Non è che il cantante bugiardo dichiari il falsetto

Essendo poco avvezzo a frequentare i centri commerciali mi capita di prendere abbagli come quello di oggi.

Sono passato davanti a un negozio che aveva “sport” nel nome: Tizio Sport.

Ho pensato vendesse materiale da sportivisti e quindi sono entrato. Poteva scapparci qualche incauto acquisto, magari un costume da nuoto con una pinna di squalo, tanto per.

Invece all’interno ho scoperto che vendeva solo volgare abbigliamento casual,  di quello tanto volgare che senza mostrare qualche oscena banconota da 100 non puoi acquistarlo.

Perché allora mettere “Sport” nel nome? Per attirare i gonzi (come me)?

Viviamo in un mondo di falsità.

Ho frequentato ristoranti che hanno ceduto alla moda di propinare il sale dell’Himalaya accanto alla bistecca. Anche se ho sempre creduto che chi mette il sale sulla carne sia una brutta persona, qualche volta ho ceduto, attratto dalle decantate meraviglie di questi granelli di salgemma che viaggiavano per migliaia di km fino ad arrivare a tavola.

Finché un giorno ho scoperto che tale sale non viene affatto dall’Himalaya e non ha niente di particolare. Semplice salgemma con ossidi di ferro. Ruggine per noi gonzi.

E so che alla fine tutti staranno pensando al quel che è il più grande inganno dei nostri tempi e cioè il push up, ma io dopo aver toccato con mano la questione sono giunto alla conclusione che è una falsa falsità. Trattasi infatti non di inganno ma di abbellimento e cura del sé. È come mettersi il deodorante. Rende più piacevoli. Soprattutto in un treno affollato alle 7 di mattina. Nessuno mi verrebbe a dire che sto ingannando qualcuno perché la mia ascella in realtà non sa veramente di tetracloributani atropici che fingono di essere muschio selvaggio delle foreste norvegesi.

È questo semmai il vero inganno, perché nessuno si metterebbe mai del vero muschio sotto le ascelle: che ipocrisia!

Non è che la sarta ubriacona alzi il gomitolo

La maggior parte delle persone che frequento con regolarità potrei definirle conoscenti. Gli amici, dando a questa parola una connotazione restrittiva e profonda, sono in realtà pochissimi. Quanti ce ne starebbero sulle dita di una mano che ha tenuto troppo un petardo.

Quando però mi trovo a parlar a terzi delle persone con cui ho dei rapporti, tendo a semplificare dicendo sempre un mio amico, una mia amica. Pur sempre con un vago disagio perché mi sembra di abusare di una qualifica che non avrei diritto a prendermi in quanto io non faccio niente per espandere e coltivare amicizie.

Uno di questi amici che in realtà sono conoscenti ha un serio problema di alcolismo.

Da che io lo conosco è sempre stato eccessivo nel bere in alcune serate, ma credo ora abbia imboccato la via di un problema cronico da almeno due-tre anni. Ricordo che prima di partire per l’Ungheria lo incontrai una sera e mi offrì da bere del whisky che aveva in una fiaschetta d’argento dentro la giacca. Sul momento non vi diedi molto peso. Anzi rimasi ammirato dalla fiaschetta. Simile oggettistica d’antan incontra sempre la mia attenzione. Per un periodo sono andato in giro con un orologio a cipolla con tanto di catenella.

Soltanto che un orologio a cipolla non è proprio la stessa cosa di una scorta di alcool disponibile sempre e comunque con sé.

Ora non gira più con la fiaschetta. Però arriva agli appuntamenti che ha già bevuto mezzo litro di birra o di vino. Se non ha bevuto invece è taciturno e ombroso come un cavallo finché non beve.

Ha la capacità, se di capacità si può parlare, di non risentire degli effetti dell’ubriachezza. La quantità di alcool che stenderebbe sul pavimento in uno pseudo-coma un maschio adulto di 70 kg come me, su uno di 60 kg come lui ha l’effetto di una leggera euforia. Credo sia in quella fase in cui trae sazietà calorica giornaliera dall’alcool che manda giù. È in grado di non cibarsi per due giorni interi. Almeno 5 giorni a settimana esce per bere, tanto conosce molte persone quindi qualcuno di disponibile a turno lo trova.

