Non è che il testimone alla maturità traduca la versione dei fatti

Ho fatto l’esame di maturità quando “Dopo l’11 settembre” era un refrain sempre presente in qualsiasi discorso.
Gli aeroporti non sono più sicuri, dopo l’11 settembre.
L’economia è in flessione, dopo l’11 settembre.
Le ragazze non vogliono uscire con te, dopo l’11 settembre.


No, l’ultima cosa era vera anche prima.


Michael Schumacher era il signore assoluto della Formula 1, Lance Armstrong col suo cocktail di steroidi andava in bici come sulla motocicletta, nel mondo ancora si pensava che con un paio di bombardamenti a caso sarebbe regnata la pace, internet per molti andava ancora a 56k e quindi per scaricare la foto di una donna nuda si spendeva l’equivalente di una telefonata in Nicaragua, la tamarrodance italiana dominava ancora la scena musicale tamarra.


Chi dimentica è complice di ciò:


Insomma, a parte la Ferrari era proprio un’epoca del cazzo.

I telefonini – tra i quali regnava il Nokia 3310 – erano proibiti in aula e furono messi sotto sequestro.
Il mio compagno di banco ne aveva due, consegnò il telefono farlocco e utilizzò l’altro per inviare via sms la prima riga della versione di latino a un amico a casa. Storia vera, il complice divenne famoso su Studenti.it per essere stato il primo ad aver diffuso la traccia.

Fu un accorgimento inutile, in quanto il nostro professore – buonanima – dopo un paio d’ore ci dettò la traduzione.

La cosa strana è che pur avendo traduzioni tutte uguali i voti alla fine furono diversi.

In realtà io me l’aspettavo, immaginavo che tutta la faccenda della maturità fosse una farsa e che, con una commissione interna – fatta eccezione per il presidente – il risultato finale fosse né più né meno che una fotografia del rendimento durante gli anni di liceo.

Il primo giorno, alla prova di italiano mi presentai con tutta calma, con soltanto una penna in tasca – che decise di non scrivere più – e nient’altro. Non ho mai sentito l’esigenza di portarmi dietro un vocabolario di italiano. Conosco le coniugazioni e sono in possesso di un decente numero di vocaboli. Se per caso il significato di uno mi fosse stato ignoto – poniamo, zeotropo – la mia regola era “Non utilizzarlo!”.


Dicesi zeotropo una miscela chimica.


Anche all’esame orale mi presentai molto tranquillo e fu poco più che una chiacchierata piacevole. Fino a che non mi chiesero cosa volessi fare in futuro. Balbettai che non avevo le idee molto chiare. La professoressa di matematica mi disse, solenne come in un film d’azione anni ottanta dove c’era sempre un momento in cui qualcuno diceva qualche frase epica per galvanizzare l’eroe: “Tu puoi fare tutto”.

Questo fu molto scorretto.

Fino al giorno prima un ragazzo si sente ripetere che non può fare questo, che non deve fare quest’altro, che è un imbecille e via dicendo.


La definizione specifica data dal professore era Maccarone di semmenta, che potremmo tradurre con roba da poco, inetto.


Poi dopo ti dicono che sei speciale, che rispetto a chi ti ha preceduto hai tante nuove possibilità. Come il porno online e i deodoranti che non bucano l’ozono.

È questo il problema della mia generazione: ci è stato detto di essere speciali, il che riflettendoci è una cosa che non ha senso: “speciale” è chi si differenzia dagli altri. Se tutti sono speciali, la differenziazione non c’è, ergo nessuno è speciale.

La realtà è che non siamo speciali e sarebbe stato meglio se avessero continuato a trattarci da maccaroni, forse.

36 Pensieri su &Idquo;Non è che il testimone alla maturità traduca la versione dei fatti

  1. Anche a noi ritirarono i cellulari! E ricordo di una compagna che mi chiese aiuto dall’altra parte dell’aula, la prof di matematica mi sgamó e io le dissi che stavo parlando da sola.😂(nessuna perizia psichiatrica e penso non influenzó sul voto😂)

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  2. Il prossimo anno la maturità tocca anche a me… A me mette un sacco di confusione quella frase “tu puoi fare tutto”, me la dissero in terza media, e fu così che mi iscrissi ad un liceo scientifico odiando la matematica…😉

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  3. Giusto stamattina mentre ero in metro ho beccato un paio di ragazzini senza zaini ma con vocabolario in mano e leggermente agitati. La mente è andata subito agli esami di maturità😀
    Un po’ ero divertito nel vederli pensando che solo qualche anno fa ero al loro posto, un po’ mi son sentito sollevato perché ci sono già passato e quindi suca ora tocca a voi oh nuova generazione, e un po’ mi sono sentito disorientato perché quando finisci la scuola non sai più che giorno è e io non m’ero manco accorto che fossimo già a Giugno [e il clima altalenante che passa da sole a pioggia in un battito di ciglio non aiuta di certo].

