Non è che la sarta ubriacona alzi il gomitolo

La maggior parte delle persone che frequento con regolarità potrei definirle conoscenti. Gli amici, dando a questa parola una connotazione restrittiva e profonda, sono in realtà pochissimi. Quanti ce ne starebbero sulle dita di una mano che ha tenuto troppo un petardo.

Quando però mi trovo a parlar a terzi delle persone con cui ho dei rapporti, tendo a semplificare dicendo sempre un mio amico, una mia amica. Pur sempre con un vago disagio perché mi sembra di abusare di una qualifica che non avrei diritto a prendermi in quanto io non faccio niente per espandere e coltivare amicizie.

Uno di questi amici che in realtà sono conoscenti ha un serio problema di alcolismo.

Da che io lo conosco è sempre stato eccessivo nel bere in alcune serate, ma credo ora abbia imboccato la via di un problema cronico da almeno due-tre anni. Ricordo che prima di partire per l’Ungheria lo incontrai una sera e mi offrì da bere del whisky che aveva in una fiaschetta d’argento dentro la giacca. Sul momento non vi diedi molto peso. Anzi rimasi ammirato dalla fiaschetta. Simile oggettistica d’antan incontra sempre la mia attenzione. Per un periodo sono andato in giro con un orologio a cipolla con tanto di catenella.

Soltanto che un orologio a cipolla non è proprio la stessa cosa di una scorta di alcool disponibile sempre e comunque con sé.

Ora non gira più con la fiaschetta. Però arriva agli appuntamenti che ha già bevuto mezzo litro di birra o di vino. Se non ha bevuto invece è taciturno e ombroso come un cavallo finché non beve.

Ha la capacità, se di capacità si può parlare, di non risentire degli effetti dell’ubriachezza. La quantità di alcool che stenderebbe sul pavimento in uno pseudo-coma un maschio adulto di 70 kg come me, su uno di 60 kg come lui ha l’effetto di una leggera euforia. Credo sia in quella fase in cui trae sazietà calorica giornaliera dall’alcool che manda giù. È in grado di non cibarsi per due giorni interi. Almeno 5 giorni a settimana esce per bere, tanto conosce molte persone quindi qualcuno di disponibile a turno lo trova.

C’è chi lo invita a cena a casa almeno una volta a settimana per assicurarsi che faccia un pasto decente. È poco utile se però lui si presenta con il vino e dopo porta via ciò che ne resta.

Ricordo quando presi la patente l’istruttore di scuola guida durante la mia prima pratica su strada mi disse una cosa.

Io ero salito in auto senza mai aver fatto una pratica seria. Pensavo che saper come funziona una macchina, come giocare con la frizione senza farla spegnere, sapere come funziona un controsterzo e avendo vinto fior di campionati di Formula 1 sulla PlayStation fosse sufficiente.


A 18 anni ero ancor più testardo e superbo e presuntuoso di adesso. Il metodo educativo nella mia famiglia in questi casi era Fa’ pure come credi e sbattici contro la testa.


Mi accorsi che non era proprio così, soprattutto con altre auto che ti vengono addosso. L’istruttore mi disse:

– Ora che prendi la patente, per i primi giorni non girare in macchina con gli amici. Sali con qualcuno che ci tiene veramente a te. Gli amici ti fanno fare stronzate, senti a me. Non ti fidare degli amici.

Tornando al mio conoscente, agli amici, i suoi intendo, che poi sarebbero anche i miei ma li chiamo conoscenti a parte una, non ho mai visto togliergli la bottiglia di mano. Né rifiutarsi di bere in sua compagnia, salvo poi fermarsi anzitempo perché ovviamente nessuno regge il confronto con lui, che continuerà fino a portarsi come al solito gli avanzi a casa.

Io, che amico suo non posso definirmi, questo tipo di affetto e attenzione non so dimostrarglielo. Quindi posso solo augurargli che una sera una volante lo colga in flagranza e gli faccia il culo a tocchi.

Sperando che gli sia d’aiuto.

36 Pensieri su &Idquo;Non è che la sarta ubriacona alzi il gomitolo

  1. Ci sono stati un paio di casi in tutta la mia vita in cui ho preso il coraggio a quattro mani per dire a qualcuno ‘attento/a che’.
    Mi è costato parecchio, ma il pensiero che il mio silenzio poteva far più dànno del contrasto che ne sarebbe scaturito ha prevalso.
    Non è servito a nulla, comunque…

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  2. Il problema è davvero serio e di molta difficile soluzione. Il microcosmo che costruiamo e contribuiamo a costruire dovrebbe funzionare da protezione. Quando cosí non è, ci sono veri guai.

