Non è che il blocco note sia il divieto di diffondere musica

Ho acquistato un piccolo taccuino con penna incorporata, investendo ben 1 € da Tiger. Carta riciclata perché ho una coscienza. Carta riciclata probabilmente impastata da un bambino bengalese.

Ho deciso di portarlo sempre con me e provare a prendere nota di tutto ciò di cui prenderò nota.

Ho deciso di portarlo con me ed evitare di tenere a mente quel che devo ricordare.


In genere prendo appunti solo mentali. La memoria mi ha sempre funzionato bene. Soltanto che, per evitare di dimenticare ciò che ho mentalmente appuntato, le cose continuano a girarmi in testa e rimescolarsi e venire su come dopo aver mangiato la peperonata. Voglio quindi verificare se, scrivendole, io riesca a scaricarle dalla testa e ad avere la mente più libera.


Ho deciso di portarlo con me e fingere che mi interessi ciò che mi stanno dicendo tanto da prenderne nota.

È vero che potrei segnar le cose con il cellulare. Purtroppo su alcuni aspetti sono conservatore. Antico. Vecchio dentro.


Seppur una cassiera di Mercato Trionfale due giorni fa porgendo una bottiglietta si è riferita a me esclamando Questa è der ragazzetto. Non so se una persona debba offendersi o inorgoglirsi, in questi casi. Ma per quel poco che ho imparato da Roma ho capito che in realtà, così come qui a Napoli, ci sono cose che non bisogna chiedersi. È così e basta, non c’è giusto, sbagliato, brutto, bello, nero, bianco: Napoli e Roma sono fenomeni quantistici, dove tutto è niente e niente è tutto.


Le cose scritte a mano sono le migliori – Dinosauri conservatori contro la modernità

Ad esempio non mi trovo bene con gli ebook e credo che continuerò ad avere libri cartacei.

Ho deciso inoltre che la prossima casa in cui traslocherò dovrà avere un giradischi perché Spotify mi ha stancato.

Le persone hanno bisogno di un’àncora di sicurezza. Io ho bisogno di un ancòra. Che qualcosa ancora ci sia. Che qualcosa ancora prosegua.

Ho ancora dei posti miei.

Ho ancora delle persone vicino.

Ho ancora degli insegnamenti da ricevere.

I Melvins ancora fanno uscire dischi.

Tutto ciò è rassicurante. E degno di nota.

Il Vocaboletano – 27# – o’ scuorno

Viaggio al termine della notte

Quante volte vi è capitato di provare vergogna in una determinata situazione? Eccovi servita la parola di stasera: o’scuorno! Ossia la vergogna!
Ma da dove deriva questo termine? L’etimologia affonderebbe le sue radici nel greco. La parola “scuorno” infatti deriverebbe dal vocabolo ellenico αισχύνομαι che vuole dire appunto “vergognarsi”.
Altre ipotesi invece, come quella di un linguista, fanno derivare questa parola dal verbo scornare, che a sua volta deriva dal vocabolo “corno”, con L’aggiunta di una “s” iniziale che ha un valore privativo ed indica la perdita di qualcosa, nello specifico la perdita della durezza del corno, il cui quindi significato è
“senza corno o corna” cioè “scornato”. Per comprendere meglio il legame tra l’avere “scuorno” e l’essere scornati possiamo pensare ai cervi, a quando lottano per conquistare il cuore di un esemplare femmina e si scontrano utilizzando le proprie corna. Il cervo che per primo viene privato di…

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L’apostata del cuore – Comunicazioni di servizio

La pagina di consigli sentimentali che curo su questo blog può sembrare una rubrica umoristica. In realtà cerco davvero di offrire degli spunti di riflessione, per vie non convenzionali. È un esercizio di pensiero posteriore, che è come un pensiero laterale però considerato un po’ sfigato perché troppo vicino al buco del culo.

Le lettere che pubblico, a parte qualcuna scritta da me di sana pianta, le recupero online, magari adattando il testo per le mie finalità o aggiungendo parti non presenti.

Pensavo di non far nulla di male.

Se non che ieri pomeriggio ho ricevuto l’email che riporto qui sotto.


Egregio Signor Gintoki,

sono Uterina Cervice, Direttrice di Non solo pegging, portale di fashion style, glamour, new trends, love & sex e naturopatia anale. Ma credo che lei già ci conosca, quindi scrivo queste cose giusto perché mi piace leggermi.

