivo di nuova penetrazione vaginale; nello stesso tempo è impegnata a raggiungere per via chirurgica e omeopatica uno stadio che trascende genere, identità e biologia uomo-donna per poter compiere un atto di auto-penetrazione pene-vagina-retto, relegando il sesso interpersonale alla dimensione di semplice forma onanistica e porre fine al dibattito omo-etero-bisex-pansex.

Lira Trap ci sta forse prendendo in giro? Che cosa vuole dimostrare: che quella che credevamo fosse masturbazione era in realtà sesso completo e che quello che crediamo sesso, cioè i rapporti con le altre persone, è una masturbazione?

Non sta forse andando troppo oltre? Ai postumi della sbronza l’ardua sentenza. Io faccio solo da portavoce visto che sembra io ora sia stato riconosciuto come tale. A voi l’opera:

Homo homini anus

Il direttore quella mattina mi aveva convocata. Ero emozzionata, da un pò di tempo avevo puntato su di lui i miei occhi. Non era tanto belloccio, 50 anni, un pò di pancetta, pelato e coi baffoni. Non era un modello però era direttore e io volevo essere sottomessiata da un direttore perché a me mi mancava nella mia collezzione.

– Posso?
– Venghi, Trap. E chiuda la porta.

Il suo tono gelido e severo già mi rendeva umidiccia nell’intimo.

– Trap, il suo rendimento peggiora di giorno in giorno. Guardi questo report: è incomprensibile. Numeri a caso, grafici senza riferimenti…ma dove ha la testa?

E mentre lo dice sbatte i fogli sulla scrivania e alquni volano per terra.

Mi chino a raccoglierli facendo a posta a dargli le spalle mostrandogli il mio sedere tondo. Avevo proprio quel giorno una minigonna stretta e perdevo tempo coi fogli per mostrargli lo spettacolo sperando gli venisse duro. Però lui non dava reazzioni. Mi giro e lo trovo distratto a guardare il computer. Mi incazzo. Non faccio mica gli spettacolini per essere ignorata.

– Direttore! O lei mi incula o la denuncio dicendo che mi ha inculata!
– Ma cosa dice, Trap? È impazzita?
– Sono seria. Guardi, questo è il numero del mio sindacalista. E né lui né il sindacato intero si è mai rifiutato di incularmi. Che faccio, lo chiamo per denunciarla?

E mi giro sollevando la gonna e abbasando il perizzoma mostrandogli il mio buchetto già lubrificato. La mattina non esco di casa se non l’ho cremato bene perchè non si sa mai, metti che ti arriva qualche sodommia a sorpresa meglio farsi trovare pronte.

– Allora, direttore…che cosa dice?
Gli dico voglittiosa mentre gli dimeno davanti il fondoschiena.

Lui allora non resiste e mi prende da dietro perchè in fondo gli uomini li conosco e a un buco non sanno mai dire no. Sentivo che aveva proprio un bel fallo mentre mi prendeva. Volevo gridare di piacere ma non potevo farmi sentire dal resto dei dipendenti fuori e allora buttavo la faccia sul tappeto mordendolo per trattenermi. Solo che il tappeto era parecchio sporco e una palla di polvere mi ha fatto tossire fino a che ho vomitato mentre lui mi stava ancora sottomizzando.

– Ma che schifo!
– Direttore, la prego…non smetta…voglio che mi farcisca del suo piacere cremoso…BLUOARGGGH
– Dio santo…ma che ha mangiato?…Si ricomponghi e se ne vadi!

E dopo averlo detto il suo volto si era corrucciato mentre si guardava in basso. L’ho guardato anche io: il suo glande si era fatto tutto rosso e pulsante e lui diceva che gli bruciava forte.

Istintivamente prendo dalla borsetta una bottiglina per versargliela sopra e aiutarlo ma lui urla e gli scappa una bestemmia. Pensavo che l’acetone funzionasse come disinfettante ma forse non è così.