C’è chi lo invita a cena a casa almeno una volta a settimana per assicurarsi che faccia un pasto decente. È poco utile se però lui si presenta con il vino e dopo porta via ciò che ne resta.

Ricordo quando presi la patente l’istruttore di scuola guida durante la mia prima pratica su strada mi disse una cosa.

Io ero salito in auto senza mai aver fatto una pratica seria. Pensavo che saper come funziona una macchina, come giocare con la frizione senza farla spegnere, sapere come funziona un controsterzo e avendo vinto fior di campionati di Formula 1 sulla PlayStation fosse sufficiente.


A 18 anni ero ancor più testardo e superbo e presuntuoso di adesso. Il metodo educativo nella mia famiglia in questi casi era Fa’ pure come credi e sbattici contro la testa.


Mi accorsi che non era proprio così, soprattutto con altre auto che ti vengono addosso. L’istruttore mi disse:

– Ora che prendi la patente, per i primi giorni non girare in macchina con gli amici. Sali con qualcuno che ci tiene veramente a te. Gli amici ti fanno fare stronzate, senti a me. Non ti fidare degli amici.

Tornando al mio conoscente, agli amici, i suoi intendo, che poi sarebbero anche i miei ma li chiamo conoscenti a parte una, non ho mai visto togliergli la bottiglia di mano. Né rifiutarsi di bere in sua compagnia, salvo poi fermarsi anzitempo perché ovviamente nessuno regge il confronto con lui, che continuerà fino a portarsi come al solito gli avanzi a casa.

Io, che amico suo non posso definirmi, questo tipo di affetto e attenzione non so dimostrarglielo. Quindi posso solo augurargli che una sera una volante lo colga in flagranza e gli faccia il culo a tocchi.

Sperando che gli sia d’aiuto.

Non è che il palestrato vada al doposcuola per fare le ripetizioni

Tra le cose che mi irritano ci sono le ripetizioni. Non quelle scolastiche, né quelle da palestra, anche se non ho mai amato ripetere sui libri e in palestra non ci sono mai stato perché è un posto brutto e cattivo.

Ho trascorso l’ultimo dell’anno segnato da acciacchi di stagione. Colpa delle mie tonsille incomprensibili: sono criptiche. A ciò va aggiunto che l’occhio destro mi si era riempito di sangue, forse per un colpo di freddo.

Ognuno dei presenti alla tavolata all’orgia alimentare e alcolica, a turno, mi ha chiesto cosa avessi all’occhio. Alla quinta identica domanda ho iniziato a dare risposte a caso. Mi pento però di non essermi giocato le migliori che ero fortemente tentato di dire:

– Ho fatto una rissa in un peggior bar di Caracas
– È una nuova moda, colorarsi la sclera con la salsa di pomodoro
– Succede quando mi trasformo in un Ghoul.

In un contesto amicale possono anche andar bene risposte del cavolo. Per quanto tu possa esser guardato in modo strano le persone che ti conoscono sono già consce da tempo della tua stranezza e sembrano non farci più caso.

I problemi sorgono in contesti professionali dove non si può dire tutto ciò che si pensa.

Da quando sono arrivato qui qualche mese fa – intendo qui dove lavoro e faccio altro – c’è una cosa ricorrente che sento ripetere da tutte le persone che lavorano con me. E che cioè ognuno procede per conto proprio, ogni singolo coltiva soltanto il proprio orto, non c’è coordinazione, non c’è dialogo, le sedi regionali procedono ognuna all’insaputa delle altre.

Lo ripetono tutti i soggetti coinvolti.

Tutti quei medesimi soggetti che all’atto pratico fanno esattamente ciò di cui si lamentano e che potremmo sintetizzare con pensare solo ai cazzi propri.

Ho formulato delle ipotesi in materia.

1) Sono vittime di una maledizione: non vorrebbero essere così strafottenti ma ne sono costretti e io sono l’Eletto che dovrebbe spezzare l’incantesimo (ipotesi presuntuosa)
2) È un test per me che sono l’ultimo arrivato: in realtà fanno finta di badare solo ai propri cazzi e lamentarsene per verificare se io mi adeguo all’andazzo oppure mostro spirito collaborativo e intraprendenza (ipotesi complottista)
3) Sono tutti molto timidi e nessuno fa il primo passo verso gli altri e questo clima di vergogna generale crea una situazione di stasi (ipotesi dell’adolescente imbarazzato)
4) Sono delle teste di cazzo (ipotesi dell’essere circondati da teste di cazzo).