    Anche io, comunque, ho lo stesso problema sociale parlando di amici o conoscenti.

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  3. Ho un’amica, forse adesso conoscente, non lo so più… a cui ho sempre pensato di dire di non mettere in pericolo se stessa… il tuo istruttore di guida aveva ragione, e forse avrebbe dovuto aggiungere di non salire in auto con amici/conoscenti di cui non ci si fida, anche se questo si dovrebbe sapere…

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  4. Negli anni ho capito che nessuno vuole sentirsi dire cosa dovrebbe fare ( ne’ amico, ne’ conoscente che sia). Ho compreso anche che purtroppo talvolta le persone vanno lasciate dove stanno affinche’, sbagliando, ci sbattano la testa ed arrivino da se a comprendere quale debba essere la giusta via. Perche’ e’ un discorso di “motivazione interna” a volere ( e voler cambiare), quindi nessuno puo’ effettivamente dirti come e quando farlo. E’ un processo d’autoconsapevolezza solo tuo. Nonostante questo… io per prima non so seguire i miei ammaestramenti…ed in realta’, continuo (imperterrita) a fare il dispenser di saggi consigli (che nessuno segue), perche’ credo che anche se i miei avvertimeni vadano il piu’ delle volte automaticamente in Ignore, talvolta qualcosa possa comunque filtrare e magari, chissa’, proprio le mie parole possano essere quell’ultima goccia che tira il calcio che poi alla fine porta a cambiar rotta (che illusa!). In casi del genere io mi pongo da amica openminded, li faccio aprire come melograni, li spolpo e poi, individuato il (presunto) problema, attacco con la disanima delle soluzioni… perche’ ho l’istinto (suicida) da crocerossina…ma quantomeno adesso ho imparato a farlo con minor tenacia, ecco.

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    • Sono completamente d’accordo. Se non ci si vuol aiutare, qualunque aiuto esterno è vano. Anche io, per come sono fatto, non accetto consigli non richiesti. E se sono conscio di un problema e ho volontà di risolverlo, ugualmente non accetto consigli. “Ci ho già pensato io, non mi serve che me lo si ribadisca”: così la vedo.

      Ma credo sia una cosa piuttosto comune. È difficile per le persone saper accettare una parola che evidenzi un problema che hanno.

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      • Che poi più centri il punto, peggio l’altro reagisce. Perchè quando colpisci nel vivo l’animo si risente e si ribella indignato. Comunque non sono una rompipalle impicciona, anzi tendenzialmente mi faccio sempre i fatti miei.. però talvolta ho l’impressione che alcuni abbiano bisogno di uno specchio (non tutti sanno fare introspezione e dire “ci ho pensato anche io”), a volte alcuni chiedono silente( ed inconsapevole) aiuto. O forse sono io che spero di sentirmi utile perchè devo riequilibrare il Karma. Forse nella parte più recondita di se il mio animo sa che nella mia prossima vita sarò una persona orribile. (Se lo fossi stata nella scorsa adesso avrei le sembianze di una cacca di mucca, quindi dovrò per forza esserlo in quella che verrà.. del resto il Karma funziona così, è quella cosa che si manofesta quando “vivi sa sola e non cambi il rotolo di carta igienica”! 😁😅 .

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        • Non lo so, sono d’accordo con l’idea che alle persone talvolta sembra uno specchio, quel che non so è quando lo specchio possiam essere noialtri. Magari qualcuno ne avrebbe bisogno ma vorrebbe un altro tipo di specchio, della serie “da te non lo accetto”. E questo pensiero mi causa immobilismo.

