Non è che la moglie di Giuda indossasse calze 30 denari

La settimana scorsa ero seduto accanto al capo nella sala riunioni. A un certo punto, prima di parlare, ha schioccato la lingua.

L’ho guardato con ammirazione e sorpresa per il gesto. Lui avrà pensato che apprezzavo la bontà del discorso. In realtà non me ne importava né tanto né poco dei suoi vaniloqui.

Mi ritengo un buon lettore. Medio. Diciamo un tipo. Non brutto lettore ma simpatico.
Leggo molti libri all’anno, anche se mi secca non aver letto fino ad ora tutto ciò che avrei voluto leggere. Ci sono poi cose che forse avrei dovuto leggere ma non mi riesce perché non vi trovo interesse.

Nel romanzese*, schioccare la lingua è tra i cliché più comuni.


*Cioè la lingua dei romanzi.


Sembra infatti che dopo che ha aperto bocca sia necessario precisare che il personaggio abbia schioccato. Come se fosse una sorta di certificato di qualità dell’affermazione appena fatta. Se c’è schiocco non c’è inganno.

Nel momento in cui il nostro ha proferito verbo, inoltre, nessun altro personaggio presente risponderà: nei romanzi, infatti, tutti “replicano”, “ribattono”, “esclamano”, “contestano”.

Poi, quando nessuno se l’aspetta, fa la sua comparsa Lei. La donna con “le gambe fasciate dalle calze”. È tra i luoghi comuni più diffusi, che prolifera spesso tra le produzioni amatoriali di scrittori wannabe.

Io una così me la figuro sempre con le cosce ferite e scorticate e delle vistose fasciature intorno come medicazione.

Lo so che “fasciato” in senso esteso può riferirsi anche a dell’abbigliamento che avvolge in modo stretto.


Dizionario De Mauro.


È più forte di me, la trovo una forzatura. Le gambe fasciate non riescono ad avere credibilità letteraria per me.

E quel che mi sfugge è perché mai debba sempre comparire una donna con queste “gambe fasciate dalle calze”. Magari potrebbe indossare dei pantaloni, invece. Certo, poi molte donne indossano lo stesso delle calze al di sotto dei pantaloni. Ma di questo il narratore non potrebbe esserne a conoscenza per esibirsi nel proprio virtuosismo retorico fasciante. A meno che non sia un subdolo maniaco che spia all’interno dei pantaloni delle donne.

E mi domando: le donne con le calze si sentono fasciate? Gli uomini che vedono donne con le calze le considerano fasciate?

La mia unica esperienza con una calzamaglia risale a quando da piccolo volli vestirmi da supereroe a Carnevale. Desistetti quando realizzai che le mutande stanno meglio sotto che sopra.

Non mi sentivo fasciato quanto piuttosto imbecille.

Ecco, nel romanzese che vorrei dovrebbero esserci declinati più imbecilli. Sarebbe più vicino al cosiddetto Paese reale.


Che, se vogliamo, il concetto di Paese reale è anch’esso un cliché. Cos’è un Paese reale? Una monarchia? Un Paese concreto? Non ho mai messo piede in molti Paesi, questo non li rende reali? Siamo tutti reali ma alcuni sono più reali degli altri? Questo concetto potrebbe essere pericoloso e per tanto non lo declino in romanzese per evitare che qualcuno ne faccia un uso non congruo.


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Non è che per il bove un bel giogo duri poco

Ogni tanto lancio uno sguardo distratto alle vetrine dei negozi di giocattoli. Oltre che per ammirare qualche giovane mamma, lo faccio per controllare eventuali cambiamenti nei balocchi rispetto a quelli di quando ero bambino.

Credo sia questo il diventare anziani.


Mi riferisco a fare confronti con la propria infanzia, non il guardare le mamme.


Tra invasioni Marvel e Star Wars – sia maledetto Topolino e la sua industria – vedo che poco è cambiato. Omoni snodabili e pistole attentatrici oftalmiche esistono ancora e continueranno a farlo.

Qualche volta dovrei investigare sull’esistenza di altre tipologie di giochi: le minchiate.

La minchiata non è il robot gigante o l’astronave con le lucine. La minchiata è quella cosa che desiderano tutti ma che non si capisce a cosa serva e perché mai debba esser acquistata.

Quando ero piccolo c’erano molte minchiate.

Il Crystal Ball è secondo me un chiaro esempio.

Con crystal ball ci puoi giocare (crystal ball)
e tante cose da inventare (crystal ball)
ci puoi far cose divertenti (crystal ball)

Tante cose è un po’ pretestuoso, considerato che potevi crear solo delle bolle sgraziate. E le cose divertenti mi sfuggono, a parte calpestare con i piedi le bolle e poi andare in giro per casa con le scarpe appiccicaticce per la gioia di Madre che aveva appena lavato il pavimento.

Il CB puzzava di petrolchimico in modo inverecondo. Mi risulta sia ancora in commercio e con una formula diversa, più profumata e meno appiccicosa.

Ma io son sicuro che venti e passa anni fa inalavamo tanto di quel benzene che manco un ingegnere dell’ENI.

