Televisioni. Te le visioni?

da L’arte del sogno (2006), di Michel Gondry

Mi sono reso conto che potrei anche vendere la tv senza risentire del cambiamento e della mancanza. Attualmente l’impiego maggiore che ne faccio, oltre a quello di considerarlo oggetto d’arredamento per decorare un angolo, è giocare, di tanto in tanto, con la Playstation. Tra parentesi non si è ancora affievolito il mio disappunto risalente a quando scoprii che Assassin’s Creed Unity sarebbe uscito solo per PC e PS4.

Non avverto alcuna esigenza di accendere la televisione. Le serie tv le guardo sul computer in inglese, per informarmi leggo giornali online e sono abbonato a Internazionale. Ricevevo a casa anche l’Economist, ma sono in periodo di taglio alle spese e quindi non ho rinnovato l’abbonamento. L’unico telegiornale che guardo è quello regionale, è utile per tenere il conto degli omicidi di camorra tra pregiudicati (in genere è il giornalista stesso a tenerlo per te, semplificando le cose) e seguire qualche aggiornamento di politica locale. I telegiornali nazionali, ognuno per motivi diversi, mi arrecano fastidio. Che sia per il modo in cui sono costruiti, per il modo in cui propongono le notizie, per il modo in cui non ne propongono altre, ho seria difficoltà a guardarli senza moti di stizza e prurito al cuoio capelluto.

Un tempo seguivo le trasmissioni di approfondimento politico, che pare sia però opportuno definire talk show. Ho smesso quando hanno cominciato a ricordarmi il Processo di Biscardi.

Ho fatto queste considerazioni l’altro ieri, quando ho acceso la televisione per seguire l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Mi sono accorto che qualche canale aveva impostato una vera e propria maratona non stop in diretta per l’evento. E mi sono chiesto che senso avesse tutto ciò. Sarebbe bastata una trasmissione di un paio d’ore durante le votazioni, per seguirle e discutere dei possibili esiti e scenari. Mi sfuggiva il senso di discutere un giorno intero delle stesse cose, intervallando i se i ma i però con l’intervista a qualche Minzolini (quanto era geniale il Tg1 quando era direttore! Rivoglio la corsa sui tacchi a spillo e gli scoop sulla scoperta del freddo in autunno!) di passaggio che va a prendersi un po’ di telecamera per curare un’insufficienza di esposizione.

Mi è sembrato il trionfo dell’autoreferenzialità, della tv che replica sé stessa. Il tutto scandito da molta pubblicità, in linea col target del programma, quindi con medicinali e dolori vari. Mi hanno riportato alla mente quel famoso spot che esordiva con: “Quando la diarrea ti sorprende…” così inquietante che mi ha sempre fatto pensare alla scena di un film tra il pulp e il thriller, quando il killer arriva a casa della vittima quando lui meno se l’aspetta. Una cosa alla Tarantino.

Tu sei seduto sul divano, stanco dopo una giornata di lavoro.
Sbottoni la camicia, tiri un sospiro.
Suona il campanello.
Apri la porta:
– Sono la diarrea. Ti ho sorpreso!
– Oh mio dio!
– Tu leggi la bibbia?
– Io?…S-sì…
– Allora ascolta questo passo che conosco a memoria. È perfetto per l’occasione. Ezechiele 25-17: il cammino dell’uomo costipato è minacciato da ogni parte dai dolori addominali e dagli attacchi di colite. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli di stomaco verso un bagno pubblico, perché egli è in verità il pastore di suo fratello  e il salvatore degli intestini in subbuglio. E l’imodium arriverà con grandissima efficacia su coloro che proveranno ad ammorbare l’aria con le loro flatulenze. E tu saprai che il mio nome lo pronuncerai in farmacia quando farò sentire la mia scarica su di te.

Ho deciso che non mi farò trovare in casa per non farmi sorprendere dalla televisione.

Sono Mr Gin, risolvo problemi

Senza titolo-1Da un bel post di 

1) da Pulp Fiction (1994)
Per dire una battuta simile occorre classe, eleganza e serietà, altrimenti non suonerebbe credibile. Tutte qualità di cui posso dire di sentirmi dotato.

2) da L’oro di Napoli (1954)
Conosco parecchie persone che meriterebbero un pernacchio. Ma di quelli fatti bene, come si creavano una volta. Insomma, ci vuole un’arte.

3) da Il favoloso mondo di Amélie (2001)
Oh, che volete. Il mio romanticismo è rimasto a livello adolescenziale e non si è smosso di una tacca da lì.

4) da Prendi i soldi e scappa (1969)
Un giorno voglio presentarmi a un colloquio di lavoro di cui non mi frega nulla e agire così:

5) da I compagni (1963)
Questa invece è stata detta spesso

6) da Taxi driver (1976)
Questa invece è un mio sogno segreto che rimarrà irrealizzato: conosco gente che si è presa una coltellata per un sopracciglio inarcato, figuriamoci mettersi a fare lo spavaldo:



Che poi ce ne sarebbe anche una versione siciliana (da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, 1970)

7) da Il grande Lebowski (1998)
E questo sarebbe ciò che succederebbe nel caso cercassero di fregarmi


Ce ne sarebbero tanti altri ancora da citare, ci penserò con calma e magari riprenderò l’idea più in là. Provateci anche voi!

Sasha Grey irride la mia religione e nessuno se ne cura

Dalle mie parti si tiene ogni anno una rassegna cinematografica di film d’autore. Quella del 2015 sta per prendere il via, con alcuni intoppi organizzativi.

Un problema verificatosi di recente è stato il dover sostituire all’ultimo momento tre film: trattasi della trilogia Paradise (Love, Faith, Hope) di Ulrich Seidl. Il nome forse non vi dirà nulla. Neanche a me dice qualcosa. Il motivo per cui partecipo a questi eventi è appunto conoscere e imparare.

La proiezione della trilogia pare sia saltata perché è stato espressamente richiesto di rimuoverla, dietro minaccia di una denuncia per vilipendio alla religione. Non conosco altri dettagli.

