Non è che per spiegare una tovaglia serva un professore

Conversazione su Skype:

– Figlio, perché non ti vedo dalla videocamera?
– Madre, per l’ennesima volta, lo sai che sul mio portatile a volte si accende e altre dieci no
– Ma se io clicco sulla telecamera dovrebbe partire
– No, Madre, anche se clicchi non si accende da quest’altro lato
– Ma io mi vedo
– Perché è la tua “telecamera”, la mia non si accende. Dobbiamo stare qua a provare tutta la sera?
– Ma io non capisco perché se premo sulla telecamera non si veda
– Madre, ti ricordi quando tu aprivi l’acqua calda in cucina mentre stavo facendo la doccia e mi sentivi imprecare in sumero perché a me restava l’acqua fredda?
– Sì ma che c’entra?
– Ecco, qui non funziona così. Adesso puoi aprire tutte le volte che vuoi il rubinetto, da quest’altra parte non succederà un bel niente
– Ah, mò sì.

Disse una volta il filosofo del ‘600 Carlo Bucolico, conosciuto anche come Enrico Cinasco:
Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice.

Io spesso non mi so spiegare, se non con irriverente saccenza. E, per di più, mi spazientisco quando non capiscono ciò che intendo dire. Fortunatamente spesso mi giungono in soccorso gli esempi.

L’esempio è una cosa vitale. Anche la similitudine più banale e astrusa può essere fonte di insegnamento e può aiutare a chiudere una conversazione che si sta trascinando per le lunghe.

Purtroppo, non sempre funziona.

Una volta all’università per un esame lessi anche un libro che il professore aveva inserito come facoltativo per i corsisti.


Ho sempre avuto un deficit di concentrazione sul particolare tale da rendermi dispersivo l’apprendimento. Ho la necessità di saperne il più possibile su un determinato argomento per poter avere il quadro completo. Come diceva un proverbio cinese: Non insegnare a un uomo a pescare, prima insegnagli tutti i tipi di pesce che ci sono nell’oceano.


Qualche giorno dopo mi telefonò un collega che si stava preparando per lo stesso esame:

– Ma tu ti sei fatto anche il libro che non si doveva fare?
– Me lo son giusto letto
– Ma secondo te va studiato?
– No, io me lo son letto per approfondire, ma se ne può fare tranquillamente a meno
– Come l’hai letto, te lo sei studiato?
– No, l’ho semplicemente letto una volta, velocemente
– Ma le cose che ci stanno scritte te le ricordi?
– Beh sì, una volta letto, qualcosa ti rimane impresso
– Quindi te lo sei studiato?
– No no, l’ho letto e basta
– Ma come l’hai letto?
– Una parola dietro l’altra, come dovrei leggerlo?
– Ma le cose poi te le ricordi?
–  Sì, come ti dicevo, se leggi ti rimane impresso qualcosa
– Ma l’hai sottolineato?
– No, ho letto, l-e-t-t-o, hai presente quando leggi sulla Gazzetta i voti del Fantacalcio e poi ti ricordi che Vigiani della Reggina ha preso 6,5 + assist? L’hai imparato a memoria? L’hai sottolineato? Ti sei fatto lo schemino? No.
– Ah ho capito
– Assafamarònn*
– Ma dici che dovrei farmelo ‘sto libro allora o no
– …
– Va be’ ià non me lo faccio
– Bravo
– Ma io non ho capito come te lo sei letto
Clic.


* Trad.: E quindi uscimmo a riveder le stelle!


40 Pensieri su &Idquo;Non è che per spiegare una tovaglia serva un professore

  1. spiegare certe cose è come aprire la finestra quando hai una mosca fastidiosa in casa e lei continua a mancare il bersaglio sbattendo in tutto ciò che sta in un raggio di cinque cm ma col piffero che centra l’uscita…porcadiquellapalettachennnnerviii!!!

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  2. Hai la rara capacità di farmi piegare dalle risate. Per molti, moltissimi minuti.
    Comunque vorrei suggerire una spiegazione che forse potrebbe illuminarti sull’incapacità di comprensione del tuo amico.
    Hai presente quando ti leggono tutto il menù al ristorante e quando hanno finito non ti ricordi manco il primo antipasto? Ecco, per alcuni di noi (poveretti) leggere un libro è così. Per ricordarcelo dobbiamo leggerlo minimo 3 volte, sottolinearlo e farci lo schemino. Io non ricordo manco i fumetti quando li ho finiti, non so se rendo il grado di povertà mentale…

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    • Vedo che anche tu conosci l’arte dell’esempio! Il tuo è ben calzante. A me succede quando non mi importa molto di ciò che leggo o ascolto. Il problema è che poi mi rendo conto che invece dovrei prestare attenzione ma dopo un po’ finisco per distrarmi di nuovo. E se quando leggi quantomeno puoi tornare indietro, difficile è quando ti stavano parlando: cosa fai? Gli dici riavvolgi il nastro?!

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      • Ops, il messaggio è partito da solo. Dicevo: l’ultima volta ho fatto una figuraccia incredibile. Una ex compagna di scuola mi stava raccontando la sua vita lavorativa, mi sono scollegata quando ha detto “mi sono laureata in biologia. ..” e mi spno ricollegata quando ha detto “…e ora lavoro in un museo”. Così le ho risposto “si, succede a molti di questi tempi di non poter fare il lavoro per cui si ha studiato”. Lei mi ha guardato male e mi ha risposto “ma… veramente ti ho detto che conduco gli esperimenti nel laboratorio scientifico del museo”.
        E tre, due, uno: arrampicamento sugli specchi!

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  3. Sapersi spiegare è una qualità rarissima. Ricordo le lezioni universitarie in cui i professori si divertivano a “spiegare” concetti semplici con l’unico intento di renderli astrusi. Simpatici come una sedia di cactus.
    Mi chiedevo, mentre scorrevo il tuo post, se lo stessi leggendo nel modo giusto. Forse avrei dovuto sottolinearlo ma avevo paura di rigare lo schermo…

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