Non è che ti serva ago e filo per ricamare su un discorso

Mi sono fermato in un bar con punto ristoro lungo una statale di ritorno da una trasferta di lavoro. C’erano alcuni camion parcheggiati fuori. La cosa faceva pensare che si sarebbe mangiato bene e a poco


Dannato Chef Rubio e il tuo programma sulle trattorie per camionisti, ormai cerco solo quelle.


Entro e vedo una lavagna con alcuni piatti del giorno: Cortecce di bosco, Millefoglie di vitello…sono entrato in un posto gourmet, ho pensato?

Poi sono andato a verificare: le “cortecce di bosco” erano pasta coi funghi. La “millefoglie di vitello” era una fettina di carne con speck prosciutto e formaggio fuso.

Ormai la presentazione descrittiva è tutto. Bisogna esaltare pure il bidone dell’umido, trasformandolo in “Stoccaggio materiale organico da re-impiego in campo agricolo”, magari.

Ne so qualcosa io che ai colloqui piaccio sempre per l’eloquio. Non che io inventi, ricami sulle cose o millanti competenze: ma diciamo che, volendo, potrei benissimo vendere fuffa presentandola come capacità di imbastire trame verbali di tessuto lanuginoso di risulta (la “fuffa”, appunto).

In un recente colloquio sono stato apprezzato per la mia fuffa, pardon, per la mia esposizione. Mi hanno dato modo di continuare nella selezione. Che consta, in totale, di 4 colloqui! Uno conoscitivo, uno relazionale, uno tecnico, uno non ho capito di cosa si tratti ma credo manchi solo l’ispezione rettale. Tra l’altro, il quarto, dovrebbe concludersi con la firma del contratto: io me lo immagino che, mentre sei con la penna in mano, pongono una domanda a tradimento e ti strappano via il foglio.

Mi chiedo per quanto tempo ancora potrò continuare a fare colloqui e vivere fasi di selezione. È vero che il mondo del lavoro ormai è fluido e che, soprattutto nel mio campo – anche se forse l’unico campo cui avrei dovuto pensare seriamente era un campo di ortaggi – si cambia molto e spesso.

Purtroppo io vivo sempre con tantissimo stress queste situazioni. Poi, durante l’esame, riesco invece a dare sempre il meglio e trasformare la tensione in una carica positiva. È il prima, i giorni precedenti, che mi logorano molto. Sto a disagio fisicamente e mentalmente. Ho provato ascoltando musica per relax e distrazione, di qualsiasi tipo: ho cominciato con Vivaldi e sono finito ai Cannibal Corpse. Ho anche preso la valeriana, sia in compresse che in infuso. L’infuso mi ha irritato ancora di più perché la valeriana puzza di vecchia credenza della nonna in cui hai lasciato del cibo ad ammuffire, che ha attirato degli scarafaggi che sono morti asfissiati lì dentro e sono ammuffiti anche loro.

Nuotare è l’unica cosa che mi fa star meglio ma l’effetto dura un paio d’ore. Non posso certo passare una giornata intera in vasca o presentarmi a un colloquio puzzando di cloro.


A meno che non sia un colloquio da istruttore di nuoto, potrebbero apprezzare la dedizione.

 


Certo, meglio questo di un pugno in un occhio.

Però mi riservo l’opzione campo di ortaggi, per un futuro lavorativo.

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