In tema di cose puzzolenti e dalla dubbia composizione chimica, le manine adesive delle patatine erano un altro bell’esemplare di minchiata. Fuffa allo stato puro, dopo averle tolte dalla confezione e lanciate contro il muro il loro effetto adesivo si azzerava. Una scuola di pensiero dell’epoca sosteneva che bastasse lavarle con acqua e sapone per farle tornare come prima.

Falso.

Così quando erano inservibili le appallottolavo e le lanciavo con la fionda.

Le manine, come accennavo, avevano un odore molto strano e sgradevole. Credo fossero comunque meno tossiche delle patatine che le contenevano.


Va detto che spesso io compravo le buste per prendere la sorpresa e gettare il resto.


In tema di tossicità credo che nulla potesse però battere i braccialetti di gomma profumati e dalle sfumature arcobaleno. Una minchiata così minchia che purtroppo non riesco a trovarne traccia nell’internet (che eppure di minchiate ne conosce!).

Apparvero dal nulla, così come nel nulla scomparvero. Si potevano comprare dal tabaccaio e nelle mercerie. Nel periodo in cui ero alle elementari diventarono la moda del momento, fino a che le mamme non cominciarono a boicottarli perché si diffuse la voce che fossero pericolosi.

In effetti col sudore tendevano a scaricare colorante sul polso, lasciando macchie che sembravano ecchimosi di manette. Senza contare che il profumo di cui erano impregnati non credo fosse prodotto con estratti bio di lavanda e jojoba.

Sulla loro tossicità a scuola fiorirono leggende metropolitane, come ad esempio il fatto che causassero addirittura la polmonite!


La correlazione tra colorante e polmonite mi sfuggiva, ma chi ero io per contraddire l’efficiente sistema informativo del passaparola scolastico?


Non ebbi mai un braccialetto colorato, perché il Gazzettino delle Mamme Apprensive arrivò a casa mia prima che potessi acquistarne uno.

Traendo le somme, con tutte le minchiate tossiche con cui siamo venuti a contatto da bambini credo che oggi dovremmo avere tutti dei superpoteri.

In effetti alcuni di noi sono diventati dei superminchioni.

Non è che l’impiegato nella galleria d’arte sia un “quadro”

Tanto tempo fa, almeno un paio di anni – che nel mondo di internet equivalgono a un’era geologica, giusto ieri infatti ho rinvenuto un fossile di MEDITATE GENTE MEDITATE del 2015 nel cranio di un imbecille -, su questo blog mi ero specializzato in liste.

Liste di persone, categorizzate in base alle loro specificità per identificarle e, se possibile, evitarle. Tutto questo per offrire un servizio pubblico, visto che c’è tanto bisogno di liste nella società.

Per riprendere le vecchie abitudini e offrire sempre di più al lettore, ho qui pronta una lista di individui che è possibile ritrovare, volenti o nolenti, come colleghi di lavoro.


L’Uomo Ombra
Non lo si vede mai. Forse non esiste nemmeno. Eppure se ne avverte la presenza oscura. Appone la sua firma sui documenti mentre voi vi assentate alla macchina del caffè. Contatta clienti anche se il suo telefono è impolverato dal 1990. Appare fisicamente soltanto se c’è un rinfresco aziendale, fa sparire qualche pasticcino e poi ritorna nell’ombra. Nessuno conosce il suo nome, l’amministrazione stessa ogni fine mese quando controlla le buste paga si chiede “Ma chi è questo qui che abbiamo a libro paga?”.
Frase tipica: – (nessuno l’ha mai sentito parlare).

Gola profonda
Colui o colei che tiene sempre aggiornati gli altri riguardo le proprie avventure sessuali, spesso con tal dovizia di dettagli che 50 Sfumature sembra un fumetto di Topolino. Di tali resoconti i colleghi farebbero ovviamente a meno, in particolare mentre stanno mangiando oppure revisionando un documento così importante e delicato che in caso di errori vedrebbero la propria testa finire su una picca. A Gola profonda tutto questo però non interessa, perché tutto ruota intorno al suo Ego.
Frase tipica: Ah, ti ho raccontato di…?

Il Dottor Stranodore

Il Dottor Stranodore ha sviluppato un efficace sistema di difesa della propria bolla prossemica. Spargendo nell’aria afrori molesti, come alito di gyros con cipolla e paprika, scarpa da tennis annata McEnroe ’79, ascella da autobus dell’Atac in sciopero bloccato a Corso Vittorio Emanuele, avrà la certezza di non essere avvicinato da nessuno. Il problema sorge quando è lui ad avvicinarsi agli altri.
Frase tipica: Ma sentite anche voi una puzza? Devono essere i lavori alle fogne qui di fianco.

Adolf
A dispetto dell’appellativo, l’Adolf non è una persona aggressiva. Ha soltanto il piccolo difetto di avere una concezione estrema di Lebensraum, ovvero di spazio vitale. Sentendosi troppo stretto all’interno dei confini della propria scrivania, l’Adolf comincerà a ritagliarsi spazio a danno dei vicini. I malcapitati, magari poveri stagisti posti come cuscinetto strategico intorno a lui, vedranno le proprie postazioni invase dalle sue carabattole. L’Adolf a volte è invadente anche a livello sonoro, costringendo gli altri a subire l’ascolto delle sue telefonate private o della musica che diffonde dalle casse del computer. Quest’ultima è una tattica di logoramento per costringere gli avversari alla resa e a concedere spontaneamente un Anschluss.
Frase tipica: Scusa, mica ti do fastidio se appoggio questo qui?

