Non è che se ti cade in testa il salvadanaio hai il bernoccolo della finanza

Il precedente appartamento in cui ho vissuto si trovava a Blaha Lujza. Zona centrale e ben servita dal trasporto pubblico, ma un po’ borderline per la gente che vi si aggirava nei dintorni. A cominciare da uno che, tutti i giorni, si piazzava in piazza a suonare la batteria.


D’altronde, cos’altro si può fare in piazza se non piazzarsi? Se si fosse instradato sarebbe andato in strada!


Il ritmo che suonava era sempre lo stesso: tu-tà tutun-tà tattarattattà. Forse era un messaggio in codice per contattare gli alieni.

L’appartamento era spazioso, anche troppo per due persone. La mia stanza era così grande che d’inverno si faceva un po’ freddina.

A parte questo, non ho mai avuto alcun tipo di problema durante i sei mesi che ho vissuto lì.

Adesso vivo da solo in una zona non frequentata da batteristi. L’appartamento è grazioso e accogliente e caldo.

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La libreria essendo vuota viene da me utilizzata come deposito di transito dei vestiti. Notare, nello scomparto in alto a destra, come dicevo in un post precedente, i tre libri che mi basteranno sino a Natale, quando li riporterò indietro per sostituirli con altri tre.


Durante il mese e mezzo che sono qui si sono verificati vari inconvenienti.
Tre lampadine fulminatesi.
La guarnizione del tubo della lavatrice che comincia a gocciolare non si comprende da dove.
Un’interruzione della connessione internet che neanche la compagnia telefonica riusciva a capire. Il tecnico è dovuto salir sul tetto a cambiare un pezzo di ferro al termine del cavo.


Qui internet viaggia attraverso il cavo dell’antenna.


E ora di nuovo la guarnizione della lavatrice.

Il padrone di casa è desolato, non era mai successo niente in precedenza.

Io gli credo. Io alla casa secondo me non piaccio. Infatti ha anche preso a picchiarmi.

Ho tre bernoccoli sparsi per la testa, dovuti a incontri ravvicinati col mobiletto della cucina. Senza contare poi una zuccata al soffitto, perché la zona notte, trovandosi su soppalco, non consente di stare in piedi.
E poi c’è stata l’anta della scarpiera che mi si è aperta su un piede.

Quello delle case che picchiano chi le abita è un problema molto diffuso, ma non se ne sente mai parlare. C’è una cappa di oblìo su questo argomento: i poteri forti del nuovo ordine mondiale dei salvalavita Beghelli e del Lasonil stanno sostituendo ovunque le case normali con case che picchiano le persone.

Condividi se hai un bernoccolo, prima che lo sgonfino.

Non è che l’imbianchino abbia la sindrome del color irritabile

Mi sono ricominciati gli spasmi allo stomaco. È da una settimana che vanno avanti.

Cause: Poco sonno. Fumo. Preparare un test e un discorso in inglese. Ansia. Quella per il colloquio inoltre era una premura inutile, perché, come ho raccontato, ha parlato per tutto il tempo la Dott.ssa Comesfromthesea. Ora l’attesa di un responso per ciò che concerne l’esito non mi aiuta a rilassarmi.

Non saprei che direzione prendere se fosse andato male. Le alternative che ho non sono a una portata logistica accettabile. Ho il terrore di aver imboccato un percorso di vita non percorribile. Ora non potrei permettermi di andare 6 mesi in Perù per un progetto sulla foresta amazzonica e abbandonare qui la famiglia.

Ogni volta che, mentre sono a Roma, sento Madre al telefono, sembra che a casa stia andando tutto a rotoli. Poi torno giù e sembra tutto a posto. Stanno tutti meglio di me che invece ho perso altri due kg e ora ballo sui 70.


Forse sto facendo una dieta troppo povera. Pezzente, direi.


In verità non va proprio tutto bene: Padre è un mese che ha dei problemi articolari seri, ci sono giorni che si sveglia – ammesso che il dolore lo faccia dormire – e non può alzarsi dal letto perché non riesce. Un infortunio calcistico di trent’anni fa non curato come si deve oggi lo ha praticamente portato ad avere le cartilagini di ginocchio e bacino distrutte. Si riempie di antidolorifici come Dr. House. Padre ha sempre un rapporto un po’ insano coi medicinali: li assume come caramelle. Se l’eroina fosse legale penso utilizzerebbe anche quella.

