Il mondo di Dalì

«È l’ultima volta».
Forse N. lo avrà detto a se stessa, mentre le sue mani scivolavano sulla schiena dell’ex di una vita. La relazione tra i due poteva dirsi finita da qualche anno, ma occasionali appuntamenti di letto non erano mai cessati. Inconsciamente, era il pretesto di N. per fuggire ogni altra relazione, evitare di sentirsi legata a qualcuno che le si potesse stringere troppo.
Mentre lui indugiava sui segreti intimi di lei, il senso del rimorso si fece evanescente, sopraffatto dal demone della passione. Mi allontanai da quelle scene per pudore, e anche per rabbia, considerato che la verità sulle persone che si conosce non fa mai del bene.
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Qualsiasi spettatore indiscreto avrebbe visto due corpi nudi stretti su un letto, ma, in fondo la stanza, lo specchio mostrava tutte altre immagini: esseri mostruosi stretti in un animalesco amplesso, zanne e artigli che incidevano le carni in un’orgasmatica estasi, versi inumani da bocche grondanti ulcerose bave. Nessuno sa ciò che gli specchi proiettano quando non sono osservati, pur essendo a portata di sguardo. Nella beata indifferenza, si apre la finestra sul mondo di noi stessi, con i nostri diabolici corrispettivi, portatori delle nature occulte di ogni essere umano, inconsapevoli abitanti di una Terra al di là di un vetro.

La disintegrazione della persistenza della memoria (1952)

___Non ricordo di preciso quando io abbia effettivamente varcato la soglia, né da quanto io mi trovi qui. In questo mondo non esistono meccanismi per scandire il tempo, né è disponibile un qualsiasi riferimento allo scorrere degli eventi. Tentare di cogliere qualche indicazione scrutando l’altro lato è speranza vana, le mie ricerche sono terminate senza successo.
___Un giorno, uno specchio che si apriva su una stanza provvista di un orologio a muro con datario mi diede modo di iniziare il mio esperimento. Senza smettere di guardare dall’altra parte, sincronizzai il mio orologio da polso, lasciando poi trascorrere un minuto. Il tempo passò in maniera uguale e con precisione simmetrica per tutte le lancette, dandomi modo di procedere con il test successivo. Memorizzate ora e data, mi allontanai tenendo d’occhio il mio orologio anche questa volta per un solo minuto. Rimasi basito nello scoprire che per il calendario dell’orologio a muro erano invece passati due giorni, quando andai a controllare. Pensai che quella fosse l’equivalenza base tra i due mondi in assenza di un osservatore, ma per sicurezza ritentai l’esperimento con la stessa modalità. Scaduti i 60 secondi, al di là dello specchio vidi che era trascorsa una settimana! Dopo l’iniziale smarrimento, mi allontanai da lì pensando che si trattasse di uno scherzo o di un malfunzionamento dell’oggetto. Trovai altre finestre aperte su calendari automatici, orologi o altri apparecchi per segnare il tempo, ma ogni esperimento finì col restituirmi risultati ogni volta diversi, un minuto dal mio lato poteva valere da un secondo a un intero mese dall’altra parte del vetro. Affranto e nervoso, gettai il mio orologio in un fossato. Pochi secondi dopo, un rumore attirò la mia attenzione: col quadrante in pezzi, l’orologio giaceva al suolo come piovuto dal cielo.

fine prima parte

seconda parte