Cosa dovrei fare io:

1) Fregamene
2) Fregarmene
oppure 3) Fregarmene?

(Mi sono ripetuto. Ora vado a odiarmi)

Non è che in bagno puoi far ciò che ti pare perché hai carta bianca

In mezzo a tante sciocchezze e vaniloqui che dico qui una cosa seria voglio scriverla e cioè che amo leggere. Mi sembra di non farlo mai abbastanza e di non leggere tutto ciò che c’è da leggere ancora. Quindi quando sotto gli occhi mi capita qualcosa di interessante lo divoro con avida curiosità.

È quel che mi è successo quando tempo fa ho scoperto questa scrittrice misconosciuta, di cui oggi mi decido a pubblicare un suo racconto dopo aver fatto alcune ricerche sul suo conto (ricavandone poche e sparse notizie frammentarie).

Lei si chiama Lira Trap, scrive racconti brutti erotici su rotoli di carta igienica che abbandona nei bagni pubblici. Pare che tragga eccitazione dall’idea che qualcuno si masturbi leggendo i suoi scritti e poi si ripulisca dal proprio piacere con lo stesso racconto. Purtroppo ai più rozzi questi racconti sembrano solo scarabocchi o appunti sgrammaticati, quindi la carta spesso finisce sprecata senza che l’arte di Lira sia apprezzata.

Una recensione che ho trovato su un giornaletto locale afferma:

«In un mondo, quello del racconto dell’eros, ammorbato dal tanfo di pseudo scribacchini amatoriali e professionisti plagiati da fenomeni mediatici privi di contenuti come 50 Sfumature che rendono ridicola anche una cosa semplice e immediata come il sesso, Lira Trap, scrittrice transizionale, spezza le catene dell’ipocrisia ridicolizzando i ridicolizzatori. Il suo stile orrendo e le sue disavventure anti-erotiche la rendono la paladina della bella scopata di una volta. Lira Trap è la dadaista dell’amore carnale»

Ed ecco il racconto che pubblico oggi. Visto che Lira credo a suo modo cerchi di farsi conoscere, non credo di violare alcun diritto postando qui una sua opera (eventuali refusi o errori ortografici non sono opera mia ma riporto il testo pari pari).

Il cielo stellato sopra di me, un dildo marrone dentro di me

Era una matina come tante. Ti lavi, ti vesti, ti trucchi, metti il tuo dildo rettale ed esci. Già sei annoiata perche sono 24 ore che non scopi e cominci a sentire un leggero languorino o forse è voglia di qualcosa di bono. Dovevo andare al supermercato perché le zukkine erano già finite. Quella ninfo di Tricia se le ha portate via quando è venuta a casa mia per quella orgia. Quando è uscita pensavo che doveva pisciare perchè stringeva le gambe ivnece stava trattenendo i zukkini.

Mentre stavo alla cassa sentivo qualcosa scuotermi dentro: il dildo è stato acceso tutto quel tempo! Stava facendo effetto? No non un orgasmo adesso, non posso…Mi faccio tutta rossa in viso, sudo in faccia e strizzo gli occhi.

– Mi scusi?
mi dice il cassiere
– S…sì?
rispondo a fatica
– Aveva per caso un dildo rettale?

Come faceva a saperlo? Sono sbiancata. Quell’uomo mi leggeva dentro. Sapeva trovare i miei segreti, e come se mi guardava attraverso il raggi X. Queste cose mi fanno impazzire. Stavo per chiedergli di scoparmi anche il duodeno. Ero fradicia e vogliosa.

– Scusi…sussurro…come fa a saperlo?
– È lì per terra, con attaccato dietro qualcos’altro di cilindrico e marrone.

Oh cielo che imbarazzo. La gente mi guarda. Mi sento umiliata e vergogna e questa cosa mi fa eccitare. Sento scorrere tra le mie gambe cascate di piacere. Scappo via lasciando le zukkine sulla cassa. Sentivo il bisogno di correre a casa a masturbarmi sull’essere stata scoperta per il mio piccolo vizietto e sul cassiere che ora mi vedrà come una sozza cagona.