In virtù di ciò Madre si alza alle 6 di mattina, prepara il pranzo, deve badare ai gatti, va al lavoro, torna e deve badare a gatti, genitori anziani, Padre e a volte pure una zia cui ogni tanto viene la sindrome dell’abbandono – abita a 10 metri da casa – e quindi rompe. A ciò aggiungiamo che lei ha dolori cronici alla schiena.

Come si fa a pensare in queste condizioni di abbandonare tutto sulle spalle degli altri?

Poi succede che torno a casa, devo aiutarli a fare la spesa e Padre arzillo e scattante viene con me, si mette anche alla guida e nel supermercato debbo essere più lesto di lui a sottrargli le casse dell’acqua prima che le raccolga.


Salvo poi la sera stessa lamentarsi perché dolorante.


Secondo Tutor non dovrei farmi tutti questi problemi: devo vivere la mia vita, gli altri hanno la loro. Forse ha ragione. O forse no.

Vorrei discuterne meglio con lei, avendo i miei stessi problemi, e non farlo solo in quelle brevi pause che mi prendo per nascondermi nel suo ufficio. Penso alla fine di essermi convinto a chiederle di uscire. O almeno credo. Non ho ancora capito se in questo periodo ho voglia realmente di uscire con qualcuna oppure ho voglia di starmene completamente da solo a macerare immerso nei miei pensieri. Oppure a Macerata immerso nei miei pensieri.

L’altro ieri, in una sera di sconforto e stordimento psicotropo, ho cercato su Google il nickname che la mia ex ex (ex al quadrato) utilizzava anni fa su un forum. Ho scoperto che lo utilizza ancora o almeno lo ha utilizzato di recente e che è sparsa in vari posti: ha un blog fotografico su tublrm, tumlrb, trublm, brumtl, insomma quella cosa hipster; poi recensisce trucchi, pubblica ricette. Mi sembra così diversa. In realtà è sempre la stessa con più o meno gli stessi interessi, ma mi sembra di non conoscerla più. In effetti, tre anni sono tanti. Si può cambiare.

Anche io, del resto, sono cambiato.

Sono diventato completamente intollerante al latte, ad esempio. Anche quello ad alta digeribilità ora mi dà fastidio. Sono passato a quelli vegetali, ma non ne sono molto soddisfatto. Quelli di riso e avena li trovo stucchevoli, mentre quello di soia, dopo alcuni mesi di tolleranza, oggi lo trovo nauseante. Sa di fagiolino (che scoperta: la soia è un legume) e puzza. Anche il frigorifero puzza di fagiolino una volta aperta la confezione, pure i rigurgiti esofagei sanno di fagiolino e io non ce la faccio più: mortacci soia e dei fagiolini.

Non digerisco più, inoltre, la gente che parla di politica con quell’irritante qualunquismo traboccante della saccenza di chi ha una cultura fatta di Wikipedia e Le Iene e che non vede l’ora di lamentarsi con te, come se un essere umano non avesse altro da fare che stare lì ad ascoltare i loro comizi. Pur potendo anche concordare con alcune considerazioni, ciò che fatico ad accettare è il sentir parlare dei politici come se fossero un popolo di alieni che un giorno all’improvviso è apparso e ci ha invaso, rovinando un Paese onesto, lavoratore e incorruttibile (!).


Immagino il film: Election Day, con il Will Smith italiano, Carlo Conti, che dopo il televoto del pubblico a casa verrà inviato in missione sull’astronave-madre dei Politici.


Anche se osservando alcuni esemplari Buonanno fatico a credere facciano parte della specie umana.


Ci riflettevo giusto l’altro giorno in treno, quando accanto a me un giuovine dall’aria Ibiza-sole-figa e sei in pole position!* raccontava a un suo anziano collega come aveva fregato dei perfidi inglesi. Diceva che, mentre era in vacanza a Londra, una sera in un locale un cameriere distratto gli aveva versato addosso un cocktail rovinandogli una camicia. Lui prontamente aveva scattato una foto a testimonianza del fattaccio, e, il giorno dopo, aveva scritto una mail ai gestori del locale. Nel testo diceva che era un loro affezionatissimo cliente (falso) e che la goffaggine di un loro cameriere gli aveva rovinato un capo di alta sartoria italiana (una camicia OVS…), del valore di 400 euro (90), cui era anche legato affettivamente (falso anche questo, come si vantava di precisare al collega).

