Non è che il chirurgo sia bravo con l’ortografia perché sa mettere i punti

Mi si sono strappati due paia di jeans in una settimana. Era prevedibile. Io i jeans li uso, strauso e ne abuso fino al logoramento totale.

Ne ho altri nell’armadio che sono in pratica nuovi e che non indosso mai perché non sono più della mia taglia. Negli anni mi sono ristretto e rimpicciolito. Il curioso caso di Benjamin Gatton.

Forse sto scomparendo. A volte desidero farlo davvero. Andare via verso destinazione ignota (agli altri: io saprei dove sto andando) e lasciare un messaggio con scritto «Non cercatemi. Sto bene. » con tanto di punto alla fine, perché anche i punti stanno scomparendo. Le persone non usano più mettere il punto al termine della frase.

Pigrizia o cambio di interpretazione? Più la seconda, forse. Se utilizzi il punto in un messaggio, chi ti legge pensa che tu abbia un tono severo, freddo, distaccato. Alla peggio, che tu sia innervosito.

Da un certo punto in poi, qualcuno ha iniziato ad attribuire al punto, fino a quel momento un onesto e neutrale duro lavoratore dell’ortografia, un carattere negativo. Il punto, d’un tratto, si è ritrovato demansionato.

Non è solo dai messaggi scritti che sta sparendo la punteggiatura. Ho notato che anche nelle conversazioni informali a voce la gente non mette il punto. I discorsi sembrano sospesi, senza mai uno stacco. Io ti parlo, poi tu mi parli sopra, poi un’altro interviene: in mezzo, nessun punto. Al massimo, mettiamo puntini sospensivi…per far sembrare di aver detto tutto quando in realtà non stiamo dicendo niente.

Poi ci sono quelli che non vanno mai dritto al punto. Aprono parentesi, mettono due punti, introducono subordinate, ma il punto non lo piazzano mai.

Ecco perché vorrei sparire. Per andare alla ricerca di un punto fermo.