Occhio di falco
All’Occhio di Falco non sfugge niente, anzi le sue doti sono direttamente proporzionali ai vostri tentativi di occultamento. Più cercherete di tener nascosto quel pacchettino minuscolo che avete ricevuto poco prima di entrare in ufficio, più la sua vista si acuirà per individuare
– l’oggetto
– la forma
– il colore
– il costo
Come qualsiasi supereroe, l’Occhio di Falco è però geloso della propria identità e ci tiene invece a tener celate le cose che lo riguardano. Reagirà in maniera violenta ai vostri tentativi di intromissione nella sua privacy.
Frase tipica: Che cos’hai lì?

Ciccio di Nonna Papera

Probabilmente non è umano. Forse il suo stomaco contiene un buco nero. Con l’energia creata dal movimento continuo delle sue mascelle si potrebbe fornire elettricità a una città. Con le quantità di cibo che ingurgita si potrebbe sfamare una Nazione. Il Ciccio, nei cassetti non ha documenti e materiale da cancelleria ma provviste di cibo. Il suono che proviene dalla sua postazione durante le otto ore è soltanto quello di un crunch crunch continuo.
Frase tipica: Lo finisci quello o posso mangiarlo?

Legge 626
Risponde al telefono: lesione al timpano guaribile in giorni 30.
Finestra aperta: colpo di vento e dolore cervicale per una settimana.
Sposta il mouse: infrazione carpale con prognosi di venti giorni.
Suono delle sveglia: emicrania lancinante per giorni tre.
Il tutto sempre corredato da certificati rilasciati da un sedicente medico curante che in realtà ha il diploma da geometra. Acquistato online.
Frase tipica: Oggi non mi sento tanto bene…

Quinto Fabio Massimo ovvero Il Temporeggiatore
Per lui il tempo è un concetto talmente relativo che Einsten al confronto è un dilettante. Procrastinatore inveterato, qualsiasi cosa gli venga chiesta, qualsiasi cosa vada fatta, lui risponderà sempre con Poi vedo/Poi lo faccio/Poi telefono/Poi correggo.
Frase tipica: …(poi la scrivo).

Viaggi di nozze/Una mamma per amica
Viaggi di nozze è la classica collega che sta preparando il matrimonio. Comincia a fracassare le palle ai colleghi con questo argomento 2 anni prima delle nozze, ma probabilmente sta solo ripetendo discorsi che già faceva quando era bambina. Un giorno parlerà del vestito, un altro del luogo della cerimonia, un giorno del menù, un giorno del vestito di lui…per poi cominciare ciclicamente da capo perché nel frattempo saranno sorti imprevisti o saranno emerse cose nuove, anche se, gira e rigira, non si sa come alla fine tornerà sempre alle idee di partenza.
Attenzione: l’esemplare Viaggi di nozze non si spegne con il matrimonio e il resoconto del seguente viaggio. Un giorno si trasformerà in Una mamma per amica e qualsiasi suo discorso verterà sui figli e, in casi gravi, tale processo può durare fino a che il figlio non va all’università.
Frase tipica: Guarda questa/o che carinaaaaaaa/ooooooo (mostrando, a caso, foto di abiti da cerimonia, case, hotel, spiagge, neonati a caso, cucine, girarrosti, creme per arrossamenti anali…)

Dead man walking
Il contratto a progetto reclutato per coprire quello che è partito per un giro intorno al mondo di tre mesi. Lo stagista cooptato grazie a Fondi Regionali+Borsa di studio+Bollini spesa Coop+Sovvenzioni genitoriali, insomma a gratis, che spera di essere assunto anche se l’azienda non firma un contratto dal 1980. Il tempo determinato che non verrà rinnovato perché la ditta è in crisi. Insomma, quello cui è meglio non affezionarsi perché tanto alla fine muore. Ma tanto in fondo se deve succedere, meglio a lui, è giovane, a 35 anni ha modo di fare esperienza.
Frase tipica: Beh dai almeno fa curriculum…

Non è che se Gesù ti ama tu rispondi che volevi solo del sesso

Quella che seguirà è una lettera aperta che al tempo stesso vuole essere un manifesto di un’intera generazione. La paura del fallimento, l’incubo della disgrazia, attanaglia le nostre menti e cosí, in cerca di un palliativo “vitale”, ysingrinus ed io abbiamo cercato di esorcizzare i nostri timori.

Quale modo migliore per tollerare la sconfitta che esternare direttamente la paura di venire sconfitti? Quale modo migliore di venire sconfitti se non di fronte ad un’iconica immagine del sesso e, di conseguenza, della nostra linea temporale?

Non esiste modo piú dignitoso per affrontare la vita, non esiste modo piú dignitoso per venire sconfitti dalla vita, che affrontando la questione sessuale con un’attrice porno.