I proprietari gli avevano immediatamente risposto, scusandosi e chiedendogli gli estremi per fargli avere un rimborso. Dopo tre giorni sul conto lui si era trovato 200 sterline.

Ecco, costui riflette bene la mentalità arraffona, volgarotta, ignorante e imbrogliona dell’italiano da dito medio. Ma forse sono stati i politici venuti dall’iperspazio ad averci dato cattivi esempi.


Perché in questo blog non si guardano solo Tarkovskij o Truffaut: ci sono altri grandi riferimenti cinematografici:


Per concludere il riassunto di questa settimana, vorrei citare infine un episodio accaduto ieri mattina.

Mentre ero a Termini, in attesa che un ritardo partorisse un treno, osservandomi i pollici per capire se la ricrescita della pelle intorno le unghie fosse sufficiente per ricominciare a mangiarla, mi viene incontro un tizio. 60 anni circa, trascinando un carrellino di quelli che le sciure utilizzano per fare la spesa al mercato, con un sorriso inquietante mi si pianta davanti e fa: Permette? Sono un poeta fiorentino!

Io, senza una smorfia che tradisse la menzogna, rispondo: I’m sorry, I don’t speak italian. E lui si scusa e se ne va.

Dopo mi è dispiaciuto, perché chissà cosa avrebbe potuto raccontarmi un poeta fiorentino e chissà cosa mi sono perso. Ma ho deciso che di fare conversazione con persone strane mi sento un po’ saturo.

Già debbo guardare me stesso ogni giorno allo specchio, al mattino.

Frasi che meritano di essere citate. In tribunale.

Nel corso di trent’anni di vita ne ho sentite di frasi che sfuggono alle regole della logica e anche a quelle del calcolo combinatorio. Sembra che alle persone a volte vengano naturali discorsi che sembrano tratti dal teatro di Beckett.

Mi ricordo quella volta che chiesi alla mia ex “Scusa, perché tu puoi essere diffidente su di me mentre io debbo crederti ciecamente?”
Lei rispose “Perché io sono io e so che c’è da fidarsi”.
Io: Allora anche io sono io e so che c’è da fidarsi
Lei: No, non funziona così.
(Da qui il principio del Lei non sa chi sono io!.)

Madre invece ha sempre brillato per le sue affermazioni logicamente illogiche. Un must della mia adolescenza era, alla mia domanda “Posso andare a un concerto?”, sentir rispondere “E che devi andare a fare?”.

Illogicamente, è difficile immaginare cosa si vada a fare a un concerto. Io presumo per vedere un gruppo suonare dal vivo, ma non ne sono mai stato certo.
La scena poteva ripetersi per altre attività, un film, un’escursione e via dicendo. “E che vai a fare?”.

Mi dispiace non aver avuto la battuta pronta, all’epoca. Avrei potuto dire, non so: “Per seguire il mio traffico di attività illecite e incontrare gli uomini della mia banda segretamente”, magari.

Ma non sono solo le persone che conosci e che frequenti a sorprenderti all’incrocio dei pali.

Come quella volta che passeggiavo placidamente per i cacchi miei e una signora che arrivava in senso opposto senza smettere di camminare mi fa, con accento medio-alto borghese napoletano*:


non so come spiegare un accento medio-alto borghese napoletano se non lo avete presente: mi viene in mente magari Toni Servillo in alcuni film, ecco, pensate a una versione femminile.


– Scusi vado bene per l’apertura?
– Eh? (chiedo stupito)
– L’apertura, no? Il Giudice di Pace (quasi irritata dalla mia domanda e dal fatto che la costringa a fermarsi)


Certo, il GdP è a 500 mt da dove ci eravamo incrociati, ma da cosa avrei dovuto evincere che lei stesse chiedendo del summenzionato non ne ho idea. Come se fosse la cosa più naturale del mondo: voi vi svegliate la mattina e andate dal Giudice di Pace, come routine quotidiana comanda!