Credo il nodo della questione fosse il secondo film, Faith (Premio della Giuria a Venezia nel 2012), in cui ci viene presentata la vita di Anna Maria, tecnico radiologo fervente devota di Cristo, tanto da avere la casa tappezzata di immagini sacre, di avere l’hobby di flagellarsi davanti al crocifisso e l’abitudine di andare in giro casa per casa con una Madonna sotto braccio tra persone che vivono nel peccato, per invitarle a redimersi.

Nel film a un certo punto la donna si masturba con un crocifisso. È tutta qui la pietra dello scandalo, visto che quando ho cercato informazioni sul film non ho trovato altro che riferimenti a tale scena. Repubblica addirittura all’epoca ha titolato “Sesso con un crocifisso”, “Il regista austriaco festivaliero con “Paradise Faith” consegna alla platea l’immagine di una ultracattolica devota che fa sesso con un crocefisso”. Sì, nel film c’è questa scena, ma scritta così sembra che si tratti di un film con Sasha Grey, non so se mi spiego.

L’intera opera, al di là della singola scena, è provocatoria. Ma non si tratta mai di una provocazione fine a sé stessa, quindi non si può, a mio avviso, prendere un estratto e decontestualizzarlo da tutto il resto.

Il film ho provato a cercarlo, sono riuscito a vederlo per intero su youtube. Link: Paradise, Faith. È in lingua originale e sono riuscito ad attivare i sottotitoli solo in inglese.

Mi soffermerò un secondo sull’opera in sé: dal punto di vista registico io la trovo artisticamente molto valida, ma sono osservazioni che solo da pochi anni mi trovo a fare. Non è da molto che mi trovo a non percepire un senso di staticità in un’inquadratura fissa, abituato al cinema di stampo hollywodiano con continui stacchi di camera e un dinamismo esasperato. È da poco che imparo ad apprezzare una scena per come è costruita, a considerare l’immagine per ciò che è e cioè come se fosse un quadro perché, spesso lo si dimentica, il cinema è una forma d’arte.

Scena della riunione del gruppo di preghiera: sono rivolti al crocifisso verso la parete, ma a tratti sembra che guardino lo spettatore. L’impatto è notevole

Io non sono un integralista, a me piace variare. Ad esempio mi ostino a guardare i film della Marvel ogni volta che ne esce uno, ma perché da appassionato non riesco a farne a meno. Ma poi mi interesso anche a un cinema che può essere considerato di nicchia, in quanto non parte del circuito dell’intrattenimento. In virtù del mio considerarmi comunque un profano, il mio giudizio su un’opera come questa può valere poco e niente. Per un altro, il film sarà una cagata, magari. E ci può stare. Ma che gli sia concesso di vederlo per giudicare.

Anche perché dicono che siamo tutti quanti Charlie. Anche se quando in giro provo a gridare “Charlie” nessuno poi si volta e mi sento alquanto solo e depresso.

Qualcuno può obiettare che masturbarsi con un crocifisso è offensivo per chi crede.

Benissimo.

Non lo guardare, allora.
Non è difficile.

Quando Sasha Grey gira una scena con un cetriolo, qualcuno chiede agli ortolani cosa ne pensano? No!
Perché dovrebbe essere diverso?
Perché un cetriolo non è dio o suo figlio.
E chi l’ha detto? Io credo nel Sacro Cetriolo e mi sento offeso dagli usi impropri di questo ortaggio.
Qualcuno si preoccupa dei miei sentimenti?
No!

Un cetriolo soltanto? Pfff

Se mi facessi saltare in aria gridando “Per il potere del Cetriolo!”, nei telegiornali cosa direbbero? Che è in atto una guerra di religione o che un folle si è ucciso, intervistando i miei vicini di casa che diranno “Sembrava un tipo strano, non salutava quasi mai” (dalla tv ho imparato che per essere delinquenti insospettabili è importante dire sempre buongiorno e buonasera: così non ti scopriranno mai), andando a ripescare i miei quaderni delle elementari dove disegnavo un carrarmato e un tizio baffuto specificando che fosse Saddà Mussei (non sapevo come si scrivesse) per dimostrare come fossi disturbato già a 6 anni (perché giustamente invece è del tutto normale che ti dicano che bombardare civili inermi è una guerra per la pace)?

Mi viene in mente una battuta di Bill Hicks:
– Ehi, amico, siamo cristiani. Non ci piace quello che hai detto.
– Allora perdonatemi.

Le cose assurde che insegna Hollywood

Questa che segue è una lista di cose che ollivuud mi ha insegnato sugli Stati Uniti.
Le infografiche che ho inserito qua e là le ho rubate provengono da una campagna per la promozione del New York International Latino Film Festival.

RELAZIONI e INTERAZIONI

  • Quando in sottofondo parte una musica col sassofono, vuol dire che si tromba. Al prossimo appuntamento mi presenterò con una registrazione sul cellulare di un sassofono da far partire al momento opportuno. Sia mai che funzioni.
  • Le donne sono sempre pronte per trombare e non verranno mai colte in quei 5 giorni del mese.
  • Ormai è risaputo che le lenzuola siano oblique o fatte a L: altezza seno per lei, altezza basso ventre per lui. L’unico dubbio che resta è se le vendano già così o se si tagliano su misura.
  • In genere dal letto si esce con le mutande addosso. Poi lui indosserà subito i pantaloni, mentre lei invece metterà una maglietta. Da ciò si deduce quindi che gli uomini avvertano il freddo solo dalla vita in giù, mentre le donne dalla vita in su.
  • Una donna incinta dovrà necessariamente partorire prima della fine del film e in qualunque luogo purché non in ospedale.
  • Come già scrissi in un’altra occasione, al telefono le persone sono scostumate e non salutano mai ma riagganciano subito.
    Esempio:
    Ci vediamo domani
    Ci sarò
    clic  
  • La regola del riaggancio rapido non vale sempre. Se la linea è caduta, la persona al telefono deve continuare a dire Pronto? Pronto? o a pronunciare il nome dell’interlocutore mentre in sottofondo si sente il classico tuu-tuu-tuu.
  • Se volete un po’ di movimento, ricordate che i bar sono i luoghi dove la gente va per picchiarsi.

