Il Vocaboletano -20#- Pucundrìa

Viaggio al termine della notte

Buonasera linguisti! Siamo già arrivati alla ventesima parola di vocaboletano! Non potevo non farvi conoscere questo nuovo termine che è: a’ pucundrìa! per la traccia audio cliccate quì.
Veniamo al significato! Son certa che state pensando che il significato sia IPOCONDRIA, poichè la pronuncia è quasi simile al nostro termine ipocondria, ma in realtà vuol dire tutt’altra cosa.
Se si dice di qualcuno che “ten’ a’ pucundrìa”, vuol dire che sta soffrendo di una forte nostalgia, che è affatto da un senso di malinconia, che non può essere neanche definito tale, un misto di tristezza, che non è solo tristezza, di noia, di insoddisfazione, di mal di vivere, di solitudine, metteteci dentro tutti questi aspetti e viene fuori ‘a pucundrìa.
Io stessa l’ho provata molte volte, uno stato d’animo senza contorni, ma molto, molto profondo.
Pino Daniele ha scritto una canzone sulla pucundrìa.

Appocundria me scoppia / ogne minuto…

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Non è che devi dire alla gente di scansarsi prima di lanciare un prodotto sul mercato

Il marketing è tra le cose che mi affascinano di più.

La genialità sta nell’andare sempre incontro ai bisogni della gente, di prevederli o anche, come sosteneva Stefano Lavoro, di crearli laddove non ce ne sono.

Così, quando qualcuno ha iniziato a diventare oliodipalmafobico, sono iniziati a comparire prodotti senza tal ingrediente.

Quando ha preso piede la follia collettiva del mangiare senza glutine pur non essendo celiaci, i supermercati hanno raddoppiato gli scaffali di prodotti gluten free.


Almeno questo è un bene per i veri celiaci, ovviamente: 15 anni fa ricordo che una mia compagna di classe, celiaca, doveva andare a comprare il cibo a 20 km di distanza. Su ordinazione.


Il cibo gourmet. Passi quello preparato da uno chef stellato, ma che il pub di Giggino il zozzoso serva un panino 5 piani hamburger, bacon fritto, anelli nuziali di cipolla, cheddar esausto (il famoso cheddar una volta…) funghi tribolati (hanno subìto maltrattamenti) con soppalco (abusivo ma poi condonato) di parmigiana di melanzane con totale di 1500 calorie – contorno di patate fritte nell’Agip Sint 2000 escluse – e me lo faccia pagare 13 euro perché “è gourmet” mi sembra un po’ una truffa.

La guerra dichiarata da alcuni anni alle taglie 40 e ai modelli di fisico troppo distanti dalla realtà ha indotto molte case di moda a utilizzare modelle di taglie superiori e/o non ritoccate con Photoshop.

Anche in questo caso, può essere visto come un bene e un piccolo passo di civiltà. Io non posso fare a meno di vederlo come un semplice tentativo di crearsi e/o esplorare altre fette di mercato, con buona pace della civiltà.

Non voglio comunque entrare nel merito di ciò, anche perché c’è già tanta gente che dibatte su quale utilizzo fare del corpo femminile. E quelli che dibattono, tipo me, non hanno neanche un corpo femminile. Alcuni non hanno neanche un corpo ma solo una testa di cazzo.

Tutti gli esempi che ho fatto sono soltanto propedeutici alle mie riflessioni su come entrare nel mondo del marketing, in quanto prima o poi debbo decidere cosa fare da grande.

Ho pensato quindi a delle idee che, forse, in futuro potrebbero ispirare nuove linee di prodotti appositi dopo una adeguata campagna di sensibilizzazione sociale.

Il gluteo-free: secondo uno studio dell’Università di Baden-Baden, nel Baden-Württemberg (Baden-Germania, Baden-Europa Centrale) la costrizione continua dei muscoli delle natiche ad opera dei capi di abbigliamento (in particolare i jeans) sarebbe collegata all’insorgenza di patologie. A prescindere da quali esse siano, se c’è una patologia e si indossano dei pantaloni, il collegamento è immediato anche se i grandi marchi di abbigliamento tendono a negare.

Sarebbe quindi consigliabile indossare capi che lasciano le natiche scoperte. Tra le star questo stile di vita è già noto e tra le prime a proporre il vestiario salutista fu, in tempi non sospetti, Christina Aguilera, qui in una diapositiva durante una convention gluteo-free:

Il gluteo-free è una filosofia perfettamente compatibile con la propria vita, come dimostra questo distinto signore che si reca al lavoro in scooter:

– Un altro studio, comparso sulla rivista di divulgazione scientifica Confidenze (che confida nel fatto che tu non lo dica ai Poteri Forti), ha invece illustrato i vantaggi della dieta Vegana.

Il corpo umano, infatti, seppur celebrato come macchina perfetta, si presenta alquanto debole e fragile.