– Beh, sì…(guardo l’orologio)…a quest’ora sono aperti…
– Ma no, non l’orario! Quello lo so! L’ingresso, vado bene di qua? (spazientita)
– Sì sì certo…più avanti…(dico allontanandomi).

Son sicuro che lei si sarà allontanata pensando “Guarda che imbecilli tocca beccare in giro”.

Una mia ex collega d’università una volta invece mi sorprese per il raffinato metodo di aggiornamento meteorologico che aveva.

Capitava che c’incrociassimo sulla banchina della stazione. A volte notavo che il suo abbigliamento non era adeguato al tempo: o troppo leggero o troppo pesante.
– Non senti freddo vestita così? – chiesi una volta.
– Eh, sì che ho freddo!…il mio ragazzo non mi ha avvisata che sarebbe cambiato il tempo!
– Eh?
– Sì, perché lui la mattina mi scrive che tempo fa. Solo che a volte si scorda!
– Scusa, ma non puoi controllare tu affacciandoti fuori che tempo faccia? (oramai ero sempre più attirato da quel discorso, anche se sentivo di doverne stare lontano)
– Eh no perché se apro le persiane scatta l’allarme e io non lo so disattivare. E dalle telecamere di sicurezza non si capisce che tempo fa fuori, così il mio ragazzo mi avvisa lui se fa freddo o fa caldo.

Non ritenni di dover proseguire la conversazione, anche se la risposta non mi convinse affatto perché apriva altri interrogativi.


Avrei altri aneddoti interessanti sulla suddetta persona, tipo che mi raccontava che era amica di Adam Kadmon prima che diventasse famoso (son cose di cui vantarsi) e che la Bibbia in realtà contiene resoconti dell’arrivo di alieni sulla Terra. È esperta di magia nera e conosce un incantesimo che funziona con la semplice imposizione della mano che poi dopo un giorno muori ti fa crollare a terra privo di energie.


DIDASCALIA ALLA DIGRESSIONE PRECEDENTE
Potrebbe sembrare che mi piaccia sparlare degli altri, in realtà è invidia per le persone che hanno qualcosa da raccontare. Io non faccio altro che raccontare le cose che raccontano gli altri, quindi sono un contastorie di seconda mano.


La didascalia precedente è una paraculata.


Anche l’ammettere di aver scritto una paraculata è una paraculata.


Eh, i laureati di oggi: e poi fanno le barzellette sui carabinieri e calciatori.

A proposito di calciatori, questa me l’hanno raccontata, la fonte è affidabile. All’esame di maturità si presenta un ragazzo tesserato nelle giovanili di una squadra di serie A. Ha bisogno del diploma a tutti i costi perché è stato selezionato da una squadra all’estero e pare che lì i giovani non li vogliano senza il pezzo di carta: che brutta gente!

Domanda di biologia sulla respirazione. Essendo un atleta almeno respirare dovrebbe essere attività che gli è nota.
– Che cos’è il diaframma?
– È un muscolo che sta qua (indica il petto all’altezza del cuore)
– Non proprio, più giù. Comunque, cosa fa il diaframma?
– Serve a respirare
– Come?
– Si abbassa e si alza
– Cioè?
– Si abbassa quaggiù (indica l’ombelico) e poi sale qua (indica la gola).

Abbiamo scoperto che il diaframma è quindi come la peperonata: scende nello stomaco e poi ti risale nella gola.

Ho visto dei film impegnati. Al Monte di Pietà.

Ho visto questa sera Jurassic World. Tralascio una recensione, perché ce sono ormai a bizzeffe su internet e perché, inoltre, non sono mai molto bravo a parlare di cinema.  Anche se profondo impegno nel vederne di impegnati (non mi riferisco a JW, ovviamente), probabilmente di film non ne capisco nemmeno molto. Ma non lo do a vedere.