Abbiamo fatto da palestra per molte tra le più quotate fashion blogger del momento, tra cui Romina Stracciamaroni e Maria Elisabetta Catarrosa e anche Chiara Ferragni seppur dalle sue successive scelte di vita abbiamo preso le distanze.

Seguo con interesse il suo blog o almeno così sembra dai miei feed RSS. Oppure è una delle mie stagiste che usa il pc per scopi personali al lavoro e dovrò licenziarla. Scherzo: mi paga bene – lavorare con noi è un grande privilegio e questo lo capiamo offrendo comodi pagamenti rateali ai nostro volontari – come potrei? Al massimo le farò causa.

Vengo subito al dunque perché mi sono già stancata: trovo assolutamente inappropriato l’utilizzo che lei fa delle lettere che i nostri lettori e lettrici ci inviano per chiedere un aiuto in amore e/o sesso e che noi pubblichiamo. Lei, oltre a copiare e ripubblicare tali lettere senza autorizzazione, fornisce consulenza sentimentale privo di alcuna qualifica. Per giunta, si fa anche definire Dottore. Io ho effettuato dei controlli e all’Albo dei Consulenti Sentimentali non risulta alcun Gintoki iscritto.

Lei crede che in questo campo ci sia spazio all’improvvisazione? Sa se fosse un mio collaboratore per quanti anni dovrebbe leccare le mie secrezioni dalla mia biancheria intima per riuscire a essere degno quel tanto che basta per mettere le mani su una tastiera?

Potrei anche forse accettare il desiderio di emulazione nei confronti della Testata che dirigo ma dalle risposte che fornisce si nota tutta la sua inesperienza, la sua presunzione e i suoi non risolti conflitti anali.

Lei infatti soffre chiaramente di Sindrome Sannitica.

Ricorderà in modo vago, data la sua ignoranza, l’episodio delle Forche Caudine in cui i soldati Romani furono costretti dai Sanniti non solo a passare sotto il giogo seminudi, ma anche a subire un atto di sodomia. L’episodio fu fonte di infamia e scoramento a Roma tutta.

I Romani, negli anni successivi, riuscirono poi a prendere via via il controllo dei territori dei Sanniti in varie battaglie, lasciando una scia di sangue nemico sul terreno.

Ebbene, lei vive la condizione di chi vorrebbe praticar la sodomia su una donna per esprimere il suo controllo e dominio e non vi riesce per un blocco mentale, perché inconsciamente vive l’atto come impuro, innaturale e lesivo della dignità e teme per questo di incombere in una tremenda punizione. L’unico modo per sbloccarsi sarebbe una sodomia, ma la sodomia è proprio ciò che le impedisce di sbloccarsi. A causa di questo Limbo in cui si trova, lei scarica la sua frustrazione sui nostri lettori sodomizzandoli con le sue parole.

Con la presente, dunque, oltre a invitarla a praticare su sé stesso della sodomia, la diffido dal proseguire le sue attività con la sua rubrica.

Per qualsiasi chiarimento voglia da me, la invito nuovamente ad autosodomizzarsi.

ps. per dimostrarle comunque la mia assoluta bendisposizione nei suoi confronti, al di là dello spiacevole e fastidioso equivoco tra di noi, le svelo in anteprima la copertina del prossimo numero della nostra versione cartacea, con una esclusiva speciale. Sperando di farle cosa gradita e umiliarla sbattendole in faccia il mio successo.

In Fede,

Uterina Cervice,
General Art Director & Stylish Manager


Sto valutando come approcciare una replica con questa persona, nel frattempo, in ogni caso, mi vedo costretto a sospendere la pubblicazione della rubrica.

Non è che un musicista di un libro sia interessato solo alle note

Ho un amico che ha un’attività di ristorazione e, come tutti gli addetti in questo campo, ha il problema ogni tanto delle recensioni fantasiose.

Di recente, una tizia gli ha messo un voto pessimo sul noto portale Trippa Visor. commentando così:

Mi aspettavo di meglio…e le polpette all’interno erano troppo tritate.

Cosa voglia dire non mi è chiaro. Come dovrebbe essere l’interno di una polpetta essendo composta da carne tritata? Forse la tizia si è risentita vedendosi propinare roba trita e ritrita?

