Non è che le zanzare abbondano nelle risaie perché il riso fa buon sangue

La sede dove lavoro è molto caratteristica. Praticamente, è una cascina. Milano un tempo era tutta una cascina, molto prima che i boschi cominciassero a crescere in altezza. In qualsiasi zona io mi sia trovato in queste 2 settimane scarse da quando sono qui, con qualsiasi persona io abbia parlato, mi sono sentito dire “…che poi questo quartiere non era Milano, è stato inglobato dopo…”. Ho capito che Milano un tempo era giusto lo spazio compreso tra il Duomo e Sant’Ambrogio, il resto era tutta campagna. Ecco da dove nasce il modo di dire!

Il mio ufficio si trova in un edificio che un tempo era la stalla di questa cascina. Sentendomi io spesso un asino, in genere, è la collocazione per me più adatta.

L’altra caratteristica è che in questa sede è tutto dislocato. Se vuoi scaldare le vivande per la pausa pranzo o tenerle in frigo bisogna attraversare la corte e andare in un’altra struttura della cascina. Si può pranzare all’interno di essa o nella corte, sotto gli alberi.

È tutto bello e bucolico fin quando prosegue questo fine di estate. A gennaio penso che non mi buscherò la polmonite per godere di 1 minuto di microonde.

La terza caratteristica, corollario della precedente, è che, per effetto delle dislocazioni logistiche degli edifici, la mia stalla, pardon, l’edificio del mio ufficio, non ha il bagno. Bisogna attraversare la famosa corte di cui sopra e poi scegliere tra due strutture, entrambe dotati dei servizi igienici.

Sarà un po’ scomodo in inverno mettere e togliere il cappotto giusto per andare al bagno. Credo che qui i dipendenti si siano abituati all’introversione. Al tenersi tutto dentro. Non vedo mai nessuno uscire dall’edificio durante le ore di lavoro, anche in questi giorni di bel tempo.

Sarà perché, in fin dei conti, sono nordici, son fatti così!

C’è una cosa infatti che ho notato qui. Quando si lavora, si lavora, punto. Tutti zitti, la testa fissa sullo schermo.

È una cosa ovvia.

Però mica tanto. Mi sono sempre trovato, giù, in ambienti lavorativi dove ogni tanto una battuta, uno scherzo, un po’ di caciara, veniva sempre fuori. Persino a Budapest era così: lasciando stare la mia collega (la famosa CR) che era delle mie parti, anche BB (non Brigitte Bardot) e Aranka Mekkanica, ungheresi D.O.C., si producevano in qualche momento di svago. Ancora mi sveglio di notte con gli infarti rimembrando la sonora risata di BB che frantumava il silenzio facendomi sobbalzare dalla sedia.

Un’amica monzese mi ha detto che qui a Milàn è così, si ride dopo il lavoro, all’aperitivo, mentre invece quando si lavora si lavora.

Che gente strana! Da quand’è che il lavoro è una cosa seria?!

Annunci