DIDASCALIA CON SPUNTI DI RETORICA
Il segreto è infilare durante la conversazione riguardante un film qualche commento generico e astratto e, come tale, adattabile a qualunque contesto. È importante parlare con aria seria e velatamente autorevole, in modo da impressionare l’interlocutore.
Esempi di commenti di questo tipo possono essere gli apprezzamenti sulla ‘fotografia’, che van sempre bene. Si può lodare un ‘piano sequenza’, dando l’idea di essere fini cultori della tecnica registica. Al negativo, si può dire che il film ‘è lento’, oppure ‘che delude le aspettative’ o, ancora, che ‘nella seconda parte perde ritmo’.
Uno dei commenti di cui vado fiero è stato ‘onanismo cinematografico’, riferito a un noto regista italiano contemporaneo. Una definizione molto rischiosa, considerando che il suddetto regista è divenuto nell’opinione pubblica intoccabile come il Profeta per i musulmani o la parmigiana della mamma per un figlio.


Durante il fim, dato che il tema portante è l’ingegneria genetica, non ho potuto fare a meno di pensare a quello scienziato che voleva creare “un pollosauro”: tecnicamente secondo la teoria si tratta di attivare dei geni atavici durante lo sviluppo embrionale del pollo per far sviluppare quelle caratteristiche (denti, coda, ecc) che con l’evoluzione sono state perse.

Il principio potrebbe valere per qualsiasi altra specie: durante lo sviluppo dell’embrione umano, ad esempio, spunta un accenno di coda, retaggio antico della nostra fase animale, che poi sparisce nelle settimane successive.

Ho pensato come sarebbe riattivare qualche gene e creare esseri umani con la coda.

Secondo me una coda faciliterebbe la comunicazione, come noi gatti ben sappiamo:

Quando non serve la si potrebbe portare arrotolata in vita, come i Saiyan:

Questa cosa di arrotolare la coda mi fa venire in mente una vecchia barzelletta zozza sugli alieni, che credo risalga almeno agli anni ’60, visto che la lessi da ragazzino su una mini enciclopedia di astronomia risalente a quell’epoca.
Allora, c’è un alieno che arriva sulla Terra in esplorazione. Atterra nei pressi di un distributore di benzina deserto e prova a stabilire un contatto con una pompa scambiandola per un terrestre. Dato che non riceve alcuna reazione, se ne torna deluso sul proprio pianeta. Rimproverato dal suo capo dopo aver fatto rapporto, accusato di essere un buono a nulla e incapace di stabilire un contatto, replica così: “Mandaci tua sorella da loro: non comunicheranno ma hanno un coso così lungo che se lo attorcigliano in vita e se lo appendono all’orecchio”.

È così brutta che provo pena per le sorelle degli alieni, vittime del sessismo terrestre.


DIDASCALIA CHIARIFICATRICE
Ci si potrebbe chiedere quale enciclopedia riporti barzellette zozze sugli alieni: ma posso dire che era la cosa più seria che lessi in quei volumetti. Altre pagine raccontavano di presunti episodi di abduction* o del pianeta scomparso dal nostro sistema solare, i cui resti sarebbero gli asteroidi in orbita tra Marte e Giove, residui di un pianeta esploso dopo una guerra nucleare che ne ha sterminato gli abitanti (ma alcuni sopravvissuti avrebbero raggiunto la Terra e contribuito all’evoluzione umana!).

* il rapimento da parte di alieni


La coda però potrebbe anche creare disagi: penso a quanti distratti se la chiuderebbero nelle porte automatiche. Oppure penso ai malintenzionati che potrebbero utilizzarla, dopo aver legato all’estremità una mazza ferrata, come arma di offesa come degli anchilosauri!

Visti i rischi, la morale del film è che quindi non si scherza con l’ingegneria genetica. Perché poi accade sempre un gran casino e deve arrivare un eroe con le spalle doppie che cammina a gambe larghe e ha sempre le mani sui fianchi perché forse i pantaloni gli cascano.

E l’eroe si prenderà la tizia figa, che è figa non perché esprime figosità (perché, volendo, un po’ di figosità la si rimedia facilmente) ma perché sa sempre cosa fare e perché è in grado di correre, saltare e guidare anche col tacco 12.

Caro amico, ti schifo

Ho parlato ultimamente di professori universitari, tifosi, colleghi di lavoro e di altri interessanti soggetti prima ancora, ma mi sono accorto di aver dimenticato di esaminare una categoria importante: gli amici! Ho pensato di rimediare con una lista, ovviamente dei soggetti più assurdi e strambi con cui può capitare di avere a che fare.

p195_0_00_01Abduction – Quello che ogni tanto sparisce dalla circolazione e non si sa che fine abbia fatto. Lavoro? Donne? Contrabbando di assi da stiro? Non si sa. Non risponde al telefono per giorni, a casa non lo si trova. Poi una sera ricompare all’improvviso come se nulla fosse. Forse verrà in realtà rapito dagli alieni, sottoposto a esperimenti e poi riportato sulla Terra, non c’è altra spiegazione.