Noi chiediamo, eliminando la paura di fallire, sperando di riuscire.


Alla cortese attenzione della Ill.ma Sig.ra Nappi Valentina, Pre.ma professionista dell’intrattenimento sessuale,

Buonasera (o buongiorno o buon pomeriggio a seconda dell’orario in cui leggerà questa mia),

mi chiamo Gintoki, ma lei può anche appellarsi a me come Gatto.

Un amico mi ha detto che lei offrirebbe il prodotto che reclamizza (nella fattispecie: del sesso) in modo spontaneo e gratuito, previa presentazione di un test HIV recente.

Non ho trovato riscontri ma in ogni caso le scrivo questa lettera perché non si può mai sapere. È lo stesso principio con cui vado a votare: non si può mai sapere se ne verrà qualcosa di buono.

Infatti non ho mai saputo niente di buono.

I miei test sono sempre stati positivi. Positivi nel senso che l’esito aveva una connotazione positiva: nel caso specifico del test HIV era negativo, il che è un risultato positivo. Solo una volta ho avuto un test negativo e non era per niente positivo: una versione di greco in quinta ginnasio in cui presi 4,5 come voto. Il punto più basso della mia carriera di umanista.

Le rendo noto questo punto perché mi piace essere chiaro con le persone con cui entro in intimità.

Allo stesso modo mi preme sottolineare che questa non è una ricerca di sesso facilmente accessibile da parte di uno additabile come ‘morto di figa’.

Prova è che le sto scrivendo da vivo.

Non posso escludere che, il giorno della mia dipartita da questo mondo, un esame autoptico approfondito possa trovare sul mio corpo tracce di assunzione di figa e che questa possa essere collegabile al mio decesso.

Ma se dovessi scommettere sulle cause della mia morte ora come ora metterei nella lista, in ordine di pericolosità:

  1. Distrazione
  2. Rotture di coglioni con conseguente emorragia dal sacco scrotale
  3. Olio di palma
  4. Esposizione a radiazioni per la scissione del PD
  5. I Poteri Forti
  6. Il tifo (inteso quello calcistico)
  7. Sarcasmo nel luogo sbagliato
  8. Poteri Così Così che non sono forti abbastanza a causa dei Poteri Forti
  9. La Figa
  10. Qualsiasi altra causa di morte

Dato che siamo ormai siamo in confidenza, le voglio confessare che l’atto ha un’altissima probabilità di concludersi con un fallimento da parte mia.

Soffro di ansia da prestazione.

Ho così tanta ansia che alla riunioni di lavoro non ho modo di accomodarmi che sono già venuto alle conclusioni finali. La cosa mi ha aiutato nel mio ruolo di arrampicatore aziendale perché appaio perspicace e intraprendente, ma mi ha attirato l’astio dei colleghi, generando in me ancor più ansia.

Stanco di dover convivere con le paure ho deciso di affrontare i miei demoni e di rivolgermi a lei.

Lei, che in qualità di attrice del mondo del porno rappresenta per noi tapini e derelitti quello che la Balena Bianca era per il Capitano Achab.

(A scanso di equivoci vorrei sottolineare che non c’è alcuna implicita offesa o insinuazione nelle mie parole. L’esempio della balena non ha alcun riferimento estetico. Trovo anzi che lei si mantenga in perfetta forma nonostante vada verso i trent’anni).

Spero quindi che accoglierà favorevolmente la mia richiesta. Come disse il Saggio, È meglio aver copulato e fallito che non aver mai copulato.

Ringraziandola per l’attenzione dedicatami, porgo i miei più ossequiosi saluti e mi rendo sin da subito disponibile per un colloquio orale.

Gintoki

Non è che la ragazza perspicace ti tiri giù dal letto al mattino perché è una sveglia

L’essere umano è un animale sensibile. Basta poco per alterare il suo equilibrio psico-fisico. O almeno è ciò che ci dicono i venditori di lactobacilli e di compresse effervescenti.

Vero è che l’ambiente che ci circonda influenza il nostro umore.

A me ad esempio può indisporre chi prova a entrare in bagno mentre sto urinando. Non perché la cosa mi blocchi: noi maschi possiamo ritenerci fortunati, fin da piccoli siamo abituati a innaffiare coi nostri idranti in libertà, come tanti Grisù, senza subire condizionamenti pudici come in genere accade per le femmine. Quindi se qualcuno volesse entrare in bagno mentre il rubinetto è in funzione sarebbero problemi suoi, non miei.

È l’atto stesso del disturbo dell’azione che è tediante. L’interruzione di un breve momento di pace intima oltre che di riflessione. Non so per gli altri, ma per me anche una breve pisciata è un’occasione per meditare sulla mia vita.

Disse il Buddha: Noi siamo quel che pisciamo.

Minzioni a parte, questa mattina ho provato a intervenire su uno di quei disturbi che alterano l’equilibrio psicofisico. E senza assumere lactobacilli.

Ho cambiato suoneria alla sveglia del telefono.

Ho sempre avuto problemi con il suono delle sveglie. Quelle meccaniche da pochi euro sono logoranti per il sistema nervoso.