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          • Diciamo che piu’ che altro c’e’ modo e modo di proporsi come specchio. C’e’ chi lo fa in maniera invadente ed “aggressiva” ( che e’ piu’ un impicciarsi un po’ fine a se stesso), che lo fa che tu lo voglia o no ( e che tu lo abbia bisogno o no). E poi c’e’ il modo “in punta di piedi”; quello di chi, quando vede qualcuno in difficolta’, procede per gradi e fa un passo avanti ed uno indietro (e lo fa con “cura per l’altro”); che lancia un sassolino, sonda l’altrui reazione e vede se si puo’ inoltrare. Io mi servo di questo secondo approccio non di certo con la presunzione di poter conoscere o dispensare verita’ sull’altro ma con una sola consapevolezza: noi non riusciamo ( e non possiamo) essere oggettivi con noi stessi ( soprattutto quando ci troviamo nel bel mezzo della situazione che ci angustia,in quanto i nostri giudizi sono emotivamente offuscati) una persona esterna e’ solitamente in grado di vedere in maniera piu’ lucida di quanto possiamo fare noi; quindi puo’ fare da riscontro e da “avvocato del diavolo” per mostrarci luce dove nella mente c’e’ ombra. Il punto e’ che seppure l’altro ti da il suo tacito consenso ad esplorare, ad approfondire, a fargli da specchio poi, non sempre e’ pronto a vedere l’immagine che tu corri il rischio di mostrargli. Talvolta interventono meccanismi di difesa che fanno reagire d’istinto, e che fanno chiudere o reagire aggressivamente, ciononostante l’informazione e’ passata e deve solo essere processata ed assimilata a freddo dopo una prima reazione emotiva. Quindi, talvolta, anche se l’altro pare non reagire o reagisce cose se tu avessi detto qualcosa che non voleva sentire, hai detto comunque qualcosa di cui aveva bisogno ( qualcosa su cui poi probabilmetne riflettera’). Del resto mica sempre vogliamo cio’ di cui abbiamo bisogno. Il difficile e’ distinguere chi ti da il suo consenso ad approfondire ed inizia a raccontarsi perche’ vuole (piu’ o meno consciamente ) un riscontro oggettivo ed un aiuto ( anche se poi, siccome hai detto scomode verita’ le rifitua), da chi si apre e racconta solo perche’ ha bisogno di parlare e sfogarsi. In questo caso il parlare e’ gia’ terapeutico di per se e non necessita ne’ di rispecchiamenti ne’ di consigli. ( in questo caso se prendi granchi per conchiglie ogni tua energia sara’ stata vana…ma alla fine va bene anche cosi..)

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            • Per esperienza dico che è più comune il secondo caso, le persone hanno bisogno di parlare per il parlare, molto spesso non c’è neanche bisogno di chiederlo, sono loro stessi che irrompono riversando sé stessi, ma questo forse è un caso diverso, siamo al confine con l’abuso di Ego. Chi soffre molto spesso si rannicchia e ripiega su sé stesso.

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              • Hai ragione soffre molto ha la tendenza a non parlare affatto. Alcuni lanciano muti segnali di aiuto edited hanno bisogno di essere un pò pungolati per aprirsi perchè da soli non lo farebbero mai. Quando uno ha un problema che non sa riconoscere, quando uno ha un problema e non sa sfogare emotivamente allora vuol dire che il problema è grosso. Comunque pizza e fichi. Scriverò cose più divertenti sotto il tuo prossimo post, I swear!

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  5. Osservazione etica la tua: mi piace molto.

    Nel merito del discorso però sospetto che accettare di avere un problema di dipendenza (alcolismo, poi) non sia facile.
    Potresti provare a dirglielo serenamente, tanto non ti crederà, o ignorerà il problema, o ti depennerà dalla sua rubrica degli ‘amici’ pur di non affrontare la situazione.

    Anche io ho amici che alzano un po’ troppo il gomito. Quando gliel’ho fatto notare mi hanno risposto che loro mica sono alcolisti ‘anonimi’, ma dichiarati. Benissimo, insomma.

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    • Ma io credo lo sappia di avere un problema. È anche ricercatore universitario chimico, penso conosca tutte le reazioni che l’etanolo ha sul suo organismo.

      Poi non so quale livello di profondità possa avere la consapevolezza di sé. Posso essere conscio che una cosa mi fa male ma non penso affatto a come mi ritroverò tra 10 anni.

      Un po’ come i tuoi amici. In effetti sono consapevoli.

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  6. Potrei pensare sia un post su di me ma no, io non guido la sera perché ci vedo male. E siccome non bevo di giorno, ma solo di sera, non guido quando bevo. Non sono io il tuo conoscente!
    Non so perché, ma questa cosa mi rincuora 🙂

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  7. In effetti essendo solo un conoscente uno potrebbe anche dire “ma chi se ne frega? Se vuoi ammazzarti cacchi tuoi” se non che saperlo in giro guidando ubriaco non tranquillizza. Io ho solo conoscenti astemi perché alla mia cantina ci tengo e non voglio che quando li invito me la svuotino.

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Si accettano miagolii

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