A volte Sempre ritornano – Come la vittima di rapimenti alieni, anche lui/lei sparisce, ma non per qualche giorno ma per un tempo variabile dal mese ai due anni. Cioè la durata di una storia d’amore. Il motivo della scomparsa dalla circolazione, infatti, è noto: ha qualcuno. Nel momento in cui inizia una frequentazione, sparisce dal giro delle amicizie, Salvo poi, una volta che la storia è finita, ricordarsi di avere nella rubrica del telefono i numeri degli amici, che chiamerà per ovviare alla propria solitudine fino alla prossima avventura amorosa.

Spugna – L’individuo nelle cui vene scorre ormai dell’alcool etilico. L’ultima volta che è stato visto sobrio era al proprio battesimo, anche se nessuno giurerebbe con sicurezza che quella usata dal prete fosse acqua. Può essere il supporto ideale per una serata senza pensieri, per dimenticare una delusione, per sfogare frustrazioni: ma prima di uscire con lui è bene chiudere i conti in sospeso, affidare le chiavi di casa e della macchina a qualcuno di fiducia e, nel caso, fare anche testamento, perché non è mai bene affidarsi completamente alle sue esuberanze alcoliche.

Il Bianconiglio – L’attitudine al ritardo propria di questo individuo è patologica. Esistono due tipologie di ritardatari: quello che arriva sempre trafelato e di corsa perché non gli riesce mai di prepararsi in anticipo, proprio come il Bianconiglio di Alice, e quello che in realtà non se ne preoccupa per niente e si presenta con tutta la calma olimpica di questo mondo. I suoi tempi sono semplicemente traslati in avanti, cosa che lascia pensare che in realtà viva in base al fuso orario di un altro Stato.

Il democristiano – L’uomo delle larghe intese. È d’accordo con la proposta di una pizza ma appoggia anche la serata sushi, approva l’andare a vedere l’ultimo di Lars von Trier e offre la propria adesione per il film dei Vanzina. Tutto nella stessa serata. Attenzione: se invece riesce a far passare subdolamente quelle che sono le proprie vere intenzioni, allora è un Dalemiano, come descritto sapientemente dal Terzo Segreto di Satira:

Il signor quindiciballe – Se non la spara grossa non è lui. Ogni volta ne ha una nuova, funamboliche avventure con modelle svedesi, avventurosi viaggi all’altro capo del mondo, importanti novità in vista, i contatti giusti per ottenere qualcosa…tutti nel suo giro di conoscenze sanno che in realtà sta raccontando grandi frottole, ma gli danno corda per pietà e compassione.

Scrocc on the water – Quello che non compra mai le sigarette, si ubriaca a forza di “mi fai assaggiare?” dai bicchieri altrui, dimentica sempre il portafogli oppure, chissà perché, ha sempre moneta contante di grosso taglio e non può pagare perché “Eh, debbo cambiare”. Insomma, lui: lo scroccone. Gli amici son per lui un bancomat ambulante.

La fontana – Di cui sono presenti anche degli esemplari maschili, è quella che si fa viva con le amiche solo per lamentarsi dei propri drammi, piagnucolare di quanto la propria vita faccia schifo, di come gli uomini siano malvagi e spietati. Una sottospecie diversa è rappresentata da Il male di vivere, quello che è sempre allegro come un poema ossianico, che infonde proprio la gioia di vivere nei presenti. A differenza della lagnosa fontana, il male di vivere non ha un problema specifico ma vive semplicemente in uno stato di perenne pessimismo cosmico, ben rappresentato dalla sua espressione cupa e funerea con la quale allieterà la serate in compagnia.

Per la stesura di questo post sono stati utilizzati solo amici provenienti da allevamenti selezionati che rispettano i naturali ritmi di crescita e usano soltanto mangimi naturali.

Se conoscete altri soggetti, sono ben accetti!