Quelle del cellulare sono oltremodo fastidiose.
Alcune sembrano mixate da Skrillex. Mi chiedo chi riesca ad alzarsi rilassato in questo modo.

Altre, quelle con i suoni della natura, sembrano tutto fuorché naturali.

Le onde del mare ricordano la cassetta del water che si riempie. La pioggia, un bagno che si sta allagando. Gli uccelli, che stanno scassinando una vecchia porta che cigola.

Sono andato avanti a tentativi, mal sopportando ogni risveglio, fino a che non ho trovato e scaricato la sveglia che fa al caso mio:

Sto scherzando. È questa:

Com’è come non è riesco a svegliarmi in maniera più rilassata.

Ma ora vorrei decapitare degli Stuart.

Non è che il no global debba usar le tenaglie per combattere le grandi catene

Nel 2018 dovrebbero aprire i primi Starbucks a Milano e Roma. Saranno luoghi-test per capire se il business può funzionare espandendosi a macchia d’olio di palma nelle principali città italiane.

Mi è capitato più volte di utilizzare uno Starbucks per scroccare una connessione internet. È tra i posti più comodi per farlo, al ragionevole prezzo di una tazza di sciacquatura di tè. Una volta ho guardato in streaming due partite di calcio di seguito lì dentro: in un bar mi sarebbe costato di più e nei momenti di noia non avrei manco potuto aprire una finestrella su un porno.

Non voglio entrare nel merito della polemica tra quelli che, infantili, esultano per la notizia dello sbarco in Italia della catena e quelli che, allegri come uno stoppino consumato, li contestano vedendo segnali di una prossima fine del Mondo in questo. Mi annoio con le polemiche. Pur essendo io stesso un polemista un polemizzatore un polemizzante uno che fa polemiche, ammetto.

È solo che a me paiono tutti tanti poveri fessi. I contestati, i contestatori, i contestati che contestano i contestatori. Odio le fesserie.

La mia idea riguardo posti del genere è che si tratti in realtà di non-luoghi. Quando vi si accede non ci si sta accomodando su una poltroncina. Ci si sta sedendo sull’idea.

Starbucks, McDonald’s, IKEA, H&M: sono venditori dell’idea. L’idea è uguale a sé stessa ovunque, in ogni tempo, in ogni dove.

Tutto ciò bisogna ammettere che sia molto confortante. A me fa bene sapere che, ovunque mi trovi, io possa comprare i medesimi boxer a strisce o a fantasie ridicole e le stesse camicie a quadri.

Una volta dimenticai una giacca sul treno. Una pezza da 15 euro in saldo. Ma era pur sempre la mia pezza.

Mi serviva qualcosa da mettere sulle spalle per quando fosse arrivata sera. Avrei dovuto cercare nei negozi in una città che conoscevo poco, ma non mi andava di girare a vuoto. E avrei recuperato ciò che cercavo, senza spender molto? Per fortuna che c’era un H&M e potevo andare a colpo sicuro.

È comodo. Ma anche spersonalizzante.

L’idea che propugnano i venditori di idee è quella di fare in modo di poterti sentire a casa ovunque. In qualsiasi parte del mondo ti trovi, avrai un posto familiare perché uguale a quello che hai lasciato partendo.

Ma quando io passeggio per grandi centri cittadini e vedo le stesse idee, non mi sento a casa. Al contrario, non so più dove sono. Tanti non-luoghi mi fanno sentire in un grande non-luogo.

Un uomo saggio una volta disse che casa è quel posto dove puoi cagare.

Io da Starbucks non ho mai cagato e mai lo farò.

Però l’ho fatto più volte in diversi aeroporti.

Anche se il servizio che offrono – i viaggi aerei – è lo stesso, gli aeroporti si presentano con modi e stili differenti. Talvolta anche idee.

Quindi agli entusiasti di Starbucks – anche se non gliene importerà nulla – voglio dire che casa mia è grande come un aeroporto.

Possono vantarsi dello stesso, loro?

Il Vocaboletano – #5 – Fareniello

Ridendo e scherzando siamo arrivati alla quinta puntata del corso di napoletano facile, tenuto da me e crisalide77. Vi ricordiamo che la versione che trovate in edicola è priva di olio di palma, di glutine, di grassi insaturi, di glutammato e di proteine animali. Però è radioattiva perché stampata su fogli di amianto.


Ieri era San Valentino per chi non se ne fosse accorto: spero che, durante la giornata, nessuna fanciulla sia stata importunata da chi sperava di far conquiste amorose con modi stucchevoli. In una sola parola: da un fareniello.

Si definisce in questo modo il bellimbusto che si profonde in smancerie, fa mille pose e moine per apparir simpatico a tutti i costi, ottenendo al contrario di risultar sgradevole. Cascamorto lezioso e untuoso, il fareniello crede di essere intrigante e supera ogni limite di decenza. Interessato solo ad apparire, si piace e si compiace unicamente di sé stesso.

Origini
La storia dietro il termine risale al Teatro di prosa del ‘700.

