Non è che il sarto possa soffrire di problemi di gestione dello strass

Al B&b sono arrivati un gruppo di statunitensi. Capivo poco di quel che dicevano perché parlavano storpiando le parole. Uno mi ha chiesto qualcosa riguardo “pampii”. Avevo capito pumpkin. Ho pensato davvero questo qui mi sta chiedendo della zucca?

– Pampii
ancora
– Sorry?
– Pompiii?

Allora ho capito che o mi stava chiedendo di Pompei o era una proposta indecente. Mi son buttato sulla prima, così gli ho dato spiegazioni per arrivarci. Non sembrava convinto della mia risposta.

Combinazione, a Pompei ci sono andato di sera, a teatro. Da solo. Credo bisognerebbe imparare a fare più cose da soli. Credo anche si debba disimparare a farlo perché poi ci si abitua troppo e non si sa più stare con gli altri.

Avevo delle persone di fianco che commentavano ogni scena. Non conosco bene le regole del teatro non essendone frequentatore assiduo, ma sono quasi certo che si debba tacere durante la rappresentazione.

Quelli che parlano durante gli spettacoli, di qualsiasi tipo siano, non li comprendo.

Ero a vedere Nick Cave a inizio settimana. Mentre eseguiva una canzone al piano un tizio davanti a me faceva la traduzione simultanea delle parole a un amico. A voce alta. Un mio amico gli ha chiesto di non disturbare, la sua risposta è stata Ti sposti da un’altra parte se ti dà fastidio.

Siamo una civiltà di egoisti. Se non ti sta bene vattene è la regola base della società.

Poiché non volevo dormire con finestre ermeticamente chiuse (perché entrano le zanzare) e condizionatore spento (perché fa rumore) mi è stato detto Se non ti sta bene vai a dormire in auto. Ho reagito con stile. Fino a quando non ho dato un pugno a una porta e un calcio a una sedia e dedicato un paio di pensieri lesivi della dignità della Chiesa Cattolica. Fino a quel momento lo giuro che avevo avuto un ottimo stile.

Ho un serio problema di gestione dello stress e dei nervi e non so come farvi fronte.

Ho anche un problema di gestione dei libri.

Ne ho perso uno. L’ho poggiato da una parte in mezzo alla campagna e l’ho lasciato lì. Spero venga considerato bookcrossing e che qualcuno ne abbia beneficiato. Non era neanche mio e l’ho riordinato su Amazon.

Ho chiesto informazioni riguardo un annuncio di lavoro che avevo trovato su internet. Nell’introduzione si parlava di “ricerca personale per la sede di xyz”. Ho dedotto che fossero ricercati più profili: personale indica un gruppo di dipendenti. Non ho mai sentito parlare di un personale singolo.

A meno che personale non fosse da intendersi come aggettivo: pssst questa è una ricerca molto privata.

La mia deduzione era corroborata dal fatto che le attività che questo personale era chiamato a svolgere erano molteplici e variegate. L’unico mio dubbio è che nel descriverle ci si riferiva però a “la risorsa” al singolare.

Ho chiesto quindi informazioni su quanti e quali profili stessero cercando. La risposta è stata: “Stiamo selezionando una persona che risponda al profilo indicato nell’annuncio”.

Quindi loro stanno cercando una persona che:

– Apra, chiuda la sede e si occupi del suo mantenimento ordinario
– Gestisca volontari
– Si occupi di amministrazione e contabilità e rendicontazione
– Gestisca la comunicazione
– Gestisca i rapporti con altri enti/istituzioni
– Gestisca i rapporti con le altre sedi
– Gestisca e aggiorni il database contatti
– Si occupi delle risorse finanziarie

Ho capito perché parlavano di personale: in effetti per seguire tutto ciò bisogna scindersi in più persone.

Non ho ritenuto opportuno rispondere.

Se ne è andato il mio Prof della tesi triennale e con cui ho fatto 2 esami e diversi seminari. Una persona eccezionale. Lo so che quando se ne va qualcuno sembra sempre un po’ retorico dire che fosse una persona eccezionale, ma se io lo scrivo è perché ne vale realmente la pena.

È stata una settimana particolare.

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Non è che devi stare attento ai pedoni se superi i trenta

Avere trent’anni è la cosa migliore che potesse capitarmi. Consiglio a tutti di provarlo, prima o poi.