Ne sa qualcosa Actarus, che per difendere i Terrestri dai forti nemici guidati dal Re Vega, deve ricorrere a un’astronave-robot. Che cosa mangiavano mai i Vegani per essere così grossi e temibili?

Vegani soddisfatti dei loro fisici possenti frutto di una corretta alimentazione.

D’altro canto, Goldrake sconfiggeva i Vegani mangiando libri di cibernetica e insalate di matematica, quindi secondo alcuni dissidenti il segreto di longevità sarebbe una dieta contro-Vegana!

– Il Professor Vlad dell’Università Carpatica della Transilvania, infine, ha illustrato il suo punto di vista sulla dieta del gruppo sanguigno.

Secondo il Professore, una dieta ben bilanciata deve contenere la giusta alternanza tra A, B, AB e 0.

Non d’accordo con lui il Professor Van Helsing, ma quest’ultimo è pagato dalla lobby dei venditori di aglio.


Questo post non intende offendere o deridere coloro che, per scelta o obbligo di salute, seguono un regime alimentare particolare. Ha invece l’intento di offendere e deridere coloro che si auto-prescrivono regimi alimentari secondo gli orientamenti del webbe.


Se non sono riuscito nell’intento di offendere e deridere coloro che si auto-prescrivono ecc. mi emendo.


Non è che ti serva un artigiano per avere un bagaglio “a mano”

Sono riuscito a impacchettare tutto per il mio ritorno in Italia. Un grazie lo devo anche a Hajdeby: ci abbiamo veramente dato dentro insieme.

All’inizio ho avuto qualche difficoltà: il mio tubo era troppo grosso e non riuscivo a farlo stare perfettamente in posizione. Il risucchio comunque è andato poi che un piacere.

Hajdeby è la linea di sacchetti per sottovuoto IKEA.

Ora ho un intero armadio diviso tra valigia, zaino e borsa portacomputer.

Chiudere la valigia mi ha dato qualche problema. Uno dei vecchi sacchetti che avevo ha ceduto all’aria e ho temuto esplodesse lanciando i miei vestiti per la casa. Mi sono visto al rallentatore danzante tra boxer e t-shirt volanti come fiocchi di neve.

Fortunatamente non è volato nulla, a parte qualche invocazione ad Anubi perché dovevo ricominciare da capo.

Chiudere la valigia è come una guerra di posizione. Ogni millimetro di cerniera guadagnato costa sudore e sangue (dalle dita) e fatica. E sai che non devi mollare mai la presa perché rischi di dover tornare indietro e perdere più del doppio del terreno che avevi guadagnato.

Oggi ho avuto altri segnali che fosse veramente ora di levare le tende da questa città.

1) Ho perso l’abbonamento dei mezzi.

2) A casa poi ha bussato il postino che cercava il mio padrone di casa. Ho provato a dare spiegazioni ma non riuscivamo a capirci. Poi mi ha fatto:
– Sister?
– Eh?
E se ne è andato agitando le braccia. Probabilmente mi ha detto tu’ sorella.

3) Questo pomeriggio ero a un bar di Jaszai – Maródi Cukrászda, se ci passate. Ha delle buone torte – e un tizio al tavolino di fronte per un’ora buona ha tenuto in mano un piede della propria ragazza. Un piede attaccato al corpo, s’intende.

Bevevano il proprio shakerato, giocavano a un gioco con dadi colorati, chiacchieravano. E nel frattempo lei teneva il piede sinistro sulla mano sinistra di lui.

All’inizio pensavo lei fosse vittima di un infortunio e non potesse poggiare il piede a terra. Ma quando si sono alzati e lei ha infilato le ballerine, camminava normalmente.

Questo episodio di podofilia mi ha fatto capire di aver ormai visto e vissuto abbastanza qui e che fosse ora di andarsene, soddisfatto per il pieno di esperienze fatte. Quindi sono tornato a casa a terminare la guerra di trincea con la valigia di cui accennavo sopra.

Fa sempre strano chiudere la vita in un bagaglio.

A parte che suona anche macabro dire di avere la vita in un bagaglio. Per sicurezza, sul mio ho fatto un paio di buchi per farla respirare.

Non è che pianti una persona affinché cresca un po’

Una volta ho mollato una ragazza.

Detta così può far pensare a un triste momento. Pianti, recriminazioni, litigi, voli di piatti ed editoriali di Gramellini.

No, io l’ho proprio mollata fisicamente. Alla fermata dell’autobus.

Ero preoccupato di aver già troppo abusato del suo tempo, speso per portarmi in giro dato che non ero del luogo. Avevo il timore che non potesse rimaner fuori ancora a lungo e si sentisse in imbarazzo a dirmelo per non piantarmi lì.