SCIENZA

  • Gli Stati Uniti sono il posto più sfigato del pianeta. C’è un sempre un pericoloso terrorista, una incidente nucleare, un attacco alieno che li prende di mira. È consigliabile non programmare viaggi con largo anticipo ma seguire con attenzione il bollettino delle catastrofi in corso.
  • Lo scienziato che predice una catastrofe è destinato a non essere creduto ed essere allontanato in malo modo. Se uno scienziato vi avvicina per avvisarvi di un pericolo imminente, fate immediatamente calare la sua autostima con qualche dichiarazione sprezzante.
  • Scienziati, esperti di tecnologia e personaggi secondari in generale indossano gli occhiali. I protagonisti, mai. Se aspirate a un ruolo da protagonista e siete miopi, mettete le lenti a contatto oppure operatevi.
  • Contrariamente a quanto vi avrà detto qualche disinformato, nello spazio i suoni si propagano: i raggi laser fanno rumore, i motori delle astronavi fanno rumore, le esplosioni fanno rumore, tutto fa rumore.
  • Il pc si usa senza mouse. Qualsiasi operazione vada effettuata, dovrà essere eseguita battendo freneticamente sulla tastiera, a casaccio.
  • In America la legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro prescrive che un qualsiasi luogo ad alta intensità tecnologica (una centrale nucleare, una base scientifica, un’astronave) abbia un pulsante per l’autodistruzione. Possibilmente prodotto dalla Beghelli.
  • Un pulsante per l’autodistruzione andrà attivato, altrimenti a cosa servirebbe?

GLI SCASSAMINCHIA

  • I federali son sempre dei gran scassaminchia. Tu sei un onesto poliziotto di un paesucolo dimenticato dall’igiene orale, un giorno ti capita un caso da risolvere e ti piombano addosso degli uomini con la mascella quadrata e con gli occhiali da sole (anche al buio) che ti ostacolano, ti dicono di non impicciarti, magari sono pure corrotti.
  • I poliziotti dei paesucoli dimenticati dall’igiene orale sono dei gran scassaminchia. Tu sei un federale alle prese con un caso irrisolvibile, vorresti un minimo di collaborazione e invece ti ritrovi davanti uno sceriffo pancione che ti ostacola, ti dice di non impicciarti, magari è pure corrotto.
  • Il capo è sempre un gran scassaminchia. Sia che tu sia un giornalista alle prese con un’inchiesta o un poliziotto con un caso delicato, il capo ti metterà i bastoni tra le ruote e ti vieterà di proseguire nel tuo lavoro.
  • I liceali e gli studenti del college che praticano attività sportiva sono sempre dei gran sbruffoni e scassaminchia.
  • Se non fosse chiaro, gli Stati Uniti sono pieni di scassaminchia.
  • Le ragazze fighe sono attratte dagli studenti sbruffoni e scassaminchia. Poi un giorno cadranno dal pero scoprendo che Oddio, sto con uno sbruffone scassaminchia! e usciranno insieme allo sfigato della scuola.

VEICOLI e INSEGUIMENTI

  • È molto pericoloso attraversare la strada o lasciare l’auto in sosta per lungo tempo: presto o tardi per le strade ci sarà un inseguimento.
  • Durante gli inseguimenti le automobili dovranno volare per aria ed esplodere. Le più indicate a essere danneggiate, oltre le auto degli incolpevoli cittadini, sono le auto della polizia. Sembra che gli sfasciacarrozze abbiano tanto lavoro da fare, contando il numero di volanti che ogni anno arrivano loro con notevole spesa per i contribuenti.
  • Per far volare un’auto basta che prenda in obliquo un’altra auto o un ostacolo. Don’t try this at home!
  • In particolare nei vecchi film, il conducente non ha bisogno di guardare la strada.
  • Negli Stati Uniti è facilissimo parcheggiare e non bisogna smadonnare per trovare un posto libero.
  • Gli inseguimenti a piedi devono terminare sul tetto di un edificio. La regola principale quando si scappa è quella di andare sempre verso l’alto e mai verso il basso.
  • Durante un inseguimento a piedi per strada, bisogna saltare sulle automobili in movimento scivolando sul cofano.

MALVAGITÁ

  • Quando c’è un caso da risolvere che riguarda un ladro o un assassino, la frase chiave è “abbiamo a che fare con un professionista”. Mai che qualcuno dicesse “abbiamo a che fare con una testa di minchia”.
  • Gli ordigni esplosivi hanno obbligatoriamente bisogno di un timer con l’orologio digitale programmato per dare il tempo necessario per trovarli e disinnescarli.
  • Se non si fa in tempo a disinnescare la bomba, bisogna scappare via esibendosi in un tuffo alla Tania Cagnotto, pena la squalifica da parte della giuria.
  • Un piano malvagio non è tale se non viene spiegato. L’attivazione del piano malvagio segue infatti lo stesso schema delle mosse speciali di combattimento negli anime giapponesi: devono essere annunciate affinché abbiano effetto.
  • Il complice dell’uomo malvagio morirà per mano dell’uomo malvagio stesso. Non candidatevi a fare i complici degli uomini malvagi.
  • L’uomo malvagio parla rivolto verso la telecamera e dando le spalle ai propri interlocutori.
  • L’uomo malvagio non muore mai al primo colpo, ma se ne starà nascosto da qualche parte per far credere di essere morto, per poi riapparire all’improvviso. La prossima volta che incontrate un uomo malvagio sparategli direttamente un colpo in testa.

BIONDE

(si ringraziano Eterit e zeusstamina)

  • La bionda deve morire. Questo è un assioma nel caso il film sia di genere horror.
  • Se non muore, la bionda deve essere stupida e compiere azioni stupide.
  • Se non è stupida, dovrà essere comunque una grande antipatica e compiere azioni antipatiche.
  • Parafrasando una citazione de Il cavaliere oscuro, ne discende quindi che: O muori da bionda o vivi abbastanza a lungo da diventare una stronza.

VARIE

  • In guerra o in situazioni pericolose a morire per primo è quello che ha grandi progetti per il futuro o che magari sta per sposarsi. Promemoria: essere scapoli e fancazzisti allunga la vita.
  • Per riprendersi da una sbronza, basta un caffè.
  •  Quando qualcuno muore, basta sfiorargli il viso con la mano per chiudergli gli occhi.

 

Si accettano contributi! 😀

Che tu sia per me il Pulcinella

Un anno fa mio cugino si sposava.

Ci sono due cose, tra le tante, che fatico a sopportare: la comicità napoletana forzatamente simpatica e sboccata e lo scimmiottamento di modi e gestualità omosessuali per fare folklore. Erano presenti entrambi in un’unica persona: un tizio vestito da Pulcinella ingaggiato per allietare i convenuti.

Non sto scherzando o dipingendo una parodia.
A metà matrimonio si è presentato Pulcinella. La gente rideva. Io guardavo mio padre e domandavo: ma siamo parenti di costoro?

E ho riflettuto che, in realtà, sono cose che trovano consenso anche al di fuori del contesto di un matrimonio. Penso ad esempio alla tv, dove compare sempre un comico (o presunto tale) napoletano che fa il simpatico e il buffone. Oppure, dove c’è sempre un omosessuale che come ruolo recita la parte della checca isterica o istrionica.

Mi sembra paradossale, in un Paese dove – checché se ne dica – esistono rigurgiti di razzismo territoriale e omofobia. Se ci si pensa, però, non è così assurdo. La funzione della tv è simile a quella delle fiere europee dell’Ottocento, dove facevano esibire la “Venere Ottentotta” per intrattenere il pubblico che si divertiva e al contempo si percepiva superiore rispetto all’oggetto della propria ilarità.

Ecco, dopo tutti questi discorsi poi arriva Pulcinella al matrimonio e mi trovo in difficoltà a spiegare che qui non viviamo come dei selvaggi folkloristici.

Coraggio, su, fatti digitalizzare

Ho iniziato a frequentare un breve corso di cinema. Per carità, non ambisco né a diventare regista né a fare lo sceneggiatore. Anche se tra le millemila cose che sognavo di fare da fanciullino c’era anche quella di fare il regista, mentre ai tempi del liceo ho pensato invece di fare lo sceneggiatore. Quando ho scoperto quanto fosse grama la vita di quest’ultimo (almeno in Italia), ho lasciato perdere. E faccio vita grama lo stesso.

In ogni caso, il corso è una piccola panoramica sul cinema, per capire meglio alcune cose che sfuggono ai non addetti ai lavori. Ieri come lezione introduttiva si è discusso del passaggio dal sistema analogico a quello digitale: il 31 dicembre 2013, infatti, segnerà la fine della pellicola cinematografica. In pratica ciò che è stato il cinema sino ad ora fino a diventarne il simbolo per eccellenza, entrerà a far parte del passato, come un’anticaglia qualsiasi. Che io sappia, solo la Kodak ormai era rimasta a produrre le pellicole.
In realtà già adesso molti registi si erano adattati al digitale, ma la schiera dei puristi del settore è nutrita. Ma se oggi è ancora possibile girare in triacetato, da gennaio 2014 sarà molto difficile. Qualche regista che vorrà dare un tocco artistico alla sua opera potrebbe pensare di girare su pellicola, ma la cosa credo incontrerebbe costi e difficoltà tecniche molto difficili da sostenere, soprattutto per le produzioni indipendenti.

Qual è il punto che si critica maggiormente? È che la pellicola ha una sua pastosità, un suo calore che il digitale non ha e non è in grado di rendere. Semplificando, è la stessa differenza tra un vinile e un compact disc, potremmo dire. Non a caso il vinile ha trovato una seconda giovinezza e una piccola schiera di appassionati che ne compra c’è ancora.

L’altro punto su cui si sofferma la critica dei puristi e sul quale non mi trovo molto d’accordo, invece, riguarda la schiera di “dilettanti allo sbaraglio” che il digitale ha incrementato e che continuerà a produrre. È innegabile che il digitale semplifichi la vita e, soprattutto, con la possibilità di fare tutti gli interventi del caso in post produzione, può far aumentare la superficialità nel girare, per la serie “buona la prima”. D’altro canto, io credo che se è vero questo è anche vero che la qualità emergerà sempre. È la stessa cosa avvenuta con la fotografia: con i software che ci sono in giro chiunque può fare foto artistiche, ma non è che si diventa così i nuovi McCurry o Cartier-Bresson. Il tocco d’autore farà sempre la differenza, cambierà il modo di applicarlo.

Al di là di ciò, è epocale ciò che avverrà. E allora mi viene da pensare, quante cose sono state introdotte e altre ancora entrano nelle nostre vite negli ultimi anni. Magari non ci facciamo nemmeno caso, mi sembra che siamo assuefatti al tecnologico. Mi chiedo se sia sempre stato così.
Immaginate nell’800, quando muoveva i primi passi il fonautògrafo (il trisnonno del lettore mp3), ad esempio, se la gente ne parlava in questo modo:

Lord Gintoki*, avant’ieri giustappunto si discorreva riguardo questo inusitato meccanismo che ruberebbe la voce di un individuo per poi ripeterla! Ah, che tempi. Macchine a vapore! Ali di legno per volare! E ora marchingegni che sottraggono la voce! L’umanità sta precipitando nella barbarie!
Lo chiamano progresso. Dai tempi del Prometeo l’uomo anela di sottrarre ciò che appartiene al divino. Ora lo sta realizzando. Chi ha bisogno di un dio, quando c’è il vapore?
Ah, voi, voi! Coi vostri Voltaire e le vostre bestemmie, ci trascinerete tutti all’Inferno!

E via così.

Ieri eravamo in un cinema e siamo entrati in sala proiezione. Ero quasi tentato di rubare qualche striscia di pellicola dagli scarti buttati in un angolo, così, per ricordo. Mi pento di non averlo fatto, ma davanti agli altri mi vergognavo.

E voi? Cosa ne pensate? Il cinema non sarà più quello che è stato o non ve ne frega una beneamata hehe :D?

* Nell’800 io sarei stato sicuramente un Lord, coi basettoni e la camicia col collo ingessato u_u

Una faccia per tutte le stagioni III (Gintoki vs Zeus)

Come nelle migliori saghe cinematografiche, dal Padrino al Signore degli Anelli, passando per Guerre Stellari, anche questa serie di post sugli attori più legnosi e ingessati della storia va a comporre la sua trilogia; per l’occasione questo episodio si intitolerà “Il ritorno dello Yeti”, dove ad essere Abominevole è la recitazione dei personaggi sullo schermo. Come due attaccanti di razza, io e zeusstamina (che mi ha ceduto l’onore di ospitare sul blog la sua creazione) ci spartiremo la lista, uno inventa e l’altro realizza e viceversa, sperando di non urtare troppo i gusti del lettore che dovesse capitare su questi lidi. Ad aprire le danze sarà zeus, poi verrà la mia recensione e così via, 5 facce di marmo vs 5 in alternanza.

Senza titolo-1

Non c’è niente da fare. Quando un’attrice è dotata di ironia, non la si può imbottigliare. Non si può limitare l’estro creativo. Non sapete di quello che sto parlando? Ebbene, come non apprezzare l’ironia dare il personaggio di BELLA a Kristen Stewart che di bello non ha praticamente niente? Un castoro con il traforo del Monte Bianco fra i denti, uno sguardo sintonizzato su “spiacenti siamo fuori casa, ripassate più tardi” e le capacità recitative di un termosifone! Uno spettacolo. E, per di più, in Twilight è anche completamente stordita. Una top ten di (im)perfezione recitativa. Niente da fare. Il mio voto andrà sempre e comunque a Charlize Theron in quella porcheria chiamata Biancaneve ed il Cacciatore.

“problemi?”

Si dice che “il riso faccia buon sangue”, allora i vampiri di Trù Blàd devono avere dei gusti pessimi per bere quello di una che non si fa una risata da quando Cesare varcò il Rubicone. Mi riferisco ad Anna Paquin. Chi? Ma sì, dai, è quella che se la fa con l’attore con la mascella che fa provincia, conosciuto proprio sul set del telefilm. L’aspetto da placida e ingenuotta coltivatrice di canapa della nostra eroina nasconde una teppistella di liceo di periferia: se un’inquadratura dura per più di un secondo lei assumerà l’espressione del “Eh? Che vuoi, scusa?”, tipica di chi vuol attaccare briga.  In X-Men la ricordiamo nel ruolo di Rogue, la mutante che tramite il contatto fisico può assorbire personalità, memoria e – nel caso la vittima ne abbia – poteri. Ecco, se avesse avuto il potere di rubare un po’ di abilità drammatiche sarebbe stato solo un bene.

“sto sorridendo”

Vi giuro, volevo parlare di un attore diverso (ed il buon Gintoki sa chi è), ma non potevo lasciare fuori il pelato più duro e puro che esista: Vin Diesel. 
L’abbiamo visto “recitare” in Fast&Furious e ci ha fatto piangere e anche tutte le leggi della fisica si sono ribellate. Come è possibile che non ne venga rispettata una neanche a volerlo? L’abbiamo visto cercare fortuna con Babylon A.D. e con XxX e siamo ancora a cercare un senso nella sua recitazione (fortunatamente c’è quella piccola perla di Pitch Black che lo salva). Vin è il classico macho con tanto testosterone e il fatto che si stia gonfiando come un canotto d’estate ne è la riprova. L’unica cosa che rimane immobile, scolpita nella roccia granitica, è il suo volto. Eternamente lasciato in modalità stand-by che tanto ripasso dopo. E lui è ancora la che lo aspetta. Lancio una petizione: Vin ritorna a prendere il tuo viso!!

“mò te meno”

Frutto di un esperimento genetico teso a creare un ibrido tra un metallaro anni ’80 e un truzzo de borgata, Lorenzo Lamas è entrato nelle nostre case (non invitato) nelle vesti di un ex poliziotto in cerca di giustizia. Che non si capisce perché la giustizia fosse necessario cercarla con bicipiti e addominali in mostra, più che poliziotto faceva tanto personal trainer in fuga dalle diete ipercaloriche. Sarebbe potuto diventare un idolo (???), ma il destino crudele ha voluto che proprio in quegli stessi anni esplodesse il fenomeno Walker Texas Ranger e contro Chuck Norris, si sa, non c’è partita. La sua pagina wikipedia italiana è una vera chicca, c’è scritto che “Lo scarso interesse del pubblico italiano verso un certo genere di film d’azione, ha fatto sì che non siano stati distribuiti i molti film interpretati da Lamas dal 2000 ad oggi”. Cioè, rendetevi conto: se non ha sfondato in presenza di un pubblico che si gode le peggiori boiate, qualcosa significherà.

Montagne di muscoli. Ma tanti tanti. Così tanti che non sapevi neanche esistessero nel corpo umano. Io sono convinto che li abbiano impiantati da un elefante. Praticamente una bestia d’uomo. Con una maschera di ferro al posto del viso. Il grande Dwayne “The Rock” Johnson ha perso gran parte della sua capacità motoria facciale in uno dei mille combattimenti Wrestling e ha portato questo suo pregio sul grande schermo. Fornisce chilogrammi e potenza alla recitazione, non portando niente con il viso. Lui rimane là. Sempre fermo. Una sfinge che ti sfida a contraddirla. E io non ci tengo. Assolutamente no. 

“hehehe”

L’abbiamo conosciuto nelle vesti di un “Friend”, ma son sicuro che non lo vorreste come amico vostro: di chi parlo? Di David Schwimmer, attore con la tipica espressione di chi, dopo aver bevuto uno spritz, ti guarda, sorride in modo inquietante ed esclama “heheh…sono ubriaco…heheh” e comincia a rompere le scatole con cose tipo “ti voglio bene…sei un amico…la mia vita è un disastro…voglio una donna…”. Ecco, immaginate di andare in giro tutto il giorno con una faccia così, perennemente sintonizzata su un’espressione da babbeo. Le donne la troveranno tanto carina e pucciosa. Le donne nella finzione, ovviamente.