Nelle rappresentazioni teatrali tra le figure più comuni in scena c’era quella dell’amatore, del seduttore brillante, del Don Giovanni di turno. Tale ruolo era affidato a giovani di bell’aspetto e intraprendenti. Considerando però che la carriera di un attore non si esaurisce nella giovinezza, per continuare a calcare le scene in quel ruolo c’era chi si truccava per non mostrare i segni del tempo.

Dato che i laboratori Collistar non erano ancora aperti a quel tempo, per apparire giovane l’attore si spalmava in faccia un impiastro casalingo a base di farina. Una farinata. Più passava il tempo e più farina occorreva gettar in faccia con la cazzuola, esasperando anche gli atteggiamenti per sembrar giovanili. Il risultato era caricaturale e ridicolo, tipico di una persona che vuol apparire e sembrare ciò che non è.

Proprio come fa un fareniello di oggi.

Nel linguaggio comune ci si è spostati dai palchi alla strada, dove i moderni damerini continuano a mettere in scena le mosse del fareniello. Non è raro inoltre essere bonariamente canzonati dagli amici quando ci si appresta ad approcciare una donna, al suon di “vai a fare un po’ il fareniello?”.

Perché il fareniello, da buon attore, abbisogna sempre di un pubblico.


Un piccolo aneddoto: anno 2005, tra i banchi dell’università ricordo uno studente che amava mettersi in mostra e che voleva sembrare acculturato snocciolando curiosità storiche. Era alto un metro e sessanta ma quando si esibiva nelle sue smanciose pose sembrava crescere di venti centimetri in altezza. A un certo punto ha raccontato, alla ragazza con cui faceva il brillante, le origini del termine fareniello. Lì ho temuto si stesse per aprire un paradosso spazio-temporale e che un buco nero ci avrebbe risucchiati: un fareniello che racconta del fareniello è un vero corto circuito.

Non è che per aprire un discorso serva la parola chiave

Sembra che in una conferenza sul tema “Il rapporto tra i giovani e Internet” la Ministra Lorenzin abbia affermato che l’80% dei contenuti di internet sia pornografia e che su internet ci si compri la droga. E se si scrive marijuana su Google vengono fuori canzoni che inneggiano a drogarsi.

A parte il fatto che la Ministra è evidente che sia una fan di Scrubs, perché rielabora una teoria del Dr. Cox, non sono in grado di confermare il resto. Sono anni che cerco di reperire droga su internet ma finisco sempre sui sito porno.

Controllando i termini di ricerca che hanno condotto per caso a questo blog qualche ignaro visitatore, debbo constatare una propensione al porno, comunque.

inutili smancerie cerume
Bisogna andare subito al sodo col cerume, senza perdersi in salamelecchi.

l’imbianchino non viene
Forse ha dei problemi col proprio…pennello.

video porno se ti chiamasse per un altra pizza
È ovvio che nessuno ordinerebbe un’altra pizza dopo averne già mangiata una: è tutta una scusa per attirare l’ignaro fattorino e indurlo in situazioni porno.

paperina si veste senza mutande
E sapessi poi quella topa di Minni che combina!

come chiedere a una persona il proprio voto
Il voto non si chiede: si compra. Ma dove vivi?

benedetta parodi youporn
E io che pensavo si limitasse a video di cucina.

sasha grey con cetriolo
Ho capito, è uno scambio culturale: la Parodi va su YouPorn e la Grey in cucina!

video porno blogspot cristina parodi
La sorella invece per non essere da meno si lancia anche lei nel porno!

la televisione italiana è un puttanaio catodico
Colpa delle sorelle Parodi.

frasi su babbo nataleporno
Del tipo “A Natale ti poggerà il pacco sul retro”?

pegging al mattino
Per cominciare la giornata con la giusta…spinta alle spalle.

sto zitta perche se parlo dico solo stupidaggini
Sono d’accordo, ma dovresti evitare anche di scrivere.

quelli del risvolto
Sono brutte persone.

intercalare eh
Eh.

la signora non porta le mutande porno
La signora è una donna pudica e morigerata e non mette mutande porno: problemi?

io che di ignoranza ho fatto virtu
E spero che almeno una laurea honoris causa all’Università della Vita ti sia stata conferita!

mi perdo nella mia acqua del sentimento
“Oh! Ma sono tutta…madida di acqua del sentimento, laggiù!”.

qui non c’è scritto paganini
Puoi ripetere?

perchè si chiama divisa
Perché sono due pezzi. Se fosse uno solo la chiamerebbero intera, no?

se mi sgama qualcuno con i maschi, sono morto anche perché abito in qu
Cos’è successo? L’hanno sgamato mentre scriveva? Ha realizzato all’improvviso che fosse meglio non scriverlo per non essere sgamato? Che angoscia.

in che anno sono arrivati i citofoni
L’anno in cui sono nati i Testimoni di Geova.

Diario di una Pest – Viaggio

Per dare un senso alla mia presenza in Ungheria e offrire un servizio pubblico (e non pubico, cioè un servizio del c.), vorrei inserire nel blog una rubrica con alcune informazioni utili per chi, per svago, lavoro o traffici illeciti volesse recarsi a Budapest. Comincerei, in modo banale, dalle informazioni sui trasporti.