Quindi per non essere mollato, ho preferito mollarla prima io alla fermata dell’autobus. Si fa sempre così.

In realtà poi c’è un’altra scuola di pensiero che prevede che invece di mollarla alla fermata dell’autobus avrei dovuto costringere lei a mollarmi alla fermata dell’autobus, ma a me non piacciono queste vili schermaglie.

Così, camminando, giunti alla tanto citata fermata dell’autobus, la scena è stata questa:

Lei: Dove vorresti andare ora?
Io: Beh…tu prendi l’autobus qui per tornare, giusto?
Lei: Oh…beh sì
Io: Ok…Cioè nel senso se devi andare…
Lei: Ah…Ok…allora io vado…

Visto che poi non mi sembrava volesse trattenersi, non l’ho trattenuta.

Visto che avrà pensato che la stessi cacciando, non si è trattenuta.

Poi il giorno dopo ci siamo chiariti chiarendo che siamo entrambi due imbecilli. Forse io di più ma il mio era un eccesso di gentilezza. E la gentilezza non è imbecille: è tonta.

È come quando ci si trova di fronte una porta a due ante e si incrocia qualcun altro e allora gli si tiene un’anta per farlo passare e lui tiene quell’altra per farvi passare e nessuno passa, salvo poi decidere entrambi di passare nello stesso momento e rischiare una collisione.

Quindi la soluzione è: essere irremovibili. Una volta che avete deciso che il tizio deve passare, voi rimanete piantali lì finché non decide di schiodarsi da quella cavolo di porta. Perché quel tizio lì è maligno: lasciandovi passare vuol mettersi in posizione di vantaggio e rivelarsi più gentile di voi.

Allo stesso modo, se per un equivoco, perché avete la testa piena di onanisti dediti all’onanismo mentale, decidete di mollare qualcuno alla fermata dell’autobus, siate coerenti e irremovibili nel difendere la vostra posizione di individui gentili che mollano le persone alle fermate dell’autobus e non permettete di farvi mollare!

Non è che se parli di Einstein sei superficiale perché stai facendo commenti sul fisico

Avrete visto in circolazione le foto della visita dei Trump’s al Vaticano, con il Papa che aveva l’aria allegra come uno in fila alla posta per pagare le bollette.

In realtà sembra che in altre immagini dell’incontro fosse più rilassato. Resta il fatto che le foto in cui sembra alquanto imbronciato mi hanno dato da pensare.

Sono le persone insospettabili quelle che ti sorprendono in negativo. Intendo, io non vorrei offendere nessuno di quelli che stimano Francesco, ma non mi sembra bello che una persona gentile venga a farti visita tutto allegro e sorridente – come lo era il buon DT – e nella foto ricordo che porterà con sé a casa propria dopo un così lungo viaggio per vederti tu abbia la vitalità del mio conto in banca a fine mese. Non sei una bella persona. Mi dispiace.

Un altro esempio di persona all’apparenza buona che ti sorprende in negativo ce l’ho vicino.

Tra me e le altre ragazze dell’ufficio ci si scambia commenti sulle cattive maniere (burpa, snorta, ha preso a cercare testimonianze delle sue radici nelle sue narici) del nostro Sam Tarly. Le stesse cose che riporto su questo blog, in pratica.

Aranka Mekkanica ho notato però trascende a mio avviso in malignità gratuite.

La settimana scorsa Sam ha cambiato la poltrona dell’ufficio con una normale sedia da scrivania, perché la pelle di finto vero ratto delle fogne in cui sono rivestite le nostre poltrone è alquanto poco confortevole. Con l’arrivo del caldo non è bello alzarsi e sentire il suono dello strappo della propria epidermide.

Aranka Mekkanica mi scrisse su Skype: Ma riesce a entrarci in quella sedia?.

Ieri: Sam, che è fumatore, sosteneva che il fumo ha anche i suoi vantaggi. Infatti accelera il metabolismo e brucia i grassi. Aranka Mekkanica mi ha detto di averlo guardato e pensato Ah davvero? Non mi sembra che su di te funzioni….

E, ancora, tutte le volte che ci troviamo a parlare di lui lei ne fa l’imitazione mimandone le dimensioni.

Comincio a pensare che tutto questo non sia del tutto giusto. Io di lui mi lamento, ma non faccio riferimento al suo fisico. Faccio riferimento al cattivo uso che ne fa! È una questione di criticare i modi, non l’essere.

Non si tratta di ipocrisia: è vero che tutti noi alla fine pensiamo cose negative sugli altri.

Credo che se venissimo a conoscenza dei pensieri delle persone per la civiltà umana sarebbe la fine.

Delle volte fa anche bene invece aprirsi ed esternare i propri pensieri, anche quelli che potrebbero sembrare non piacevoli.

Io ad esempio un giorno devo tenere un bel discorso di questo tipo:

Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell’affetto che meritate.

