Non è che se non sei un golfista non te ne freghi di una mazza

Mi arriva incontro per salutarmi.
«Sono ubriaco», mi fa.
Io gli faccio i complimenti per lo stile e l’aplomb che mantiene. «Non si vede», dico senza sarcasmo.
In effetti, di tutte le volte che l’ho visto – non sono molte – non sono mai riuscito a vedere nulla di lui. Imperscrutabile. Non riesco a inquadrarlo.
Non facendo caso alle mie parole, mi congeda dicendo «Dopo la discussione di stasera non so se ci sarò al prossimo compleanno». E se ne va.

Quale discussione? A cosa allude (come supponendo io ne sapessi qualcosa)? Abbiamo parlato un po’ al bancone del bar, ma solo di lavoro e prospettive. Non ho seguito i suoi discorsi con gli altri. Forse ha avuto una discussione con la compagna, in precedenza?

Mi turba questa cosa.

Da bambino smontavo i giocattoli. Non li facevo sopravvivere molto. Mi piace capire il funzionamento delle cose. Da adulto ho smesso di smontare oggetti – anche perché poi ti tocca ricostruirli – ma ho iniziato a cercare di smontare le persone e vederci dentro. E, delle volte, diventa un interesse quasi morboso. Come nel caso sopra descritto, per le vicende di colui che per me è uno sconosciuto – e tal probabilmente resterà.

Ancora, altro esempio. Il mio caro amico, che conosco da quando ero bambino, ha incastrato la sua vita in una routine di abitudini maniacali. È talmente strutturato da diventare angosciante quando deve organizzare qualcosa: comincia a riversarti addosso ansia organizzativa a pacchetti di Eh ma se poi, Eh ma bisogna vedere, Ma poi come si fa se, Poi c’è pure da considerare che. La cosa più divertente è che ha l’ansia anche per conto terzi. Se gli dici che devi arredare uno studio e non hai trovato le librerie che cercavi da *Colosso Svedese* oppure da *Catena francese*, lui ti fa «Eh ma questo è un cavolo di guaio, ora come diavolo fate, come le trovate queste librerie?».

Io in genere quando fa così faccio sempre spallucce. Sapeste che deltoidi con tutto questo allenamento.

Ecco, tutto ciò alla fine non mi riguarderebbe se non cominciassi a chiedermi se stia veramente bene a vivere così. Il suo giro, la sua passeggiata, la sua Peroni, il suo ritiro mensile di Agosto nel paesello, una vita ordinata, schedata, incasellata, sotto controllo, che evita qualsiasi ansia. Probabilmente se vive così è perché gli va bene così. Quello che però mi chiedo è: come sai che non staresti meglio provando a fare cose nuove? A scoprire che una cosa diversa non ti distruggerà? Andando via 3 giorni con la tua ragazza, ora che finalmente hai qualcuno dopo anni di solitudine autoreferenziale?

Non sono fatti miei, ne convengo. Difatti tengo simili pensieri per me.

Di nuovo, un esempio ancora. Un altro amico, piuttosto eccentrico. Assolutamente non curante del giudizio altrui, dall’aspetto non proprio curato. Oserei dire, in realtà, privo di cura alcuna: un caso di malasanità evidente. Anche l’igiene ascellare da questo punto di vista è abbandonata al proprio destino.

E io mi chiedo, perché vorrei capire: che gli stia bene il suo anticonformismo, il suo non adeguarsi a canoni di etichette nell’apparenza, è pacifico. Ma che realmente non si curi del giudizio altrui, non son proprio convinto: e se questo dispregio dell’apparenza non sia un modo diverso di farsi notare? Ogni volta che è presente, si parla di lui, con lui. Il disastroso taglio di capelli con cui arriva, la bandana che indossa durante un periodo bandana che ha attraversato, un gilet da cacciatore in cui mette dei libri nelle tasche al posto di cartucce e richiami per uccelli, eccetera (in realtà è un bel messaggio: mettete dei libri nei vostri tasconi). Stai realmente bene così o hai creato un personaggio da cui non esci mai, perché senza personaggio pensi di essere poco interessante?


Si potrebbe obiettare che tutti noi andiamo in giro portando un personaggio, alcuni invece un cast intero, anche questo è vero.


Non capisco.

Alla luce delle mie domande capirei chi pensasse che io non abbia proprio una mazza a cui pensare, se sto a cogitare così sugli altri. In realtà non è vero. Ho la testa che esonda di mazze mie, tante, con cui mi arrovello ogni giorno. E come se non bastasse, ci metto pure le mazze altrui, come si è visto.

Forse sono io quello che non sta bene. Oddio!

7 Pensieri su &Idquo;Non è che se non sei un golfista non te ne freghi di una mazza

    • Non essendo parte del mio repertorio musicale ho faticato un po’ a ricordarla e alla fine l’ho cercata su Google.
      Niente, l’ho messa e mi è comparso un bomber nell’armadio e al posto del succo di frutta ho trovato una 7UP che ho riposto nel mio Invicta marsupio

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      • ad essere onesto non é nemmeno del mio repertorio. Ho rubato la battuta a Leo Ortolani in un suo vecchio Ratman. Era una cosa del tipo giudicare gli altri, ma alla fine Raf diceva che gli altri siamo noi. Un sacco di filisofia in semplici battute. E la coincidenza é stata che avevo appena sentito quella canzone da una radio, poco prima di leggere il tuo post. Coincidenze bellissime (per quanto la canzone…)

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  1. Io analizzo da sempre i miei amici. Ci ho messo un po’ a capire che magari avevano bisogno di parlare e non dell’analisi, che tra l’altro non é neanche il mio mestiere. E qualche volta, quelli che chiedevano l’analisi in realtá avevano bisogno del professionista vero e non dell’amica in ascolto. Peró le domande continuo a farmele tutto il tempo. A me, un commento come quello del tuo primo amico, avrebbe fatto ansia.

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    • Ansia no, non direi: però un po’ m’ha inquietato, ma più che altro perché sfuggiva al mio controllo il significato. Mi mancava qualche variabile e, quando me ne mancano, la mente mi comincia a vagare come una pallina da flipper

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Si accettano miagolii

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