Le seguenti informazioni sono aggiornate a febbraio 2017.

Voli
Le compagnie low cost che collegano l’Italia a Budapest sono due:

  • La Ryanair con voli da/per Bergamo (Orio al Serio), Pisa e Roma (Ciampino);
  • La W!zz Air, compagnia di bandiera ungherese, con voli da/per Catania, Lamezia Terme, Bari, Napoli, Roma (Fiumicino), Bologna e Milano (Malpensa).

Se poi vi sentite mossi da spirito nazionalista – visto che è lì lì per fallire  – potreste sborsare dai 120 ai 200 bigliettoni per un volo con Alitalia, per viaggiare come su una low cost ma con in omaggio un panino di plastica come snack gratuito. Potete mangiarlo o pastrugnarlo con le mani per rinforzare i muscoli.

W!zz Air
La W!zz fa pagare qualsiasi upgrade. Deve probabilmente ancora finire di rimborsare i geniali ideatori del logo col punto esclamativo ed Elton John per i diritti sulla livrea viola e fuxia.

Il bagaglio a mano piccolo – per intenderci, quello che riesce a entrare sotto il sedile – è gratis, quello più grande (56X45X25 CM) costa:

  • 18 euro se acquistato con la prenotazione
  • 20 euro se acquistato dopo la prenotazione
  • 35 euro in aeroporto
  • 1 anno di carcere se lo tirate addosso alla hostess per frustrazione.

Io seleziono sempre il bagaglio a mano piccolo (42X32X25 CM) e poi contestualmente acquisto l’imbarco prioritario (5 euro), che dà diritto a portare un ulteriore collo con sé, dalle dimensioni massime di 40X30X18 CM. Come collo aggiuntivo porto con me la borsa del portatile e la riempio di roba. In pratica complessivamente è come se portassi il bagaglio di un trolley, ma a un prezzo inferiore.


Non so se la mia strategia abbia una falla o meno – nel caso non l’ho ancora individuata -, però mi ci son trovato bene.


Non dimenticate di fare il check in online.

Mezzi alternativi
Esiste un comodo (!) autobus notturno della Baltour che fa Firenze (h 17:00)-Bologna (19:00)-Padova(20:45)-Venezia(21:20)-Trieste(00:15)-Città sconosciuta ungherese-Altra città sconosciuta ungherese-Budapest (8:00 del giorno seguente). Attenzione alla posizione in cui vi addormentate. Non è bello portarsi via un bracciolo dei sedili perché vi è rimasto incastrato nello sterno.

L’aeroporto
Volando con una low cost, a Budapest vi verrà riservata l’area poveracci. Infatti i gate dal 12 al 19 dell’aeroporto di Ferihegy sono disposti in un capannone di lamiera, cui si accede tramite una passeggiata in mezzo a un percorso di ferro che sembra quello di un mattatoio.

Una volta atterrati, se siete fortunati troverete la navetta sotto l’aereo, altrimenti, come è successo a me una volta, vi farete una passeggiata di qualche centinaio di metri al freddo e al gelo fino all’uscita.

Arrivare in centro
Usciti dall’aeroporto – è molto piccolo – a sinistra troverete la zona taxi. Si prenota al chioschetto, dove vi daranno il numero del vostro mezzo. Una corsa in centro costa in genere tra i 20 e i 25 euro. Il viaggio dura una ventina di minuti. I tassisti non sanno l’inglese o lo sanno molto poco. Il prezzo della corsa sanno scandirlo benissimo però.

A destra, invece, più avanti c’è la fermata del 200E, l’autobus che fa il tragitto Aeroporto – Kobanya Kispest (kobània kishpèst), capolinea della metro 3 (la linea blu) che arriva fino in centro. In genere i turisti che alloggiano in centro scendono a Deak Ferenc Ter (dèak fèrenz ter), dove si incrociano metro 3, 2 (la rossa) e 1 (gialla), senza contare poi tutti gli autobus che passano di lì. Per arrivare occorrono in media una 40ina di minuti e un centinaio di bestemmie contro quelli che sull’autobus sono d’intralcio perché non scorrono in fondo.

Se la metro è chiusa bisogna scendere prima, ad Határ e prendere un bus notturno.

Il biglietto si acquista alla macchina automatica presente alla fermata.  Accetta anche carte. Conviene comprare direttamente un abbonamento, che è valido per tutti i mezzi. Il listino prezzi è consultabile qui.


La BKK, la società che gestisce i trasporti, ha anche una app per cellulari (in inglese) con cui è possibile controllare orari dei mezzi e programmare spostamenti: ad esempio è utile per andare da un punto all’altro conoscere i mezzi da prendere e la durata del viaggio.


Esiste poi il minibus della W!zz Air, che con 5 euro fa il tragitto Aeroporto – Deak e con 10 euro Aeroporto – Luogo dove alloggiate. Si prenota online. È comodo quando si arriva di sera tardi (l’ultima corsa della metro parte alle 23:30 dal capolinea) o quando al ritorno c’è da prendere l’aereo molto presto al mattino (la prima corsa parte alle 4:30).

