Non è che un tipo bizzarro si trovi in libreria perché è il posto dei bei tomi

Lunedì, in giro per delle commissioni, sono andato anche nella mia libreria di fiducia, che quel giorno aveva riaperto dopo due mesi. Ci sono andato in bici, ma, incerto se fosse attività praticabile in quanto spostamento con mezzo di locomozione o proibita in quanto considerabile attività sportiva o ancora consentita purché senza finalità ludico/ricreative, pedalavo in moviola con una smorfia da pagliaccio triste. A un certo punto ho quasi imparato a stare in surplace.

Un paio d’ore dopo, circa, sono stato contento di rimettere finalmente piede nella libreria. Prima della chiusura era il luogo di ritrovo di vari personaggi stravaganti. Ne cito alcuni:
Il Maestro: che un giorno, senza che gli fosse chiesto, si è messo a dare lezioni di scacchi nella libreria e aveva proseguito nelle settimane successive. Un giorno gli è stato fatto notare che la libreria non è un circolo e lui si è giustificato dicendo che voleva fare proseliti per il club di scacchi. Al che il mio amico gli ha chiesto Allora al club di scacchi io potrei presentarmi coi libri a far proseliti per il gruppo di lettura? Il Maestro non è più tornato.
Il Premio Strega: ce ne sono diversi. È il tipo che afferma che nella libreria non deve assolutamente mancare il suo libro, perché lui è autore, sceneggiatore, regista, artista, fanculoalmondoista, Netflix gli ha già comprato per 20mila euro il soggetto (davvero, c’è chi ha detto così). Poi guardi il libro è vedi che a) è scritto per un editore a pagamento; b) è di 50 pagine scritte in font 18; c) ha evidenti errori di sintassi; d) infine se lui è tanto importante e conteso non si capisce perché abbia bisogno di mettere la bandiera in una piccola libreria di città a tutti i costi.


Nota: La mia idea sugli editori a pagamento (da non confondere col self-publishing), frutto di una valutazione generale – che non toglie ci possano essere casi particolari diversi – è che l’autore per loro sia un semplice cliente cui vendere un prodotto: la pubblicazione. Tolto quello, non c’è alcun interesse a una fase di editing, anzi, spesso non c’è proprio un editing, perché non esiste un piano editoriale concordato, fatto anche di promozione e distribuzione (e questo spiega perché l’artista di cui sopra debba andare porta a porta a elemosinare un posto sullo scaffale). Tutto ciò comporta che, alla fine, molti libri pubblicati con edp siano di qualità infima e non solo per punteggiatura e ortografia (che alcuni edp controllano anche) ma soprattutto per costruzione della trama, stile, coerenza narrativa.


Il negozio è triste e sta sempre qua: Quello che viene, chiacchiera, si lamenta per due ore, conclude dicendo No basta non torno più. E poi il giorno dopo ritorna.

Avendo trovato il mio amico a rassettare, gli ho chiesto come si regolasse con le norme igieniche: insomma, la gente raramente entra e dice “Voglio questo libro”. Chi fa così in genere lo fa per un regalo o per uno specifico evento (es. l’uscita programmata di un’opera di una serie). Nella maggior parte dei casi, le persone girano, guardano, sfogliano e leggono. In poche parole, toccano. Quindi, se decine di mani si posano sui libri, mani che sono state altrove, in giro,  come si fa di questi tempi? La gente non può più sfogliare libri?

– Eh o debbo disinfettarli con la candeggina oppure obbligare la gente a comprare i libri che hanno toccato
– Va be’ ma la candeggina li rovina
– Appunto. Quindi?

Ha detto ammiccando al libro che avevo appena tirato fuori dallo scaffale.

Scherzo, non è andata così.
Però il libro l’ho realmente preso perché dopo averlo sfogliato e maneggiato sul serio mi sentivo un po’ untore.

11 Pensieri su &Idquo;Non è che un tipo bizzarro si trovi in libreria perché è il posto dei bei tomi

  1. Guanti e disinfettante sui guanti, si risolve così!
    Vabbè, pure io mi sento meno a mio agio a maneggiare i libri, anche solo per vederne il prezzo… ma col disagio ci ho fatto il callo e in libreria ho toccato comunque un paio di cose. Coi guanti disinfettati, perché ora le librerie offrono anche uno shottino di amuchina all’ingresso o alla cassa ^^

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  2. Se andando in libreria in bici ti caricavi anche il cane sulle spalle stavi in una botte di ferro (soprattutto se riuscivi a convincere lui a fare la smorfia da pagliaccio triste).
    Scherzi a parte, sai che io sono un po’ preoccupata per le biblioteche? Io continuerò a non farmi problemi, ma il mondo è pieno di zelanti individuatori di pericoli nascosti e invisibili ai più…

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  3. Per aver lavorato per un editore a pagamento… beh, confermo ogni tua parola e sono della tua stessa idea. Anche se ogni tanto qualche testo decente capitava arrivasse, ma perché l’autore era già in gamba di suo. Tanto vale fare self publishing e poi proporsi alle librerie. Che tanto non ti vorranno. Che se già in libreria ci andavano i soliti quattro gatti prima, figuriamoci adesso…
    Comunque, disinfettare con la candeggina quei certi libri… potrebbe essere un’idea!

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  4. In una libreria che frequentavo, il mio preferito era il romanista: appariva ogni lunedì per disquisire per ore della formazione della Roma nella domenica precedente, per polemizzare (in questo i romani hanno un’arte non paragonabile a nessun altro popolo nel mondo) sulle scelte dell’allenatore, per rimarcare la sua fede che però era stata messa a dura prova anche quella settimana. Era un appuntamento fisso.

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Si accettano miagolii

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