“anche stasera in bianco”

Lo sfigato di tutte le commedie romantiche. L’ammiraglio della tragedia amorosa. Il paladino delle commedie frizzanti e così vuote da togliere il respiro. John Cusack ha un dono: portare il nulla nella recitazione. Sapete nominarmi un film dove c’è ed è realmente pesante come personaggio? Uno di quelli che cambiano la trama? No. A stento ti ricordi un film. E lo fai perché hai letto il libro di Hornby. Lui però continua a portare in giro una facciotta triste, bastonata e con lo sguardo impallato. Un vero cocker spaniel di sfiga e affetto malcelato. Fa tenerezza, eh! Ma ti verrebbe da prendere un bastone e raddrizzargli la schiena. Non una, tante volte. Nota di merito per il suo sguardo da ciuoto che lo accomuna al grande Cage. 

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“mi sa che non ho pagato l’Enel”

Inerte come un cumulo di ghiaia, Riccardo Scamarcio può vantare una filmografia più lunga di quella di Al Pacino, tanto con quegli occhi verdi e quei ricci neri potrebbe fare quel che vuole. Potrebbe, ma non lo fa:  sublime interprete della recitazione bisbigliata, sicuramente sponsorizzata dall’Amplifon perché hai l’impressione di star perdendo l’udito durante un film, il buon Scafandro pare perennemente bloccato su una esistenziale domanda: avrò chiuso il gas? Il piglio deciso e intenso che vorrebbe assumere con quelle sopracciglia a tetto spiovente rende in realtà la sua recitazione significativa come il Due di coppe a briscola.


Per questa tornata di Facce di Marmo, mi tocca ricomporre una delle coppie più insulse e fastidiose del globo terrestre. Praticamente l’apologia alla distruzione di massa e alla sterilizzazione di certe forme di morti viventi. Fino a poco tempo fa i vampiri erano mostri rispettabili, con sete di sangue e con il morso che è qualcosa di altamente sessuale. Con Twilight e la coppia regina Stewart-Pattinson si riesce a distruggere questo grande mito. Provocante e attrattivo come un gabinetto, con capacità recitative da oratorio ed un potenziale erotico pari a quello delle ciabatte che indosso, il buon Pattinson porta in Twilight qualcosa di simile all’antipatia fatta attore. Già in Harry Potter era simpatico come una colonscopia, in Twilight riesce ad unire nel disappunto sia uomini (che non vedono come non prenda Bella, solo di nome e non di fatto, e la ribalti come una giacca a vento, così, per frustrazione verso l’idiozia umana) sia le donne (che lo vedono con la faccia incavata come fosse reduce da una seduta prolungata sul cesso e non capiscono perché non prenda Bella e la  ribalti come una giacca a vento, così, per frustrazione verso l’idiozia umana). Un miracolo bipartisan. Ha però un grande pregio: riesce a far sembrare attori tutti quelli che lo circondano. Grande! 

Christopher Lambert, lo ricordiamo come Highlander, l’Immortale, come la sua espressione granitica, che sfida i secoli rimanendo sempre fedele a sé stessa. L’occhio spento come un merluzzo rimasto invenduto sul banco pescheria rende la sua presenza in un film così imbarazzante da far sembrare chiunque un vero attore al suo fianco. Anche Nicolas Cage in Ghost Rider ci ha fatto una bella figura, al confronto. Insomma. Ciò che rende Lambert veramente degno di essere studiato è la sua capacità di aver partecipato a film di una bellezza pari a quella di un soprammobile in simil plastica a forma di gondola veneziana che cambia colore col tempo; cioè, una boiata può capitare, due, tre…in fondo anche gli attori hanno un mutuo da pagare. Ma basare un’intera carriera su questo tenore, è da applausi. Grazie Christopher.

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA per Asia Argento, vincitrice del Premio “Buon sangue non mente”: dai film horror del padre Dario, alla terrificante recitazione da incubo della figlia.

L’angolo del Minzo

Non ero a conoscenza di questa rubrica del Fatto Quotidiano: in realtà sviluppa una idea che pensavo di utilizzare nel blog; cioè, monitorare le notizie astruse o di gossip o le altre amenità varie che vanno in onda nel Tg1 delle ore 20. La mia non era una idea così originale perché è troppo facile ormai accanirsi contro questo telegiornale, che è stato ridotto ad un giornaletto di quelli che trovi dal parrucchiere. Un tempo questo compito era delegato al Tg2, che olre ad avere la propria rubrica apposita Costume & Società amava infilare anche nel telegiornale servizi sul parrucchiere per i cani o sui cinesi che scoprono qualcosa di occidentale (ogni tanto i cinesi scoprono qualcosa e ci devono informare di questo. Ma non parliamo della scoperta dei diritti umani, dei diritti politici o che altro. Chi se ne frega. I cinesi scoprono le spiagge, i matrimoni estrosi,  le biciclette elettriche…).

Ora però ormai da tempo anche il Tg1 si è allineato su questa tendenza, avrei osato parlare di una “studiapertizzazione”, se non fosse che sul Tg1 tette e culi non vanno al momento in onda. Il che è molto comprensibile, siamo un tg per famiglie, dobbiamo trasmettere sani valori e cose che possono farci stare bene tutti insieme.

Sul FQ compare quindi una classifica aggiornata settimanalmente delle notizie che ci allietano la serata. A quanto ho capito attualmente  la notizia della morte di Charlie deteneva la testa della classifica la settimana scorsa, poi però i gufi gli han soffiato il posto (d’altronde si saranno messi a gufare…). Francamente, avendo smesso da tempo di guardare il Tg1, fatico a credere che simili sciocchezze vadano in onda in prima serata, mi piacerebbe pensare sia una invenzione, uno sfottò. Invece è tutto vero, leggete:

Minzoparade (dal 16 al 22 Ottobre 2010)

1. Festival dei rapaci notturni: gufi civette ed allocchi portano fortuna (+2)
2. A 52 anni muore Charlie lo scimpanzé fumatore dello zoo di Città del capo (-1)
3. A Madrid il campionato nazionale di siesta: una tradizione che va difesa (New Entry!)
4. Gli animali più ricchi del mondo: Gunther il pastore tedesco, Kalù lo scimpanzé e Michele il gatto soriano (New Entry!)
5 . Giorrgg Cluunei ed Elisabetta Canalis: si sposano o non si sposano? (New Entry!)
6. I vasetti per la pupù dei bimbi alla moda (New Entry!)
7. Tuca-tuca gigante e super peperonata a Carmagnola (+2)
8. I tacchi alti fanno brutti scherzi (-4)
9. Le pompette salvavino  (-7)
10. Campionato internazionale di Subbuteo: piace anche alle ragazze (-5)

Le notizie si possono votare sulla pagina del Fatto o via mail all’indirizzo minzoparade@gmail.com

Facciamo vincere il povero Charlie! Un premio alla sua memoria.

ps, cito il finale del post dal quale ho preso la classifica, merita

Tra i commenti della scorsa settimana segnalo quello di Lullaby che scrive: “La tua rubrica mi fa piegare dal ridere… poi però penso che non c’è nulla di inventato e mi viene da piangere”.

Caro/a “ninna nanna” ma perché piangere? Un Tg del genere è unico al mondo, vi fa sorridere, non vi fa pensare, vi inonda di sangue, vi fa sognare con i numeri del SuperEnalotto e poi, in chiusura, vi rimanda sempre ai “Soliti Ignoti” (i fatti del giorno). Ma perché vi lamentate?

“É automatico!”…che tu sia una povera mentecatta

L’ennesimo spot televisivo (quello che cito nel titolo) che mi irrompe dallo schermo mentre io cercavo solo di accedere al televideo, mi ha ispirato una riflessione sulle donne presenti nelle réclàme televisive.

Tendenzialmente io direi che le donne negli spot si possano suddividere in 3 grandi categorie:

1 – Le fighe

2 – Le mamme fighe

3 – Le imbecilli/rincoglionite

Le fighe, beh, sono fighe, punto e basta. Il loro compito è essenzialmente quello di esternare la propria figosità (cosa che non richiede un grande sforzo intellettivo) per concentrare l’attenzione sul prodotto. Un cellulare, una macchina, una bevanda, un profumo…tutto può essere reso reclamizzabile dalle fighe.

Le mamma fighe. Esistono però alcune tipologie di prodotti che non possono essere reclamizzati dalle fighe qualsiasi. V’immaginate Belen che pubblicizza i tarallucci? No, dai, è fuori luogo. Certi prodotti come i biscotti, le merende o gli snacks devono contenere quel rimando atavico alla famiglia, luogo di sani valori e fonte di felicità. Quindi ci vuole una mamma. Ma mica una casalinga che s’ammazza dalla mattina alla sera, con i bigodini in testa, il grembiule e le borse sotto gli occhi? No, ci vuole la mamma figa. Quella che a manco trent’anni ha già tre figli,  che tutti contenti, dopo una giornata fuori a giocare, tornano a casa per mangiarsi la cotoletta di prosciutto cotto e silicone  esausto servita dalla nostra mamma figa tutta sorridente, appena uscita dal parrucchiere e perfettamente in ordine da capo a piedi. Grazie al cavolo che a tavola serve solo le cotolette, se passa la giornata in una beauty farm.

Le imbecilli/rincoglionite. Queste meriterebbero senza appello di essere messe in riga lungo un muro e fucilate da un plotone d’esecuzione. Sono snervanti. Sono quelle che debbono fare la ruota oh no! Proprio oggi che mi sono arrivate, accidempoli! Quelle che si presentano dalle amiche, costernate per avere i pruriti o per essere gonfie. Quelle che fanno canestro senza aver mai giocato a basket, ma tu ci pensi??? Quelle che non entrano in ascensore perché chissà quale fetore hanno paura di emanare. Insomma, tutte quelle che per motivi di salute sono ridotte dalla pubblicità a sembrare delle povere mentecatte, tal che ad un certo punto della mia vita io avevo cominciato a pensare che le donne si rincoglioniscano quando hanno un cerchio alla testa o il rubinetto mensile che perde . É una cosa che francamente non ho mai capito (il fatto che debbano sembrare delle rincoglionite in questo tipo di spot), se qualche sociologo/psicologo sa il motivo per cui una donna debba apparir così, che lo spiegasse.

La morte fa audience (ma solo in alcuni casi).

  

Sarebbe anche l’ora di piantarla coi lutti mediatici. C’è un confine tra il dolore privato e quello pubblico, mi sembra che in certi casi il secondo travalichi il primo e diventi un fenomeno sociale mediatico (che dopo una certa soglia diventa fuori luogo). In tv ancora si parla di Taricone, sui giornali idem. Canale 5 non perde l’occasione per riempirci di speciali. Grande risalto è stato dato e viene ancora dato alla morte dell’attore.

Io non ce l’ho con chi muore, per carità, ma con chi va oltre i confini del buon senso e dell’equità e ci impone il culto del dolore da lutto, ma solo nei casi a cui si vuole venga dato risalto. La settimana scorsa è morto, ad esempio, dopo 22 (vendidue) giorni di agonia (sempre a Terni) un altro operaio della Thyssen, Leonardo Ippoliti, dopo un incidente sul lavoro. Stavano organizzando anche una raccolta di sangue per lui perché ne aveva bisogno. Qualcuno in tv o sui giornali o nel pubblico se l’è inculato (scusate la volgarità) più di tanto? Ennò, perchè non ha fatto il Grande Fratello, ovviamente.
Non è che ora bisogna celebrare con un rito funebre televisivo tutte le morti che ci sono,perché purtroppo il mondo, sappiamo, è anche luogo di dolore e gli eventi tragici sono all’ordine del giorno, quindi è impossibile star dietro a tutti i lutti e dar ad ognuno il giusto peso. Ma son 2 giorni che si parla di Taricone, pace all’anima sua, condoglianze, mi dispiace, ma poi basta, per carità. Se Gennaro Esposito domani va a lavorare e una pala meccanica gli stacca la testa non se lo inculerà nessuno, al massimo si becca il solito servizio di rito sul telegiornale, dove come al solito sbaglieranno anche a dire l’età (mai, mai che si informassero, un tg dice 28 anni, l’altro 29, l’altro 27), qualche frase di rito e arrivederci, giriamo pagina. Eh però se Gennaro Esposito avesse fatto il grande fratello ora saremmo tutti qui a commuoverci…mannaggia la capoccia tua, Gennà vai a fare i provini, così morirai con tutti gli onori del caso. In diretta tivù, ovviamente, torniamo dopo la pubblicità.