È inutile fare le corse per raggiungere il minibus – si prende nell’area parcheggi andando a sinistra dell’uscita dell’aeroporto. Il bus si piazza di fronte la macchinetta per il pagamento della sosta -, tanto parte a orari fissi. Se tutti i passeggeri prenotati sono già a bordo, parte anche prima. Altrimenti bestemmierete perché voi siete lì da mezz’ora e state attendendo due imbecilli che si presentano con molto comodo.

Post in aggiornamento

Non è che alle casseforti piacciano gli incontri per combinazione

Tra i torti che si possono fare al prossimo c’è il “Ti presento qualcuno”, per robe di accoppiamenti come rimedio alla singoltanza.

Parlo di torto nella fattispecie di un incontro combinato senza una richiesta esplicita da parte del soggetto coinvolto.

Ricordo una uscita a quattro a mia insaputa del lontano 2005 o 2006.

Il mio amico mi propose di uscire un sabato sera, lui, la fidanzata con cui da poco stava insieme e “amici di lei”. Ricordo benissimo che parlò al plurale.

E invece eravamo in quattro. I novelli amanti, io e Renata (nome di fantasia che indica però un nome maschile poco comune declinato al femminile).

È evidente che la fidanzata del mio amico, sentendosi in colpa per aver rotto il ciclo di zitellanza nel gruppo – composto da tre ragazze -, si fosse caricata del compito di ripulirsi il karma sistemando anche le amiche. Cosa che non mi sarebbe dispiaciuta se avessero coinvolto non Renata ma l’altra del gruppo, cioè Giorgiona (nome di fantasia che cela nome di pittore affine declinato al femminile), che aveva un che di intrigante e robe di piercing e tatuaggio. Purtroppo Giorgiona provvedeva da sé ai propri bisogni fisici e non gradiva interferenze, senza contare una lunga storia di prendimenti e lasciamenti e robe di ungulati cornuti con un ex ragazzo storico.

Andammo in un locale con musica chill e jazz e luci spente. Un posto così oscuro che per leggere il menù usai l’accendino, accorgendomi di star sfogliando il catalogo delle canzoni del karaoke. Mi fermai prima di ordinare un Balla al gusto Umberto Balsamo.

Durante quella sera mi comportai da perfetto cafone. Quando mi accorsi che si trattava di un’uscita combinata decisi di boicottare l’intera serata. Non ordinai da bere, non rivolsi mai la parola alla povera Renata né alla fidanzata del mio amico. Con quest’ultimo mi intrattenni a parlare di calcio.

Usciti dal locale, dopo essersi consultata con Renata, la fidanzata propose di far due passi. Lei e il mio amico procedevano davanti, lasciando noialtri indietro, forse sperando di stimolare una qualche conversazione. Io persistetti nel mio silenzioso dissenso.

Fu un comportamento orribile. Non è per discolparmi, ma io un tempo non ero affatto civilizzato e adatto a stare in società. Col tempo giuro di essere migliorato. Oggi so anche stare a tavola senza grufolare nel piatto.

Non fui più invitato a uscite di questo tipo da parte loro. Renata non si vide più nel gruppo. Venni a sapere che aveva trovato un ragazzo e non frequentava più le amiche. Per egocentrismo mi sento responsabile, perché immagino che sarà rimasta così scottata dalla sgradevole esperienza da aver ripudiato la sorellanza.

Ogni volta che leggo di donne che lamentano uscite orribili con individui improponibili mi sento chiamato in causa, perché io stesso sono stato un improponibile.

Quindi chiedo scusa al mondo femminile e anche a quello maschile per la pessima figura. Ma qualcuno doveva pur sobbarcarsi il peso della croce del dissenso in risposta agli incontri combinati.


A qualcuno potrebbe saltar l’uzzolo di domandare come si presentasse esteticamente Renata. Non lo ricordo. Nella mia immagine aveva questa massa di capelli che le pioveva davanti il viso lasciando scoperti solo naso e bocca. È probabile fosse meno capellona di così ma nel corso degli anni i ricordi si riscrivono e ora è affetta da iperespansione tricotica.


Il vocaboletano – #4- ‘o canzo

Viaggio al termine della notte

Siamo arrivati al quarto appuntamento con la consueta rubrica di napoletano tenuta da me e dal mio gatto-socio Gintoki.   Potrete trovarla in formato tascabile dal vostro edicolante di fiducia,  ed anche in versione digitale con tanto di pronuncia, sia mia che del vostro fidato  felino.   Tra non molto sarete già in grado di aggirarvi per Spaccanapoli senza destare nessun sospetto sulle vostre reali origini.

Il vocabolo di oggi è ” ‘o canzo”. Canzo oltre ad essere un comune situato nella provincia di Como, è anche una parola del nostro dialetto.

Questo termine mi è stato offerto su un piatto d’argento da un impiegato di un ente pubblico a cui mi ero rivolta pochi giorni fa, per avere un documento, ossia un timbro su un foglio. Mentre il tipo era impegnato in una telefonata privata, io ho messo a punto una serie di espressioni facciali molto convincenti, infatti alla…

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