Non è che un veicolo così perfetto che si presenta da solo sia un’auto referenziale

Sono tornato sano e salvo dalla trasferta,dalla quale ho ricevuto alcune conferme.

La prima è che i miei superpoteri sono ancora attivi. Per chi non lo sapesse, io ho il potere di rompere qualcosa soltanto toccandola. È per questo che il mio alter ego supereroistico l’ho denominato Deathtouch: sto pensando di cedere i diritti alla Marvel per un Cinepolpettone.

Ero in albergo, dopo aver fatto lo shampoo prendo il phon dal muro. Vuuu Vuuu. Lo ripongo. Lo riprendo. Clic. Muto. Riclic. Rimuto. Che ti è preso (esclamo)?. PEM! e fa una scintilla e muore.

La seconda conferma è che le persone ci tengono tanto a raccontarti cosa fanno, in maniera così esasperata da perdersi nell’autoreferenzialità. Tu magari volevi sapere dove fosse il distributore dell’acqua e loro ti raccontano di quando hanno condotto un progetto per distribuire ghiaccioli agli Inuit pigri.

Ieri io e Analfa, la mia collega, abbiamo rischiato di perdere il treno causa un meeting mattutino che si è protratto fino a 10 minuti prima della partenza.

Quando Analfa ha chiesto Ma quindi quale è la Regione che ha prodotto più risultati? io col pensiero le ho inviato un messaggio che diceva pressappoco Che cazzo fai? Non vuoi andartene da qui? ma mi ha guardato strano senza recepire.

Lo Straziatore, il nostro referente logorroico che ti strazia con le sue chiacchiere, ha parlato per un quarto d’ora rispondendo alla sua domanda in 5 secondi e per il resto del tempo raccontandoci di vertenze col Garante della Privacy e di quanto in questo Paese siano salate le multe.

Se ne incontrate uno, fuggite, sciocchi!

Non è che se ti rimborsano tutto ma sei a disagio allora sei sp(a)esato

Il bello di fare nuove esperienze è fare nuove esperienze, disse una volta un saggio.

Non avevo mai avuto il piacere di fare una trasferta tutta spesata e, citando DFW, è una cosa divertente che non farò mai più.

Le persone che incontro sono tutte gentili e disponibili. Anche troppo. Ho la sensazione di essere in ostaggio. Il mio referente, l’uomo che parla al telefono anche se la persona all’altro capo non è in linea (vedasi post precedente), non ci – io e una collega – lascia un secondo. Me lo sono trovato pure che mi attendeva fuori dal bagno.

È il secondo pomeriggio consecutivo che insiste chiedendo se abbiamo bisogno di compagnia per la sera. È la seconda sera che decliniamo gentilmente con mille inchini e genuflessioni sperando di esser lasciati liberi.

Ho stretto così tante mani che ho la tendinite e quando tornerò a casa penseranno io abbia ripetutamente omaggiato la memoria di Onan in albergo.

Ricordo un nome ogni 5 mani, il che è una buona media, solo che il conto non torna perché a qualcuno ho stretto la mano più di una volta e il nome che avevo imparato l’ho dimenticato alla stretta successiva.

Ogni persona di ogni reparto/ufficio che incontro mi dà depliant, brochure, cartelle, riviste. Non è impietosito dalla pila di materiale che ho sottobraccio e me ne rifila altro.

Una tizia ci ha messo davanti due scatole piene di penne. Pensavo fosse l’invito a prenderne una a testa, cosa che abbiamo fatto.

Lei ci ha guardati e ha spinto le scatoline in avanti. Era chiaramente un’intimidazione e un “invito” a prendere le scatole intere. La mia l’ho portata in giro sotto l’ascella e ora le penne non scrivono più perché inzuppate di sudore.

Penne all’ascellana, una ricetta di mia invenzione (non posso mostrar direttamente le penne perché sennò qualcuno potrebbe dalla foto copiarmi la ricetta!)

La mia collega sembra una persona a posto. A parte che quando ci sentiamo su whatsupp sembra un’analfabeta funzionale.

Esempio di conversazione:

(in viaggio)
Lei: Ti va un caffè?
Gintoki: Certo
G: In che carrozza sei? (eravamo saliti in città diverse)
L: Ci vediamo al vagone dove c’è il bar
G: Ok
L: 5
G: Ah l’ho appena superata
L: Ho una camicia blu (non ci si doveva vedere al vagone-bar?…Ok torniamo indietro…)
G: Arrivo
G: Fatti vedere
L: Sono seduta e ho una camicia blu (non mi sembra corrispondente al “fatti vedere”)
G: Ma sei nella 5?
G: Vediamoci direttamente al bar, non ti vedo
L: Ok
G: Scusa ma su che treno sei?
G: Io sto sul 9616. Mi fai venire il dubbio che siamo in treni diversi
L: 9518
L: Che dubbio? (ma come che dubbio! L’ho appena scritto! E ti ho dato il numero del treno)
G: Siamo su treni diversi
L: Infatti (ma infatti cosa! L’ho detto io prima!)

Ho ancora un giorno e mezzo di tutto ciò avanti a me e comincio a temere di non poterne uscire. Se sparirò ricordatemi come un gatto di pace.