A livello fisico mi sento meglio ora che a vent’anni. Non mi danno neanche l’età che ho adesso: pensare che a 17 anni pensavano fossi fratello di mia madre, oggi mi capita di sentirmi chiedere se io abbia finito la scuola/l’università.

Sindrome di Benjamin Button a parte, l’essere umano che supera i 30 deve rendersi conto che il tempo vada contro di lui. La cosa migliore dei trent’anni è iniziare ad avere la consapevolezza di saperlo accettare. Accettare che non puoi più immaginare di diventare un medico, un avvocato, un astronauta o un fantino di giraffe.

Certo, poi ti rammentano esempi di persone che prima dei trenta non avevano realizzato nulla nella vita e poi hanno avuto successo, tipo Joseph Conrad che il vero successo l’ha ottenuto dopo i 30 e a 20 anni non sapeva neanche parlare inglese (figuriamoci scrivere) o Jeff Bezos che ha avviato Amazon a 31, senza contare tanti altri che hanno anche superato i 40 e oltre prima di ottenere qualcosa. Il mio preferito resta il Sig. Momofuku Ando che inventò i noodles istantanei a 48 anni.

A prescindere di questi casi singoli, tu trentenne però devi fare i conti con la prospettiva che il lavoro che hai è forse la cosa migliore che potesse capitarti considerando che forse non sei affatto così speciale. E non puoi prendertela con qualcuno per avertelo fatto credere, perché magari speciale lo sei stato anche ma solo in un dato momento nel tempo e nello spazio poi conclusosi. Hai capito che non puoi dare la colpa alla maestra che ti portava in giro per le classi per farti leggere quel pensiero così creativo e intelligente che avevi scritto nel tema, cosa che ti gonfiava l’ego ma ti imbarazzava anche molto perché affrontavi gli sguardi beffardi e perfidi di altri bambini che non aspettavano altro che prenderti in giro solo perché avevi una stringa della scarpa slacciata. Per superare la tensione adottavi lo sguardo selettivo: trasformavi tutti gli altri in una macchia sfocata di colore bianco e blu e facevi finta di non vederli.

Adesso hai superato i trenta e hai compreso che non sei speciale perché avevi quel potere: ce l’hanno anche gli altri e sono in grado di farti sparire dal loro campo visivo quando vogliono per renderti invisibile.

Cacchio. Avere trent’anni è proprio brutto.

 

Non è che al taciturno alcolista piaccia il silenzio-assenzio

Mi trovavo seduto a tavola a cena con altre tre persone. Si chiacchierava. La discussione ha preso in breve tempo una piega abbastanza impegnativa, sul tema della delocalizzazione dei processi produttivi e la standardizzazione dei prodotti offerti ai consumatori. In pratica ciò che a inizio anni 2000 scoprimmo si chiamava globalizzazione e dovevamo combattere. Non è riuscita benissimo.

Uno dei presenti sosteneva che questo modello prima o poi imploderà, perché la gente vorrà riscoprire il contatto umano diretto – invece di un paio di click su Amazon – e l’originalità dei prodotti invece di avere la stessa camicia a quadri di altri migliaia di persone. L’altro sosteneva il contrario. I due son finiti ad avere uno scambio di opinioni piuttosto acceso.

Io dopo aver detto la mia, non ritenendo poi opportuno ripetere le stesse cose – ho avversione per i discorsi che diventano circolari e tornano indietro al punto di partenza – mi sono silenziato e messo a bere.

Ogni tanto emettevo un Gurumpftztzs per schiarirmi la voce ed esprimere un generalizzato dissenso.

La quarta persona presente voleva a tutti i costi intervenire, riuscendoci con scarsi risultati. Anzi, dopo aver ripreso uno dei contendenti invitandolo a non baccagliare in tal guisa causando l’esclusione degli altri presenti, si è sentita ribattere: “Non mi sembra che tu abbia offerto contributi significativi al discorso”.

Non è una cosa carina da dire, anche se, in effetti, le osservazioni che aveva fatto erano sembrate anche a me realmente banali e fuori contesto.

C’è una cosa da ammettere: non tutti sono in grado di offrire un contributo a una discussione, vuoi per mancanza di argomenti, vuoi per l’insipidezza delle considerazioni.

Esistono però secondo me alcuni “grimaldelli”, cioè interventi validi a prescindere da tempi e luoghi, utili per inserirsi in qualsiasi conversazione e trarsi d’impaccio quando si è poco ferrati in materia. Semplici scorciatoie di pensiero.

Ad esempio, se l’argomento è il cinema, analizzando un film, si può fare sempre un vago e saccente accenno alla fotografia. Che nessuno sa in realtà cosa sia la fotografia in un film, ma poco importa.


Una volta – giuro che purtroppo è vera – mi son sentito dire che credevano che ci fosse uno che di mestiere scattasse le foto al set.


Se parliamo di un film d’autore si può cogliere l’occasione per un apprezzamento al piano sequenza. Tanto se è un film impegnato ce ne è sempre uno, pure se buttato lì alla carlona magari per mostrare senza stacchi quando il protagonista si prepara la pajata come la faceva la nonna. Vuol dire che il regista è bravo a cogliere le emozioni.

Di un gruppo musicale era sempre meglio il primo disco, ma se il gruppo è sulla scena da tempo si può azzardare un Devo riascoltarlo meglio, è un lavoro più maturo.

In discussioni a tema politico, invocare la necessità di riforme in Italia è un evergreen. Anche qui non è bene chiaro di cosa stiamo parlando e cosa mai andrebbe riformato: ma se non c’è un oggetto concreto chi potrà allora mai controbattere che non esista qualcosa da riformare?

Sulla stessa scia, anche se qui si vira sul polemico, è utile incolpare i poteri forti. Un potere forte lo si trova sempre.

Quando assaporate del vino dite che è fruttato.


Non va fatto se a tavola c’è il Tavernello e nemmeno se c’è il vino dello zio Giovanni che lo fa così denso e carico che lo si può utilizzare per verniciare le inferriate. In ambedue i casi verreste messi alla berlina dai presenti.


Virando sulle relazioni, ci sta sempre bene un secco I rapporti tra uomini e donne sono cambiati, oppure Gli uomini e le donne non sono più quelli di una volta. Chi oserebbe opporsi a una tale verità? È dai tempi degli Australopithecus afarensis – quelli di Lucy per intenderci – che maschi e femmine cambiano!

Spero che questi piccoli suggerimenti o “tips” (anche buttare nel discorso qualche termine in inglese, senza abusarne, può attirare l’attenzione degli astanti) possano aiutare a essere dei perfetti ignoranti atti a ogni conversazione.

Non è che una frase umoristica nasca perdente perché è una battuta

Da Bruxelles, A. attendeva dei documenti.
Piccola premessa, ci scambiamo quotidianamente mail con documenti allegati e non esiste altro metodo per farlo, visto che ci troviamo a 1300 km di distanza.

Le scrivo oggi:

Cara A.,

ti aggiorno sulla situazione: 

  • ho richiesto le Dichiarazioni di disponibilità al BDSM, firmate
  • ho 2 figurine dei calciatori su 3 al momento
  • 2 bufale CONDIVIDI! su 3
  • ho invece già tutte e 3 le metodologie su come si cucina la braciola

Appena ho tutto ti faccio una spedizione cumulativa, così risparmiamo sul corriere Amazon!

😛

Ciao

La sua risposta:

Ciao! Grazie! Ma perché un corriere?

Riconosco di avere un umorismo che lascia a desiderare, infatti desidererei tanto migliorare, però quando non mi comprendono mi spengo.

Come quella volta che una tizia mi disse

– Ah, poi abbiamo un matrimonio il 24 dicembre…
– Ah, un giorno comodo!
– Ma no, è scomodo, perché è il 24 dicembre
– Ah, giusto…

Che poi avrei voluto conoscere che tipo di persona si sposa il 24 dicembre. Secondo me vuol proprio del male agli altri esseri umani.

No, questa non era una battuta, lo penso sul serio.

Non è che se fai il corriere ti imbarazzi se ti guardano il pacco

Tutti meritano che qualcuno li attenda con trepidazione come si attende una consegna da Amazon (Pablo Neruda).

Ci sono molte cose che mi infastidiscono.
Sentire sui mezzi pubblici l’alito altrui, in particolare di quelli che, pur tenendo la bocca chiusa, lo emettono dal naso.
Le linguette a strappo per aprire le confezioni alimentari, che ti restano in mano oppure che tirano via solo una striscia.
I sassi che si incastrano nella suola degli anfibi.

Inoltre mi irritano i ficcanaso.

Ogni volta che in ditta qui arriva un pacco per qualcuno, parte il pellegrinaggio in ossequio alla Ingenua Curiosità per vedere cosa l’altro ha acquistato.