Sono arrivata a casa, mi sono buttata sul divano, ho aperto le gambe mi sono toccata come un furetto strapazzandomi il grilletto guardandomi un vecchio Vacanze di Natale dove c’è quello dei Fiki che esce dal culo di un tacchino.

Ho scuirtato come una fontanella di scuirt immaginando qualcuno che esce dal mio di culo!

Tutto sommato la giornata è finita bene perchè tutto è bene quel che finisce in scuirt.

Alla prossima, monellacci
La vostra Lira Trap

 

Non è che il tipo pignolo digerisca male perché mangia pedante

Per due notti di seguito ho fatto sogni molto strani.

Nel primo ero in pericolo. Non so per cosa, ma attendevo l’arrivo da dietro un angolo di qualcosa di molto pericoloso.

Appare un Rottweiler. Ho pensato Questo mi sbrana, ma poi ho ritenuto fare l’indifferente e, anzi, ostentare un sorriso sereno. Il cane ha tirato dritto e a tratti si guardava dietro impaurito. Man mano che procedeva si rimpiccioliva sino a diventare un Pincher.

Non era lui il pericolo.

Tiro un sospiro di sollievo e poi, voltandomi, le vedo apparire strisciando.

Un paio di bretelle.

Fuggo. Incontro un gruppo di persone e penso che dobbiamo mettere insieme un piano per fermare le bretelle prima che ci raggiungano e cioè quando il sole sarà completamente tramontato. Non veniamo a capo di niente, nel frattempo il sole è calato e le bretelle non si vedono. Mi affaccio per controllare e le bretelle mi sorprendono legandosi al mio braccio destro. Tento di scuotermi ma colpisco le altre persone che vengono anch’esse catturate dalle bretelle.

Siamo spacciati.

Le bretelle ci costringono…a ballare. Esse infatti trasmettono un ritmo al corpo che fa venire voglia di muoversi.

FINE

Le terribili bretelle striscianto-danzerine

Nel secondo sogno ero barricato in una stanza sempre con altre persone e dovevamo riuscire a bloccare l’arrivo di pericolosi…orsetti di peluche azzannatori, all’apparenza innocui ma che poi si rivelavano molto malvagi. Uno scienziato pazzo stava per liberarli dal cielo.

Idea regalo per i vostri bambini per l’Epifania

Il conto alla rovescia si avvicina man mano allo zero, proviamo varie password al computer – perché esiste sempre una password per bloccare tutto – ma non funzionano, fino a che, a 3 secondi dalla fine quando già si vedevano arrivare dal cielo i temibili pupazzi portati da mini-paracadute, ho un’intuizione: proviamo con Ragnarok come password! Rigorosamente senza aptang (ø) o dieresi o altri simboli nordici perché tanto lo scienziato pazzo è ignorante!

Com’è come non è, la password era giusta e i pupazzi arrivano a terra inattivi. Allora ho un’altra intuizione: dato che ne abbiamo preso il controllo, proviamo a scrivere SELF DESTROY nella console di comando e vediamo che succede. Incredibile ma vero, gli orsetti cominciano ad azzannarsi tra di loro fino a farsi a pezzi a vicenda.

Tranne uno, che prima mi si attacca coi denti a un dito poi mi lascia andare e fa una faccia pacifica e allora decido di lasciarlo sopravvivere.

E ho dimenticato di precisare che tutto quel che accade, l’arrivo dal cielo degli orsetti, la loro caduta al suolo, la distruzione reciproca eccetera, avviene all’interno della stessa stanza, come se fosse uno spazio interno ma esterno, cioè esterno e interno.

FINE

Mi sa che prima di andare a letto stasera prendo un bel digestivo. Bello forte.

Non è che il parlamentare ami per forza la musica da Camera

Come i più informati sapranno, nel 2018 si ripeterà l’antico rito apotropaico delle urnae electorialiae, in cui i cittadini, secondo la tradizione, saranno invitati a inserire dei foglietti di carta con dei simboli esoterici dentro delle scatole. Non è ben chiaro il motivo di questo gesto ma i miti vanno rispettati.

Dato che mi sono candidato anche io e, anzi, fonti di corridoio e sgabuzzino mi dicono che ho buone probabilità di vincere, ho deciso di presentare in anteprima agli italiani quello che sarà il riassetto che voglio dare all’esecutivo quando sarò Consigliente del Presidio.

