Il Vocaboletano – #36 – Il guappo

Uno dei termini più noti del vocabolario napoletano, tal da essere entrato anche nel linguaggio italiano, è il guappo.

Questa parola identifica quel che ai tempi era il bravaccio, persona sbruffona, smargiassa e prepotente, che si atteggiava a padrone del quartiere come mediatore di controversie, vendicatore (ad esempio contro chi aveva oltraggiato l’onore di una donna) e riscossore di crediti non saldati.

Per questa sua inclinazione a essere la persona di fiducia della zona – eran contesti dove la giustizia dello Stato era assai poco presente – il guappo amava molto la visibilità. Si mostrava sempre ben vestito, pettinato, conciato come un damerino a volte fuori contesto rispetto alla povertà della sua zona. Ma il guappo essendo molto pieno di sé non se ne curava, anzi.

Per tal sua presenza fisica alcuni ne rintracciano l’etimologia nella parola spagnola guapo (bello).

Altri ancora lo fanno risalire al latino vappa, che indica il vino andato a male e, in senso figurato, la persona degenerata.

Tal ipotesi a giudizio di chi scrive è più vicina alla realtà, essendo il guappo figura totalmente negativa: parliamo infatti di un bullo di quartiere, uno pseudo boss. E non a caso, dal Secondo Dopoguerra, tale personaggio andò a mischiarsi con la criminalità organizzata fino a scomparire come entità a sé stante e divenire un semplice criminale dedito a usura, controllo della prostituzione, estorsione.

Ancora oggi il termine sopravvive in senso dispregiativo: ci si riferisce così ai tipi sbruffoni e pieni di sé, la cui ostentata “forza” se non è suffragata da reali capacità, li rende dei semplici guappi di cartone, ovvero persone buone solo a dar aria alla bocca.

Nella nota commedia Un turco napoletano (adattamento di un’opera di Eduardo Scarpetta), Enzo Turco veste i panni di un guappo di quartiere. Poi rivelatosi appunto…un guappo di cartone.

Annunci