Oggi è stato consegnato un pacco per CR, ritirato da me in quanto lei è via per un paio di giorni. Qualcuno si affacciava, ne soppesava con lo sguardo le dimensioni. Poi è arrivato Mitja, ribattezzato Minchia, che, tutto giocoso, ha cominciato a fare “Ma cosa ci sarà qui dentro? Zac zac verrebbe voglia di tagliare via lo scotch e vedere”.

C’è un carico di cazzi tuoi, se vuoi farteli.
È quel che avrei voluto rispondere.

Dopo è arrivato anche un pacco che aspettavo da Amazon.
L’ho ritirato e sono tornato nella mia stanzetta. Dall’altra parte ho sentito Aranka Mekkanica che mi chiedeva “Cos’hai comprato?”. Io ho fatto finta di non aver sentito. Lei allora ha fatto capolino dalla porta per ripetere la domanda: io ero però chino sulla scrivania concentrato sul lavoro e lei ha ritenuto di non dovermi disturbare.

In realtà stavo contemplando la mia lista della spesa, ma lei non poteva vederlo.

Una persona sarà libera di godersi il proprio pacco senza che gli altri vi mettano il naso, spero.
Insomma, se avessi acquistato una vagina portatile autovibrante dal Giappone dovrei invitare tutti in ufficio ad ammirarla?


No, non ho acquistato una vagina portatile autovibrante dal Giappone, ma un semplice telefono. Che è autovibrante, va detto.


A tal proposito tra i rimpianti che ho del mio viaggio in Giappone – ormai tre anni fa – c’è quello di non aver approfondito abbastanza il mondo della perversione in quel Paese. Dal punto di vista di un osservatore curioso di tutto ciò che è folkloristico, lo dico senza ironia o battute.

Immaginate un popolo che, probabilmente più di tutti gli altri nel mondo, diventa sempre più asessuale.
Salvo poi rinchiudersi nelle proprie case a godersi pornografia – un mercato lì sviluppatissimo – e giochi per la solitudine.

Ciò che ricordo che mi colpì fu una sorta di pistolone aspiratutto che una volta vidi in vetrina in un negozio che vendeva di tutto, dall’elettronica (al primo piano) ai manga erotici (al secondo). Il funzionamento credo fosse semplice, il gaudente solitario vi infila all’interno il membro e poi…non lo so, il mio shock alla vista di tale attrezzo è stato tale che per me lo maciulla e lo riduce in una poltiglia liquida e il pistolone dopo si può usare come Super Liquidator.

Perché del proprio pacco si fa ciò che si vuole, e più non dimandare!, come disse Virgilio mentre firmava la ricevuta al corriere.

Non è che sia meglio Han Solo che Maul accompagnati (SPOILER!)

SPOILER SPOILER SPOILER


Sì, sembra che ci siano spoiler sull’ultimo Star Wars, qui.


Anche se, essendo ormai uscito da due settimane, lo spoiler dovrebbe essere in prescrizione. O no?


QUESTO POST POTREBBE URTARE LA SENSIBILITÀ DEI FAN DELLA SAGA


Sono anche io un sagaiolo, però il mio spirito polemico vince sempre.


Ho visto il Risveglio della Forza e ho messo insieme alcuni pensieri sparsi che mi sono venuti in mente durante (e dopo) la visione del film.

Considerazioni che, metto le mani avanti, sono smentite da qualunque altro commento che ho letto in rete – finalmente posso disinstallare il bloccaspoiler da Chrome – da parte di appassionati entusiasti per i quali le opinioni divergenti sono confutabili così:

– Non hai capito niente
– Vai a vedere Checco Zalone, vai
– Che film hai visto??
– Ma stai zitto
– Quanto ti ha pagato Renzi, eh?!!!1!!11!!!!

Amenità a parte, comprendo il perché stia facendo record di incassi. Ho visto tanti occasionali al cinema. Potere della Disney.

Mark Hamill negli anni era diventato un barilotto, ch’io ricordi. Non devono essere riusciti a farlo dimagrire, perché, quando compare alla fine, è inquadrato da lontano coperto da un saio (di sicuro sotto c’era una controfigura!) e poi è mostrato in primo piano dal petto in su. Consiglio una panciera. Ah, già la indossava?

Protesta, bordello, si fa un po’ di casino bella raga

Kylo Ren è un adolescente brufoloso ed emo-tivo, che se poi s’arrabbia rompe tutto perché Cioè figa bordello raga cioè spacchiamo tutto.