Medaglia di cartone alla Rai

 
Le Olimpiadi di Pechino (o Beijing) stanno per finire in archivio, domani ultima giornata di gare e chiusura della manifestazione sportiva.
 
Vorrei, come un pò tutti i telespettatori che hanno seguito le gare olimpiche, che anche la Rai e con tutti i suoi telecronisti possa finire in archivio, ma sappiamo che non sarà così purtroppo.
 
La scelta, per la 3a edizione consecutiva dei Giochi, di dedicare alle olimpiadi una unica rete è quantomai errata ma loro invece insistono e persistono. Non si rendono conto che in questo modo non si possono seguire eventi in contemporanea, costringendo i telespettatori ad assistere a continui "salti" di collegamenti oppure a seguire gli eventi nel famoso riquadrino: il canale trasmette un evento sportivo e poi in in riquadrino a capo ce ne è un altro. Così non si capisce nulla.
 
Per non parlare delle interruzioni pubblicitarie inopportune, ricordo ad esempio durante la gara di ciclismo quando c’era bagarre su uno degli strappi decisivi, all’improvviso mandano la pubblicità. Ma, dico, a Roma, o a Milano, insomma dove coordinano le trasmissioni che arrivano da Pechino nessuno c’è che si preoccupi di dire "forse non è il momento opportuno, aspettiamo 10 secondi?".
 
Lasciamo stare l’incompetenza dei telecronisti, se cominciassi a fare un elenco non terminerei più, dico solo che il forum della Rai dedicato a Pechino è stato preso d’assalto da reclami e lamentele, con ragione.
 
Che diavolo c’entra Fabretti a commentare il tennis, quando di tennis si è visto non ne capisce niente?
Perchè si ostinano a usare come commentatore tecnico delle partite di calcio Dossena? Uno che passa il tempo a dir solo quanto siano scarsi e lenti gli avversari, quanto siamo forti e bravi noi. Poi l’Italia perde col Belgio e torniamo con le pive nel sacco.
Perchè per commentare le gare di atletica devono essere in 3-4, che si raccontano i fattacci loro mentre intanto gareggiano? Non ne potevo più di sentire le loro chiacchiere da bar:
 
Eh Stefano ti ricordi quella finale…chi c’era?
Eh…c’ero io…bei tempi
 
Ma…insomma?
 
Non parliamo dei collegamenti dallo studio, dove c’era perennemente come "esperto" il campione delle ovvietà Italo Cucci – e ho detto tutto -, maestro nel darsi l’aria da professore che pare stia raccontando chissà quali verità.
 
Tornando all’atletica, oggi hanno concluso in bellezza (anche se c’è ancora domani di tempo per far peggio): c’era in diretta l’atletica, con una finale di salto interessante. Arrivati alla resa dei conti alla misura di 2.07 tra Blanka Vlasic (che fino ai 2.05 aveva saltato benissimo tutte le misure alla prima prova) e la belga Tia Hellebaut, staccano la diretta dall’atletica per dare la linea alla finale di pugilato, dove c’era l’italiano Clemente Russo – di Marcianise – in gara (poi finito battuto).
 
Ok, giustissimo. Io però mi collego al sito di Raisport dove trasmettevano le dirette anche di altre gare, per dare un’occhiata a quel che succedeva per l’atletica, cavolo c’erano 8 canali a disposizione, su uno di essi di sicuro (povero illuso) l’avrebbero fatta vedere.
Vado sul sito e trovo:
 
Tuffi. La finale di pugilato. Ancora tuffi. L’inquadratura, da un angolo in alto, di un campo da basket VUOTO. Una partita di hockey su prato. Baseball. Una premiazione di non so cosa e subito dopo NIENTE. Partita di pallavolo femminile.
 
Ok, ci rinuncio, e aspetto la fine della finale di pugilato per vedere la finale di salto sicuro che l’avrebbero fatta vedere in differita (doppio povero illuso per me). Si ricollegano con lo stadio, fanno vedere un salto registrato della Vlasic, era l’ultimo ma il telecronista pensava fosse il secondo a 2.07, poi se ne rende conto e fa
 
Ecco…c’è stato un problema col montaggio…ecco vedete la belga, ad un certo punto ha fatto un ragionamento…ha scelto di non saltare a 2.07, 3 nulli per la Vlasic…oro alla belga.
 
E’ tutto, buona serata.
 
Ecco, questo è stato il trattamento per la finale.
E’ andata così per Blanka Vlasic, non come ai mondiali dell’anno scorso:
         
 
Quest’anno pensavo potesse anche attaccare il record del mondo a 2.10, invece ai 2.05 e ai 2.07 (per quel poco che si è visto) le mancava lo stacco necessario.
Però comunque non parliamo di quel che si sono inventati i giudici per innervosirla, al primo errore a 2.05 lei comunica di voler saltare a 2.07 e loro invece fanno storie avviano il conto alla rovescia per il salto da 2.05 (c’è un tempo limite entro cui saltare) costringendola in poco più di 30 secondi a concentrarsi e a tentare di nuovo i 2.05. Ci riesce, ma al primo tentativo a 2.07 le danno di nuovo fastidio, la fermano, le danno il via, ci sono gli atleti di un’altra finale che fanno il giro di pista, insomma, condizioni ambientali poco facili.
 
Alla fine è medaglia d’argento.
Per me resta sempre una campionessa, anche senza aver vinto le Olimpiadi.
 
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Edit 30 agosto: Dopo il Golden Gala di Zurigo, quinta prova della Golden League, Blanka Vlasic è ancora in corsa per vincere il Jackpot di 1 milione di dollari, destinato a chi vince in tutti e 6 i Gala della stagione. Blanka ha vinto la gara di salto in alto con la misura di 2.01. Una piccola rivincita per la delusione di Pechino, considerando anche che la campionessa olimpica è arrivata solo 8a ieri a Zurigo. Adesso l’ultimo appuntamento è a Bruxelles il 5 settembre.