Il grido richiama dei dipendenti che entrano nell’ufficio e trovano il direttore col coso in mano che li guarda rosso in viso. Loro poi notano me che nel frattempo mi ero risistemata e poi notano la chiazza del mio vomito. Io faccio spalline come a dire di non saper niente e poi scappo via a casa perché non ce la facevo più, mi dovevo masturbare selvaggia come una mangusta pensando che gli altri avevano visto una cosa intima come il mio vomito. Poi il pensiero del direttore che mi inculava e il suo cazzo pulsante sul quale ora ci saranno i miei batteri che lo stanno ancora facendo bruciare dal dolore mi inebriava ancora di più. E proprio pensando al dolore ho acceso youtube e mi sono guardata quando Fantozzi sale sulla bici senza sellino e proprio lì ho scuirtato come sempre immaginando di essere posseduta da una bicicletta coi baffoni come il direttore. Perchè è bello andare in bici sul bagnato specialmente se il bagnato è scuirt.

Alla prossima, monellacci
La vostra Lira Trap

Due note a margine: la prima è che Lira Trap sembra porsi come scrittrice indipendente da qualsiasi opera creata sinora ma poi ama gli omaggi e le strizzate d’occhio. Questa avventura – non sappiamo se vera o meno – si rifà evidentemente a Paolo Villaggio.

La seconda annotazione è che Lira Trap è una scrittrice politica. Quello che abbiamo letto è chiaramente un racconto politico e io mi chiedo se sia l’inizio di un nuovo filone narrativo – l’eros politico – nella sua storia letteraria o sia anche questa una strizzata d’occhio. Magari per adescare qualche giovane pseudo attivista iscritto a Scienze Politiche attratto da facili avventure socialmente impegnate.

The Gintoki Show: intervista coll’ysingrino

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Sottotitolo: non è che il Faraone fedele abbia una dieta poco varia perché vuol solo la Faraona.


Ho deciso di inaugurare un talk show virtuale a periodicità casuale e che forse avrà solo questa puntata, dedicato alle interviste.

Il primo ospite è un personaggio che non saprei come introdurre: artista? Creativo? Faraone? Me lo son fatto dire direttamente da lui:

G: Chi è ysingrinus?
Y: «Ysingrinus è un semplice Faraone di periferia come chiunque altro, se solo esistessero altri Faraoni. Un genio misconosciuto che sostiene di essere un genio misconosciuto».

G: Non trovi che nella società odierna ci sia un abuso nell’utilizzo dell’etichetta di genio? Non temi il rischio di venir sottostimato a causa dell’aggettivo ormai così inflazionato?
Y: «C’è ovviamente un’insopportabile inflazione. Il desiderio di ridurre ed etichettare è una piaga della cultura di massa. Credo anche ci sia un desiderio di riconoscimento: ci vuole un genio per riconoscerne un altro. Per questo non accetto tale etichetta, se mi fai un complimento lo fai a me, non lo fai anche a te, un po’ di rispetto ed ordine!
Specifico, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che definirsi in qualche modo genio non equivale ad etichettarsi, ovviamente»

G: La critica ragionata alla cultura di massa è un tema che ricorre nei tuoi post, non ultimo ad esempio quello su un noto cantante che si fa chiamare Fedez. Credi che l’esser Faraone di periferia abbia influito sullo sviluppo del tuo spirito osservatore e critico?
Y: «Credo di sí, perché vivendo in periferia ho avuto modo di frequentare ed osservare molte situazioni particolari, da un punto di vista privilegiato, essendo io Faraone. Ho avuto modo di mescolarmi tra la folla e di essere stato punto di riferimento per determinati contesti riconoscibili dalla massa.
Non apprezzo questi fenomeni commerciali perché ingannano e impediscono lo sviluppo della massa, per questo ne parlo molto».

G: Quindi non sei contro la massa a prescindere, ma contro un suo sviluppo amorfo e distorto.
Y: «Nella maniera piú assoluta. Io vivo nella massa, faccio parte della massa. Odio lo sviluppo amorfo e distorto, come lo chiami tu. La massa supporta gli artisti e le menti brillanti, ma se viene educata male, i brillanti e gli artisti faranno piú fatica ad essere riconosciuti e supportati e conseguentemente sarà per loro piú difficile migliorare il mondo»

G: La tua arte veicola quindi messaggi educativi per il pubblico?
Y: «È una domanda semplice che richiede una risposta complessa. Per ora posso dirti che non mi arrogo la volontà di educare, penso però di poter dare un’idea alternativa, sicuramente non visibile ai piú, ma solo a chi può essere interessato a vedere. C’è altro, questo è quello che dico. Non è necessariamente bello o piacevole, ma esiste».

G: Ed Euro Top come la vede, invece?…Qualcuno dice che siate la stessa persona, un alter ego per rappresentare istinti più primordiali!
Y: «Euro Top chiaramente non sono io, non è un mio alter ego. È però il desiderio di rappresentare gli istinti piú bassi, o migliori della vita, quello che spinge Euro Top a fare quello che fa».

G: Quale è il tuo rapporto invece con gli istinti più bassi o migliori della vita?
Y: «Molto sano. Vivo bene con me stesso»

G: Rimanendo in tema: la tua notorietà come artista e blogger credi abbia accresciuto, se mai fosse stato necessario, il tuo sex appeal?
Y: «Questo, mio malgrado, è stato inevitabile»

G: Se serve un aiuto per gestire la situazione….non conosco nessuno. I tuoi fan ti pressano di richieste (non sessuali, intendo. O forse sì)?
Y: «Questo mio corpaccione da Faraone ancora riesce a reggere i ritmi del successo. Vengo subissato sí, ma che vuoi farci? Questa è la fama!»

G: Come una popstar…a tal proposito: come accennavo, hai avuto di recente un dissidio – direi una querelle se io sapessi lo svedese – con Fedez. Ma quale è la musica che ascolta ysingrinus?
Y: «Con Fedez e con gli altri scrausi affabulatori, uso questo termine, anche impropriamente, perché Fedez non possa capire.
Ascolto una vasta gamma musicale che spazia piú o meno ovunque evitando fenomeni hip-hop e la cosiddetta musica “commerciale”. Ma è un argomento molto vasto che andrebbe approfondito in un altro momento»

G: Avremo altri momenti e anche qualche attimo e un secondo. Ultime due domande, le solite che, purtroppo, ti toccano (avverti se toccano troppo perché hanno già un’ordinanza restrittiva): hai progetti per il passato? C’è qualcosa che non vorresti dire al tuo pubblico?
Y: «Solo altre due domande?
Ho ovviamente dei progetti per il passato ed ovviamente, ancor di piú, ho diverse cose che non vorrei dire al mio pubblico!»

G: Fai il misterioso. Comunque ho mentito, c’è un’altra richiesta. Scegli un’immagine che ritieni rappresenti al meglio l’ysingrinus. E argomenta la scelta inserendo queste tre parole – non necessariamente in quest’ordine – nella risposta: carambola, simposio, tetraggine.
Y: «Una bella richiesta. Non esistono immagini fisse, posso dire quelle che mi piacciono di piú e conseguentemente quelle che ritengo a me piú affini. La tetraggine dei paesaggi notturni, come la “richiesta di notturno” che ho pubblicato qualche settimana fa, o il boschetto in bianco e nero piú recente. Mi farebbe piacere poter tenere un simposio sul mondo marino, alieno e no, cui sono strettamente legato, tanto che numerosi miei quadri e foto lo hanno come soggetto. Piú in generale direi che la mia persona si potrebbe descrivere in una carambola di paesaggi notturni o desolatamente diurni, marini e no»

Spettacolare.

Signori, l’unico, vero, originale ysingrinus!

Non è che siccome sei un artista puoi fare il quadro della situazione

Ho saputo che nella casa dove vive la mia amica sono arrivati due tizi. Inizialmente non graditi, perché quell’appartamento era sempre stata abitato da ragazze e la mia amica si era trasferita lì appunto per questo motivo.

Uno dei due si definisce “artista espansivo”, giuro non sto inventando nulla. Quando l’ho saputo ho immaginato un tale che va in giro ad abbracciare la gente e dar loro pacche sulle spalle.

Invece pare che un “artista espansivo” sia uno che prende vecchi oggetti o rottami, li aggiusta e dà loro nuova vita, “espandendo” la loro vitalità, la loro potenzialità intrinseca.

Insomma, è il tipo di persona che vorrei incontrare quando mi sento frustato per avere qualcuno da insultare.

Infatti l’altra sera, mentre ero dalla mia amica, sono andato nella stanza dei due tizi e ho spostato i loro oggetti. Tipo invertire i deodoranti, i libri, cambiare di posto alle sigarette.

L’artista – riflettevo – va a vivere da solo, ma la madre cucina per lui e gli rassetta la stanza. L’artista quindi è colui che non si occupa delle vili faccende domestiche.

Mi ricorda quelli che lasciano casa perché non sopportano più i genitori, salvo poi potersi permettere di vivere da soli perché i genitori sostentano le loro spese. Sarebbe bello se i genitori dessero loro un motivo in più per essere odiati, smettendo di trasferir denaro ai figli.

Per carità, io non posso parlare, dato che i miei genitori purtroppo devono ancora in parte contribuire al mio baritono (non posso mantenere un tenore) di vita. Però io ho superato quell’età in cui posso permettermi di odiare i miei genitori. Adesso sono loro che hanno l’età giusta per odiare me.

Oggi ho compiuto un atto artistico. Il mio portafoglio, che si era bucato lasciando pericolosamente fuggire le monetine, è stato da me rabberciato con un pezzo di stoffa. Sono emotivamente legato a quel portafoglio, quindi mi dispiaceva separarmene.

Ora il mio dubbio è: avendogli ridato nuova vita, posso considerarmi un artista espansivo? Il problema è che espansivo non mi ci sento affatto – può, ad esempio, peggiorarmi la giornata se una persona che non è nella mia green zone mi tocca -, quindi non vorrei usurpare un titolo.


La green zone è una categoria comprendente persone che possono prendersi delle libertà con me, tipo toccarmi, fare battute, prendere miei oggetti.


Ho pensato allora di creare una nuova corrente: quella dell’artista introverso. L’artista introverso non espone le proprie opere, esercita la propria arte in via solitaria e nascosta. Una mostra di arte introversa sarà composta da una stanza vuota o da una stanza di teli che coprono non si sa cosa.

Se volete essere artisti introversi, potremmo unirci e creare una scuola. Dove ognuno si farà i fatti propri.

Lui piantò una ragazza, ma non attecchì per via del terriccio.

Il mio coinquilino resta per me fonte di curiosità e riflessione.

Breve riassunto delle puntate precedenti:
Il nostro eroe Gintoki si è trasferito nella ridente-e-a-volte-piangente-e-a-volte-né-l’una-e-nell’altra-ma-solo-il-lunedì-mattina Roma. Ha una accogliente stanzetta e un confortevole bagnetto in un appartamento dove vive un placido e tranquillo 45-50enne.

Non ho ancora ben capito cosa faccia di preciso nella vita, se non che sia una sorta di produttore, regista occasionale, curatore di festival cinematografici. Ma in sostanza sulla carta d’identità mi chiedo cosa abbia scritto. Probabilmente “artista”: come faccio a dirlo?Beh, come tutti gli artisti si sveglia la mattina quando gli pare e si avvia al lavoro non prima delle 10 e poi torna a casa sempre quando gli pare. Ditemi chi se non un artista ha simili flessibilità orarie!

Vive a base di Saikebon (che per chi non lo sapesse sono i noodles istantanei che per scelta commerciale hanno chiamato “nudolini”, che a me tale nome fa pensare a tutto tranne che alla pasta), eppure ha una dispensa e un frigo pieni di roba, tanto che ogni volta provo vergogna per il mio ripiano semivuoto e decorato da un limone rinsecchito, due uova e una busta di pomodori. Composizione che forma una natura morta, anzi, putrescente.

È germofobo peggio di me. Quando sono risalito su, portandomi dietro un bel raffreddore, e ci siamo incrociati in casa, mi ha chiesto, un po’ preoccupato: Ma è solo raffreddore o una qualche forma influenzale? Quando gli ho detto che era un banale raffreddore si è rasserenato.

L’altra sera ci siamo incrociati in cucina: non ci becchiamo molto per casa, a parte sporadici attraversamenti di stanze accompagnati dal suono di un Ciao come va? che l’eco di un corridoio fa sembrare un discorso molto più lungo.
Butto lì qualche convenevole perché mi pesa il silenzio quando si condivide uno stesso spazio per più di 10 secondi.
Io: (mentre lavo una tazza e un bicchiere) Tutto bene?
– Tutto bene, grazie.
– Sai, ieri ho seguito il tuo consiglio, ho approfittato del giardino e del sole e mi son messo lì a lavorare al portatile.
(sorridendo) Ah, mi fa piacere tu abbia gradito.
– (non so come ma ho risporcato la tazza e mi tocca rilavarla quindi debbo continuare a parlare) Poi all’improvviso è piovuto un pallone dal cielo, non m’ha preso per poco (c’è un campo sportivo dietro casa).
– Ah sì? Ma tu pensa. L’hai ributtato dall’altra parte, immagino.
– Sì. Fortuna non ha colpito le piante.
– Eh, purtroppo capita, ogni tanto trovo qualche pallina da tennis che ributto di là, poi ho un pallone bucato nel ripostiglio…ah hai visto che la peonia è in fiore?
– Ehm…quale è la peonia?
– È impossibile tu non l’abbia vista, vieni, te la mostro.

