Non è che che ti serva un coltello per dividere la casa

Tra le stanze che ho visto durante la mia fase di ricerca (vedasi puntate precedenti della miniserie ‘Un gatto a Milano’) ce ne era una in un appartamento da dividere con altri due ragazzi e una ragazza.

Una cosa che mi aveva colpito in modo negativo era lo stato della cucina: l’inquilino che mi ha mostrato la casa si è giustificato dicendo che ero capitato nel giorno sbagliato: fossi passato il giorno dopo la visita della donna delle pulizie avrei trovato tutto in ordine. In pratica mi stava dicendo che non si prendevano la briga di lavare nemmeno un piatto usato perché tanto poi passava la colf.

C’è un’altra cosa che mi aveva colpito. È stato quando gli ho chiesto se avessero problemi se fosse capitato che il loro futuro inquilino concedesse ospitalità, breve, nella propria stanza, a una ragazza.

Lui mi ha risposto:
– Beh che mi parli di ragazzA già è positivo…perché sai com’è oggigiorno non si capisce più niente…come dire, sembra un fatto di moda…tutti vanno col ragazzO…Va be’, tu non sembri, ma comunque…Non è che siamo omofobi, eh, ma preferiremmo evitare…

Analizziamo un attimo il testo, partendo dalla fine.

Non è che siamo omofobi, eh.
Penso che viviamo in un mondo fantastico. Almeno stando alle continue precisazioni che si sentono: Non sono razzista eh, Non ho nulla contro. Nessuno discrimina gli altri, nessuno ha avversione per nessuno: nel mondo regnano pace&amore. Il dubbio che mi sorge è che se nessuno è razzista, com’è che mi sembra che in giro ci sia del razzismo? Non è che poi alla fine si scopre che il razzista sono io?

Ma andiamo più indietro nell’analisi del testo.

Va be’ tu non sembri.

Mi chiedo come dovrebbe essere uno che invece sembra. Magari parla agitando un po’ la mano e facendo più squillante la voce, dicendo cose tipo: Tezzzzoooro questa casa è un amore!. Non per deludere le convinzioni del mio non-futuro-coinquilino, non è che stiano sempre così le cose. Forse avrei potuto dirglielo e lasciarlo lì a meditare sulla vita di inganni che sinora avrà vissuto.

Ho lasciato per ultimo l’elefante nella stanza, l’argomento più evidente. Anche se di elefanti non ce ne erano, ma il mio non-futuro-coinquilino sembra avesse comunque un problema con le “proboscidi” (NON per omofobia, sia chiaro) nelle stanze.

Mi rendo conto sia una questione delicata, perché quando si tratta di questi argomenti alcuni replicano: uno avrà la libertà di decidere chi vuole o non vuole in casa?

Secondo me dovremmo prima chiarirci sul valore della libertà, che non è proprio da prendere sempre in senso assoluto: la libertà individuale, sacrosanta e sempre da tutelare, non può, a mio avviso, avere un’estensione tale da renderla immune dall’incrociare le libertà altrui e sfuggirne al giudizio, al controllo e, in certi casi, alla stigmatizzazione (ovviamente vale anche il viceversa per le libertà altrui verso le libertà del singolo).

In soldoni: esistono certe libertà che tu ti prendi (come quella di dire non voglio omosessuali in casa) che oltre a essere deprecabili secondo me rendono gli altri liberi di considerarti un coglione.

E non chiamateli coglionofobi: uno avrà pure la libertà di considerare gli altri dei coglioni, no?!


Tra l’altro, mi vien anche da dire che coloro che invocano la Libertà per giustificare il loro discriminare, sono gli stessi che invece con le libertà altrui – parliamo di libertà che non ledono diritti né impongono restrizioni della libertà di terzi, ovviamente – sono invece molto restrittivi, se non addirittura tali da assumere atteggiamenti censori.


Inoltre questi non pulivano la cucina per una settimana perché tanto passava la donna delle pulizie, quindi oltre a essere coglioni sono pure sozzi!

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