La migliore fu un’altra tizia che mise una recensione negativa, senza neanche essere stata cliente del locale: semplicemente lamentava che le fu impedito di pisciare il cane nell’aiuola vicino ai tavoli, perché pare che faccia cattivo odore e a chi mangia non piace l’odore di cane pisciato nell’aiuola.

Costei secondo me aveva ragione: come faceva il mio amico a sapere che il piscio di quel cane puzzava? Certo, l’esperienza suggerisce che il piscio di cane non sia gradevole, ma siamo sicuri che tutti i cani di tutto il mondo facciano cattivo odore se pisciati? O è quello che la scienza vi vuole far credere?

Io comunque ho deciso che non lascerò mai più commenti negativi, a meno che non mi trattino proprio a pesci (o a piscio) in faccia. Magari un piccolo inconveniente o una serata storta possono pesare come un macigno se raccontati (male) in rete. Troppa gente oggi crede di avere una pistola carica in tasca mentre magari ha solo un pistolino al posto del cervello.

Mi è venuto in mente tutto questo discorso sulle recensioni quest’oggi, quando, aggiornando la mia libreria su Anobii, mi sono reso conto di non aver quasi mai recensito i libri che ho letto.

Anche se volessi farlo ora, per quelli letti in passato, non potrei: non ricordo nulla.

Non ricordo i libri che leggo.

Dal 2013 a oggi, da quando ho iniziato a catalogarli, ho letto 125 libri. Per un totale di 44.230 pagine. Più di 11mila pagine all’anno. Per fare un confronto, quando ero all’università se arrivavo a 2000 pagine di studio all’anno era un’annata record.

Non è che quei libri non mi piacessero o non mi interessassero: ricordo di ogni libro le sensazioni che mi dava mentre lo leggevo e il piacere di andare avanti per scoprire come proseguiva. Di alcuni ricordo la delusione una volta arrivato all’ultima pagina: non perché il finale fosse brutto, ma perché il libro era finito.

Forse leggo troppo veloce e non do il tempo al cervello di assimilare: ma neanche è troppo vero. Credo di dare a ogni il libro il giusto tempo: ce ne sono alcuni che per stile e struttura scorrono via veloci, come andare in bicicletta in discesa da un colle. Ce ne sono altri più “densi”, cui mi dedico invece poche pagine alla volta. Ad esempio in queste ultime due settimane ho letto due libri “in discesa”, mentre sono due mesi che mi dedico a Gadda, poche pagine alla volta, perché ha una scrittura più articolata e cimentarvisi per me è come attraversare un lago a nuoto. Il famoso Lago di Gadda.

Per fortuna o purtroppo non frequento circoli letterari e quindi nessuno mi interrogherà sul contenuto di un romanzo. Anche se è frustrante non ricordare particolari di libri anche famosi. A volte mi chiedo se valga la pena leggere cose che poi verranno dimenticate.

D’altro canto credo che, anche inconsciamente, ogni libro letto lasci comunque qualcosa nel lettore.

Può sembrare una conclusione trita e ritrita, ma vi prego non recensitemi male sennò vi piscio nelle aiuole.

“Molto forte, incredibilmente micino” a breve in tutte le migliori librerie

L’apostata del cuore – 20/07/2017

Dopo una pausa, rieccoci con nuove richieste di soccorso sentimentale! SoS Gintoki è qui 24 h su 24, a parte ore pasti, sonno, altre attività.

Vi lascio con questo aforisma  di Hermann Hesse Ohesse

“Amore viene prima del cervello, sul vocabolario. Ma non in quello inglese, dove è il contrario”.


Caro Gintoki,
hai presente Guido Catalano? C’è una sua frase che dice “Se tu fossi il sole, cazzo che freddo.” Ecco io sto così. Ho lasciato un uomo così, che c’era e non c’era e adesso sono persa, non so che giorno viene dopo.
Vulva Irritata, Sessa Pessi (SA)

Cara Vulva,
non ho presente la persona che citi. Fa il meteorologo? Mi ricorda una citazione di un poeta anonimo: “Se tu fossi il sole potresti giustificare con l’esposizione ai raggi l’herpes che mi hai causato”. Per il tuo problema ti consiglio di comprarti un calendario.

