Non è che il motto del filosofo musicista sia “Io penso, quindi suono”

Oggi ripensavo a suoni/rumori perduti o addirittura oramai estinti che hanno caratterizzato anni passati della mia vita. Non sempre erano suoni per cui dire Ah quant’era bello quando c’era, anzi, i suoni della modernità oggi fanno presente quanto siano più semplici molte cose rispetto a prima.

Ciò che mi fa riflettere è il vuoto nell’etere lasciato da quei suoni/rumori che non ci sono più o non capita di risentire e che non sempre è facile venga riempito.

  • Il fruscìo della parte iniziale del nastro di una musicassetta. Che ho usato fino al 2004, credo. Avevo una cassetta sulla quale registravo dal cd dell’impianto stereo i dischi che volevo portarmi dietro nel walkman.
  • Il suono del tastone di accensione del televisore a tubo catodico.
  • Il richiamo del venditore ambulante di frutta e verdura che girava con un Apecar arancione tenuto insieme con scotch e silicone. Dotato di megafono sul tettuccio dal quale prorompeva il suo slogan per avvisare le massaie dell’arrivo in strada. Non ho mai capito cosa dicesse quando lanciava la sua nenia, ma, in generale, credo che quelli che fanno questo mestiere abbiano una lingua tutta loro, una specie di Sindarin che solo le casalinghe riescono a decifrare.
  • Il sedile del guidatore della Fiat Uno di mio nonno. A ogni movimento usciva uno gnek sofferto come se ci fosse un papero di gomma schiacciato sotto il sedile.
  • La voce di Claudio Capone, storico commentatore dei documentari di Quark/Superquark. Una voce che non si limitava a essere didascalica ma che riusciva a dare il giusto significato, la giusta intonazione e il corretto colore a ogni frase, se non a ogni parola.
  • Il campanello di casa, che era un normale dlin-dlon come tanti altri e che poi circa una 15ina di anni fa ha iniziato a fare solo un ronzio+dlon finale prima di spegnersi del tutto.
  • Il ticchettìo di una macchina da scrivere. Da piccolo rubavo quella di mia madre per giocarci. Riuscii anche a trovare chi vendeva i nastri e me ne feci comprare uno. I miei testi battuti non credo però fossero memorabili.
  • La 10 Lire che cascava nella gettoniera dell’ascensore.

5 Pensieri su &Idquo;Non è che il motto del filosofo musicista sia “Io penso, quindi suono”

Si accettano miagolii

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