Un conto è l’esternazione di un pensiero, comunque, un conto è condividere una opinione direttamente offensiva e anche gratuita come quella riferita all’aspetto.

Il confine tra rivelare e non rivelare e il rivelabile e non rivelabile è molto labile, comunque, e credo che chiunque lo attraversi varie volte nella vita.

Farebbe bene guardarsi sempre intorno prima di attraversare.

Il Vocaboletano – #19 – Arrevotare

Siamo arrivati all’appuntamento 19 del Vocaboletano. Il successo che ha riscosso sinora è tale che si può dire che abbiamo proprio arrevotato!

Come? Non sapete cosa voglia dire arrevotare? Eh ma allora bisogna proprio spiegare tutto.

In senso letterale, arrevotare, dal latino volvitare (“volgere”, con il ri- iniziale che sta a indicare “volgere dall’altro lato”) vuol dire proprio rivoltare, verso la parte opposta.

Il termine è però usato in senso figurato: è raro infatti sentir dire di aver arrevutato un oggetto. Si usa, invece, per descrivere aggiungendo enfasi un’azione che crea sconvolgimento in senso positivo, tal da suscitare ammirazione e meraviglia in chi sta intorno.

Ascolta l’audio

Nel gergo giovanile è spesso diventata una spacconata, “Questa sera arrevutamm!”, immaginando una serata con donne che cadono ai propri piedi, sguardi di ammirazione e invidia da parte del popolo, divertimento e sconvolgimento assicurati.


Che poi il più delle volte si traduce nella storia dei pifferai di montagna che andarono per suonare e furono suonati.


A volte arrevutare può anche avere un’accezione negativa, nel senso di crear grande disordine. Ad esempio ricordo è un’accusa che mi è stata spesso mossa da Madre in quanto quando cerco qualcosa e non la trovo ho l’abitudine di mettere sottosopra tutto.

Ascolta l’audio

Un uso più desueto di arrevotare è quello con il significato di dar vita a una rivolta. La piazza s’è arrevotata!. Non succede tutti i giorni, quindi è comprensibile scompaia dall’utilizzo comune.

Spero con questo post di aver arrevutato la vostra serata e di non aver arrevutato casa vostra.

Non è che devi aprire un postribolo per farti la clientela

Da più di un mese ha aperto un bar vicino casa mia. È sempre vuoto in modo desolante.

Magari non ci va nessuno perché il caffè è orribile (il che, considerati gli standard dell’Estero, estende l’orribile a una nuova dimensione) o perché i camerieri sono antipatici (il che, considerati gli standard ungheresi, estende l’antipatia a una nuova dimensione).

O forse è perché, non vedendo nessuno all’interno, la gente si scoraggia e questo crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

È dura riuscire a farsi un nome e una clientela.

Va anche detto che il bar sembra anonimo e privo di stile e, si sa, lo stile è tutto. È il primo impatto quello che conta.

Ho deciso quindi di iniziare a dare consigli di stile. Non ai bar, perché non me ne intendo.

Però riguardo il fashion credo di poter dire la mia. Se non altro perché oggi è il must. E il must inoltre è dire must. Il must del must è fingere di essere impegnati in attività importanti e qualificate, come appunto scrivere di moda su internet facendo credere che sia attività importante e qualificata.

Oggi quindi vado a presentare il mio ultimo – perché nel negozio in cui vado di solito non mi faranno più entrare per vilipendio alla decenza – acquisto.

È un capo d’abbigliamento must have, qualunque cosa voglia dire. Anzi, è più di un capo, è il boss della lobby dell’abbigliamento:

La camicia è moderna e vintage allo stesso tempo, perché la moda 2017 vuole l’uomo che sa essere moderno tornando all’antico. Quindi sì al vintage, no alla Terra rotonda, sì al morbillo.

È il capo (anzi il boss) ideale per chi ama la natura, in particolare gli animali che, si sa, sono meglio delle persone che alla fine sono tutte false, a parte l’uomo 2017 che è l’unico vero e infatti questa camicia è vera per vere persone. Se provate a metterla su una falsa persona – ad esempio un cartonato o un manichino – vedrete non gli cascherà benissimo. È per questo motivo che nel negozio non era esposta su nessuna sagoma ma giaceva in un angolo buio: le persone false non possono averla.

Sta bene con tutto, come provano alcuni esempi qui sotto.


Per una uscita informale, ad esempio prendere una birra (oppure prendersi il bicchiere perché piaceva):


Per una elegante cena vegana:


Per un vernissage di arte moderna:


La versatilità e adattabilità della camicia è incomparabile, seconda solo a un parlamentare che cambia più schieramenti.

Se siete uomini del 2017 non potete non averla nel vostro armadio e vedrete che la vostra donna/il vostro uomo riconoscerà in voi un vero uomo 2017.