Queste sono solo alcune delle mie proposte di riorganizzazione della struttura dei Ministeri:

Ministero dei lavori pubici
L’azione di questo dicastero seguirà due direttrici: la prima sarà quella di regolamentare e assicurare il corretto funzionamento dell’industria del lavoro col pube, che dà occupazione e intrattenimento a tanti italiani. La seconda sarà sovraintendere il settore dell’estetica per pube, per un pene sempre alla moda e per una vulva all’ultimo grido. Basta con l’improvvisazione e con l’abusivismo: il vostro pube sarà in buone mani.

Ministero dei Rapporti Sessuali con il Parlamento
Non mi si dica che in un Parlamento con 945 persone non ci sia mai qualche piccolo flirt, qualche tresca, qualche scappatella. Se prima ciò non poteva avvenire alla luce del sole, causa mancanza di regolamentazione, da quest’anno il Ministro dei Rapporti Sessuali con il Parlamento se ne farà carico della gestione onde evitare che tali attività interferiscano poi con il normale lavoro delle Camere.

Ministero delle Dispari Opportunità
Il vostro vicino di casa  ha vinto un concorso da vigile urbano a Fidel Castro Jonico con 100mila candidati ma caso strano lui era l’unico ammesso agli orali perché in possesso dei requisiti richiesti, requisiti che, sempre caso strano, richiedevano che l’identikit del candidato perfetto corrispondesse proprio al suo? Il vostro collega d’ufficio ha ottenuto una immeritata promozione? Siete plurilaureata, con un master, un dottorato e a 40 anni vivete ancora di stage perché le aziende preferiscono assumere uomini? Cazzi vostri! Il Ministero delle Dispari Opportunità si occupa di mantenere canali differenziati di successo per tutti, perché, già che ci sono, tanto vale istituzionalizzarli.

Ministero delle Infrabrutture
Un hotel mai terminato da 1000 stanze in cemento armato su una scogliera patrimonio dell’Unesco, del WWF e del Sacro Romano Impero. Un viadotto autostradale abbandonato in una riserva naturale. Una statua iconoclasta a forma di dildo in un centro storico. Opere che non hanno mai avuto una seria tutela. Ebbene, con il Ministero delle Infrabrutture, tutti gli orrori edilizi e artistici d’Italia avranno finalmente la loro voce in capitolo.

La frigida bellezza ecumenica e sabbipode di questo pontile abbandonato meriterebbe di esser valorizzata a beneficio del turismo

Ministero dei favori pubblici
Serve una spintarella per quella vostra graduatoria bloccata dal 1920? Una soffiata sulle tracce per il concorso da vice-usciere comunale? Uno scatto di carriera accelerato? I funzionari del ministero dei favori pubblici favoriranno l’incontro tra domanda e offerta.

Ministero della Difesa, del Centrocampo e dell’Attacco
In un Paese con 50 milioni di allenatori non può certo mancare. Serve altro da dire?

Ministero della Giustificazione
Basta con le scuse improvvisate! È ora che l’amministrazione si occupi di certificare le scusanti e assicurare un percorso di qualità per le giustificazioni migliori per scansare fatiche e impegni.

Ministero degli Interni
L’Italia è la patria del design d’autore ed è giusto che ci siano funzionari adeguati per gestire architettura e arredamento d’interni. Per quanto riguarda i colori di tende e tappezzeria, ci saranno due uffici preposti: quello maschile si occuperà dei colori primari (gli unici che è in grado di vedere), quello femminile di tutte le infinite varianti cromatiche originate da essi.

Ministero dei Peni Culturali
Non ci vuole un pene grande, ma un grande pene! E per la tutela del patrimonio penistico italiano, questo sarà il dicastero preposto.

Ministero delle Politiche Asociali
Questo Paese necessita di persone che rivendichino il diritto a staccare la suoneria del telefono, a starsene a casa un sabato sera, a disertare eventi giusto per far presenza di circostanza.

Ministero dell’Ambient
Per assicurare al Governo di lavorare in un clima di relax il Ministro dell’Ambient si occuperà della selezione musicale.

Se siete interessati a lavorare nel mio prossimo esecutivo, inviatemi i vostri CV. Ma affrettatevi: la squadra di Governo è quasi pronta!