Non è che passando al telefono senza fili tu pianga per il cavo estinto

Una persona strana come me da qualche parte deve pur provenire. In effetti, ci sarebbero aneddoti da raccontare su alcune abitudini che spiegano perché la mia famiglia sia un po’ eccentrica e io non sia da meno.

Uno di questi riguarda il rapporto con il telefono.

Che non abbiamo mai avuto.
Non ho mai capito perché a mio padre non piacesse averne uno in casa.
A dirla tutta non ha mai amato in generale parlare al telefono.

Lui infatti credo sia l’unica persona in Italia che è stata in grado, più di una volta, di far scadere il credito sul cellulare. Praticamente il decreto Bersani che aboliva la scadenza del credito residuo fu fatto per lui.

Per le comunicazioni (il più delle volte solo per ricevere) abbiamo sempre utilizzato il telefono dei nonni, che abitano alla porta accanto: la casa, infatti, è divisa all’interno in due appartamenti.

Ai miei compagni di classe dovevo sempre spiegare questa storia. Un giorno mi scocciai e dissi “Sì, siamo come 8 sotto un tetto, viviamo tutti insieme, la gente entra e esce dalle porte come gli va”.


Ma in America nessuno chiude mai la porta a chiave? E la gente entra in casa senza bussare?


I nonni avevano il famoso telefono in bachelite nera:

La cornetta poteva essere utile anche come oggetto contundente. L’altra particolarità è che assorbiva l’alito: alzavi la cornetta e dai fori del microfono fuorisciva il pranzo di Natale dell’anno precedente. Una volta, alla vigilia di Pasqua, Madre non ricordava cosa avesse preparato come primo piatto per Natale. Le dissi “Aspetta, ora vado al telefono. Mmh, c’era di sicuro un sugo con la braciola”.

Durante gli anni ’90, quando arrivava una telefonata per me mio nonno ha utilizzato diversi sistemi per avvisarmi.

Iniziò bussando alla porta. Questo avveniva all’epoca delle elementari.

Durante il periodo delle scuole medie passò a bussare sul muro: una parete del soggiorno, stanza dove era il telefono, è in comune con la mia stanza dall’altro lato. Le prime volte sobbalzavo. In un’occasione, preso di soprassalto ruzzolai anche giù dal letto. Col tempo iniziai poi con lo stare all’erta: quando sentivo il telefono squillare dall’altra parte, mi preparavo al toc-toc.

Quando arrivai al liceo, mio nonno nel frattempo era passato all’urlofono: gridava il mio nome senza allontanarsi dal telefono.

In classe si diffuse la leggenda metropolitana che io dormissi a qualunque ora del giorno e che fossero necessarie le urla per svegliarmi. Una convinzione che non riuscii mai a demolire.


Se un giorno diventassi famoso si tramanderà quindi il falso aneddoto che io fossi dedito a dormire sempre, un po’ come la storia di Einstein che andava male a scuola o di Maria Antonietta che invitava il popolo a mangiare brioches.


Che, se non fosse chiaro, seppur da tutti ritenute vere, sono falsità.


Da lì a poco, ricevetti un cellulare.

Era giovane, era alla moda (?), era pesante mezzo chilo. Schiacciare i tasti richiedeva una pressione notevole, tant’è che mi venne un pollice ipertrofico. E poi, invece, mentre lo portavo in tasca più di una volta successe che si accendesse, si autodigitasse il PIN 3 volte e si bloccasse.

Non era semplice da portare addosso. E poi generava equivoci del tipo: Ehi, hai un telefono in tasca o sei solo contento di vedermi?.


Non è vero, non è mai successo ma io giravo con questo pesante cellulare sperando che accadesse.


Ma considerando che nessuno trovava conveniente utilizzare il cellulare per chiamare – sms e il famoso squillo erano le uniche vie di comunicazione – per lungo tempo sono rimasto comunque utente dell’urlofono.