Caro Gin,
ho 44 anni, da 3 anni sto con una donna che vive a Parigi. Entrambi benestanti non abbiamo fatto fatica a vederci e a goderci la relazione, poi lei ha mollato tutto ed è venuta a Milano. Dopo tre mesi, lei in crisi personale piena è tornata a Parigi. Ora siamo di nuovo su e giù da aerei e dentro e fuori hotel. Se le dico che mi trasferisco nicchia, se le dico vieni tu piange. Però dice che non può fare a meno di me. A volte penso che non possa fare a meno soltanto della mia salsiccia. Dovrei chiudere? Il limbo non mi piace.
Fungo Atomico, Starnuto sul Naviglio (MI)

Caro Fungo,
incontratevi a metà strada. Dicono che a Digione facciano un’ottima mostarda. Può essere un buon condimento per la tua saucisse.

Caro Gintoki,
esco con un uomo da qualche mese, niente di serio fino ad ora, ma per me le cose stanno cambiando e vorrei dirgli:” o dentro o fuori”.
Ho però fatto l’errore, a inizio relazione, di dirgli: “Sentiti libero di vedere altre persone”…Ora sono preoccupata. Aiutami, questo mi piace…
Serba Rancore, Colite in Bagno (LE)

Cara Serba,
non comprendo la questione che poni. Lui ti ha capita e sta quindi facendo dentro e fuori con altre donne.

Caro Gintoki, le scrivo perché ho bisogno di parlare di quello che mi sta succedendo. Ho 42 anni, un lavoro e un marito. Poiché mi è difficile dire quello che mi sta capitando, soprattutto argomentarlo, lo dico e basta: mi sono innamorata di un’amica. E tutto da quel momento mi sta precipitando addosso. Mio marito ha letto alcuni messaggini che ci siamo scambiate e ha capito. Io ho negato, ma lui mi ha minacciato: «Lo dico a tutti». Io ho negato anche se sono certa di essermi innamorata, perché quando penso a lei mi batte il cuore e quando stiamo insieme e mi sfiora il cuore batte come mai prima. Ma è possibile scoprirsi lesbiche alla mia età? È come se la vita mi avesse messo davanti a una porta chiedendomi di scegliere. Aprirla significa rinnegare tutto il mio passato, mettere un’ipoteca sulla serenità futura, distruggere un matrimonio. Non aprirla però significa condannarmi all’infelicità, alla menzogna, alla negazione di me stessa. Io so che mio marito sarebbe capace di sputtanarmi con tutti i nostri amici. «Moglie indegna», mi ha detto l’altro giorno quando ancora ha tirato fuori la storia dei messaggini. Pretende che io smetta di vedere la mia amica e che vada da uno psicologo. Non so che fare.
Pippa Forte, Bagno di Sangue (LU)

Cara Pippa, io comincerei col dire a tutti che tuo marito è un imbecille.

Caro Gintoki,
mi sento brutta ogni volta che mi piace un uomo, a ogni primo appuntamento. Se poi quello che mi piace è oggettivamente bello, capita poco ma capita, mi sento inadatta in tutto e per tutto. Vengo rimproverata per quella che da tutti è considerata solo una sciocca insicurezza.
Come ne esco? Perché mi piace uno e, purtroppo, è anche bello.
Trovata Percaso, Vado Ligure Torno Piemontese (SV)

Cara Trovata,
conosco delle persone affidabili e discrete che per un compenso ragionevole possono sfregiare il tuo uomo e imbruttirtelo quanto basta. Fammi sapere.

Due anni fa, avevo 42 anni, un amico mi costrinse ad andare con lui al circolo a provare una lezione di paddle e da quel momento vivo nel tormento, estraneo a me stesso e a tutte le persone che mi hanno circondato fino a quel momento. E’ bastato guardarlo per capire che era una parte di me, un colpo di fulmine, chiamalo come vuoi. Qualcosa che fino a quel momento non avevo mai provato e che comunque avrei pensato di provare. Con mia moglie era stata una storia diversa, cresciuta sui banchi di scuola, la mia confidente, la mia sensuale compagna di letto, la mamma dei miei meravigliosi bambini. Tutto perfetto, fino a quella maledetta lezione di paddle, al giorno dopo quando siamo andati a bere un aperitivo, e a quello dopo ancora quando…. Sono un bugiardo, un vigliacco, un debole che non ha la forza di scegliere e di dire la verità. Lui minaccia di lasciarmi se non mi decido a stare con lui, mia moglie soffre perché mi vede distante e anche sgarbato. Non riesco a guardare in faccia i miei bambini e penso che se la vicenda diventasse nota loro ne soffrirebbero.
Salvo Ripensamenti, Francamente Meninfischio (PE)

Caro Salvo,
in effetti ammettere di giocare a paddle e trovarlo anche piacevole può far provare molta vergogna. Non potevi darti al calcetto?