Confesso e ammetto tutta la mia ignoranza botanica e floreale, ma io so distinguere solo ortensie, rose e margherite. Tutto il resto per me è classificabile come
1) pianta
2) bella pianta
3) pianta con fiore

Bene, fatto sta che dalla peonia è stato poi un buon venti minuti a illustrarmi le piante del piccolo (ma verdeggiante) giardino, con dovizia di particolari. Probabilmente non parla molto dei suoi hobby privati e aveva voglia di condividere.
Mi son chiesto se ne parli alle donne. Perché in tutto questo, mentre io lo ritenevo un asessuato, lui sembra invece non esserlo, almeno a giudicare da una sera in cui sono rientrato a casa e lui cenava con qualcuna in salotto.

Poi non so che fine abbia fatto questa, non si è più rivista per casa. Forse, visto il pollice verde, l’avrà piantata.
Ebbene sì, anche questa volta, caro lettore, tutto il post mirava ad arrivare alla battuta del titolo.

Da bambino volevo nuotare nei soldi

Mettendo in ordine un vecchio cassettone, mia zia ha trovato dei miei vecchi disegni che nonna aveva gelosamente conservato.

La cosa particolare è che su quei disegni c’era il prezzo.

Sì, perché io li vendevo.

Da bambino avevo deciso quale sarebbe stato il mio futuro: volevo essere un miliardario. Un pargolo di poche pretese, insomma. Pensavo che però sarebbe stato meglio mettersi in affari sin da piccoli, in modo da avvantaggiarsi per il futuro e anche anticipare la concorrenza di altri futuri miliardari. E così decisi di vendere i miei disegni ai parenti.

Ero convinto di essere un artista in erba. Poi da adulto mi è rimasta solo l’erba, l’arte è finita da parte.

Avevo molte convinzioni da piccolino.

Per esempio ero convinto che:

  • Gli spot pubblicitari fossero in diretta e ogni volta gli attori dovessero presentarsi negli studi per rifarli;
  • Visto che la benzina inquinava, potevano mettere nei motori un altro liquido: l’acqua, ad esempio. Solo che visto che l’acqua è più facilmente reperibile, chi vende la benzina non era d’accordo per mero interesse economico e quindi se ne fregava, continuando a inquinare. Oh diciamo che non ero così lontano dalla realtà!
  • Anche se nel mondo le persone parlavano lingue diverse, il pensiero fosse in un’unica lingua, universale. Che a me sembrava italiano ma in realtà non lo era, era la lingua del pensiero.
  • Fare il militare voleva dire che ti sparavano addosso e tu dovevi correre per evitare i proiettili.
  • Ci fosse una regola nel calcio secondo la quale era obbligatorio per i giocatori passarsi il pallone, altrimenti non mi spiegavo perché un calciatore col pallone tra i piedi non andasse diritto verso la porta per fatti propri.
  • Girare con un mazzetto di figurine in tasca potesse dare potere, infatti me le portavo ovunque, anche quando non ero a scuola.
  • Gli oggetti, quando non visti dagli umani, si animavano e parlavano tra di loro.
  • Sarei diventato un giornalista (ma non volevo fare il miliardario? Un miliardario giornalista? Ah, ci sono: un editore miliardario! Dove l’ho già sentita?). L’avevo dimenticato, ma già intorno ai 6-7 anni mi dedicavo a produrre un mio giornale. Questo che ho riesumato non deve essere più recente del 1992, all’interno c’era un ritaglio di un articolo di Repubblica che parlava del Ministro dell’Ambiente Ruffolo (considerando che ha ricoperto la carica tra il ’90 e il ’92, i conti tornano).
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Notare l’originalissimo titolo della testata, il prezzo modico e la strategia di marketing per attrarre lettori: allegare regali.

Beata ingenuità infantile.