In quanto adolescente brufoloso ed emo-tivo, Kylo deve rafforzare la propria scarsa autostima esprimendo voglia di figosità repressa con qualche orpello estetico. L’abbiamo fatto tutti. Io da adolescente andavo in giro con le catene sul braccio, figuriamoci se non lo capisco. Poi lui ha l’aggravante di un padre che in età da pensione fa ancora il pirata spaziale sbarazzino. Ecco che quindi si mette un ridicolo caschetto e va in giro con una lightsaber con la guardia fatta di laser. Figa, eh. Ma a che serve? Non ti tagli una mano quando la impugni?

Mi ha fatto rimpiangere il buon vecchio Darth Maul: lui era stato furbo. Tù is megl che uan: prese due spade.

© Leo Ortolani

Ho avuto la sensazione che senza Han Solo il film sarebbe stato più scadente. I nuovi personaggi non è che mi abbiano preso molto. O forse gli eventi sono corsi in modo così veloce che i protagonisti non stavano loro dietro. Invece di Han sai già che è Han Solo, sai che farà un paio di battute, dirà un paio di cose burbere, salverà la baracca con qualche trovata, insomma è come andare in quella trattoria dove alla fine sai che mangerai sempre la stessa cosa ma ti tratteranno bene e a poco prezzo.

E sarò onesto: Harrison Ford anche a 153 anni è un bell’uomo.
A parte la mascella che un po’ gli casca col labbro che gli pende a sinistra. Secondo me a ogni “ciak” c’era una truccatrice addetta ad asciugargli la bava che gli colava dalla bocca.

Secondo me l’hanno ucciso perché girare i prossimi film facendo frequenti pause-toilette (si sa la prostata causa problemi) avrebbe fatto slittare l’uscita dei film nel 2017 e nel 2019.

Scusa non mi distrarre, mi sto concentrando per spararmi le pose mentre cammino in modo figo in mezzo al deserto

Tra le cose che mi hanno lasciato perplesso è come sia possibile che Rey, che, a quanto ho capito, fino a poco prima credeva che quella dei Jedi fosse una favola, all’improvviso si metta a utilizzare la Forza. E senza aver mai toccato una lighsaber riesca a combattere alla pari – o a tratti in modo superiore – con uno che un addestramento l’ha ricevuto.


Sì, se vogliamo anche Luke diventò dal nulla abilissimo a parare colpi con la lightsaber a bordo del Millennium Falcon, bastarono solo un paio di consigli di Obi-Wan. Ma, appunto, almeno qualcuno diede consigli!


L’attrice che interpreta Rey (Daisy Ridley, che secondo me manco si chiama Daisy ma la Disney le ha imposto di cambiare nome*) è del 1992. Ancora non mi sono abituato all’idea che una nata negli anni ’90 sia maggiorenne. Per me sono tutte delle nipoti di Mubarak.


* Daisy è il nome americano di Paperina.


BB-8, il nuovo droide, è Wall-E.

Ha gli stessi atteggiamenti, fa le stesse cose pucciose.

Tanto è sempre roba Disney: se nel prossimo Star Wars vogliono metterci un clone di Capitan America, chi può dir loro nulla?


Abbiamo capito, inoltre, che è carino vedere in azione il droide rotolante. Magari una volta, due al massimo. Era necessario riservargli così tante inquadrature inutili che non fanno altro che mostrarlo mentre rotola? Ma tanto nell’epoca del food porn e dei gattini un droide che rotola ha quel mix di nerdoso e carino che tanto piace.

Esiste anche in vendita un modellino in scala che è uguale. Sapete quali sono le sue funzioni? Rotola. E poi? E poi basta: finalmente un modellino che è completamente uguale all’originale. Così come avviene nel film, rotola soltanto. 

Carino, vero? 170 euro su Amazon.

Con 25 euro dopo aver mangiato sino a scoppiare nella trattoria di Giggino il sozzone posso rotolare meglio.


In conclusione, questo film è un’operazione marketing per nostalgici. Difatti, le cose che non mi hanno turbato sono tutte idee riprese da VT (Vecchia Trilogia: si sa che le fonti sono VT e NT, Nuova Trilogia) e riproposte. E forse è il motivo per cui questo film non sia uscito una cagata come NT e si è cucito bene con VT.

Forse con la riproposizione si è però un po’ esagerato: è mai possibile che siamo alla terza Morte Nera (o quel che era nel nuovo film) e tutte e tre siano finite distrutte e che ci sia sempre un buco vulnerabile dall’esterno che è il punto debole dell’intero sistema? Non sarebbe il caso di cambiare ingegnere? Con tanti laureati che sono a spasso è una vergogna.