Il Vocaboletano – #26 – Cofecchie

Una delle attività preferite dalle persone è quella di parlare e fare commenti alle spalle degli altri.

Questa pratica del far capannello e scambiarsi pettegolezzi sotto voce a Napoli è detta “Fa’ ‘e cufecchie”, fare le cofecchie. A volte più semplicemente si usa direttamente il verbo – derivato – cofecchiare come sinonimo di spettegolare, fare inciuci.

“Senti, sarà pure bravo a carte ma mi hanno detto che ce l’ha moscio”

Sembra un termine un po’ desueto e probabilmente lo è. Oggigiorno è più facile sentirlo utilizzato più nel centro di Napoli che in provincia.

La prima volta che lo sentii fu una decina di anni or sono. Una mia amica, indicando due nostri amici che avevano allungato il passo e parlottavano, disse “Stanno cofecchiando”.

Io annuii intuendo che si riferisse a qualcosa limitato a loro due, ma non conoscevo tale espressione. Pensavo fosse uno slang da bimbominchia.

Quando feci qualche ricerca e scoprii la mia ignoranza, mi emendai. Ma questa è un’altra storia.

Etimologia – Le origini sono incerte, ma sembrerebbero ricollegabili al greco antico κόβαλος, aggettivo che indicava il bugiardo, l’imbroglione, colui dedito a intrighi alle spalle degli altri.

A tal proposito, cofecchia vien talvolta ancora utilizzato per indicare una furbata, un inganno: non è inusitato sentir parlare di qualche manovra politica poco pulita riferendosi a essa come una “cofecchia”.

E, ancora, con riferimento all’agire all’insaputa del prossimo, fare le cofecchie ha anche un altro significato: è un’altra maniera per riferirsi al tradimento amoroso.

Alla prossima settimana e…non cofecchiate, con qualunque significato lo intendiate!

Non è che ti ammazzi di SEGA perché non hai manco un’Amiga

Non sono un videogiocatore incallito, per quanto ami concedermi momenti di puro piacere solitario con una PlayStation.

È per questo che mi capita di non essere tanto informato su alcune novità del mondo videoludico che a occhi altrui possono essere comuni e scontate quanto l’acqua calda.

Una delle ultime scoperte che ho fatto è che esistono canali di streaming dove c’è gente che guarda altra gente che gioca in tempo reale.

Il menù della mia PlayStation ha una sezione che raccoglie tutte le trasmissioni live.

La mia domanda è: perché mai dovrei guardare altra gente che gioca? Senza giocare a mia volta ma giusto per il piacere magari di commentare.

È come guardare un porno per il gusto di dare i voti alle prestazioni!

Non lo capisco. Sarà un mio limite o forse un trauma di gioventù.

Mi ricorda di quando mi trovavo a casa di qualcuno che aveva i videogiochi – all’epoca Commodore 64 o l’Amiga 600 o tutt’al più al massimo un sistema SEGA – e io potevo al massimo fare da spettatore.

– Posso fare una partita?
– No, lo rompi.

Disse una volta il tale mentre intanto stava dando uno strattone al joystick come se stesse tirando il collo a una gallina.

Certo capisco che ognuno sappia come trattare le proprie galline e quali siano le manovre giuste ma dal suono che usciva dal joystick quella gallina non sembrava contenta.

Pollame a parte, il più interessante fu quello che disse “No. Lo consumi”. In che senso? 10 minuti di partita comportano un’usura del materiale eccessiva? L’omino all’interno del videogioco chiede il prepensionamento per troppo lavoro?

La più classica risposta di diniego era comunque

– Tanto non sai giocare
– Se non provo mai è ovvio che non so giocare
– Appunto

Considerato quindi che ho già guardato abbastanza altre persone giocare non potendolo fare a mia volta, non credo quindi di aver tutto questo interesse alla mia età di osservare gli streaming di questi individui che, magari, erano proprio persone che nell’infanzia non lasciavano partecipare gli altri!

Com’è come non è, comunque, di guardare i porno invece non mi son stancato.

Ma lo faccio solo per dare i voti alle prestazioni.