43 Pensieri su &Idquo;Non è che passando al telefono senza fili tu pianga per il cavo estinto

      • Te lo dico io come si fa: niente operatori telefonici che ti chiamano giorno e notte, niente chiamate infinite con i parenti durante le feste caratterizzate dal “ti passo lo zio, ti passo la zia, ti passo tua sorella, ti passo un martello per frantumarti i gioielli di famiglia”, nessuna chiamata per vedere se sei in casa e pronto a ricevere visite…
        Per ordinare cibo da asporto puoi usare il cellulare u.u che negherai fortemente di avere con tutti quelli che ti chiedono il numero u.u

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  1. tuo nonno aveva il telefono perfetto da “linea protetta!”…
    quanto vorrei averne uno…. e poter dire : ” aspetta, di qua ci ascoltano, ti richiamo sulla linea protetta”…. mondogatta quanto micipiacerebbe!!!!!

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  2. La capisco ‘sta cosa perché noi siamo sempre stati refrattari al progresso. Siamo passati al televisore a colori perché in bianco e nero erano ormai fuori commercio, come le valvole per riparare quello che avevamo. Il telefono era da usare di nascosto, se ti beccavano facevano più storie che per le canne.

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  3. A casa mia abbiamo sempre avuto il telefono ma ci si urlava lo stesso tra un piano ed un altro:/
    Anzi, in realtà si è sempre tenuto un tono particolarmente alto, soprattutto quando si parlava al telefono! Specialmente mia madre. E poi mia sorella. E mò mia nipote.
    È un miracolo se non sono sordo…

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  4. avendo una casa su due piani, quando mi chiamavano si usava l’urlofono.
    E uno dei miei fratelli mi chiama sempre Pulce. Anche quando al telefono c’era il tipo che mi piaceva un sacco….

    Hai tutta la mia solidarietà.
    Son traumi che lasciano sempre qualche segno😉

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  5. Ricordo ancora il mio primo cellulare. E ricordo che per mia madre era da pazzi spendere così tanto per un telefono che non funzionava mai. Infatti le rare volte che lo provò, accostandolo all’orecchio, non sentendo il thuuu thuuu di linea libera, pensava non funzionasse e non provava neppure a fare il numero.

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      • Anche quello, vero! E poi: non ci si guarda negli occhi, non puoi guardare nella scollatura della tua interlocutrice, se accavalla le gambe, il gesto finisce nell’universo parallelo costruito su geometrie non euclidee … insomma, una tragedia meta-fisica!

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  6. A casa mia il telefono c’è sempre stato, ma spesso non si risponde… non abbiamo voglia, tanto sono sempre scocciatori. Questa penso che possa essere considerata una stranezza come quella della tua famiglia

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  7. Il mattone per Assisi… Ho posseduto uno dei primi Alcatel, di quelli che erano grandi quanto un mattone da 20 fori. Una volta mi cadde sul piede e rimasi zoppa per un paio di giorni. Al mio, oltre il miracolo del blocco/sblocco pin, capitava che partissero le chiamate al primo numero digitato, che era ovviamente mamma. Lei, ansiosa com’era, una volta rispose e sentì dall’altra parte il suono di un’ambulanza. Io mi trovavo fuori dalla scuola in attesa che aprissero le porte. Immagina mia madre al suono dell’ambulanza. Cambiai il mattone per Assisi con un altro Alcatel che prometteva wallpaper e musiche polifoniche (a tre suoni), ma che invece, una volta comprato, non aveva nulla di tutto questo…

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  8. I miei, invece, hanno da ormai diversi anni un cordless in casa, che però non usano mai, né per rispondere (quando squilla, nessuno va a rispondere), né per chiamare, visto che usano il cellulare.
    Quando vado dai miei, per esempio per le vacanze, e squilla il telefono di casa, mi viene sempre detto di non rispondere, perché “Tanto sono quelli della Tiziocom” oppure “No, non rispondere, è la Caioweb che sta richiamando”.
    Mi chiedo ancora per quale motivo lo tengano. Forse perché “fa figo”.

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Si accettano miagolii

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