Da un punto di vista meramente tecnico, il film è uscito benissimo. Non ho avuto quella spiacevole sensazione di posticcio digitale, freddo e asettico come un laboratorio della Lines dove viene sintetizzato il lacti-fess.

Vorrei scrivere comunque andate a vederlo, ma non posso perché, caro lettore, se sei arrivato a leggere sin qui vuol dire che l’hai già visto, se invece non l’hai visto vuol dire che non sai leggere perché sopra c’era scritto spoiler, quindi vuol dire che non hai letto nemmeno l’invito ad andarlo a vedere. Se invece non te ne frega nulla e hai letto per pura curiosità, in ogni caso allora non andrai a vederlo. Grazie quindi per avermi fatto sentire inutile, sei proprio dispettoso come un Kylo Ren!


Se volete leggere qualcosa di meglio, consiglio Leo Ortolani, da cui ho preso la vignetta più sopra
https://leortola.wordpress.com/2015/12/25/star-wars-vii-mi-risveglio-a-forza/


 

Non è che all’ortolano puoi dar dell’hipster perché ha la barbabietola

Per la rubrica “acquisti incauti”, ho comprato l’altro giorno su Amazon una spazzola da barba. Io neanche sapevo esistesse una spazzola da barba, ma se in fondo ci sono spazzole per capelli, scarpe, cani e gatti non vedo perché non debba esisterne una anche per quello. Anche se non ne noto la differenza estetica. Darò un resoconto dopo la prova pilifera.

Il fatto è che il pettine mi stava dando problemi, ultimamente. Arriccia o strappa il pelo.

In preda a questi raptus di hipsteria, oggi ho girovagato in cerca dei famosi pantaloni a quadri che mancano al mio guardaroba, dopo la dipartita del precedente paio. Mentre ero in perlustrazione di negozi di moda giuovine, che per sembrare ancor più giovani diffondono musica ad alto volume o spruzzano profumi nell’ambiente (alcuni negozi puzzano di Alcott, infatti), mi ha telefonato la tizia per la quale ho fatto da “consulente” per la tesi (Puntata precedente qui).

Quando ho visto il nome sul display mi è venuto in mente un verso di una canzone che Valentino Rossi deve aver scritto per Marquez: sembra non sia possibile dimenticarsi di te.


Sì, la canzone diceva “sè” e non “te” ma io le canzoni le storpio come più mi aggrada e si adatta alla circostanza.


Dopo, alla fermata dell’autobus, mentre ero da solo mi sono ritrovato a canticchiare questo verso, però intonandolo come se fosse una canzone di De Andrè.


ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori di Faber.


PRECISAZIONE ALL’ATTO DI PENTIMENTO
Domando scusa agli estimatori e non al cantautore perché lui da persona intelligente non se la sarebbe presa, mentre gli estimatori, in generale di cantanti, attori, scrittori, politici ecc., si offendono come se stessero subendo un torto personale.


Comunque la cosa grave è che per strada quando son da solo ultimamente canticchio. Sintomi di incipiente follia evidenti?


La tizia, con la quale pensavo di aver concluso i rapporti dopo aver completato il lavoro, mi ha telefonato per dirmi che era alle prese col discorso per la seduta ed era in difficoltà.

Precisiamo: suo padre era alle prese con la scrittura del discorso.

Questa qui praticamente non vuole fare proprio nulla, perché ha capito come possono funzionare le cose nel mondo: basta trovare qualcuno che le faccia per te. Anche la mia consulenza non è stata pagata da lei, ma dal ragazzo.

A questo punto non voglio sembrare sessista, ma immagino che in cambio lui ne riceva prestazioni sessuali non indifferenti, almeno!

La cosa ironica è che comunque la tizia sia preoccupata per il discorso, per fare buona impressione sulla commissione: la capisco, parte soltanto da un misero 109. In pratica le basta sedersi ed è già 110. Se si siede e dice “buongiorno”, arriva anche la lode. Nella sua università abbondano le lodi, ma non credo perché siano tutti dei gran geni (anche perché la mia tizia non mi sembra una cima). Credo basti la retta…via.

Comunque ha detto che vuole fare le cose per bene. Proietterà anche un breve video prima del discorso. Un video fatto da qualcun altro, ovviamente, che ha già reclutato.

E io che mi ci pago spazzole da barba con le consulenze.