    Per quanto riguarda gli esami, non voglio dire che siano inutili ma è vero che servono a ben poco. Il più delle volte il risultato è già scritto, in parte per la commissione interna che già ti conosce e ha già deciso cosa fare di te, in parte per quella esterna che non sa chi cazzo sei ma vedendo i tuoi voti e sentendo le opinioni degli interni si fa un po’ un idea [a meno che non ti capita lo stronzo di turno che vede solo come vai nella prova, ma anche lì, se hai passato incolume 5 anni di studio tanto male non potrai andare].

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  4. mi ero persa quella “musica” … vaccaboia, che risveglio da incubo!!!O_o
    … non ho ricordi chiari della maturità… è tutto confuso, le scenette si mischiano a quelle dei quotidiani giorni scolastici…
    secondo me ” Tu puoi fare tutto”… in realtà nella sua testa proseguiva con ” basta che sia lontano da qui!”…😛

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    • Non ricordo quelle degli anni passati, indubbiamente però mi sembrano tutte tracce di spessore e che richiedono un certo spirito critico e analitico. “Crescita, sviluppo e progresso sociale. È il PIL misura di tutto?” è pasantissima: non so se sarei stato in grado di scriverne, cioè ci sono cose che so che ho appreso in questi anni, a 18 anni cosa avrei potuto saperne? Piketty per me poteva essere un calciatore degli Europei.

      Della mia maturità ricordo una traccia sull’acqua. E scelsi quella per il saggio perché giusto qualche giorno prima avevo letto un dossier su Focus che trattava l’acqua in varie sfaccettature. Fu un bel lavoro, dico senza falsa modestia. Ma rispetto a oggi mi sembra molto banale.

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  5. Come tutti gli esami, quelli di maturità ti tirano fuori cose che non sapevi ci fossero.
    In ogni caso mi fanno tenerezza tutti coloro che devono affrontarli. E mi pare che le tracce siano difficili (diciamolo: chi ha studiato Eco?).
    Ho un bel ricordo dei miei, ma io facevo una scuola sperimentale, era tutto un mondo a parte.
    Ora che ci penso io ho sempre fatto corsi straordinari. Anche il mio lavoro lo è.

    Anche io dico sempre al principe che può fare tutto. E’ un ragazzo molto intelligente. E questo voleva dirti la tua prof.
    Poi nella vita ci vuole impegno e culo, sia chiaro.

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  6. Al mio esame di maturità feci il mio tema di italiano e quello di un caro amico.
    In quanto “scrittore” più bravo della classe sapevo che entrambi avremmo preso 15 punti.
    Alla fine io ne presi 15 e lui 11 e la prof mi disse: gli ho messo 11 perché so che l’hai fatto tu!
    Eh?
    La verità è che lui doveva prendere 11.

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  7. Delle tre prove ricordo solo la seconda da lucido. Agitazione alla prova di italiano, essere gli ultimi dell’ultimo giorno degli orali e avere amici che non escono di casa senza “plancia” fu davvero un brutto cocktail.
    Il mio saggio – sulla musica – ebbe come voto “10(?)”; la prof mi prese le mani, e mi disse che col mio compito non era riuscita a prendere sonno, ma soprattutto non le riusciva di capire se ero un genio o uno evaso da un manicomio criminale.
    Mi strinsi nelle spalle, “p’ssorè, fate voi” e me ne andai nel visibilio dei miei sudati settanta centesimi.

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  8. Io all’orale scordai la tesina a casa. Complici involontari amici e professori, il mio esame divenne un numero di cabaret.

    Per la canzone… quanti ricordi. Come non scopavo all’epoca è praticamente incredibile.

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  9. Al mio esame di maturità sono incappata in un presidente di commissione esterno che mi contestò la presenza dei kamikaze durante la II guerra mondiale (li avevo usati come collegamento nella mia tesina) e poi mi chiese di fare un paragone tra la letteratura dell’autore inglese che avevo preparato ed uno che non faceva parte del nostro programma scolastico. Per fortuna gli insegnanti interni sono corsi in mio soccorso in entrambi i casi, ma il mio ricordo dell’esame orale ancora oggi mi tormenta.

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