Non è che ti serva un calzolaio per fare la scarpetta nel sugo

In Incontri alla fine del mondo, in cui Werner Herzog racconta della sua vita e dei suoi film, viene narrato l’aneddoto di quando Herzog mangiò una scarpa per una promessa fatta al regista (all’epoca aspirante tale) Errol Morris:


«Il giorno che vedrò un tuo lavoro ultimato, mi mangerò una scarpa». Alla fine è riuscito a girare Gates of Heaven, un film bellissimo su un cimitero di animali.
Quando sono arrivato a Berkeley avevo le stesse scarpe che portavo quando avevo fatto la mia promessa a Errol. Il guaio è stato che, al momento di cucinarle, al ristorante c’era anatra come piatto del giorno e io ho trovato un’enorme pentola di grasso d’anatra. Avevo stimato che il grasso d’anatra sarebbe giunto al punto di ebollizione a 140° e che quindi sarebbe stato meglio cucinare le scarpe nel grasso piuttosto che nell’acqua bollente. Purtroppo è successo che nel grasso caldo il cuoio si è ristretto ed è diventato ancora più duro. Non c’era modo di mangiarlo se non sminuzzandolo con un trinciapollo e mandandolo giù con un bel po’ di birra. Avevo con me una confezione da sei lattine; le ho bevute tutte e alla fine ero abbastanza ubriaco. Ricordo di essere uscito da quel posto barcollando. Ma niente paura: il cuoio è molto facile da digerire.
[…] Un uomo maturo dovrebbe mangiarsi una scarpa ogni tanto, o fare qualcosa del genere. Oggi si sente parlare di quell’episodio fuori contesto e probabilmente sembra una cosa bizzarra, ma per me non si è trattato di una trovata da circo. […] Comunque la gente dovrebbe mangiare scarpe più spesso».


Io la penso esattamente come lui. Soltanto che la gente credo che a livello culinario ne sappia poco sulle scarpe: ce ne sono di specie diverse, ognuna con caratteristiche organolettiche peculiari. Conoscerle, vuol dire non sbagliare in cucina come ha fatto Herzog, che ha provato a cucinare la scarpa nel grasso di anatra. Che errore! Non shi shiamo, non mi piashe avrebbe detto Alessandro Borghese.

Per aiutare le persone, ho deciso di fare un po’ di chiarezza e fornire qualche utile indicazione.

FALCON-W-HI-RES-YELLOW-ADIDAS-ORIGINALS_12810Scarpa da ginnastica (Scarpae Gymnicus) – Nata nell’ambiente sportivo, la scarpa da ginnastica è entrata da anni a far parte della fauna urbana quotidiana pur mantenendo inalterate le sue peculiarità selvatiche. La più nota di queste è la sua arma di difesa dai predatori: se minacciata da uno sfruttamento umano eccessivo, la scarpa da ginnastica incomincia a emanare un fetore di cadavere in putrefazione dalle proprie ghiandole puzzorifere. La cosa curiosa è che una volta che la scarpa ha iniziato a emanare tale odore, non smetterà più fino alla fine della propria esistenza.
In cucina: la carne della scarpa da ginnastica è molto morbida ma gommosa, pertanto si consiglia una cottura lenta e a bassa temperatura che la renda masticabile e non rischi di rinsecchirla. Provatela con una marinatura di vino bianco, limone e spezie.

11822600Dr. Martens (Scarpae Carissimus) – La specie Dr. Martens appartiene al genere mimetico: sembra appartenere a un habitat naturale underground, quasi schivo e fuggente la luce del giorno ma in realtà la sua natura è quella di animale fashion e in cerca di visibilità tra le altre specie.
In cucina: ideale allo spiedo con contorno di insalata di camicia a quadri.

I520x490-elehot-donna-taurus-tacco-a-spillo-15cm-leather-scarpe-col-tacco-nero-39-amazon-shoes-neri-con-taccoScarpa con tacco a spillo (Scarpae Doloris) – La tacco a spillo è una delle specie più insidiose. Attira le sue prede grazie a un aspetto piacevole e affascinante, a tratti sensuale, per poi riservar loro tremende torture ai  piedi, alle caviglie financo alla schiena. Nemici naturali di questa specie sono porfidi e basolati, per non parlare delle terribili grate, cacciatrici infallibili specializzate nello spezzare alla scarpa il proprio stiletto e decretarne la morte istantanea.
In cucina: la scarpa ha poca carne, essendo di ridotte dimensioni e col tacco non edibile e infatti è la prima cosa che viene gettata quando la si prepara per cucinarla. Ciò la rende un piatto prelibato, da esaltare magari con una riduzione all’aceto balsamico, accanto a delle verdure croccanti e con un bicchiere di buon vino.

FINE PRIMA PARTE

Nella seconda parte analizzeremo altre specie con altre proposte per succulente ricette.

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