Non è che io ammiri così tanto il tuo coraggio da fare sogni eroici su di te

Questa notte ho fatto un sogno erotico con protagonista CR.

Ci trovavamo in un ambiente dai contorni sfumati, un corridoio deserto dai colori legno pastello mangiucchiato – da piccolo amavo assaggiare quelli a cera – illuminato da luci alogene tonde, di quelle che sembrano anche costose: infatti erano da incasso.

C’era un bancone appoggiato alla parete, stile reception di albergo due stelle.
Dietro di esso, noi due ci apprestavamo a consumar il piacer carnale (ma era disponibile anche quello vegan).

La prima stranezza era che i vestiti semplicemente le svanivano addosso. Bastava toccarla e si ritrovava denudata.


Come un vecchio spot Wampum che, tra l’altro, non ricordavo fosse così pornografico. E dire che andava in onda in fascia protetta (anche se questo era più pro-culo).


La seconda, era che il suo clitoride si spostava. A un certo punto le era finito sul petto.

La terza, quella più clamorosa (addirittura più di un clitoride itinerante), era che all’improvviso è apparso un indiano – indiano d’India – nudo. Era visibile soltanto dal busto in su, cioè io sapevo che fosse interamente nudo, ma lo vedevo soltanto a mezzo busto.

Costui, quando mi sono girato a guardarlo, ha esclamato:
Non ti preoccupare, faccio fattura.

E poi si è avvicinato a intrattenere la CR. Io me ne sono andato, con una sensazione tra il perplesso e il convinto che fosse tutto nella norma.
Lì il sogno è finito.

Questa mattina sono andato in ufficio con un po’ di imbarazzo addosso. È difficile guardare una persona con cui hai avuto una relazione, seppur onirica e surreale quanto un video dei Radiohead, la notte precedente.

Lei ha poi contribuito ad accrescere il mio disagio.

Dopo una pausa sigaretta, è tornata con in mano un bicchiere XL di Coca Cola da una nota catena fast food. Non quella col pagliaccio, quella monarchica.

Sì però è light!, ha esclamato in risposta al mio sguardo inquisitorio.


Ho avversione per alcune categorie di prodotti industriali di largo consumo – come bibite, snack – che non apportano alcun beneficio all’organismo.


Detto da un fumatore di sigari e abituale consumatore di alcolici può sembrar fuori luogo e vagamente ipocrita e, in effetti, lo è.


Sappi che sono offeso, ho detto. Lunedì, quando per pranzo mi sono portato i cannelloni che mi ero cucinato domenica e ti ho chiesto di assaggiare, hai detto “No, sono a dieta“. E ora ti bevi mezzo litro di Coca Cola.
Ma no, aspetta. Ti spiego. Non è che non lo voglio il tuo cannellone!
Eh?
È che se poi lo provo, voglio prenderlo tutto!
Ah. Buongustaia…
Lo so, sono golosona. Se voglio una cosa non mi trattengo.

Dato che Malizia è sotto le ascelle di chi se lo spruzza, ho pensato di cambiar discorso e ho disperatamente cercato qualche argomento che non aprisse nella mia mente finestre su doppi e tripli sensi.

Ho preso sottomano un giornalino pubblicitario di una catena di abbigliamento, sul quale avevo notato in vendita una camicia a quadri.

Allora, ieri mi dicevi che nel week end fanno gli sconti?
Sì, venerdì e sabato. Dammi qua.
E sfoglia il cartaceo. Poi fa, mostrandomi una pagina su cui troneggiava una modella-trampoliera
Guarda questo vestito, se lo può mettere solo una che ha un metro e mezzo di gamba. E che non ha tette, perché qua sul davanti sennò il vestito fa effetto tenda da circo.
Eh già…
Ad esempio mia sorella non potrebbe mai. Pensa che l’altro giorno ho visto un video che mostrava tutti i problemi che hanno le ragazze con le tette grandi. Mia sorella li ha vissuti tutti!
Ah…Intanto mi colava il sudore dalla fronte.
Anni fa volle imparare a suonare la chitarra. Quando la imbracciava non sapeva come metterla perché le tette la intralciavano!
Eh bel casino…
E poi l’Ingrugnito mi sfotte sempre dicendo che gli è capitata la sorella sbagliata, perché ho poco seno. E pigliati mia sorella se vuoi una tettona, allora!
– …


Tale sorella, che ovviamente non è solo tette e distintivo, fu da me ribattezzata a suo tempo LSD, La Sorella Demoniaca, perché le due sorelle accanto sembrano  diavolo e acqua santa.
Dal viso, tondo e fumettoso, ricorda Lamù, cosa che si ricollega anch’essa al soprannome, in quanto la popolare aliena del manga e dell’anime è di razza Oni, che nel folklore giapponese sono appunto creature demoniache.


Dopo, è suonato il telefono.

Buongiorno, sono Tizio: vi ho mandato una mail con la mia fattura, l’avete ricevuta?


Ok non era indiano, ma sarebbe stato divertente (o inquietante) se lo fosse stato.


Visto che sono stati citati, il singolo appena uscito: